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PER LA
RIFONDAZIONE COMUNISTA 
Il movimento degli autoconvocati è un movimento
trasversale dei compagni e delle compagne del PRC che può divenire
dirompente se verrà caratterizzato fortemente come una rivolta unitaria
della base del Partito contro il tentativo di svolta decomunistizzante,
revisionista e liquidazionista avviato dal segretario e dal suo gruppo
dirigente.
Noi, compagne e compagni del Partito della Rifondazione Comunista, abbiamo
appreso da Repubblica e dal Corriere della Sera che ci
dirigiamo speditamente verso un partito sempre meno comunista e sempre più
inserito nello stato di cose esistente, che i nostri nuovi riferimenti
ideologici sono Gandhi e Capitini, mentre dal Manifesto abbiamo
saputo che il nostro segretario vorrebbe vedere in faccia uno che oggi si
ispiri a Marx o a Lenin; un partito, dunque, che approda a teorie e
obiettivi apertamente moderati.
Ora sappiamo anche di essere iscritti ad un nuovo partito, quello della
Sinistra Europea, il cui manifesto fondativo non differisce molto da
quello di un blando partito riformista.
Tutto questo è avvenuto dopo mesi di giravolte politiche del segretario
nazionale: centrosinistra definito una gabbia da far saltare e poi
dichiarato morto; centrosinistra resuscitato e prospettato come partner di
governo in una riedizione peggiorativa dell'infausta esperienza
antioperaia, guerrafondaia e privatizzatrice del governo Prodi;
identificazione di Rifondazione Comunista con un movimento a sua volta
identificato riduttivamente nei suoi ceti politici; scontro –
strumentalmente in nome della nonviolenza - con aree di movimento
prima portate in palmo di mano, come i Disobbedienti, per poi recuperarle
nuovamente in chiave elettoralistica, mentre si sdegna ogni rapporto con
altre forze della sinistra comunista e antagonista in Italia e in Europa.
***
Avremmo molte cose da discutere.
Per esempio, non condividiamo l’affermazione che la Resistenza sia stata "angelizzata",
semmai ci sembra che sia stata progressivamente derubricata da lotta di
liberazione nazionale a "guerra civile" e che la Costituzione - che di
quella Resistenza è figlia – sia stata e sia tuttora obiettivo di profonda
revisione proprio nelle parti che tutelano l’uguaglianza, i diritti
sociali e la coesione nazionale, producendo ulteriori disuguaglianze.
Per esempio, rifiutiamo la definizione "spirale guerra/terrorismo" che
tutto sussume e di fronte alla quale non vi è altra scelta che quella
della "nonviolenza". La lotta di liberazione del popolo palestinese dal
feroce colonialismo israeliano o la resistenza del popolo irakeno
all’occupazione anglo-americana-italiana non sono vicende leggibili con la
lente di quella definizione, che le forze imperialiste vorrebbero
applicare anche al popolo venezuelano che difende il proprio
esperimento bolivariano, a Cuba che resiste eroicamente al pluridecennale
embargo, alla guerriglia delle FARC colombiane. Una definizione, che
stravolge persino il senso della vittoriosa guerra di liberazione condotta
contro gli invasori israeliani dalla resistenza libanese, in cui i
comunisti hanno versato un alto tributo di sangue.
Per esempio, infine, non vediamo alcun segno di un presunto cambiamento
nel redivivo centrosinistra, che ci sembra ancora quello che ha boicottato
il referendum per l’estensione dell’articolo 18, che non vuole il ritiro
delle "nostre" truppe dall’Irak occupato e che, dulcis in fundo, si
costituisce parte civile contro le vittime delle violenze poliziesche di
Genova, cioè anche contro di noi. Un centrosinistra che, in buona
sostanza, è sempre quello dell’aggressione alla Jugoslavia, del sostegno
all’intervento in Afghanistan, del Pacchetto Treu, della legge
Turco-Napolitano e dei lager per gli immigrati, dello stravolgimento
federalista della Costituzione imposto a stretta maggioranza in Parlamento
e ratificato da un referendum–farsa in cui la nostra voce non si è
(colpevolmente) quasi fatta sentire.
