LE PRIMARIE E IL PRC

Ora è ufficiale: l'8 e il 9 ottobre gli "elettori del centrosinistra" saranno chiamati ad esprimersi sul leader della coalizione, in una sorta di plebiscito presidenzialista che avverrà, oltretutto, in assenza di un qualsiasi programma esposto agli elettori medesimi. Tanto per fare un esempio, in caso di vittoria del centrosinistra, che ne sarà della partecipazione italiana all'occupazione dell'Iraq?
Come era prevedibile, è specialmente nel Partito della Rifondazione Comunista che l'avversione verso la deriva americana è più forte. In questa pagina pubblicheremo i contributi e le dichiarazioni di iscritti e simpatizzanti del PRC.

Maggioritario, primarie e proporzionale: che succede a Rifondazione?

Di Francesco Bravetti (Direttivo Circolo PRC "Rachel Corrie" di Roma)

Tutti i sistemi elettorali hanno un duplice scopo: garantire la rappresentatività e la governabilità. Ogni sistema è pertanto una combinazione di queste due diverse esigenze: La modalità di elezione della camera dei fasci e delle corporazioni ha garantito 20 anni di estrema governabilità ma nessuno (????) auspica un ritorno a quella soluzione…un parlamento con 100.000 deputati eletti con un sistema proporzionale puro probabilmente garantisce il massimo della rappresentanza ma probabilmente (non necessariamente) garantirebbe una scarsa governabilità. Da questo presupposto totalmente condivisibile si fa però un salto logico molto ardito tendendo a considerare i due fattori (governabilità e rappresentanza) come fra loro opposti; da qui se ne deduce che se vogliamo aumentare la governabilità dobbiamo necessariamente diminuire la rappresentatività e viceversa. In pratica la scelta del sistema elettorale viene raffigurato come un pendolo costretto ad oscillare fra due estremi…se mi avvicino ad uno devo allontanarmi necessariamente dall’altro.
In realtà se è facile individuare quali sono i sistemi che garantiscono maggior rappresentatività (il proporzionale puro più del proporzionale con lo sbarramento, il proporzionale con lo sbarramento più del maggioritario e così via) è molto più complesso stabilire quali sistemi garantiscano al meglio la governabilità. Se in Francia, si applicasse il maggioritario secco avremmo probabilmente un parlamento composto da tre schieramenti: la destra di Le Pen, Il centro destra di Chirac e i socialisti; nessuno di questi avrebbe la maggioranza assoluta dei seggi; Un’avanzata di 5 o 6 punti percentuali dei liberal democratici in Inghilterra avrebbe più o meno lo stesso effetto. Quale governabilità uscirebbe fuori da una divisione dei seggi come quella appena descritta? D’altro canto sistemi proporzionali puri o con sbarramento hanno garantito decenni di stabilità in innumerevoli paesi (Germania, Spagna, Portogallo, paesi scandinavi ecc.). Questi pochi esempi basterebbero a fra capire che la governabilità la danno i risultati elettorali e non un determinato sistema; su questa pericolosa china si è invece indirizzata gran parte della sinistra italiana. La cartina di tornasole è stato il dibattito che si è aperto sulla proposta di modifica della legge elettorale. Le obiezioni che sono state fatte contro la riforma sono essenzialmente tre tipologie, due di merito e una di metodo:

con questa riforma si uccide il bipolarismo;

con questa riforma è stata pensata dal centro destra per vincere le elezioni in maniera truffaldina;infatti si rischia che chi ha meno voti abbia la maggioranza dei seggi in parlamento;

non si cambia una legge elettorale a pochi mesi dal voto.

1) Alla prima obiezione è difficile rispondere perché rientra tra i desiderata di ogni formazione politica e di ogni individuo…ma dando per scontato che il sistema bipolare dell’alternanza non sia fra gli obiettivi ultimi del nostro partito e che almeno su questo ci sia un sentire comune condiviso.. passiamo oltre.

