Mi dicono che Arcipelago riceve delle critiche perchè sembra che io ce l'abbia personalmente con Fausto Bertinotti, al quale effettivamente dedico la maggior parte dei miei interventi. Confermo: detesto Bertinotti politicamente e direi anche antropologicamente. Ma il narciso rifondarolo non è il solo a starmi sui coglioni: anche il suo amico e futuro alleato di governo Piero Fassino può vantare da parte mia un altissimo indice di sgradimento, per motivare il quale mi sono preso la briga di raccogliere il seguente florilegio fassiniano, che dedico a tutti i bischeri che credono e vogliono far credere che un governo guidato da questa gente possa essere sostanzialmente diverso da quello di Berlusconi & Co. 

LA FLESSIBILITA'

«Io, e chi conosce Torino lo sa, non ho mai avuto paura della flessibilità; ma di una buona flessibilità, che non si traduca in precarietà; e quindi accompagnata da ammortizzatori sociali, tutela del reddito, garanzie previdenziali, percorsi di formazione».
(Corriere della Sera del 07/04/2005: "Fassino: dico sì a flessibilità e tagli Irpef" di Aldo Cazzullo)

IL PONTE SULLO STRETTO DI MESSINA

«Non siamo contrari in linea di principio, purché stia dentro il sistema. Se fine a se stesso, come finora Berlusconi l’ha presentato, sarebbe solo un ponte molto costoso».
(Corriere della Sera del 07/04/2005: "Fassino: dico sì a flessibilità e tagli Irpef" di Aldo Cazzullo)

LE PRIVATIZZAZIONI

«La più grande quota di privatizzazioni l’abbiamo fatta noi. Il centrodestra le ha fermate. L’Italia ha bisogno al contempo di più mercato e più politiche pubbliche: privatizzando municipalizzate e servizi di pubblica utilità, e liberalizzando gli ordini professionali; e investendo di più in innovazione, sapere, infrastrutture».
(Corriere della Sera del 07/04/2005: "Fassino: dico sì a flessibilità e tagli Irpef" di Aldo Cazzullo)


I PROCESSI DEMOCRATICI DI BUSH

“Non ho alcuna difficoltà a riconoscere che questi processi sono anche il frutto di una maggior intransigenza dell'occidente verso chi nega i valori di libertà. Anche se non mi pare fondato stabilire un nesso automatico tra la guerra in Iraq e la democrazia. Non c'è dubbio, tuttavia, che quando Bush dice "io mi batto perché nei paesi arabi ci siano libertà e democrazia", questo sia un atteggiamento molto diverso da quello dei repubblicani americani, che negli Anni 80, con Kissinger – in nome del realismo politico - sostenevano le dittature militari fasciste in Sud America, fingendo di non sapere che torturavano e uccidevano gli oppositori. Oggi c'è un rovesciamento. E anche in Europa comincia a esserci una intransigenza nuova nei confronti di chi nega le libertà. E' importante: vuol dire che in Occidente ci stiamo liberando di una grave contraddizione”
(Intervista a Fassino di Pietro Geremicca: "Fassino: democrazia in Medioriente, c'entra anche la politica di Bush" - su La Stampa del 20/03/2005)
 

SIAMO CON VOI!

“Visto che io sono il leader dei Ds, non ho alcun dubbio a parlar chiaro: noi siamo dalla parte dei giovani in piazza a Beirut, degli otto milioni di iracheni che sono andati a votare, delle donne marocchine che si battono per i propri diritti. La sinistra non può che stare dalla parte della libertà. Dovunque.
(Intervista a Fassino di Pietro Geremicca: "Fassino: democrazia in Medioriente, c'entra anche la politica di Bush" - su La Stampa del 20/03/2005)

