Associazione marxista rivoluzionaria

PROGETTO COMUNISTA

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E' uscito il nuovo numero di
PROGETTO COMUNISTA
 
foglio dell'
Associazione marxista rivoluzionaria 
Progetto comunista
- sinistra del PRC
 
(luglio-agosto 2003 - n. 2 nuova serie)
 
Euro 2,00
 
 
NUMERO SPECIALE PER L'ESTATE:
20 pagine (allo stesso prezzo)
 
 
 
 
IL SOMMARIO
 
Ad 11 milioni di SI' una proposta coerente
UNITA' DEI LAVORATORI, AUTONOMIA DAI LIBERALI,
PER UN'ALTERNATIVA DI SOCIETA' E DI POTERE
Editoriale di Marco Ferrando
 
DOPO LA SVOLTA A SINISTRA... LA PRIMA A DESTRA, FINO AL GOVERNO
di Francesco Ricci
 
Appello
CONTRO UN ACCORDO DI GOVERNO PRC-ULIVO
Per un'alternativa di classe a Berlusconi, per la salvaguardia dell'opposizione comunista al centrodestra e al centrosinistra
 
SERGIO COFFERATI: ASCESA E DECLINO DI UN FALSO MITO DELLA SINISTRA
di Franco Grisolia
 
AD UN ANNO DAL V CONGRESSO DEL PRC
di Ruggero Mantovani
 
Né stalinisti né liberali
CON LA RIVOLUZIONE CUBANA CONTRO L'IMPERIALISMO
Alcune riflessioni sul dibattito in Rifondazione
di Francesco Ricci
 
CHE COSA DIFENDIAMO A CUBA
di Alberto Airoldi
 
Archiviazione del "caso Placanica"
MOVIMENTO E CRITICA DELLO STATO
di Federico Bacchiocchi
 
Sars ed epidemie
IL CAPITALISMO FA MALE ALLA SALUTE
di Antonino Marceca
 
PAGINE GIOVANI COMUNISTI
 
Collaborazione di classe e precariato a Pesaro
PER UNA LOTTA ANTICAPITALISTICA TRA LE GIOVANI GENERAZIONI
di Enrica Franco e Davide Margiotta
 
La "riforma" dell'Università di Moratti e De Maio
UN ALTRO ATTACCO AGLI STUDENTI PROLETARI
di Giuseppe Fenu
 
La nuova legge regionale sulla scuola
EMILIA ROMAGNA: LA SCUOLA DI CLASSE DEL CENTROSINISTRA
di Fabiana Stefanoni
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Elezioni amministrative: il "laboratorio Roma"
QUANDO L'ALTERNATIVA SI FA CON GASBARRA
di Nicola Di Iasio
 
Elezioni in Friuli
UN CAFFE' PER IL SEGRETARIO
di Michele Terra
 
La lotta nei musei civici di Venezia
COOPERATIVE E LOTTA DI CLASSE
di Enrico Pellegrini
 
Progetto comunista alla Fincantieri di Genova
UN 25 APRILE DIVERSO
di Andrea Bono e Alessandro Borghi
 
FOGGIA: LA LOTTA AL CONSORZIO DI BONIFICA
Il ruolo di sindacati, Prc e di Progetto comunista
di Beppe Ruberto
 
Dalla Nigeria all'America Latina
IMPERIALISMO E RIVOLUZIONE PERMANENTE
di Michele Rizzi
 
L'IMPERO SVANISCE ANCORA...
Postfordismo e teoria dell'Impero di fronte a guerra e recessione
di Marco Veruggio
 
LE POLITICHE SOCIALI DELL'IMPERIALISMO EUROPEO
di Alberto Madoglio
 
Argentina
UN GATTOPARDO A BUENOS AIRES
di Tiziano Bagarolo
 
Argentina
- Scheda: Torna in campo il movimento piquetero
- Scheda: Forza e debolezza di Kirchner
di Tiziano Bagarolo
 
ROAD MAP: UNA TRAPPOLA MORTALE PER LA PALESTINA
di Letizia Mancusi
 
A dieci anni dalla morte di Guido Puletti
IN RICORDO DI GHIDO, MILITANTE TROTSKISTA
di F.R.
 