2) Che una riforma proporzionale rischi di far vincere chi ha meno voti è che il sistema maggioritario premi necessariamente chi ottiene più voti una posizione che sfiora davvero i limiti del ridicolo: In Inghilterra più volte una coalizione (sia laburisti che i conservatori) hanno governato con maggioranze parlamentari cospicue pure avendo avuto meno voti dell’altra. Né vale addurre come scusante lo stratagemma del 4% previsto nella proposta di legge dato che:

tale limite è già presente nell’attuale legge;

una parte del centro destra si è già detta disponibile a presentare un emendamento per eliminare tale meccanismo.

3) Le leggi elettorali si cambiano necessariamente prima del voto e non dopo; eleggere un parlamento con un sistema elettorale e modificare le regole di elezione subito dopo equivale a delegittimare tale parlamento. ad esempio: quando prodi fu eletto nel 1996, con il sistema proporzionale non avrebbe avuto la maggioranza dei seggi; si immagini per un momento che subito dopo le elezioni il governo di centro sinistra avesse modificato la legge elettorale in senso proporzionale; la conseguenza politica logica sarebbe stata solo una: delegittimazione della maggioranza parlamentare appena eletta e nuove elezioni.

Con questa proposta elettorale il Centro destra sta indiscutibilmente tentando di ammortizzare il tracollo atteso per le prossime elezioni; è altrettanto indiscutibilmente che la combinazione premio di maggioranza e sbarramento al 4% sia un elemento truffaldino ed antidemocratico tanto quanto il sistema elettorale attualmente in essere. Detto questo però, un partito che ha fatto della battaglia per il proporzionale una delle sue questioni identificanti e che per la sua "ragione sociale" dovrebbe avere a cuore le ragioni della democrazia e della rappresentanza delle minoranze non può non approfittare del varco che si è aperto e dovrebbe imboccare tale strada con forza e decisione. Il nostro partito invece ha rinunciato a far sentire la sua voce in tale direzione, e preferisce partecipare alle primarie… dove stiamo andando?

 

Primarie, quattro motivi per non farle

di Salvatore Cannavò

su Liberazione del 29/06/2005

Forma ambigua di democrazia, servono a legittimare Prodi

Non c'è dubbio che la realizzazione delle primarie interne al centrosinistra abbia contribuito a riattivare l'attenzione verso questa parte dello schieramento politico e abbia permesso allo stesso Prodi di uscire dall'imbuto in cui l'offensiva neocentrista della Margherita l'aveva infilato. Così come non sfugge l'attenzione che sta catalizzando la candidatura del segretario del nostro partito alle primarie medesime, individuato, a ragione, come alternativa di sinistra e come pungolo possibile per ottenere un programma e una compagine di governo, qualora l'Unione vincesse le elezioni, più avanzati.
Nonostante queste considerazioni, le primarie non riescono a convincermi: troppe sono, a mio avviso, le controindicazioni e gli elementi di pericolosità che comporta la loro scelta. Provo ad argomentarne almeno quattro.


1. Il loro svolgimento rappresenta, nolenti o volenti, un approfondimento del processo di americanizzazione (ovviamente nell'accezione negativa) che ha colpito la politica italiana da oltre dieci anni in qua. Personalizzazione e mediatizzazione sono effetti di un confronto per forza di cose semplificato e diretto a sancire la supremazia del "personaggio" sulla politica che intende rappresentare. Inoltre, nel debole bipolarismo italiano, le primarie rappresentano un ulteriore tassello che incide sul suo consolidamento e sul rafforzamento di quel sistema maggioritario che invece dovremmo contribuire a seppellire. Parteciparvi, nonostante le innegabili possibilità di "propagandare" le nostre idee e i nostri programmi, ha come contropartita l'avallo a questo sistema con un peggioramento netto della qualità della politica italiana.

2. Le primarie costituiscono una forma ambigua e respingente di democrazia. La consultazione diretta, in luogo di scelte costruite al tavolo dei vertici partitici, può certamente apparire come una forma avanzata di democrazia. Ma è solo un'illusione. Innanzitutto perché la democrazia attivata in questo percorso è meramente consultiva e quindi passiva. Cosa ne rimane dopo, quali sedimentazioni si producono? O non è vero che nella Puglia di Nichi Vendola, terra di grande partecipazione alle primarie, tale da costituirne un modello di riferimento, al referendum sulla legge 40 si è registrata una delle percentuali di affluenza al voto più basse del paese? Quale meccanismo virtuoso si innesca tra scelta del candidato e la qualità di una democrazia più partecipata? L'esperienza ha dimostrato che la risposta è negativa.

