Correva l'anno
1989, e insieme a muri e cortine di ferro crollavano anche tante certezze. In
quegli anni, definirsi "comunista" provocava più ilarità che fastidio, e c'era
gente che sosteneva addirittura che la Storia fosse finita, e con essa
conflitti, lotte di classe, movimenti per l'emancipazione. Curiosamente, mentre
in Occidente un po' tutti si baloccavano con queste ardite riflessioni, un
piccolo popolo dimenticato da tutti insorgeva, con pietre e bastoni contro i
carri armati e le mitragliatrici degli invasori, e riscopriva la sua identità e
la sua dignità in quella che passerà alla storia come la prima Intifada. La
novità di quell'insurrezione fu proprio il fatto che, mentre autorevoli
cialtroni di mezzo mondo proclamavano la fine della Storia, nelle città e nei
campi profughi schiacciati dal tallone di ferro israeliano, un intero popolo
riscopriva sé stesso nella rivolta e nell'insubordinazione, non solo verso gli
occupanti, ma anche verso i propri notabili, quella borghesia palestinese che,
invece di combattere l'invasore, ci faceva affari insieme.
Sono passati tanti anni, ed è come se il mondo avesse preso a camminare con le
gambe che vanno ognuna per la propria direzione, divaricandosi sempre di più: da
una parte, potenti e amici dei potenti che fanno e disfanno a loro piacimento,
dall'altra interi popoli che - ignari della fine della Storia - continuano a
sollevarsi ed a combattere, e spesso riescono persino a vincere, come nel
Venezuela di Hugo Chavez.
Quando qui in Italia gli stati maggiori del più grande Partito Comunista
dell'Occidente, che comunista non lo era più da qualche decennio, decisero che
era venuto il momento di abbandonare, dopo le idee, anche il nome e la
simbologia che si richiamavano alla lotta fra le classi ed all'uguaglianza, ai
lavoratori ed alla democrazia del popolo, ci fu qualcuno che si precipitò a
raccogliere le bandiere gettate via da Occhetto, D'Alema e Veltroni. Non furono
solo vecchi e giovani militanti del PCI, ma anche tanti militanti di quella
sinistra rivoluzionaria e alternativa che tanto duramente aveva pagato la sua
rivolta contro il potere e la borghesia italiani, militanti spesso additati alla
criminalizzazione proprio da quel PCI che ora andava disfacendosi. Sembrava che
stesse veramente rinascendo una speranza, ed in moltissimi ci imbarcammo su
quella scialuppa che sfidava il mare aperto della normalizzazione e che
inalberava spavaldamente il vessillo rosso con la falce ed il martello.
Di tutte le battaglie, i dibattiti, le manifestazioni, gli "scazzi", i bulloni
contro i burocrati sindacali, la solidarietà con Cuba e i Palestinesi, oggi non
rimane più nulla. Tutto l'impegno e i sacrifici di migliaia e migliaia di
ribelli e persone perbene è servito soltanto a mandare qualche decina di
ruffiani venduti a scaldarsi il culo sulle poltrone di Monte Citorio e di
Palazzo Madama, non prima di aver buttato nel cesso, con aristocratico
disprezzo, le cose che avevano mobilitato generazioni di giovani e di lavoratori
convinti che il mondo si potesse ancora cambiare.
Qualcuno pensa che il mio linguaggio sia troppo crudo? Facciamo così: io adesso
vi faccio qualche domanda, e ognuno dia la risposta che crede. Poi, confrontate
le vostre risposte con le mie, in fondo a questa pagina.
1 - Come definire gente che il 15 luglio 2006 organizza una grande assemblea al grido "Contro la guerra senza se e senza ma" e dieci giorni dopo vota la missione militare italiana in Afghanistan?
2 - Come definire un dirigente "comunista" che il 18 marzo 2006 invita a boicottare una manifestazione di solidarietà con la Palestina "per una questione di pulizia politica" e il 16 settembre 2006 si esibisce giulivo ad una manifestazione dei giovani di Alleanza Nazionale, il partito che ha ancora il richiamo alla Repubblica di Salò nel proprio simbolo?
3 - Cosa fareste se, ad una manifestazione contro la guerra, vi trovaste accanto uno dei parlamentari della "sinistra radicale" che hanno votato il finanziamento della guerra in Afghanistan e voteranno la missione ONU in Libano, mentre non hanno fatto un cazzo durante il mese abbondante di bombardamenti criminali su Beirut, Tiro, Sidone e le altre città e villaggi libanesi?
Io do le mie risposte, voi fate un po' come vi pare. Poi fatemi sapere se il matto sono io o quelli che ancora vanno appresso a quella gente.
1 - A scelta: buffoni, cialtroni, venduti, delinquenti, gaglioffi, pezzenti... o - meglio - tutte queste cose insieme.
2 - Anche qui, a scelta: buffone, cialtrone, venduto, delinquente, gaglioffo, pezzente, ma anche traditore, infame e boiaccia (sono di Roma, non dimenticatelo).
3 - Causa l'età, non potrei permettermi di prenderlo a calci in culo, che sarebbe la cosa più giusta da fare, ma almeno uno sputo in faccia e un centinaio di parolacce fra il romano e il toscano non glieli leverebbe nessuno.