E così, ci siamo giocati anche Fulvio Grimaldi, uno dei pochi che sul "giornale comunista" Liberazione continuava ad usare termini desueti come imperialismo e, talvolta, persino lotta di classe. Effettivamente, se consideriamo che il vicedirettore di quel giornale solo pochi mesi or sono in televisione liquidava il comunismo come un ferrovecchio novecentesco, il licenziamento di un vetero come Grimaldi rientra nell'ordine naturale delle cose, cioè nell'ordine della nouvelle vague bertinottiana, in trepida attesa di convolare a giuste nozze con Piero Fassino e Francesco Rutelli. Se poi approfondiamo ulteriormente il ragionamento, ci si chiede come sia stato possibile che un sincero amico del popolo palestinese come Grimaldi abbia potuto durare così a lungo sull'organo ufficiale di un partito il cui Segretario nazionale è il solo leader della sinistra (o sedicente tale) che non sia mai stato in Palestina e non sia mai andato a portare un minimo di solidarietà al Presidente Arafat, assediato a Ramallah ormai da quasi due anni.
Il fatto che Grimaldi sia stato licenziato bruscamente dopo un suo articolo su Cuba è del tutto naturale, semmai c'è da chiedersi come mai il licenziamento non sia avvenuto prima. Ora, finalmente, l'autoriforma e l'innovazione nuovista del partito e del giornale potranno andare avanti più speditamente.
Il prossimo passo sarà la discreta soppressione dalla testata di Liberazione del sottotitolo "giornale comunista", sostituito da un più attuale ed unitario "giornale fondato da Marco Pannella" (gli anziani come me ricordano benissimo che il proprietario del nome "Liberazione" era proprio il leader radicale, che lo cedette graziosamente al nuovo partito all'inizio degli anni 90).
Poi, l'impaginazione del giornale fondato da Marco Pannella subirà qualche ritocco, in sintonia con la linea politica del partito: ai redattori verrà impartito l'ordine di far precedere sempre il nome Fidel Castro dalle parole "dittatore cubano"; similmente, il Presidente Hugo Chavez dovrà essere sempre presentato come "il militare golpista venezuelano" e, quanto al Presidente Arafat, bisognerà sempre ricordare che, se si trova praticamente agli arresti domiciliari, è perché "ha rifiutato le generose offerte di Barak". Naturalmente, le azioni della Resistenza palestinese andranno più correttamente definite come "atti di terrorismo" e Gaza, Cisgiordania e Gerusalemme non dovranno più essere chiamati "Territori palestinesi occupati" ma, come ormai fanno quasi tutti, semplicemente "Territori", per passare in un secondo momento alla definizione di "Territori contesi" e poi alla denominazione definitiva di Giudea e Samaria. Se vuole mantenere il posto, Giancarlo Lannutti è avvisato.
Dopo quelli a Lenin e Gramsci, dallo Statuto del partito scompariranno anche gli ultimi riferimenti a Carlo Marx e al "Capitale", sostituiti da riferimenti a Walt Disney e all'Enciclopedia dei Paperi. Nelle manifestazioni, sarà severamente proibito gridare lo slogan "Yankee go home", sostituito da un più movimentista "Volare, oh, oh", che presenta il vantaggio di una metrica simile ma è privo di ogni antiamericanismo.
Ovviamente, dal simbolo del partito spariranno gli obsoleti falce e martello, sostituiti dalla più pertinente immagine di una poltrona, così come dal nome sparirà il superato termine "Comunista", sostituito da un più nuovo e accattivante "Universale". Inno del nuovo Partito della Rifondazione Universale non potranno chiaramente essere vecchie marcette settarie come l'Internazionale e Bandiera Rossa, ma pezzi più adatti al nuovo corso, come "Finché la barca va" e "Il ballo del qua qua", che chiuderanno solennemente le manifestazioni.
Io sto scherzando, ma quelli Fulvio Grimaldi lo hanno licenziato davvero, come ha fatto Berlusconi con Michele Santoro. Alla faccia dell'articolo 18.