Insomma, hanno vinto
tutti. Il cliché non è proprio nuovissimo, anzi si ripete quasi ad ogni tornata
elettorale, dove uno che ammetta la sconfitta non lo trovi nemmeno se lo cerchi
con il lanternino; però, questa volta si è andati veramente oltre ogni limite,
specialmente da parte dell'Ulivo, che sembra non abbia perso la municipalità di
Reggio Calabria, oltre a non riconquistare Parma.
Il teatrino offerto dai vari leader è persino divertente: Fassino è contento
perché i DS non sono stati superati dalla Margherita, Rutelli è contento perché
è contento Fassino, Bossi è contento perché la Lega tiene duro (e ti pareva...),
Fini è contento perché deve esserlo per forza (anche se dalle urne si aspettava
molto di più), Bertinotti e Di Pietro cinguettano felici perché l'Ulivo senza di
loro non può farcela e Berlusconi, infine, è contento perché passerà alla storia
come l'architetto dell'alleanza fra gli ex nemici NATO e Russia, che non è vero
per niente ma farà notizia almeno fino all'inizio dei Mondiali. I soli che
abbiano ottime ragioni per essere contenti sono i centristi del Polo, che hanno
visto irrobustirsi significativamente i propri consensi ed ora dovranno
seriamente preoccuparsi perché le avances del povero Mastella potrebbero
oltrepassare la soglia della decenza, il che - per chi sta ricostruendo una
grande forza di ispirazione cattolica - non è bello. I vecchi cespugli
dell'Ulivo (Verdi e Pdci) confermano la loro inconsistenza e quelli nuovi, le
tanto decantate liste "di movimento", rimediano percentuali da prefisso
telefonico.
Sullo sfondo, i bombardieri scaldano i motori per l'Irak (o l'Iran, o tutti e
due), i tank israeliani visitano quotidianamente le città palestinesi e due
potenze nucleari sono ad un passo da una guerra aperta che coinvolgerebbe più di
un miliardo di persone. Ma tutto questo merita meno attenzione dell'esclusione
di Baggio dalla Nazionale.