A proposito
del progetto di adesione del PCF al partito della sinistra europea
lettera di Andrè Gerin
"Redonner seus couleurs au PCF" è il nome del collettivo nazionale
capeggiato da alcuni dirigenti del PCF, tra cui Maxime Gremetz, che
recentemente, alla testa di una lista fortemente identitaria, osteggiata dalla
segreteria nazionale del PCF, ha ottenuto un grande successo nelle elezioni
regionali svoltesi in Piccardia.
Dal sito del collettivo abbiamo tradotto il testo della lettera che il
compagno André Gerin ha inviato alla direzione nazionale del partito,
rivolgendo forti critiche alla proposta di adesione al "Partito della
Sinistra Europea".
4 marzo 2004
La direzione del PCF c'inganna o si inganna. Lo scolorimento del partito
comunista francese sarebbe in programma per il mese di maggio! La notizia può
sembrare incredibile. Ma, mentre i militanti si dedicano alla campagna per le
elezioni regionali e cantonali, la direzione del PCF conclude il lavoro sugli
statuti del "partito della sinistra europea", di cui il congresso di
fondazione dovrebbe tenersi a Roma, l'8 e 9 maggio prossimi. Dopo quale
consultazione dei comunisti? Solo un congresso straordinario è sovrano di
fronte a una decisione tanto importante, quale quella di creare un altro
partito.
Dopo avere manovrato affinché il PCF non vada alla battaglia delle regionale
con i suoi propri colori, dopo aver aderito in Ile de France ad una lista che
abbandona l'identità comunista, la direzione del partito si prepara a mettere
in opera di nascosto questa grande parola d'ordine: "Il campo più
importante per l'azione politica è l'Europa!"
"Unifichiamo il partito della Sinistra alternativa e progressista sul
continente europeo", è scritto in un preambolo redatto a Parigi, il 24
gennaio. "Ci riferiamo ai valori e alle tradizioni del movimento
socialista, comunista ed operaio, del femminismo e del movimento per
l'uguaglianza dei sessi, del movimento per l'ambiente e lo sviluppo duraturo…"
Perché questo inganno europeo? Perché un "partito della sinistra
europea", vero pasticcio? In una Europa a 25, pilotata da un direttorio
di potenti, l'idea di una Europa dall'Atlantico agli Urali non è più
all'ordine del giorno della nostra strategia politica? Ciò merita perlomeno
un dibattito ponderato ed approfondito. Non giriamo intorno all'argomento. La
direzione del partito si prepara ad andare avanti forzando i tempi in nove
settimane, di cui tre di campagna elettorale per le regionali e le cantonali?
Il "partito della sinistra europea" si proclama un vero partito, con
un congresso sovrano che "adotta i documenti fondamentali",
"decide le dichiarazioni politiche", "gli orientamenti comuni
per le elezioni europee" e "prende l'iniziativa del confronto nei
partiti od organizzazioni politiche affiliate". Alla sovranazionalità
europea che i comunisti combattono da sempre, il "partito della sinistra
europea" vuole aggiungere la sovranazionalità di un partito. Una tale
organizzazione ricorda la seconda internazionale che ha fallito, malgrado i
richiami pressanti di Jaurès, il fondatore de l'"Humanité"!
Alla fruttuosa cooperazione che raccomanda il PCF, all'internazionalismo che
è un valore fondante del movimento comunista, il "partito della sinistra
europea" vuole sostituire un super apparato. Il progetto di statuto
precisa che il "partito della sinistra europea" sarà diretto da
un(a), presidente, un ufficio esecutivo ed un consiglio dei presidenti. Le
decisioni potranno essere prese "a maggioranza qualificata". Un
partito membro potrà "dichiarare che non si sente legato da suddetta
decisione, dal momento che avrà informato gli altri partiti prima che la
decisione venga adottata. »
Insomma, un partito in disaccordo si troverà a lottare contro il
"partito della sinistra europea", anche nel proprio paese, se un
orientamento non sarà ritenuto conveniente. È il diritto alle correnti
spinto alla schizofrenia! Non c'è bisogno di avere fatto dei lunghi studi da
politologo per vedere i danni che una tale organizzazione può generare a
livello delle lotte ed azioni concrete nelle fabbriche, città, quartieri, in
Francia come in Europa.
Su quali basi, il "partito della sinistra europea" prenderà
posizione? Nel progetto di manifesto del "partito della sinistra
europea", si legge: "Ci battiamo per una società che superi
(sottolineatura dei redattori del progetto) la logica capitalista e
patriarcale." Circa il superamento del capitalismo, si è già visto il
risultato con la sinistra plurale! In quanto ad associare il capitalismo ed il
patriarcato, in materia di amalgama si può fare difficilmente meglio. Il
concetto marxista di "capitalismo" non è una spezia da cospargere
su qualsiasi piatto.