In secondo luogo, la democrazia diretta, partecipata, in grado di produrre trasformazioni è sempre connessa al conflitto, all'organizzazione delle lotte e alla effettiva possibilità di autodecisione dei vari soggetti coinvolti. Che si percepiscono non più come "masse" indistinte, o come elettori, ma, appunto, come soggetti che rivendicano, fanno scelte, propongono obiettivi, provano a raggiungerli. Maturano una politicità e una "soggettività" che prima le erano estranee. Le primarie contribuiscono a rendere massificata, e quindi indistinta, la partecipazione che alla lunga diventa ininfluente, specialmente se a dominare sono gli apparati di partito o i grandi mezzi di comunicazione. Le primarie costituiscono un arretramento nella misura in cui vengono presentate, o vengono percepite, come una forma avanzata di democrazia, come il massimo ottenibile, come l'unico luogo possibile del confronto. E si trasformano in un rafforzativo della delega con effetti negativi sulla possibilità del conflitto sociale. Si tratta, in realtà, di un espediente che registra una fase di difficoltà dei movimenti di massa - che vengono "dirottati" su una partecipazione minore ma comunque efficace, dal punto di vista di chi le propone - ma non la risolve, anzi l'aggrava. Perché all'interno della consultazione non c'è nulla che alluda all'organizzazione del conflitto, né all'elaborazione programmatica collettiva, elementi fondanti di una selezione delle leadership e delle direzioni anche politiche. Il programma contro Berlusconi e per un'alternativa di società lo si scriverebbe in maniera molto più chiara e partecipata se si attivasse una vera iniziativa sociale sulla politica economica, sulla rendita finanziaria, sulla questione del salario e dei contratti. Da lì emergerebbero proposte e ipotesi di lavoro convincenti.

3. Nel contesto dato, pur producendo uno sblocco della situazione dal punto di vista della "manovra politica", le primarie costituiscono una legittimazione definitiva - nella previsione della sua vittoria - della leadership di Romano Prodi sull'alleanza e della sua opzione riformista. Che sarà pure distinta da quella di Rutelli o di Fassino ma non nelle cose che contano. Basta guardare alle dichiarazioni dei tre su Montezemolo e sulle "necessità" dell'economia italiana per rendersene conto. Questa legittimazione avviene in assenza di un vero confronto programmatico all'interno dell'alleanza e di una disputa che misuri l'effettiva convergenza su un'ipotesi di governo possibile. In realtà si rovesciano i fattori: il governo è sancito in partenza da un accordo interpartitico - la "clausola Mastella" - il premier è scontato, le primarie servono a rafforzarlo e, nella nostra ottica, a rafforzare il profilo di una candidatura di sinistra alternativa. Che, ovviamente, potrebbe risultare premiata, ma solo perché assenti le candidature dei dirigenti Ds. Un nostro successo rappresenterebbe quindi un'illusione ottica che non avrebbe corrispettivo sul piano dell'influenza sociale, del radicamento di massa del partito e dei rapporti di forza tra partiti della sinistra.

4. Ultimo motivo di disaccordo è lo snaturamento del profilo complessivo del nostro partito che diviene, non più un "terzo protagonista" accanto ai due grandi poli del bipolarismo ma ala sinistra del centrosinistra, o dell'Unione come si chiama adesso. Un'alleanza che, lungi dal porsi come interlocutore privilegiato dei movimenti, si presenta soprattutto come luogo privilegiato di una competizione riformista della quale la natura dello scontro tra Rutelli e Prodi e la portata dell'offensiva neocentrista mostrano la profondità. Sancendo la propria internità al centrosinistra con la partecipazione alle primarie, Rifondazione finisce per essere uno dei soggetti dell'alleanza e non più quel soggetto anomalo che è stato finora. Tanto che il Pdci può oggi proporre la riunificazione di ciò che la scissione aveva diviso.

