PRIMA RIUNIONE NAZIONALE DEGLI AUTOCONVOCATI DEL PRC.
All'indomani della grande
manifestazione per il ritiro delle truppe dall'Irak e per la pace in Medio
Oriente, si è tenuta a Roma la prima riunione nazionale degli autoconvocati di
Rifondazione Comunista.
All'incontro erano presenti, oltre agli autoconvocati di Roma e del Lazio,
compagne e compagni di Milano, Parma e Napoli, mentre alcuni problemi tecnici
hanno impedito l'annunciata partecipazione di compagni da Torino e dal Veneto.
Il dibattito è stato approfondito e a tratti anche difficile, in particolare di
fronte alla questione del congresso straordinario, che per alcuni appare una
richiesta troppo "etichettata" dall'associazione Progetto Comunista, il che
rischia di far apparire gli autoconvocati come una sorta di copertura della
stessa associazione, allontanando così compagni vicini ad altre aree del PRC. A
conti fatti, però, si è registrata una diffusa consapevolezza del carattere
comunque straordinario di un congresso che - a detta di tutti - verrà anticipato
al prossimo novembre e affronterà questioni oggettivamente straordinarie, a
partire da quella dell'esistenza stessa di un partito della rifondazione
comunista. Quello che segue è il resoconto, forzatamente, parziale, di
un'assemblea interessante e partecipata, pervasa dalla consapevolezza
dell'estrema difficoltà del momento ed anche della sua pericolosità. Un
dibattito vero, lontanissimo dalle liturgie, dai tatticismi e dal burocratismo
che caratterizzano la dialettica interna al PRC.
L'introduzione di Germano Monti, del CPF di Roma,
ha ribadito i tre elementi fondamentali delle autoconvocazioni: assolutizzazione
della nonviolenza e revisione liquidatoria del Novecento, indifferenza
verso la necessaria democrazia interna e accreditamento presso i salotti buoni
del centrosinistra sono elementi inscindibili l'uno dall'altro, per cui la
critica deve dispiegarsi sul complesso della svolta di Bertinotti e del
gruppo dirigente.
Per Fulvio Grimaldi, del CPF di Roma, l'iniziativa
degli autoconvocati potrà essere dirompente se continuerà a caratterizzarsi come
una rivolta unitaria della base del partito, e per questo sarebbe
necessario evitare i richiami al congresso straordinario. Grimaldi ha poi
proposto la stesura di un documento degli autoconvocati prima della fondazione
del partito della Sinistra Europea. Nel suo intervento, Grimaldi ha ricordato
che l'attuale gruppo dirigente non commette errori di linea, ma persegue
lucidamente un progetto politico, un po' come avvenne con il gruppo dirigente di
Lotta Continua nella prima metà degli anni 70; quello proposto da Bertinotti non
è un cambiamento di linea, ma lo svuotamento del partito, fino alla
cancellazione di ogni riferimento al socialismo. La nonviolenza serve per
essere accettati da borghesia, Confindustria e imperialismo come elementi atti a
governare. E' necessario, quindi, interloquire con quei compagni che,
riproducendo una cultura presente nel vecchio PCI, pensano a passaggi tattici
della segreteria. Bisogna formulare un documento che espliciti queste cose e
ragionare su iniziative che sensibilizzino i militanti del partito.
Letizia Mancusi, del CPN, ha osservato che si
rischia di produrre un documento di basso profilo, poiché esistono posizioni
politiche diverse e difficili da sintetizzare, portando ad esempio la posizione
dell'area de l'Ernesto sugli accordi con il centrosinistra. La richiesta
unificante è quella della democrazia in un partito che vede i militanti ridotti
al ruolo di propagandisti in campagne elettorali decise dall'alto e
impossibilitati ad esprimersi. Letizia Mancusi ha anche ricordato che la
questione del congresso straordinario è stata posta da Progetto Comunista molti
mesi fa, quando non era assolutamente in previsione l'anticipazione del
congresso a novembre 2004, il che è avvenuto probabilmente anche a causa della
tornata elettorale della primavera 2005. Sulla Sinistra Europea, il doppio
tesseramento voluto da Bertinotti significa che si rischia un congresso
inquinato da truppe cammellate, dato che lo stesso segretario si è vantato al
CPN delle richieste di iscrizione anche collettive e organizzate che arrivano al
nuovo partito. Bisogna quindi tenere fermo il carattere di straordinarietà delle
modalità con cui si svolgerà il congresso, rivendicando un regolamento
democratico, che valorizzi la partecipazione degli iscritti e che sia il
congresso del PRC, non quello della sezione italiana di un altro partito che si
chiama Sinistra Europea. In realtà, ha continuato Letizia Mancusi, più che di
congresso straordinario, bisogna parlare di un congresso vero, sempre ammesso
che si tenga veramente a novembre. Infine, è stata proposta un'iniziativa
visibile di dissenso in occasione della fondazione del partito della Sinistra
Europea il prossimo 8 maggio a Roma, in difesa del partito e per impedire che si
cancelli la presenza politica di un partito comunista.
