L'Onorevole Massimo D'Alema, il generale di mille sconfitte,
vuole mettere ordine in casa sua, visto che i DS sono casa sua ed è bene che il signor
Piero Fassino tenga a mente qual'è il suo ruolo nella casa padronale: quello del
maggiordomo.
Come in tutte le migliori famiglie, anche in quella di D'Alema c'è qualche pecora nera,
in questo caso sfumatamente rossa, e quindi vanno messe a posto anche loro: tanto per
cominciare, il conservatore Cofferati si metta bene in testa che non è proprio il
caso di mobilitare per difendere l'art. 18 .
Diciamoci la verità, non è che l'idea di affidare le sorti della difesa dei diritti dei
lavoratori a Cofferati sia proprio rassicurante, visti i precedenti: nel settennato di
governi precedente, grazie all'assenso esplicito della CGIL, ci siamo ritrovati la prima
spallata alle pensioni, la legalizzazione di ogni flessibilità possibile, la negazione
del diritto all'esistenza del sindacalismo di base... tuttavia, per il feldmaresciallo
D'Alema anche il "cinese" è diventato troppo ingombrante, sia pure solo perchè
si permette di esprimere un timidissimo dissenso.
Non è chiaro dove l'ammiraglio D'Alema voglia condurre la propria sgangherata flotta,
probabilmente non lo sa nemmeno lui e per il momento si accontenta di pavoneggiarsi sulla
tolda; è chiaro, invece, come andrà a finire, coerentemente con la storia del
personaggio... con un'altra sconfitta, la vera specialità di un condottiero che,
effettivamente, un punto in comune con Napoleone ce l'ha: la megalomania.
N.B. Sia chiaro, il nomignolo di "cinese" che
accompagna Sergio Cofferati deriva esclusivamente dal taglio degli occhi e non ha alcun
riferimento con Mao, la Rivoluzione Culturale e, più in generale, la lotta di classe.
Questo, come si dice, per la precisione.