Come si vede sono argomenti diversi e a questi altri se ne potrebbero aggiungere. Ovviamente, la competizione che si svolgerà l'8 e 9 ottobre prossimi costituisce un dato di fatto ma questo non deve significare confinarsi a una pratica che ci appare errata. Per questo, sarebbe molto importante, al di là delle primarie, tenere il filo della necessaria mobilitazione sociale, ormai determinante per il prossimo autunno viste le ipotesi di stangata sociale che il governo sta studiando. Come partito, come movimenti, bisognerà proporsi di organizzare una risposta, la più ampia possibile, alla politica economica e sociale del governo, ma anche alla sua politica di guerra e di attacco ai migranti. Da più tempo proponiamo la realizzazione di una grande manifestazione sociale che sia promossa dalla sinistra antiliberista e dai movimenti e che costituisca l'avvio di quella campagna elettorale che dovrà cacciare il governo Berlusconi. Una campagna che senza le lotte e i movimenti sarà dominata dai temi neocentristi e riformisti e che alla lunga potrebbe rivelarsi inefficace. Sono quelle lotte che vanno organizzate da subito, senza attendere l'esito delle primarie.

PRIMARIE? NO, GRAZIE.

Questa storia delle primarie non mi convince per nulla, come non mi ha mai convinto il sistema elettorale maggioritario uninominale, con tutti i suoi corollari e le sue conseguenze. Per essere più preciso, dirò che le primarie all'italiana mi sembrano una truffa, e trovo incommentabile la partecipazione ad esse di un partito che ancora si definisce comunista.
Senza dilungarmi, comunico che alle primarie del centrosinistra non solo non voterò per Bertinotti, ma non voterò affatto. Non ho la minima intenzione di prestarmi ad una pagliacciata nominalistica, dove il voto per la persona precede quello sul programma che la persona dovrebbe essere chiamata ad applicare. E' una situazione ridicola, un insulto all'intelligenza delle persone, ed è raccapricciante che un partito comunista sia disponibile a contribuirvi.
Scusate, compagni e compagne, ma perchè dovrei andare a votare senza nemmeno sapere se il candidato vuole o no ritirare le truppe italiane dall'Iraq? Non credo vi sia bisogno di aggiungere altro, se non il fatto che l'impegno a far cessare immediatamente la complicità italiana nel massacro è per me condizione discriminante anche per il voto vero, quello delle politiche del 2006. Insomma, se la coalizione di centrosinistra non dirà con chiarezza che il primo atto del proprio governo sarà il richiamo in patria dei militari italiani dall'Iraq e dall'Afghanistan, insieme all'abrogazione dell'accordo di cooperazione militare con Israele, il mio voto se lo potrà sognare... e non solo il mio, credo.

Germano Monti (Comitato Politico Federale del PRC di Roma)

27.6.2005

"L'UTILE INUTILITA' DELLE PRIMARIE"