Dopo l'intervento di una compagna di Operai Contro, è intervenuto
Mario Tommasi, del PRC di Rieti, che non condivide
le posizioni espresse da Grimaldi sul congresso straordinario, sostenendo che il
PRC è in mano ad un ceto politico e ad un gruppo dirigente che bisogna mandare
via. Il motivo delle autoconvocazioni è che il partito, di fatto, non c'è e
proprio per questo motivo dobbiamo imporre un percorso congressuale che permette
il dibattito e la partecipazione. Tommasi è intervenuto anche sull'iniziativa
della Federazione romana di deferire gli autoconvocati al Collegio di Garanzia,
invitando a replicare collettivamente ad eventuali azioni disciplinari,
dicendosi poi d'accordo con iniziative di contestazione della nascita del
partito della Sinistra Europea.
Gina Morichelli, del circolo S. Lorenzo di Roma, ha
sostenuto la necessità di un documento politico, anche sintetico, per discutere
con i compagni nei circoli e da inviare anche a Liberazione, chiedendone la
pubblicazione. La compagna ha anche fatto notare come nei circoli vi siano
compagni che dicono cose simili a quelle che diciamo noi oggi, ma nel concreto
fanno cose molto diverse.
Roberto Catalano, del CFG di Roma, in premessa ha
sottolineato come le autoconvocazioni siano da considerarsi un luogo tematico
sull'autoriforma del partito e, come tale, garantito dallo statuto del partito.
Il congresso a novembre è ancora sul livello del "si dice"; probabilmente, vi
sarà un'accelerazione dopo le elezioni europee. Per quanto riguarda il
documento, va concepito come un trampolino di lancio per il dibattito della
base, oltre le correnti, perché esiste l'esigenza diffusa di uscire dalle
logiche correntizie.
Laura Bergamini, del Comitato Politico di Parma, ha
parlato della "sperimentazione" in atto nella sua città, dove da alcuni mesi la
segreteria è composta da compagni della minoranza e degli emendamenti
(dell'Ernesto, n.d.r.), con i bertinottiani fuori dal gruppo dirigente. A Parma
si cerca di far funzionare la Federazione, e l'iniziativa di Roma, cioè l'autoconvocazione,
è stata accolta molto favorevolmente. Un documento che raccolga i punti
essenziali - che non sono pochi, né poveri - è necessario. Il problema di metodo
esiste perché si vuole liquidare il partito, quindi la necessità che abbiamo è
quella di liquidare il gruppo dirigente attuale del PRC. E' necessaria un'azione
visibile di contestazione sul partito della Sinistra Europea, che serva sia a
noi che ai comunisti degli altri Paesi. Il congresso ci sarà e dobbiamo
lavorarci, rivendicando regole e modalità diverse da quelle precedenti, con il
doppio obiettivo di rivitalizzare la base e smuovere le correnti. Le correnti,
appunto, dovrebbero sforzarsi di mettere da parte le divisioni, sospendendo
tatticismi e schematismi.
E' poi intervenuto un compagno del circolo romano di Cinecittà, che ha invitato
a rilanciare l'iniziativa sociale del partito.
A seguire, Alessio Vittori,
del CPF di Roma, ha criticato gli interventi che spiegavano la necessità di non
entrare nel merito delle questioni politiche, limitandosi a porre questioni di
democrazia e di metodi. Per questo ha esortato a costruire iniziative tematiche
e ad organizzare momenti di discussione su Sinistra Europea, nonviolenza, ecc.
spiegando che è, attraverso il coinvolgimento dei militanti in queste
discussioni, che si può cercare di combattere frontalmente il processo di
liquidazione del partito. L'attacco contenuto nell’odg votato al cpf (che
chiede un intervento degli organismi di garanzia) è politico e sulle questioni
politiche si deve rispondere. Come esempio di una possibile iniziativa tematica
da organizzare, Vittori ha portato la questione della cosiddetta spirale
guerra/terrorismo, enunciazione che fa scomparire la possibilità delle
mobilitazioni rivoluzionarie delle masse che pure stanno avvenendo in tutta
l’America Latina.
Marco Stefanini
ha comunicato di essersi dimesso dalla Direzione della Federazione di Tivoli.
Stefanini ha osservato che nei congressi si vota sempre per partito preso, con
scarsa considerazione per contenuti e regole. La battaglia va data nei circoli e
nei comitati politici. Un documento politico è necessario, non solo sul metodo,
e per il congresso dobbiamo organizzarci per affrontarlo, aumentando
l'iniziativa degli autoconvocati, oltre gli schieramenti di corrente e superando
le logiche da orticello.