 
LA DIFFUSIONE
 
 
Il giornale viene inviato in pacchi per la diffusione più o meno in ogni federazione. I diffusori riceveranno in questi giorni (più o meno entro una settimana) in contrassegno, come previsto, il pacco col giornale. E' opportuno ritirarlo nei tempi previsti dalle poste per evitare i costi di giacenza o di ritorno al mittente.
 
 
    DIVENTARE DIFFUSORI DEL FOGLIO
 
 
I/le compagni/e che volessero diffondere il giornale in una zona dove al momento non arriva possono farcene richiesta con una e-mail. Le copie per la diffusione vengono spedite in contrassegno ai diffusori a Euro 1,70 cadauna (spese postali incluse) e vanno vendute al prezzo di copertina di Euro 2,00 (lo sconto si pratica a partire dalle 10 copie).
 
 
ORGANIZZARE LE PRESENTAZIONI DEL FOGLIO
 
 
La redazione di Progetto comunista, costituita dai compagni Fabrizio Billi, Marco Ferrando, Francesco Ricci, Fabiana Stefanoni,  Michele Terra, è disponibile per partecipare a dibattiti di presentazione del giornale.
 I compagni e le compagne che volessero organizzare iniziative locali possono contattarci utilizzando i recapiti riportati in testa a questa lettera o telefonando a Francesco Ricci al 347 69 21 939 (e lasciando eventualmente un messaggio sulla segreteria).
 

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(L'editoriale del giornale)

 

Ad 11 milioni di SI' una proposta coerente

 

Unità dei lavoratori

Autonomia dai liberali

Per un'alternativa di società e di potere

 

di Marco Ferrando

 

L'appello nazionale contro un accordo di governo tra Prc e Ulivo (v. pag. 3) e per la salvaguardia di un'opposizione comunista è al centro della nostra azione. Non è una battaglia "privata" di una componente di partito, ma è parte della battaglia generale per l'indipendenza di classe del movimento operaio nella sua lotta contro Berlusconi.

Pertanto non è una battaglia confinata nelle sole strutture del Prc, dove pure, com'è naturale, si manifesta prioritariamente: ma è una battaglia rivolta, per sua stessa natura, all'intera avanguardia della classe operaia, alle organizzazioni di massa, ai movimenti di lotta di questi anni.

 

Dopo il 15 giugno, infatti, una domanda è d'obbligo per decine di migliaia di militanti del movimento operaio, della Cgil, del movimento noglobal: quale prospettiva politica e d'azione proponiamo a quegli 11 milioni di lavoratori, di lavoratrici, di giovani che hanno chiesto col SI' al referendum una svolta sociale e politica in Italia?

 

Questo è l'interrogativo centrale: tanto più a fronte del poderoso rilancio, su ogni terreno, dell'offensiva reazionaria di Berlusconi e Confindustria, mirata a realizzare un salto drammatico nella destrutturazione dei rapporti sociali e contrattuali.

 

L'offensiva del governo su lavoro e pensioni mira al cuore del movimento operaio e delle giovani generazioni. A milioni di giovani si offre per l'oggi la precarietà permanente e l'abbattimento verticale delle tutele sociali e sindacali, e per il domani una pensione dimezzata dopo una vita di lavoro (precario) estesa oltre la vecchia età pensionabile (alla faccia dei disoccupati). Il fine del governo è di offrire a Confindustria la contropartita del suo prezioso sostegno; ingrassare il capitale finanziario e il vasto sottobosco di quel capitale malavitoso che è parte integrante del blocco sociale dominante; risparmiare sulla pelle dei giovani le risorse necessarie per finanziare le grandi opere dei costruttori e soprattutto per ampliare le spese militari: anche a supporto delle missioni coloniali che dall'Irak all'Afghanistan vedono le truppe italiane in prima fila.