CUBA

«E' sicuramente vero che a Cuba c'è un'assistenza sanitaria e livelli di istruzione che i bimbi delle baraccopoli di Caracas o Bogotà nemmeno sognano. Questo è certo: ma non legittima la negazione della libertà, l'incarcerazione degli oppositori e la riduzione di diritti inviolabili. Quindi da uomo di sinistra dico: mi batto perché a Cuba ci sia la stessa libertà che c'è in Italia e nel resto del mondo. Naturalmente capisco da quali considerazioni muove Abbado: dal fatto che, in fondo, a Cuba sono garantiti alcuni diritti materiali, e non è certo poco. Ma credo che non sia accettabile l'idea che in nome di questo si limitino libertà e democrazia. Per altro, è la storia a dimostrare che dove c'è libertà c'è anche maggiore prosperità”.
(Intervista a Fassino di Pietro Geremicca: "Fassino: democrazia in Medioriente, c'entra anche la politica di Bush" - su La Stampa del 20/03/2005)
 

IO SHARON

Il segretario dei Ds, Piero Fassino, ha concordato una visita ufficiale con Ariel Sharon, il premier israeliano con cui più forte è stato negli ultimi vent’anni la polemica della sinistra italiana, secondo quanto lo stesso segretario dei Ds ha anticipato alcune settimane fa al Foglio. Naturalmente, il segretario dei Ds incontrerà anche il presidente palestinese Abu Mazen, durante un viaggio che avverrà probabilmente a maggio e che costituisce una netta svolta nella politica estera dei Democratici di sinistra. Svolta tanto netta che l’annuncio ufficiale è stato postdatato rispetto alle elezioni, per evitare l’effetto boomerang sulla campagna elettorale delle inevitabili polemiche da parte della sinistra ds e di alcuni alleati che continuano non considerare Sharon persona a cui si possa stringere la mano.
(Il Foglio del 5.4.2005: «Fassino andrà presto da Sharon (mezza) svolta mediorientale dei DS» di Carlo Panella)


NOI  SHARON

Riconoscere in Ariel Sharon un interlocutore pieno e affidabile, andarlo a trovare, segnala una correzione di rotta radicale da parte del più grande partito della sinistra italiana. E’ la prima volta in assoluto che un segretario della tradizione comunista modifica radicalmente una posizione di politica estera in corso d’opera, in tempo reale, quando ancora è possibile incidere sugli avvenimenti. E’ anche la prima volta che un segretario dei Ds opera una svolta di politica estera che permette di ipotizzare una posizione bipartisan con il governo. L’esecutivo di Silvio Berlusconi ha scelto di fare dell’Italia il più affidabile alleato europeo di Israele – come è riconosciuto ad ogni livello a Gerusalemme – e ora ha la prospettiva di accompagnare gli impegni futuri del paese in modo forse addirittura collaborativo con l’opposizione. Possibilità non disprezzabile perché il processo di pace e la costruzione dello Stato palestinese richiederanno all’Italia anche un notevole impegno economico – oltre che politico e diplomatico – per investimenti in Palestina e forse anche militare.
(Il Foglio del 5.4.2005: «Fassino andrà presto da Sharon (mezza) svolta mediorientale dei DS» di Carlo Panella)

TUTTI SHARON

Descritto per anni a sinistra come « il macellaio di Sabra e Chatila » , anche se nel 1982 il massacro dei palestinesi fu compiuto dai falangisti libanesi, ai quali non impedì l'ingresso ai due campi profughi, Ariel Sharon sta per diventare la meta di una mezza processione progressista.
Richieste di incontrare il primo ministro israeliano sono state avanzate sia dal segretario dei Ds Piero Fassino sia dal sindaco di Roma, ed ex segretario di Botteghe Oscure, Walter Veltroni.
Entrambi dovrebbero andare a Gerusalemme in maggio. Intenzionato a visitare Israele è anche il candidato presidente del Consiglio del centrosinistra, Romano Prodi.
(Corriere della Sera del 6 aprile 2005: "Fassino, Prodi, Veltroni pronti a visitare l' ex «falco» Sharon" di  Maurizio Caprara)

MA IO LO DA PRIMA!

L'attuale segretario dei Ds, per esempio, lo conosce già: incontrò Sharon a Roma nel novembre del 2003. E fu Fassino, nel 1991, dopo due mesi dalla nascita del Partito democratico della sinistra, a portare Achille Occhetto da un altro leader del Likud, il premier di allora Yitzhak Shamir.
(Corriere della Sera del 6 aprile 2005: "Fassino, Prodi, Veltroni pronti a visitare l' ex «falco» Sharon" di  Maurizio Caprara)