La buffonata delle primarie inutili si presta ad una serie di considerazioni che non riguardano soltanto il metodo utilizzato per approdarvici, ma investe anche quella che si può definire “l’utile inutilità” di una scelta.
 Questo anemico strumento calato dall’alto della politichetta di centrosinistra e ingiustamente imporporato di legittimità popolare può infatti risultare vantaggioso per due aspetti:
 1-è utilmente inutile innanzitutto per l’elettorato dell’Unione e compagnia bella, che potrà conoscere finalmente i programmi minimi che i due paciocconi Prodi e Rutelli, per Ottobre 2005, avranno provveduto per lo meno ad abbozzare.
 Programma minimo proprio per la natura intrinseca di questa armata brancaleone che si spinge fino a Rifondazione, la quale chiede a gran voce l’abolizione della flessibilità ed il rispetto dell’articolo 11 della Costituzione.
 Anche le pietre sanno però che concorrenza economica e vicinanza allo yankee non permettono nè l’attuazione della prima nè della seconda richiesta rifondarola e, per forza di cose, nell'Unione si dovrà tirare a campare stilando quattro fogli di carta di quadernone di pura sopportazione e convivialità.
 Utile inutilità anche perchè  avremmo  preso due piccioni con una fava essendo certi che il compagno Grassi, leggendo le reali intenzioni dei futuri statisti del popolo, si convincerà una volta per tutte che siamo davvero amici di Montezemolo.
 Potremmo conoscere dunque in anteprima come Treu vorrà aggiornare la legge Treu, come si imposta una guerra che sia solo umanitaria e non preventiva, e tutta quella serie di corbellerie che poi l’uomo qualunque, il precario o il pensionato, la massaia o l’operaio, ci deve rinfacciare se, andando al governo, ci incontra per strada.
 Sarebbe interessante anche perchè forse potremmo c arpire da qualche frase criptica di qualche Carismatico quale ministero sarà dato alla CGIL, visto che ormai è un valore aggiunto di Confindustria;
 2- è utilmente inutile per tutto il popolo che si oppone alla deriva pacifista e riformista di Bertinotti, che ha l’occasione unica, e noi glielo auguriamo, di bissare l’exploit di Vendola in Puglia, andare al pettine come un nodo e recingersi da solo.
 Spiego:egli candidandosi alle primarie e dovendo questa volta sobbarcarsi l’onere di andare oltre il semplice comizio, dovrà presentare da buono scolaretto un programma che sia quantomeno minimamente antagonista di quello mimino prodiano e/o rutelliano.
 Ma qualunque programma minimamente antagonista ad un programma minimo è sempre per definizione un programma massimo (rispetto al minimo), sebbene di bassa qualità.Sennò le primarie che le facciamo a fare?
 Qualora dunque si verificasse l’ipotesi di un elettoraro in preda alle sensazioni forti, preso da rap tus per l’oratoria fluida del nostro caposalotto, affascinato dalla sua inconfondibile erre moscia, potrebbe lui vincere le primarie e si potrebbe avere la risibile e concreta possibilità di vedere i vari De Benedetti, Montezemolo, Tronchetti Provera, Moratti, spendere soldi per fare la campagna elettorale al compagno Fausto e scavarsi la fossa con le loro mani.Perchè una campagna elettorale costa, o no? Sarebbe per forza di cose obbligato a chiedere soldi agli imprenditori di cui è fiero oppositore (perchè Fausto è comunusta, vero?)
 Suvvia, siamo seri!
 Con quali forze, politiche ed umane il nostro riformista lombardiano ritiene di poter applicare un programma minimamente massimo, che tutto sarebbe tranne che rivouzionario?
 Lo aiuterà Mastella o Di Pietro, Fassino o la Melandri, a realizzare un’altra società possibile?
 Ma proprio perchè i sogni non costano nulla, è auspicabile un governo Bertinotti in virtù del fatto che egli sarà costretto a confr ontarsi con una società che non è ancora pronta (e gli scarsi risultati elettorali degli ultimi anni di Rifondazione testimoniano proprio l’assenza nel nostro paese di una coscienza di classe) ad accettare un modo di vivere, di vedere il mondo, di resistere alle tentazioni del mercato ed affonderà miseramente.
 Perchè prima si formano le coscienze e poi si comincia a ragionare di modelli alternativi.
 Con chi dobbiamo fare la rivoluzione oggi, compagno segretario?
 Con Rutelli, con Giordano, con Gennarino Migliore agli Esteri?
 Proprio perchè i rivoluzionari non si sentono rapperesentati da questa guida socialdemocratica che ci appiattisce su posizioni che storicamente non ci appartengono, io rivolgo un appello a votare alle primarie per Bertinotti, permettendogli di vincere e di cozzare contro la cruda realtà di una società sorda e faccendiera.
 Io che sono un rivoluzionario e sono convinto che con le buffonate non si va da nessuna parte, vote rò per il compagno Fausto, aspettando fremente il  giorno  in cui chiederà alla diplomazia ulivista di non incontrare Bush ed al tavolo tecnico pilotato da Tiziano Treu di trasformare in contratti a tempo indeterminato i milioni di contratti precari che offendono la dignità dei lavoratori e delle lavoratrici.
 Quel giorno vorrò esserci per vedere l’effetto che fa!
 