Siamo di fronte ad una volontà deliberata di affondare a breve scadenza il
partito comunista francese, la sua originalità, la sua storia; di abbandonare
la cultura politica propria di un partito che ha saputo, nelle tempeste
dell'ultimo secolo, tenere alto l'ideale del comunismo, legandolo all’ideale
repubblicano, nell'eredità della Rivoluzione francese; di un partito che ha
fatto la sua scelta storica al congresso di Tours, nel 1920?
Perché questo? Questi sono i danni di un quarto di secolo di
socialdemocrazia! Di abbandono in rinuncia, l'apparato del PCF si è modellato
su istituzioni, di cui tutti sono d'accordo a riconoscere il deperimento. Non
c’è più democrazia con il 50% di astensioni.
Come il partito socialista che prova di nuovo a servirci i piatti freddi del
governo Jospin, pensando che gli elettori avrebbero torto a non apprezzarli,
si può ritenere che gli astensionisti si mettano loro stessi fuorigioco. Il
problema, è che sono gli elettori degli ambienti popolari che disertano le
urne, quelli che soffrono duramente della politica della destra e davanti ai
quali si agita freneticamente lo straccio sbiadito dell'alternanza.
Come possono dei rivoluzionari essere immobilizzati su questa dolente
questione? Come si può restare sordi e cechi di fronte alla miseria
economica, sociale, democratica, culturale che soffrono milioni di persone nel
nostro paese. Bisogna avere il coraggio di dire oggi che non si potrà avere
una via di uscita nell'alternanza del 2007 che riprodurrebbe quella del
1997.
Per battere la destra, bisogna finirla con le false speranze di un gioco
politico che interessa solo i giocatori. Bisogna ritrovare la strada della
lotta, della solidarietà, nelle fabbriche, nei quartieri, nelle città,.
Bisogna immaginare insieme delle forme nuove di potere e di contro-potere per
fare sbarramento, dovunque questo sia possibile, contro l'indecente dominio
della finanza, rovinosa per tutto il nostro popolo.
Nello stesso modo, bisogna smettere di immaginare qualche salvezza in una fuga
in avanti europea. Tanto bisogna battersi affinché l'Europa si emancipi dalla
regola drastica del denaro, quanto deve essere chiaro che essa non offre di
per se stessa la via per questa emancipazione.
È inutile pensare che si possa riuscire a fare attualmente in Europa ciò che
si è incapaci di fare nel nostro paese. E ciò che è vero per la Francia è
anche vero per ciascuno dei paesi europei.
La Nazione rimane il luogo privilegiato per l’emergere di nuove lotte
anticapitaliste e per la marcia verso il socialismo. Il comunismo è una
nozione che si è fabbricata nella storia, particolarmente in Francia, dopo la
Rivoluzione francese e Babeuf. L'ideale comunista convive con quello
nazionale, l’uno e l'altro hanno per cemento comune la sovranità popolare.
L'internazionalismo, ben lungi dal condurre all'amalgama, è l'espressione di
questa sovranità, liberata dalle costrizioni del dominio. Chi oggi oserebbe
dire che l'Europa oggi è cosa diversa da una spaventosa macchina di
costrizione dei popoli?
Anche se si accreditasse al "partito della sinistra europea" le più
lodevoli intenzioni, esso si vedrebbe stritolato in un attimo in mancanza di
partiti rivoluzionari sufficientemente solidi su cui appoggiarsi in ciascuno
dei paesi europei. Bisogna ritenere che non ci sia avvenire per i partiti
comunisti in Europa, nel momento in cui i valori e gli ideali che hanno
portato il socialismo ed il comunismo risorgono sempre e quando il comunismo
non ha detto la sua ultima parola?
La direzione del PCF deve rinviare sine die ogni progetto di adesione al
"partito della sinistra europea". Deve affrontare la questione in un
ampio dibattito in seno al partito ed organizzare un congresso straordinario.
Da parte mia mi auguro che questo dibattito sia leale e profondo. Ho fiducia
nei militanti comunisti che sapranno dare a questo dibattito un' impostazione
costruttiva e combattiva.
Spero che non sia troppo tardi. È l'esistenza stessa del PCF, di un partito
rivoluzionario in Francia che è in gioco.
Che ogni aderente sia protagonista e decida in merito a questa scelta
strategica vitale!
André GERIN