AUTOCONVOCAZIONE NAZIONALE DELLE COMPAGNE E DEI COMPAGNI
DEL PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA

Roma - 21 marzo 2004

Nel Partito della Rifondazione Comunista è ormai in atto una deriva plebiscitaria. Tutte le scelte politiche di rilievo sono sottratte alla discussione ed all'approvazione preventiva dei militanti e degli organismi dirigenti, chiamati ormai soltanto a ratificare le iniziative assunte dalla cerchia ristretta del segretario nazionale e conosciute perlopiù dalla stampa.
L'assenza di dibattito e la mortificazione della democrazia del partito sono una delle cause dell'allontanamento dei compagni e delle compagne dalla politica attiva, allontanamento testimoniato dall'incessante diminuzione degli iscritti, dai continui insuccessi elettorali e dalla scarsa partecipazione alle manifestazioni ed alle altre iniziative.
Il malessere e il disagio di molti compagni sono all'origine delle riunioni autoconvocate che si tengono - formalmente o informalmente - in molte realtà del partito e che vedono la partecipazione di militanti di ogni tendenza ed anche di compagne e compagni non iscritti. Da questi incontri - in particolare da quelli romani - è scaturita la proposta di un appuntamento nazionale a Roma per la mattina di domenica 21 marzo, dopo la manifestazione contro la guerra.
Quello degli autoconvocati è un percorso appena avviato, ma già caratterizzato dalla volontà di opporsi unitariamente al liquidazionismo del gruppo dirigente del partito e di elaborare collettivamente un progetto alternativo alla dissoluzione del PRC, i cui segnali sono evidenti.
Arcipelago è nato anche e soprattutto per iniziativa di compagne e compagni del Partito della Rifondazione Comunista, prima fra tutti l'indimenticata compagna Meri Rampazzo, nel cui nome la rivista continua ad esistere. Per questo motivo, siamo a disposizione degli autoconvocati del PRC e del dibattito che si svolge dentro e intorno quel partito, che per molti ha rappresentato e continua a rappresentare qualcosa di più di una speranza. 

APPELLO ALLE COMPAGNE ED AI COMPAGNI DEL PRC

Il Partito della Rifondazione Comunista è infettato da molti di quei virus per combattere i quali è nato: la diminuzione della democrazia, la verticalizzazione dei processi decisionali, la spettacolarizzazione e personalizzazione della politica. Le repentine svolte proclamate a mezzo stampa dal segretario nazionale sono una testimonianza della passivizzazione del partito e della paralisi dei suoi organismi di dibattito, elaborazione e decisione.
Dove, quando e chi ha discusso ed approvato la confluenza del PRC in un nuovo partito europeo?
Dove, quando e chi ha deciso che il centrosinistra (già definito una gabbia e poi dato per morto) è tanto profondamente cambiato da rendere imprescindibile un accordo che dovrebbe vedere Ministri comunisti nel futuro governo di Prodi, D’Alema, Rutelli e Mastella?
Dove, quando e chi ha deciso l’urgenza di sollevare il falso problema della nonviolenza, facendone un assunto totale e discriminante, quasi che in Italia e nel mondo non sia esistito e non esista tuttora un problema vero di violenza delle classi dominanti, di repressione, di guerra, di occupazione militare e coloniale?
Dove, quando e chi ha deciso che la Resistenza è stata "angelizzata" e non, invece, tradita e disattesa nelle sue aspettative di riscatto sociale e democratico, al punto che oggi la Costituzione che di quella Resistenza è figlia viene stravolta e riscritta?
Le domande potrebbero continuare a lungo, ma è ormai evidente che il Partito della Rifondazione Comunista vive un problema che è sia di metodo che di merito: ad un metodo verticistico ed oligarchico corrisponde un merito fatto di abdicazione al ruolo di forza alternativa e di subordinazione alla sinistra moderata ed al centro liberista, accomunati dalle scelte di fondo sui terreni della politica economico – sociale e della politica internazionale.

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Restituire alle compagne ed ai compagni il diritto di discutere e decidere è la condizione necessaria per superare l’attuale condizione di crisi politica e organizzativa del partito. I sintomi della crisi sono sin troppo evidenti, nonostante i tentativi burocratici di occultarli. Le iscrizioni al PRC sono costantemente in calo, e così i risultati elettorali.
I numeri parlano chiaro e parlano di una crisi di militanza e di consensi: a Roma, per esempio, siamo passati dai sei consiglieri comunali eletti nel 1997 ai tre del 2001. La prassi delle decisioni verticistiche ha determinato una crisi della partecipazione nei circoli e negli stessi organismi dirigenti, ormai vissuti come sedi di mera ratifica; anche qui, è emblematico il caso romano, che vede il locale Comitato Politico Federale paralizzato a causa dell’assenza da oltre un anno del numero legale minimo valido per deliberare.
Ancora peggio, se possibile, quanto avvenuto a Salerno, dove un’intera Federazione è stata commissariata perché "colpevole" di opporsi ad un Piano Regolatore (sostenuto dal centrosinistra) che rischia di consegnare il territorio alla speculazione del crimine organizzato.
Crisi di militanza e crisi di partecipazione sono però funzionali al decisionismo dei gruppi dirigenti, che procedono per la loro strada in assenza di ogni confronto e verifica con la base del partito. Difatti, si evita accuratamente il confronto nelle sedi decisionali, preferendo rilasciare interviste o rifugiarsi in convegni e seminari dove il solo diritto dei compagni e delle compagne è quello di ascoltare.

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Non è più tempo di illusioni e attendismi: la crisi del partito è ad un passo dal diventare irreversibile ed è responsabilità di ogni compagna e di ogni compagno impegnarsi per respingere l’offensiva revisionista e anticomunista e riprendere il cammino della rifondazione comunista. Facciamo appello alle compagne ed ai compagni del partito affinché organizzino in ogni Federazione e in ogni Regione coordinamenti autoconvocati che siano luoghi di dibattito, di partecipazione e di elaborazione politica. Invitiamo tutte e tutti a coinvolgere nel dibattito e nell’iniziativa le situazioni di movimento, a partire da quelle che hanno lottato insieme a noi per l’estensione dell’applicazione dell’art. 18 e contro la guerra imperialista.
Facciamo appello fin da ora per la costruzione di un’assemblea nazionale autoconvocata a Roma per il prossimo 21 marzo, in Via Baldassarre Orero n. 59 (Casal Bertone) con l’obiettivo di imporre il congresso straordinario del partito.

Roma, 14.2.2004

GLI AUTOCONVOCATI DEL PRC DI ROMA E DEL LAZIO

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