I MAESTRI DIESSINI PROMUOVONO LO SCOLARETTO BERTINOTTI

"Bertinotti si presenta maturo per governare, con lui ci si può alleare senza paura. Non siamo più di fronte a un antagonismo incompatibile, non siamo più di fronte a qualcuno da cui mi devo guardare."

Sembra proprio una pagella. Il diessino Peppino Caldarola promuove a pieni voti Fausto Bertinotti, finalmente "maturo per governare", insieme ai suoi compagni che stanno operando "Una fuoriuscita dal comunismo chiamandosi ancora comunisti (fino a quando?)". La svolta sta avvenendo silenziosamente, cioè senza alcuna discussione nel partito di cui Bertinotti è il più alto dirigente e che si chiama ancora "comunista". En passant, notiamo che il Peppino Caldarola che promuove a pieni voti - e con le parole che potete leggere nell'articolo del Messaggero qui riprodotto - è anche il parlamentare diessino più filoisraeliano, al punto da prendere parte, nel 2002, ad una delegazione che si è recata in Israele per portarvi la propria solidarietà; la delegazione era organizzata e guidata da Giuliano Ferrara. I motivi dell'ostilità bertinottiana verso la causa palestinese cominciano ad apparire più chiari. Buona lettura. 

Giovedì 8 Gennaio 2004  
   
Bertinotti eurocomunista “imita” Berlinguer
 
Verso un partito unico con spagnoli, tedeschi e francesi. I Ds: ora è maturo per governare

di NINO BERTOLONI MELI


ROMA L’appuntamento è per sabato prossimo a Berlino. Quattro partiti della sinistra comunista o ex tale si riuniranno per dar vita al nucleo duro, al motore principale di quello che si annuncia come un vero e proprio ”partito transnazionale” della sinistra alternativa europea. I quattro soci fondatori sono Rifondazione comunista per l’Italia; il Pcf francese; la Pds tedesca; Izquierda unida spagonola. Al summit seguirà un appuntamento costituente in primavera e, dopo le elezioni europee, un vero e proprio congresso che fonderà il partito ed eleggerà i gruppi dirigenti. Trattandosi di operazione europea non poteva mancare il riferimento alle ”due velocità”: nel senso che i quattro soci fondatori intanto prenderanno il largo con il progetto, ma nel frattempo altri tre partiti sono pronti ad aderire (i greci del Synapsimos, svedesi e danesi) per rimpolpare l’ossatura del futuribile partito transnazionale. Si arriverebbe così a sette membri, cifra non casuale: per fare gruppo a Strasburgo occorrono le adesioni degli eletti di almeno sette Paesi. Non ci stanno invece, anzi sono fieramente avversi, i comunisti portoghesi di Alvaro Cunhal, che sognano anche loro una riorganizzazione della sinistra europea antagonista, ma con caratteri molto simili alla vecchia Internazionale comunista.
Ben altro è l’obiettivo di Fausto Bertinotti. «L’idea nostra è di confrontarci, avere rapporti, interloquire con il variegato mondo della sinistra alternativa, ad esempio anche con la sinistra laburista inglese, non certo quello di rimettere insieme i vecchi cocci del comunismo europeo», spiegano nella cerchia ristretta del leader.
L’operazione trova il suo sbocco immediato nelle prossime elezioni europee, dove i partiti affratellati intendono presentarsi con un programma e uno slogan comuni del tipo ”Per un’Europa alternativa” oppure, più semplicemente, ”Sinistra alternativa”. Le due sinistre si spostano dunque in Europa. Al maturo e maggioritario Pse (Partito del socialismo europeo) contenderà voti e consensi non proprio un Pce (Partito del comunismo europeo), ma un partito della sinistra alternativa, sì. Una sinistra che già oggi può contare su 44 europarlamentari. A quasi trent’anni dal tentativo di Enrico Berlinguer di dar vita assieme a francesi e spagnoli a un eurocomunismo affrancato dall’Urss, ora Bertinotti sembra mettersi sulla stessa lunghezza d’onda.
Si delinea ancora meglio la ”svolta silenziosa” che Fausto il rosso ha intrapreso da qualche tempo. Una svolta riassumibile così: non violenza e addio al comunismo d’antan. Dopo le prudenze dell’ultimo congresso di Rimini, quando Bertinotti individuò in uno ”stalinismo” di difficile connotazione il nemico interno da battere, adesso la svolta si è dispiegata. «Non sono legittime quelle manifestazioni cui non possa partecipare una donna incinta»: questa frase bertinottiana è diventata una sorta di manifesto dell’approdo non violento di Rifondazione. Una fuoriuscita dal comunismo chiamandosi ancora comunisti (fino a quando?). Una svolta seguita molto attentamente dai cugini diessini. Spiega il dalemiano Peppino Caldarola che sta per dare alle stampe il suo libro su ”La sinistra radicale”: «In questo modo Fausto rompe con il leninismo e facendo suo il nesso non violenza-comunismo compie un’operazione importante, assai più interessante di quel che avviene fra i girotondi. Bertinotti si presenta maturo per governare, con lui ci si può alleare senza paura. Non siamo più di fronte a un antagonismo incompatibile, non siamo più di fronte a qualcuno da cui mi devo guardare. Fuori dai Ds o dalla sinistra riformista, Rifondazione è l’unica novità».
Parallelo alla svolta bertinottiana è il lavoro della nuova rivista ”Alternative” propugnata da Alfonso Gianni, l’ex uomo ombra del leader, e diretta da Domenico Jervolino, un bimestrale che ospita interventi di intellettuali della sinistra radicale americana come Noam Chomsky o come il francese Etienne Balibar. In quest’ottica vanno anche viste le candidature di cui si vocifera per le Europee, dove Rifondazione intenderebbe riconfermare l’indipendente uscente Luisa Morgantini, presentare un altro ”esterno” come Vittorio Agnoletto leader del social forum, mentre per il partito oltre a Bertinotti verrebbe schierato il romano Roberto Musacchio.