 Francesco Fumarola, circolo di Rifondazione Comunista di Casalbertone ,Roma 26.6.2005

 

Partito della Rifondazione Comunista

Essere Comunisti

Coordinatore nazionale Claudio GRASSI

COMUNICATO STAMPA

Dichiarazione di Claudio GRASSI

Con le primarie è partito un altro inutile tormentone.
Sono due anni, ormai, che l’Unione discute di contenitori, di liste e di procedure e non ha ancora iniziato a discutere dei programmi.
Adesso, fino a metà ottobre, alimentando un processo di personalizzazione della politica che la sinistra dovrebbe respingere, si continuerà su questa strada con le primarie.
Primarie che, anche per chi le ritiene una cosa utile, sono paradossali, visto che tutti, candidati alternativi compresi, sostengono che il candidato vincitore sarà Romano Prodi.
Ma se si è tutti d’accordo su Romano Prodi, cosa si fanno a fare?
Perché non si apre subito una vasta consultazione popolare che coinvolga non solo i partiti, ma anche i movimenti, sui programmi?
Perché non si comincia a discutere su dove reperire le risorse economiche per aumentare salari, stipendi e pensioni e per non dover di nuovo parlare di finanziarie “lacrime e sangue”? A nostro parere si potrebbe cominciare da una drastica riduzione delle spese militari.
Perché non ci si pronuncia chiaramente sul ritiro dei militari italiani dall’Iraq e dall’Afghanistan e per una politica di pace senza se e senza ma?
Perché non si dice esplicitamente se si intendono abolire le peggiori leggi di Berlusconi?
Ancora una volta tutto ciò si rimanda e si perdono altri mesi preziosi.
In questo contesto riteniamo sbagliato prefigurare, come è stato fatto nel vertice dell’Unione, la possibilità che Rifondazione Comunista sottoscriva un patto di legislatura.
La necessità di cacciare Berlusconi è una esigenza primaria che noi sottoscriviamo in pieno, ma l’impegno diretto di Rifondazione nel governo e per tutta la legislatura sarà eventualmente stabilito solo dopo aver discusso, letto e sottoscritto il programma.
Oggi questo programma non c’è e, purtroppo, si è deciso di rimandarne ulteriormente la stesura.
Roma, 21 giugno 2005

Tel. 06-44182220 – 335-6118446  e.mail: uffstampa_prcernesto@tiscali.it

 

ALLE PRIMARIE NON VOTERO' BERTINOTTI

Con la definizione ufficiale delle primarie del centrosinistra si pone, per chi milita nelle minoranze del P.r.c., il problema della candidatura di Bertinotti.
A titolo personale, non condivido una virgola delle posizioni politiche espresse da Bertinotti e dal suo enturage, e penso di trovarmi in buona compagnia e alle prossime primarie non voterò il segretario del partito a cui sono tutt'ora iscritto.
Mi domando perchè dovrei votare Bertinotti visto il suo appiattimento al progetto prodiano che da la misura della subalternità che rifondazione avrà in un eventuale governo di centrosinistra; o perchè votarlo, valutate le posizioni su Cuba, Palestina e spirale guerra - terrorismo, espressioni della sua totale incomprensione delle dinamiche politico - economiche internazionali.
Purtroppo, il tutto viene condito dal sospetto di una grandissima dose di opportunismo che mi fa fortemente dubitare dei personaggi che gravitano negli uffici dirigenziali del P.r.c.
Per cui mi pongo alcune domande, e relative risposte:
Perchè votare Bertinotti? Per rafforzare le istanze dei lavoratori? Ma per favore, lui rappresenta solo se stesso e i suoi compagni di merende.
Perchè votare Bertinotti? Per rafforzare i movimenti? Dov'erano i movimenti durante la campagna per i referendum sulla legge 40? Ricordiamoci i referendum su divorzio e aborto quando i movimenti hanno imposto al P.c.i. di schierarsi. Quelli erano movimenti!
Perchè votare Bertinotti? Per rafforzare la sinistra radicale? O per rafforzare i Radicali, che lui voleva tanto come alleati alle regionali?
Perchè votare Bertinotti? Per rafforzare la sinistra europea? La ridicola sinistra europea di cui lui è presidente e che non si fila nessuno?
Non mi dilungo oltre, la lista delle divergenze è infinita. Resta la mia scelta che spero condivideranno in molti. No alle primarie! No a Bertinotti!

Paolo Roversi

21.6.2005