PRC: A ROMA MINORANZE CONTESTANO BERTINOTTIANI, E' SCONTRO
(AGI) - Roma, 25 maggio -
E' guerra tra minoranze e 'bertinottiani' nel Prc a Roma.
Gli esponenti dell'Ernesto e delle componenti trotzkiste hanno abbandonato i
lavori del Comitato politico della federazione romana di Rifondazione, con
l'obiettivo di far mancare il numero legale nella votazione che doveva definire
i nuovi assetti dirigenti in vista del congresso regionale previsto per giugno.
Le minoranze, circa il 43 % del partito, precisano di aver "ingaggiato uno
scontro frontale", poiché sono state "tagliate fuori da ogni ruolo di direzione
politica della Federazione romana". Lo scontro potrebbe avere dei riverberi
sulle scelte fin qui compiute dalla maggioranza del partito, anche perché
secondo gli oppositori sarebbe attraversata da "profonde lacerazioni al suo
interno". Le opposizioni contestano ad esempio le nomine dei neoassessori
regionali Nieri e Tibaldi, che non avrebbero rispettato il principio
dell'incompatibilità con la carica di consigliere regionale, principio per altro
sollevato dallo stesso governatore del Lazio, Piero Marrazzo.
Le minoranze del Prc affermano di aver "vinto il primo round di questo braccio
di ferro", avendo reso nulla la votazione a cui hanno comunque partecipato i
rappresentanti bertinottiani per mancanza del numero legale: "Abbiamo dimostrato
alla maggioranza bertinottiana - sostengono - che non ha i numeri adeguati per
governare in solitudine la Federazione di Roma". (AGI)
Il lancio dell'AGI è
sufficiente per comprendere la profondità della crisi del PRC a Roma, crisi che
- per la verità - è persino antecedente all'ultimo congresso del partito. A
quello che scrive l'Agenzia Italia va aggiunto che la "maggioranza"
bertinottiana ha deciso di infischiarsene della mancanza del numero legale e di
ritenere comunque valide le deliberazioni assunte dal Comitato Federale, che
escludono dagli organi dirigenti i rappresentanti delle minoranze congressuali.
La vicenda, a questo punto, dovrebbe approdare al Collegio Nazionale di
Garanzia, il più alto organismo disciplinare del partito, nel quale i
bertinottiani sono comunque maggioranza.
Soluzioni politiche dello scontro non se ne vedono, a meno che i bertinottiani
non riescano a ricompattare i propri ranghi ed a garantirsi la presenza
effettiva nelle votazioni dei propri rappresentanti, che sulla carta
costituiscono quasi il 60% del Comitato Federale; il problema, per i
bertinottiani, è probabilmente rappresentato dal fatto che, per assicurarsi la
maggioranza congressuale, anche a Roma si è proceduto al tesseramento di
centinaia di "cammelli", gli iscritti dell'ultima ora condotti a votare per il
documento di maggioranza praticamente con il guinzaglio. La rappresentanza
eletta con questi metodi non è certo di prima qualità, e questo spiega sia il
crollo elettorale del partito, sia l'assenza dalle sedi di discussione e di
decisione.