Per Claudio Lorenzoni, della Direzione romana, le
autoconvocazioni devono avere il coraggio di analizzare spietatamente quello che
è diventato il PRC, perché è da qui che si parte per cambiare i rapporti di
forza. Dopo le europee, dovremo fare un grosso lavoro per raggiungere più
compagni possibile. Dobbiamo allargare la platea della consapevolezza e nel
documento deve essere chiaro il punto della cacciata dell'attuale dirigenza. Per
quanto riguarda l'eventuale azione disciplinare, la risposta dovrà essere una
autodenuncia di tutti i compagni e le compagne che rifiutano questi metodi
autoritari e antidemocratici. Un altro compagno di Parma ma di nazionalità
greca, Giorgio, ha premesso di aver militato per 20
anni nel KKE per 6 nel PRC, comunicando di essersi deciso a riprendere ora la
tessera del partito perchè la posta in gioco è altissima: abbiamo di fronte la
prospettiva della liquidazione del partito comunista, la cosa peggiore non è
perdere una battaglia, ma non combattere. Le diverse aree critiche del partito
dovrebbero individuare il nemico e colpire unitariamente, perché la vittoria di
questo gruppo dirigente anticomunista sarebbe la fine del PRC. Ricorrendo alla
metafora, Giorgio ha detto che, essendo carnivoro, non avrebbe senso se facesse
il segretario di un circolo di vegetariani, e questo discorso vale anche per
Bertinotti. E' necessario un documento che metta in chiaro il livello dello
scontro politico e ribadisca la necessità di un partito comunista per i
lavoratori, i giovani, i popoli in lotta, che scelgono loro i mezzi da
impiegare. I comunisti sono al fianco della lotta armata dei Colombiani, altro
che nonviolenza! Dobbiamo dare visibilità politica agli autoconvocati,
informare i compagni che non si tratterà di un congresso ordinario. Tutte le
Federazioni devono sapere che gli autoconvocati si stanno organizzando.
Peppe, giovane comunista di Napoli, ha fatto notare
come l'accelerazione sia iniziata a partire dal V congresso. Per esempio, i
Giovani Comunisti si trovarono ad aderire al cartello dei Disobbedienti senza
alcuna discussione ed oggi è paradossale che proprio il PRC non sia fra i
contestatori della presenza di Fassino al corteo contro la guerra. Gli
autoconvocati stanno esprimendo una resistenza inaspettata del corpo del
partito. Dobbiamo costruire prassi politica identificata in alcuni punti, quali
la resistenza sul punto della nonviolenza religiosa e assoluta, la
questione del partito (strumentalmente contrapposto al movimento), le
ipotesi interclassiste, il richiamo ad una vera alternativa di società, in senso
socialista. Questo deve essere il nostro minimo comune denominatore.
L'operazione di Bertinotti è simile a quella operata da Fini con il
pellegrinaggio a Tel Aviv: è l'Ulivo che vuole l'abiura del PRC per concedere
qualche ministero, quindi il nostro NO deve essere rivolto all'opzione
strategica della ricomposizione con il centrosinistra. Il documento, infine,
dovrebbe assumere la forma di un manifesto degli autoconvocati contro la nuova
Bolognina; quanto al congresso, iniziamo a prepararlo sin da ora.
Roberto Santi, del PRC di Milano, ha evidenziato lo
stato di frustrazione di molti compagni, ormai convinti che il loro contributo
non serva a nulla. Dobbiamo far capire che è possibile costruire qualcosa di
diverso, a partire dai punti su cui si può trovare un accordo. Bertinotti è in
difficoltà, per questo vuole accelerare il congresso; sta a noi delineare
proposte credibili per l'intervento nei conflitti sociali.
L'ultimo intervento è stato quello di Eugenio Gemmo,
del CPF di Roma, che ha ribadito la necessità di rigenerare e ricostruire il
partito e, dunque, di affrontare il congresso.
Al termine della riunione - protrattasi per più di quattro ore - sono stati
delineati i passaggi successivi: stesura del documento, che verrà inviato ai
vari indirizzi per discuterlo e completarlo prima della sua diffusione;
organizzazione, per la metà di aprile, di un incontro a carattere seminariale
sull'attualità del diritto di resistenza; promozione, in tutte le scadenze del
25 aprile, della continuità ideale fra la Resistenza e le attuali lotte li
liberazione in Irak, Palestina, ecc.; organizzazione della contestazione della
fondazione del partito della Sinistra Europea. E' stata avviata una
sottoscrizione per sostenere le iniziative autoconvocate, soprattutto per la
comunicazione, attualmente limitata ad una piccola mailing list e alla
disponibilità di alcuni siti internet, come Arcipelago e Il Pane e le
Rose, decisamente troppo poco per raggiungere i moltissimi compagni e
compagne interessati alle proposte degli autoconvocati: è disponibile il conto
corrente postale n. 47209002, specificando "autoconvocati" nella causale del
versamento. Per contatti, scrivere a
autoconvocatiprc@virgilio.it .