ROMA: AUTOCONVOCATI E TALEBANI
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Circolano nel partito ed all'esterno verbali e
documenti diffusi da un gruppo di iscritti al PRC che si definiscono "autoconvocati":
registi e regia sono noti. Sante Moretti
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Il testo che che avete appena
letto non è l'espressione della nostalgia tardostalinista di un singolo
compagno, il che sarebbe sgradevole ma - considerata l'età anagrafica e la
storia politica della persona - tutto sommato irrilevante; il fatto grave è che
quel reperto da museo degli orrori del socialismo reale è diventato, a tutti gli
effetti, un documento ufficiale del Partito della Rifondazione Comunista,
essendo stato approvato a larga maggioranza dal Comitato Politico della
Federazione di Roma Il 4 marzo scorso. A loro onore, va dato atto agli esponenti
della minoranza di sinistra del PRC e ad alcuni compagni dell'area dell'Ernesto
di non averlo votato.
La requisitoria in stile procuratore Vishinsky si è guadagnata il plauso degli
"innovatori" bertinottiani, della maggioranza dei "conservatori" dell'Ernesto e
dei trotskisti - movimentisti di Bandiera Rossa; nessuno ha notato quanto la
requisitoria che pretende di denunciare insinuazioni calunniose e
falsificazioni evidenti sia essa stessa un capolavoro di insinuazione
e falsificazione.
La regia e i registi dell'operazione "autoconvocati" sono noti, dice il compagno
Moretti, anzi il CPF romano... e allora, perché non vengono nominati? Si parla,
poi, di insinuazioni calunniose e falsificazioni evidenti, ma non se ne cita
nemmeno una, salvo il riferimento alle insinuazioni (appunto) sugli obiettivi
politici di Fausto Bertinotti, che in realtà non sono insinuazioni di matrice "autoconvocata"
ma giudizi politici espressi anche da noti dirigenti del partito sulle pagine di
Liberazione, in forma persino più esplicita.
Nelle edicole si può ancora acquistare il libro "La politica della non -
violenza", che raccoglie gran parte degli interventi pubblicati dal giornale del
PRC sul dibattito apertosi dopo le esternazioni di Bertinotti a tale proposito.
Il libro costa solo quattro euro ed è ben vero che la maggior parte degli
interventi fortemente critici verso la "svolta" del segretario del PRC si guarda
bene dal farne il nome, ma rimane difficile pensare che la linea di confine fra
"normale dialettica nel partito" e "comportamenti intollerabili" sia costituita
dal nominare il segretario del partito, quasi fosse un'entità divina. Da quanto
se ne sa, nemmeno ai Talebani è proibito pronunciare il nome del mullah Omar.
Laicamente, avanziamo un'ipotesi (che è cosa diversa da un'insinuazione): è
possibile che i dirigenti romani del PRC, responsabili di un disastro politico -
organizzativo di notevoli dimensioni (quasi il 20% degli iscritti in meno,
risultati elettorali in picchiata - dagli oltre 210.000 voti del '96 ai circa
65.000 attuali - e partecipazione politica vicina allo zero), stiano mettendo le
mani avanti in vista di ulteriori tracolli? In fondo, in tempi di guerre
preventive, è plausibile inventarsi un colpevole preventivo, nel caso i consensi
del partito dovessero continuare ad avvicinarsi a percentuali da prefisso
telefonico.
P.S. Abbiamo letto su
Liberazione del 6 marzo il garbato intervento di Luigi Vinci (deputato europeo
del PRC) rivolto ad un certo Fausto, dirigente nazionale del PRC, che non
compare sulle pagine del libro "La politica della non - violenza", poiché
scritto dopo la sua pubblicazione. Quel Fausto viene raffigurato più o meno come
un Mata Hari in pantaloni, al servizio di un efferato complotto ordito da
un'organizzazione clandestina ai danni del PRC. Il Fausto accusato a mezzo
stampa di essere un agente provocatore non è Bertinotti, ma Sorini, quindi non
siamo in presenza di "comportamenti intollerabili".