In più il governo accompagna questa controffensiva sociale ad un'escalation reazionaria sul terreno politico istituzionale in risposta alle difficoltà giudiziarie di Berlusconi ma anche all'incipiente crisi di consenso in settori popolari della sua base elettorale. Berlusconi sceglie l'affondo plebiscitario, l'appello al popolo contro la persecuzione "comunista", il tentativo di catalizzare un'identificazione salvifica ("non lasciano governare l'uomo della Provvidenza") presso masse arretrate e confuse. Con un obiettivo strategico trasparente: fare dell'Italia una repubblica presidenziale alla francese, con un Berlusconi presidente eletto dal popolo e al tempo stesso capo del governo.

 

Di fronte a un combinato disposto di tale gravità esiste un'opposizione del centro liberale dell'Ulivo? La risposta è nei fatti dei due ultimi mesi. Il centro liberale dell'Ulivo si è schierato con Berlusconi e Confindustria contro l'estensione dei diritti. Ha votato con Berlusconi la spedizione militare in Irak. Ha rivendicato al fianco di Berlusconi l'ampliamento delle spese militari per la prossima legge finanziaria. Ha solidarizzato con Fazio sull'esigenza di una controriforma delle pensioni. E in fatto di decreto sul lavoro ha dichiarato autorevolmente con Tiziano Treu che le misure del governo "non aggiungono nulla di quanto già introdotto da Prodi" salvo non essere coperte dalla concertazione e quindi essere a "rischio di conflitti". Infine, sullo stesso terreno democratico, il centro liberale ha coperto l'operazione di Berlusconi sul caso Corriere con una soluzione bipartizan benedetta da Ciampi e dal banchiere Bazoli, mentre non solo ha rinunciato a qualsiasi ostruzionismo contro il Lodo Maccanico, ma ha rivendicato la propria disponibilità a negoziarlo come legge costituzionale. E' possibile immaginare in soli due mesi una capitolazione più squallida delle forze borghesi liberali a un governo reazionario?

 

Non si tratta per parte nostra di chiedere loro "più opposizione". Ma di capire la radice di classe indistruttibile della politica liberale.

Il centro liberale sogna di sostituirsi a Berlusconi non nel nome dei lavoratori ma nel nome dell'interesse generale del grande capitale, della sua logica concertativa sul piano sociale, della sua cultura bipartizan sul terreno istituzionale. Tutta la sua politica consiste nel denunciare l'incapacità di Berlusconi come "governante borghese", non la sua politica antioperaia. Nel denunciare il "rischio di un conflitto sociale", non nel promuoverlo. E in tutti gli atti di Berlusconi che intercettino l'interesse generale del capitale vedono non una ragione di opposizione ma un pericolo per la propria alternanza (borghese) di governo.

 

Tanto più allora c'è bisogno di chiarezza tra i lavoratori e nella loro avanguardia. Il movimento operaio può e deve candidarsi a sviluppare contro Berlusconi l'opposizione che i liberali borghesi non possono e non vogliono fargli. Raggruppando attorno a sé, su un programma generale indipendente e di lotta la domanda dei milioni di SI' all'estensione dei diritti, la domanda antimilitarista delle mille bandiere dell'opposizione alla guerra, la stessa domanda democratica dell'opposizione popolare girotondina: in una lotta a oltranza che unifichi tutte le ragioni, sociali e politiche di due anni di movimenti, che superi ogni frammentazione e dispersione delle forze, che miri a cacciare Berlusconi con un'esplosione sociale dal basso, concentrata, radicale. Perché solo così Berlusconi potrà essere rimpiazzato da un'alternativa dei lavoratori e non dall'alternanza dei banchieri e del loro personale politico ulivista.

 

Ma il movimento operaio e tutti i movimenti potranno farsi carico di questa necessità ad una sola condizione: la propria piena autonomia dalle forze borghesi liberali del centro dell'Ulivo. Senza questa autonomia non c'è né l'opposizione a Berlusconi oggi, né l'alternativa vera a Berlusconi domani. C'è solo il rassegnarsi a fare da sgabello dell'ennesimo ricambio di centrosinistra al prezzo della propria sconfitta sociale.

 

Per questo l'autonomia politica del Prc dal centrosinistra, la salvaguardia in ogni caso dell'opposizione comunista sia al centrodestra che al centrosinistra, non sono dunque solo atti dovuti all'identità comunista. Sono al servizio di milioni di lavoratori e di giovani per un'alternativa di società e di potere.

 

17 giugno 2003