BERTINOTTI NON AVEVA IL DIRITTO DI CAMBIARE IL SIMBOLO DEL PARTITO: IL COLLEGIO NAZIONALE DI GARANZIA DI RIFONDAZIONE COMUNISTA ACCOGLIE IL RICORSO DEI MILITANTI AUTOCONVOCATI.
Il Collegio Nazionale di Garanzia del PRC ha accolto il ricorso presentato da militanti del PRC contro il cambiamento del simbolo del partito con l’aggiunta della dicitura “Sinistra Europea”. La “magistratura” del partito ha preso atto dell’illegittimità del cambiamento del simbolo del partito, che viene descritto dallo Statuto del partito in un apposito articolo (il n. 65) e che, come tutte le disposizioni statutarie, può essere modificato solo dalla massima assise del partito stesso, cioè dal Congresso.
Le conseguenze pratiche della deliberazione del Collegio Nazionale di Garanzia non sono di poco conto: il simbolo della “Sinistra Europea” è da considerarsi abusivo a tutti gli effetti e dunque non può essere usato a nessun livello. In altre parole, non dovrà più comparire nelle bandiere, nei manifesti e in tutte le pubblicazioni del Partito della Rifondazione Comunista, compresa la carta intestata di gruppi parlamentari, regionali e comunali, nonché delle federazioni locali: come dispone la deliberazione, “Il simbolo del partito è, e resta, quello, e solo quello, indicato dettagliatamente dallo Statuto del Partito”, vale a dire quello con la falce ed il martello, senza la mezzaluna con la dicitura “Sinistra Europea”.
Sulle conseguenze politiche, il compagno Germano Monti – portavoce degli autoconvocati del PRC e primo firmatario del ricorso accolto – è netto: “Un gruppo dirigente il cui operato viene sconfessato così seccamente, dovrebbe avere il buon senso di dimettersi immediatamente, senza aspettare il prossimo Congresso. Poiché questo non avverrà, dovranno essere i compagni e le compagne di base, i militanti, a far sentire la propria voce, a riprendersi il diritto di discutere e decidere la linea del partito, invece di apprenderla dalle interviste rilasciate ai giornali. La deliberazione del Collegio di Garanzia non è un banale atto formale, ma la dimostrazione che la deriva revisionista e governista di Bertinotti e dei suoi può essere sconfitta. Non consideriamo questa vittoria come “nostra”, perché è una vittoria delle migliaia e migliaia di comunisti che non sono disposti a sacrificare la propria identità ed il proprio diritto alla democrazia interna sull’altare dell’omologazione con Fassino, Prodi e Rutelli”.
Il portavoce degli autoconvocati del PRC, infine, lancia un appello a tutti gli iscritti e le iscritte al Partito: “Non permettiamo che il simbolo abusivo continui ad essere usato: informiamo i Collegi di Garanzia Federali della deliberazione del Collegio Nazionale e pretendiamo che tutte le realtà del partito rispettino la deliberazione del Collegio di Garanzia; se necessario, rifiutiamoci di attaccare manifesti e diffondere volantini che contengano il simbolo abusivo. E’ un buon modo per cominciare il Congresso”.
Roma, 22.9.2004
Di seguito, il testo del ricorso e la deliberazione del Collegio Nazionale di Garanzia del PRC.
PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA
RICORSO AVVERSO L’UTILIZZO DI SIMBOLI DIFFORMI
Da alcune settimane, in molte manifestazioni pubbliche e sulla propaganda del partito compare un simbolo diverso da quello descritto nello Statuto del Partito della Rifondazione Comunista all’articolo 65, votato dal V Congresso Nazionale del nostro partito.
Diversamente da quanto disposto dal citato art. 65, il simbolo che compare è parzialmente circondato da una sorta di mezzaluna di colore rosso, recante al proprio interno, disposta ad arco di cerchio, la scritta bianca “SINISTRA EUROPEA”.
L’articolo 29 dello Statuto approvato dal V Congresso dispone inequivocabilmente che “Il congresso nazionale esamina le proposte di carattere statutario e decide su di esse”; orbene, essendo i simboli del partito una questione incontestabilmente di carattere statutario, tanto è vero che sono regolati da un apposito articolo dello Statuto, l’utilizzo di simboli anche solo parzialmente difformi da quello indicato dall’art. 65 appare del tutto illegittimo ed arbitrario.
Non rileva, al proposito, l’eventuale obiezione che la mezzaluna e la scritta costituiscono un mero slogan di carattere contingente, come, a titolo di esempio, la scritta “PER LA SINISTRA” che compare sul simbolo utilizzato dal Partito dei Comunisti Italiani nella tornata elettorale europea; invero, il simbolo difforme viene utilizzato in numerose occasioni che non rivestono carattere elettorale ed è comparso addirittura su bandiere e carta intestata del partito, in flagrante violazione del combinato disposto dai citati artt. 29 e 65.
A nostro avviso, potrebbero configurarsi, a tutti gli effetti, le ipotesi indicate dall’art. 52 dello Statuto in merito alle “violazioni gravi e ripetute dello Statuto”, nonché ai “comportamenti lesivi dell’immagine pubblica del partito” e del “grave pregiudizio all’organizzazione del partito”.
Non intendiamo, in questa sede, entrare nel merito di altri elementi, di carattere politico, che esulano da questioni strettamente statutarie, ma che ugualmente contraddicono lo Statuto, in particolare con riferimento all’art. 3, laddove recita testualmente: “Ogni iscritta/o al Partito della Rifondazione Comunista ha il diritto di partecipare alle attività, alla discussione e ai meccanismi decisionali di partito con piena libertà di fare proposte di discussione e di lavoro” e ancora: “Ogni iscritta/o ha il diritto di essere informata/o delle discussioni e delle decisioni da parte delle varie istanze del partito e delle critiche rivoltele/rivoltegli”. Decine di migliaia di iscritte/i non hanno avuto alcuna possibilità di partecipare ai meccanismi decisionali che hanno portato, a titolo di esempio, all’adesione del Partito della Rifondazione Comunista ai principi culturali della cosiddetta “nonviolenza” e sono state informate/i delle decisioni assunte dalle massime istanze del partito in merito alla ricerca di un “accordo di governo” con il centrosinistra dai giornali.
Per tutto quanto esposto, si chiede al Collegio Nazionale di Garanzia di accertare le responsabilità connesse all’utilizzo di simboli del partito difformi da quello previsto dallo Statuto e di pronunciarsi per il ripristino della legittimità statutaria, disponendo il ritiro del simbolo in epigrafe indicato e adottando le sanzioni che riterrà opportune nei confronti dei responsabili eventualmente individuati.
Saluti comunisti, ....
