Sono stato a
Roma per qualche giorno, per certi affari di famiglia che richiedevano la mia
presenza. E' stata anche un'occasione per farmi un'idea di quello che succede
nella capitale che, nel volgere di meno di dieci giorni, dovrà prima ricevere la
visita del Presidente nordamericano e poi recarsi alle urne - come tutto il
Paese - per leggere i propri rappresentanti al Parlamento Europeo.
Per quanto riguarda la visita di Bush, devo dire di non aver notato una tensione
particolarmente elevata, anzi... non ho visto un solo manifesto al riguardo e i
compagni che ho incontrato mi hanno confermato che (per ora, almeno) gli unici a
darsi da fare sono i giovani del "movimento", mentre i partiti sembrano essere
interessati solo alla campagna elettorale. Anche nella regione in cui vivo, del
resto, non si registra alcuna mobilitazione e, per quanto ne so, non c'è nessuno
che stia organizzando pullman o treni speciali per il 4 giugno, nemmeno
Rifondazione Comunista. Probabilmente, il profumo dei Ministeri promessi a
Bertinotti lo ha indotto a mitissimi consigli, un po' come succede con quei vini
che ti inebriano con il loro aroma ancora prima di averli assaggiati.
Manifesti elettorali, invece, ne ho visti a milioni, di tutti i tipi e di tutti
i formati: non puoi fare cento metri senza imbatterti nel faccione di Berlusconi
o in quello di Fini, nel sorriso extralarge di Prodi o nell'espressione
indecifrabile di Pasqualina Napoletano, che ricordo sconfitta alla Provincia di
Roma nel 1998 dal postmissino Silvano Moffa. E poi via con gli Zingaretti, i
Turchi, i Follini, i Battilocchi, le Angelilli, gli Antoniozzi, i Pecoraro
Scanio, le Lilligruber... ma davvero qualcuno deciderà come votare dopo aver
visto uno di quei faccioni?
Oltre ai faccioni, i manifesti sparano anche qualche slogan, sicuramente
concepito da ben pagati opinion maker: se Follini dice "IO C'ENTRO" praticamente
con tutto, Turiddu Cannavò risponde che lui con la guerra invece non c'entra, e
una volta tanto fa bene. Gli Uniti nell'Ulivo ti interrogano perentoriamente per
sapere se arrivi a fine mese, e non si capisce se si riferiscono al tuo
portafogli o al tuo stato di salute, per cui, nel dubbio, ti gratti
vigorosamente. Ancora più sibillino un altro candidato di Rifondazione, il
giovane e ambizioso Massimiliano Smeriglio, che proclama "Uno spazio pubblico
per l'Europa" e tu immagini un immenso parcheggio, perchè cosa cazzo vuole dire
con quella frase Smeriglio non te lo spiega. Ho nostalgia di Cicciolina, che nei
suoi manifesti era esplicita e senza sottintesi come nei suoi spettacoli, che mi
dicono abbia ripreso a tenere in giro per l'Italia nonostante i raggiunti limiti
di età.
In questa girandola di faccioni e scemenze, ho intravisto a fatica un faccino
simpatico, che si è conquistato il mio voto senza se e senza ma: ebbene si,
signori miei, io voto e faccio votare Bassam Saleh, perchè la Palestina è anche
nel mio cuore. Mi secca che il mio voto per Bassam Saleh vada anche al Partito
dei Comunisti Italiani, che lo ha accolto nelle sue liste, ma è una seccatura
tutto sommato lieve perchè A) Bassam Saleh è un indipendente sul serio e B)
l'idea di un Palestinese eletto al Parlamento Europeo è peperoncino nel culo di
Sharon e dei suoi compari italiani, di destra e di "sinistra".