RICORSO CONTRO IL NUOVO SIMBOLO DEL PRC
Il movimento degli
autoconvocati di Rifondazione Comunista, nella sua III assemblea
nazionale, aveva deciso - fra l'altro - di proporre un ricorso al
Collegio Nazionale di Garanzia in merito all'arbitrario cambiamento del
simbolo del partito, tutelato da un apposito articolo dello statuto e
che, dunque, può essere cambiato solo a seguito di un nuovo Congresso.
Esponenti del movimento ci hanno detto che l'iniziativa vuole ribadire
il carattere non solo autoritario, ma anche illegittimo dell'operazione
condotta dal gruppo dirigente del partito, chiarendo che la questione
formale del rispetto dello Statuto richiama la questione sostanziale
della formazione delle decisioni; come si fa, infatti, a parlare di
"democrazia partecipata" quando nel proprio ambito ogni forma di
partecipazione viene stroncata?
A proposito di collegi di garanzia, apprendiamo che Fulvio Grimaldi -
già licenziato per motivi politici dal quotidiano Liberazione - è stato
deferito al collegio di garanzia della Federazione romana per la sua
partecipazione alla manifestazione di dissenso nei confronti
dell'operazione "sinistra europea" del 7 maggio scorso, quando un gruppo
di militanti diffuse un volantino e mostrò uno striscione nel corso di
una conferenza stampa del segretario Fausto Bertinotti. La
manifestazione ha avuto ampia eco sulla stampa nazionale (La Repubblica,
il Manifesto, il Messaggero, la stessa Liberazione) e su molti media
internazionali, rendendo nota l'esistenza del malessere profondo che
attraversa il PRC; probabilmente, è qui il motivo che ha spinto la
segretaria romana del PRC, "Chicca" Perugia, e un altro dipendente del
PRC, tale Vittorio Mucci, a "denunciare" Grimaldi, con l'evidente
obiettivo di continuare la campagna persecutoria avviata con il
licenziamento da Liberazione. Vale la pena di notare che "Chicca",
immediatamente informata dell'aggressione subita da due compagne del
partito durante la festa della "sinistra europea" ad opera di alcuni
iscritti, non ha ritenuto di darne notizia al collegio di garanzia.
Di seguito, il testo del ricorso promosso contro il cambiamento del
simbolo del PRC e il modulo per la raccolta di firme degli iscritti; i
moduli compilati vanno portati all'assemblea degli autoconvocati del PRC
che si terrà - prima della manifestazione contro la visita italiana di
Bush - a Roma, in Via Giolitti n. 231 (a fianco della Stazione Termini)
il prossimo 4 giugno, alle ore 10.00.
Care compagne e cari compagni,
come deciso nella III assemblea autoconvocata, è stato approntato un
ricorso al CNG contro l’utilizzo di un simbolo del partito non previsto
dallo Statuto del Partito; al ricorso è allegato un modulo per la
raccolta delle firme degli iscritti che intendano sottoscriverlo. Il
ricorso con le firme non va spedito, perché vogliamo consegnarlo con
tutte le firme dei compagni; comunicate a questa casella quando avrete
terminato la raccolta di firme e riceverete l’indirizzo di Roma a cui
spedirle. Naturalmente, potete portare le firme anche all’assemblea che
si terrà a Roma la mattina del 4 giugno (prestissimo comunicheremo
l’indirizzo della sala e l’orario), prima della manifestazione per la
presenza di Bush, in ogni caso l’invito è a fare presto.
Segnaliamo che il compagno Fulvio Grimaldi è stato deferito al Collegio
di Garanzia romano per l’iniziativa in occasione della presentazione
alla stampa della “Sinistra Europea” (BertiNot in my name…);
naturalmente, decideremo insieme come rispondere.
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PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA COLLEGIO NAZIONALE DI GARANZIARICORSO AVVERSO L’UTILIZZO DI SIMBOLI DIFFORMI Da alcune settimane, in molte manifestazioni pubbliche e sulla propaganda del partito compare un simbolo diverso da quello descritto nello Statuto del Partito della Rifondazione Comunista all’articolo 65, votato dal V Congresso Nazionale del nostro partito. Diversamente da quanto disposto dal citato art. 65, il simbolo che compare è parzialmente circondato da una sorta di mezzaluna di colore rosso, recante al proprio interno, disposta ad arco di cerchio, la scritta bianca “SINISTRA EUROPEA”. L’articolo 29 dello Statuto approvato dal V Congresso dispone inequivocabilmente che “Il congresso nazionale esamina le proposte di carattere statutario e decide su di esse”; orbene, essendo i simboli del partito una questione incontestabilmente di carattere statutario, tanto è vero che sono regolati da un apposito articolo dello Statuto, l’utilizzo di simboli anche solo parzialmente difformi da quello indicato dall’art. 65 appare del tutto illegittimo ed arbitrario. Non rileva, al proposito, l’eventuale obiezione che la mezzaluna e la scritta costituiscono un mero slogan di carattere contingente, come, a titolo di esempio, la scritta “PER LA SINISTRA” che compare sul simbolo utilizzato dal Partito dei Comunisti Italiani nella tornata elettorale europea; invero, il simbolo difforme viene utilizzato in numerose occasioni che non rivestono carattere elettorale ed è comparso addirittura su bandiere e carta intestata del partito, in flagrante violazione del combinato disposto dai citati artt. 29 e 65. A nostro avviso, potrebbero configurarsi, a tutti gli effetti, le ipotesi indicate dall’art. 52 dello Statuto in merito alle “violazioni gravi e ripetute dello Statuto”, nonché ai “comportamenti lesivi dell’immagine pubblica del partito” e del “grave pregiudizio all’organizzazione del partito”. Non intendiamo, in questa sede, entrare nel merito di altri elementi, di carattere politico, che esulano da questioni strettamente statutarie, ma che ugualmente contraddicono lo Statuto, in particolare con riferimento all’art. 3, laddove recita testualmente: “Ogni iscritta/o al Partito della Rifondazione Comunista ha il diritto di partecipare alle attività, alla discussione e ai meccanismi decisionali di partito con piena libertà di fare proposte di discussione e di lavoro” e ancora: “Ogni iscritta/o ha il diritto di essere informata/o delle discussioni e delle decisioni da parte delle varie istanze del partito e delle critiche rivoltele/rivoltegli”. Decine di migliaia di iscritte/i non hanno avuto alcuna possibilità di partecipare ai meccanismi decisionali che hanno portato, a titolo di esempio, all’adesione del Partito della Rifondazione Comunista ai principi culturali della cosiddetta “nonviolenza” e sono state informate/i delle decisioni assunte dalle massime istanze del partito in merito alla ricerca di un “accordo di governo” con il centrosinistra dai giornali. Per tutto quanto esposto, si chiede al Collegio Nazionale di Garanzia di accertare le responsabilità connesse all’utilizzo di simboli del partito difformi da quello previsto dallo Statuto e di pronunciarsi per il ripristino della legittimità statutaria, disponendo il ritiro del simbolo in epigrafe indicato e adottando le sanzioni che riterrà opportune nei confronti dei responsabili eventualmente individuati. Saluti comunisti,
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