CON PREGHIERA DI AMPIA DIFFUSIONE


A tutti i compagni e a tutte le persone che mi hanno espresso solidarietà e hanno protestato contro il mio allontanamento dal giornale e la soppressione della rubrica “Mondocane”.

Roma, 30 maggio 03

 

Ancora in attesa, dopo 20 giorni, di una doverosa risposta al provvedimento, comunicatomi telefonicamente dall’amministratore, di rescissione del mio contratto di collaborazione con “Liberazione”, leggo oggi sul giornale una “spiegazione” del provvedimento in risposta a molte lettere inviate al direttore. La risposta non è firmata. Quindi presumibilmente non è del direttore, che resta latitante e non evade la mia richiesta di spiegazioni.

Si tratta di una risposta infingarda e ipocrita. Si tenta di mascherare un provvedimento tutto politico con una giustificazione redazionale.

Riepilogo. Quando, cinque anni fa, Curzi mi propose di redigere una rubrica su “Liberazione” mi fu espressamente detto che avrei potuto scrivere “di tutto e su tutto”, alla maniera come avevo realizzato per il TG3 la rubrica “Vivere” che aveva, sì, una cornice ecologica, ma che trattava di guerre, fame, sfruttamento, ingiustizie, popoli aggrediti, etica ecologica generale, quindi del linguaggio, del costume, della politica. La rubrica venne presentata alla sua prima puntata con questa finestra : “DA OGGI FULVIO GRIMALDI E IL SUO INSEPARABILE BASSOTTO NANDO INIZIANO A COLLABORARE CON LIBERAZIONE. UNA RUBRICA QUOTIDIANA PER STARE DALLA PARTE DEI CANI, DEI SENZAVOCE, DEGLI  OPPRESSI”. La presentazione includeva anche questa frase:”persone, animali e genti in attesa di liberazione”, e finiva: “E c’era anche una volta in cui tutti vivevano in pace in Jugoslavia. Mondocane!”

Dopo i miei reportage dalla Jugoslavia e le mie denunce della cospirazione dell’organizzazione CIA Otpor, invece dal giornale apprezzata e invitata alle iniziative no-global (errore terribile, mai corretto), e dopo alcune puntate di Mondocane che riflettevano posizioni non gradite ad alcuni membri del vertice del partito e del giornale, Curzi mi chiese di concentrarmi su temi ecologici.

Si trattava di richiesta dal chiaro carattere censorio. Si pensava che parlando di ambiente – avendo una visione assai ristretta del tema – non avrei dato fastidio. Era anche una richiesta offensiva e indebita, visto che la mia attività professionale si svolge da 40 anni nel campo delle questioni internazionali, come documentato anche da libri e documentari video. Infine, era una richiesta che offendeva tutti i compagni che da me, attraverso innumerevoli dibattiti in tutto il paese, si aspettavano informazioni e analisi sulle questioni internazionali, in particolare sulle guerre imperialiste.  Era come se a un ciabattino avessero chiesto di sfornare ciambelle.

Pur di mantenere una voce critica sul giornale, accettai di inquadrare i miei pezzi in un contesto ecologico largamente inteso e non limitato alla denuncia di discariche abusive, o di caccia ai fringuelli. Ecologia è tutto e, come è stato ripetutamente affermato anche nelle tesi del partito, la contraddizione ecologica è parte integrante della contraddizione capitale-lavoro, di cui sono espressione i rapporti di forza internazionali, le guerre, la resistenza. Dove finisce l’ecologia? Include gli abusi della salute delle case farmaceutiche? Include la natura criminosa di una presidenza USA che da queste si fa finanziare e che a queste permette di avvelenare il Terzo Mondo. E non si arriva per questa via inevitabilmente alla collusione Bush-Bin Laden nella società farmaceutica Bioport (Gruppo Carlyle) e dunque al monopolio della ricostruzione in Iraq assicurato a Carlyle, Bechtel e Halliburton?  E dunque alla guerra? E l’uranio che uccide generazioni di balcanici, iracheni, somali, statunitensi, inglesi, italiani, entra nell’ecologia. E i retroscena del suo uso no?  E i Verdi non dovrebbero occuparsi di carceri, immigrati, guerre, bombe a grappolo, detenuti torturati? E Greenpeace non deve battersi come nessuno contro la guerra e l’imperialismo? E allora perché in questi anni il giornale ha accettato numerosi e ampi servizi su questi temi, dalla Palestina all’Iraq, dall’Irlanda ai Balcani, da Cuba all’America Latina? Come si poteva pretendere che snaturassi la mia identità e negassi la mia professionalità, tanto più che queste erano quanto i lettori si attendevano e apprezzavano.

Non lasciamoci  menare per il naso nello stile di una vera purga stalinista che pretende di eliminare posizioni politiche avanzando cause cliniche.

Resta infine da denunciare il clamoroso carattere antisindacale di una rescissione  di contratto unilaterale, avvenuta senza consultazioni, spiegazioni, coinvolgimento del Comitato di redazione. Rescissione giustificata vergognosamente dal responsabile internazionale addirittura con un mio, presunto e a tutti evidente nella sua falsità, “antisemitismo”.

In ogni caso questo provvedimento, come è evidente a tutti, va molto al di là della mia persona e investe larga parte del partito nel suo diritto a esprimersi dialetticamente.

Senza neanche menzionare la buona educazione, da veri compagni, che ha contrassegnato tutta la vicenda.

 

Fulvio Grimaldi