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di NINO BERTOLONI MELI
ROMA L’appuntamento è per sabato prossimo a Berlino. Quattro partiti
della sinistra comunista o ex tale si riuniranno per dar vita al nucleo
duro, al motore principale di quello che si annuncia come un vero e proprio
”partito transnazionale” della sinistra alternativa europea. I quattro soci
fondatori sono Rifondazione comunista per l’Italia; il Pcf francese; la Pds
tedesca; Izquierda unida spagonola. Al summit seguirà un appuntamento
costituente in primavera e, dopo le elezioni europee, un vero e proprio
congresso che fonderà il partito ed eleggerà i gruppi dirigenti. Trattandosi
di operazione europea non poteva mancare il riferimento alle ”due velocità”:
nel senso che i quattro soci fondatori intanto prenderanno il largo con il
progetto, ma nel frattempo altri tre partiti sono pronti ad aderire (i greci
del Synapsimos, svedesi e danesi) per rimpolpare l’ossatura del futuribile
partito transnazionale. Si arriverebbe così a sette membri, cifra non
casuale: per fare gruppo a Strasburgo occorrono le adesioni degli eletti di
almeno sette Paesi. Non ci stanno invece, anzi sono fieramente avversi, i
comunisti portoghesi di Alvaro Cunhal, che sognano anche loro una
riorganizzazione della sinistra europea antagonista, ma con caratteri molto
simili alla vecchia Internazionale comunista.
Ben altro è l’obiettivo di Fausto Bertinotti. «L’idea nostra è di
confrontarci, avere rapporti, interloquire con il variegato mondo della
sinistra alternativa, ad esempio anche con la sinistra laburista inglese,
non certo quello di rimettere insieme i vecchi cocci del comunismo europeo»,
spiegano nella cerchia ristretta del leader.
L’operazione trova il suo sbocco immediato nelle prossime elezioni europee,
dove i partiti affratellati intendono presentarsi con un programma e uno
slogan comuni del tipo ”Per un’Europa alternativa” oppure, più
semplicemente, ”Sinistra alternativa”. Le due sinistre si spostano dunque in
Europa. Al maturo e maggioritario Pse (Partito del socialismo europeo)
contenderà voti e consensi non proprio un Pce (Partito del comunismo
europeo), ma un partito della sinistra alternativa, sì. Una sinistra che già
oggi può contare su 44 europarlamentari. A quasi trent’anni dal tentativo di
Enrico Berlinguer di dar vita assieme a francesi e spagnoli a un
eurocomunismo affrancato dall’Urss, ora Bertinotti sembra mettersi sulla
stessa lunghezza d’onda.
Si delinea ancora meglio la ”svolta silenziosa” che Fausto il rosso ha
intrapreso da qualche tempo. Una svolta riassumibile così: non violenza e
addio al comunismo d’antan. Dopo le prudenze dell’ultimo congresso di
Rimini, quando Bertinotti individuò in uno ”stalinismo” di difficile
connotazione il nemico interno da battere, adesso la svolta si è dispiegata.
«Non sono legittime quelle manifestazioni cui non possa partecipare una
donna incinta»: questa frase bertinottiana è diventata una sorta di
manifesto dell’approdo non violento di Rifondazione. Una fuoriuscita dal
comunismo chiamandosi ancora comunisti (fino a quando?). Una svolta seguita
molto attentamente dai cugini diessini. Spiega il dalemiano Peppino
Caldarola che sta per dare alle stampe il suo libro su ”La sinistra
radicale”: «In questo modo Fausto rompe con il leninismo e facendo suo il
nesso non violenza-comunismo compie un’operazione importante, assai più
interessante di quel che avviene fra i girotondi. Bertinotti si presenta
maturo per governare, con lui ci si può alleare senza paura. Non siamo più
di fronte a un antagonismo incompatibile, non siamo più di fronte a qualcuno
da cui mi devo guardare. Fuori dai Ds o dalla sinistra riformista,
Rifondazione è l’unica novità».
Parallelo alla svolta bertinottiana è il lavoro della nuova rivista
”Alternative” propugnata da Alfonso Gianni, l’ex uomo ombra del leader, e
diretta da Domenico Jervolino, un bimestrale che ospita interventi di
intellettuali della sinistra radicale americana come Noam Chomsky o come il
francese Etienne Balibar. In quest’ottica vanno anche viste le candidature
di cui si vocifera per le Europee, dove Rifondazione intenderebbe
riconfermare l’indipendente uscente Luisa Morgantini, presentare un altro
”esterno” come Vittorio Agnoletto leader del social forum, mentre per il
partito oltre a Bertinotti verrebbe schierato il romano Roberto
Musacchio. |