Questa rivista sta diventando troppo seria, anzi seriosa. Non so se mi sarà consentito continuare ad inviare, di tanto in tanto, le mie piccole invettive e malignità.
Nel mio "buen retiro" della campagna laziale ho appreso che il prossimo 26 ottobre si tornerà nuovamente in piazza a Roma per ricordare al mondo tre o quattro verità, talmente scontate che nessuno vuole più parlarne: il governo Sharon-Peres continua a massacrare i Palestinesi, la Resistenza è un sacrosanto diritto anche se chi ti massacra è il "popolo eletto" (da chi? quando ci sono state queste elezioni?), i profughi della pulizia etnica israeliana hanno diritto a tornare nelle loro terre e sarebbe ora che la "comunità internazionale" si accorgesse che Israele è il primo Stato canaglia e che la politica stragista e genocida che persegue è la prima causa della violenza in Medio Oriente. Tutta roba vecchia, al punto di apparire noiosa, come le quotidiane uccisioni di Palestinesi.
Nonostante si tratti di roba vecchia e noiosa, giustamente snobbata dai modernissimi e rutilanti leaderini no-global, nel giro di pochi giorni sono fioccate centinaia di adesioni alla proposta di manifestare a Roma il 26 ottobre. ARCIPELAGO ne sta dando maniacalmente conto, come è giusto che sia. Quello che non trovo giusto è che, a differenza di quanto avvenne prima dello scorso 9 marzo, ARCIPELAGO non stia facendo notare che, ancora una volta, qualcuno sta facendo lo struzzo, ed è lo stesso qualcuno del 9 marzo.
Visto che non lo fa ARCIPELAGO, lo faccio io, e pongo questa domanda: cosa fanno il Partito della Rifondazione Comunista e il suo giornale, che mi pare si chiami "Liberazione"? Aderiscono? Non aderiscono? Sono favorevoli? Sono contrari? Ci sono o ci fanno?
Qualcuno mi fa notare che, in fondo, quello che sono o fanno i proprietari del PRC conta poco o nulla, visto che gli iscritti e i militanti, come sempre, sapranno da che parte stare e il 26 ottobre saranno in piazza a migliaia. E' vero e, da vecchio ex iscritto, non posso che esserne felice; in piazza ritroverò tanti miei vecchi amici e compagni, e questa idea mi rasserena e mi rassicura. Tuttavia, non posso tacere di fronte alla cialtroneria di un gruppo dirigente - meglio: proprietario - che continua a coprirsi di vergogna. E vorrei non essere solo io a cantargliele chiare.
Comunque, il 26 ottobre abbandonerò per qualche ora i miei ulivi e sarò anch'io in piazza, con i miei troppi anni, il mio naso troppo grande, i miei reumatismi e la mia intatta passione umana e politica. Anche io con i Palestinesi, senza "se" e senza "ma".