Di tutti questi argomenti e di molti altri avremmo voluto e vorremmo
ancora poter discutere nelle sedi del nostro partito, ritrovandoci invece
di fronte a decisioni già prese anche in nostro nome, in virtù
dell'obliterazione della democrazia nel partito e della deriva cesarista
che ha fatto piovere dall'alto tutte le prese di posizione del partito,
grazie anche all'emarginazione di iscritti e militanti e ad organismi
dirigenti ridotti ad un ruolo di mera ratifica.
Per questi motivi è nato e si sta sviluppando un movimento autoconvocato
di compagne e compagni del Partito della Rifondazione Comunista.
***
Per noi non esiste alcun tipo di soffitta dove relegare
la nostra storia. Nella realtà materiale esistono la classe operaia, i
lavoratori, la lotta di classe. Invece, in nessuna delle ultime
mobilitazioni il nostro partito ha avuto una presenza non diciamo decisiva
ma quanto meno visibile; la presenza organizzata del nostro partito tra i
lavoratori è ai minimi storici.
E’ evidente come la perdita dell’ancoraggio di classe sia il frutto
dell’abbandono di una visione di classe degli avvenimenti e della società
in generale, visto che al proletariato non si attribuisce più un ruolo
centrale e si parla solo di nuovo movimento operaio, estendendo e
diluendo il concetto di classe, all’interno della quale vengono messi
tutti quelli che genericamente sono più o meno critici della
globalizzazione.
Le idee che ci hanno unito sono semplici e chiare. Intendiamo contrastare
in tutti i modi la liquidazione del patrimonio politico, storico,
ideologico e culturale del movimento operaio e del progetto comunista,
respingendo il revisionismo borghese che vede le lotte di emancipazione
delle classi e dei popoli solo in termini di orrori da condannare,
trascurando i processi di liberazione compiuti da miliardi di uomini e
donne.
Non intendiamo negare ai popoli ed ai proletari che non possono esprimersi
democraticamente il diritto alla resistenza con ogni mezzo necessario. Non
intendiamo confondere strumentalmente la necessaria battaglia per
sconfiggere il governo di destra con il nostro coinvolgimento e la nostra
partecipazione ad un altro governo egemonizzato da neoliberisti e
democristiani riciclati. Non intendiamo rinunciare alla prospettiva non di
un generico "altro mondo possibile", ma di un altro mondo non più fondato
sulla proprietà privata dei mezzi di produzione, sul profitto e sullo
sfruttamento dell’uomo sull’uomo: un mondo che chiamiamo comunismo.
Non intendiamo nemmeno rinunciare allo strumento necessario per pensare e
costruire collettivamente il nuovo mondo: il Partito Comunista.
Nessun gruppo dirigente pervaso da appetiti ministeriali e clientelismi
può illudersi di ridurre al silenzio la nostra voce e seppellire
definitivamente il percorso della rifondazione comunista.
I prossimi mesi saranno decisivi: dobbiamo utilizzarli per rivitalizzare e
rimotivare i nostri circoli, stimolando il libero dibattito sulle
questioni più importanti, come la natura stessa del nostro partito, la
necessaria solidarietà ai popoli in lotta contro l’imperialismo e la
guerra permanente, l’internità al movimento e al conflitto sociale, le
battaglie per i diritti sociali e civili. Il congresso che si annuncia
anticipato a novembre sarà nei fatti un congresso straordinario nei
contenuti e nelle finalità, per cui è assolutamente indispensabile
affrontarlo pretendendo modalità realmente democratiche, con una premessa
di fondo: noi vogliamo il congresso delle iscritte e degli iscritti al
Partito della Rifondazione Comunista, non la convention di un’entità
evanescente e non nostra come il partito della "Sinistra Europea".
Invitiamo tutti i compagni e le compagne iscritti al partito, insieme ai
tanti che lo hanno abbandonato in questi anni di trasformismi, ad uscire
dal mugugno e dall’impotenza, dando battaglia insieme a noi contro la
deriva revisionista e anticomunista di un gruppo dirigente che sta negando
le ragioni e gli obiettivi per i quali i comunisti hanno rifiutato la resa
della Bolognina e hanno ribadito la volontà e la necessità del comunismo.
LE COMPAGNE E I COMPAGNI AUTOCONVOCATI DEL PRC
Per contatti:
autoconvocatiprc@virgilio.it
Per sottoscrizioni: conto corrente postale n.
47209002
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