Andiamo con
ordine: dopo aver partecipato alla sua costituzione, mi sono progressivamente
allontanato dal Partito della Rifondazione Comunista; mi sono rassegnato a non
avere rappresentanti in Parlamento, tornando ad essere - mio malgrado - un
extraparlamentare; nella mia rinnovata condizione di estraneo alla
rappresentanza istituzionale, ho iniziato a guardarmi intorno, con la speranza
di intravedere una luce, anche piccolissima, in fondo al tunnel. Ed ora vedo la
luce, ma non mi sento affatto confortato.
Il fatto è che non si tratta di una luce, ma di tante piccole lucette, come
quelle che si accendono per decorare le case e i negozi quando viene Natale.
Tante piccole lampadine, così minuscole che quasi non si vedono e, con il loro
nervoso accendersi e spegnersi, sembrano litigare fra loro e dire "Io sono più
luminosa di te!"... ma sono così fioche che, se non fossero unite nello stesso
festone, presa una per una nemmeno si vedrebbero.
Queste microscopiche lampadine hanno ognuna un nome, e più sono piccole, più il
nome è altisonante: una si chiama Movimento per il Partito Comunista dei
Lavoratori, un'altra Rete dei Comunisti, un'altra ancora Officina Comunista,
l'ultima arrivata Unità Comunista. Smanettando su internet, poi, ci si imbatte
nella stessa babele di sigle gruppuscolari che una volta occupavano, con le loro
testate giornalistiche, un'intera parete della libreria Feltrinelli, fino a
quando i gestori non si sono stufati di tenere occupato tanto spazio con roba
che non comprava nessuno, hanno sbaraccato riviste e rivistine trotzkiste,
marxiste-leniniste, bordighiste, anarco-insurrezionaliste, maoiste, movimentiste,
ed hanno riempito quella parete con libri alla moda, DVD e giornali di
arredamento. La rete è diventata così l'ultimo rifugio dei grafomani della
rivoluzione e dei logorroici della lotta di classe.
Non provo nessuna nostalgia per quella parete dove campeggiavano - cito a
memoria - Battaglia Comunista, Lotta Comunista, Spartaco, Il Bolscevico, Il
Partito Comunista, Il Partito Comunista Internazionale ed altri giornaletti,
generalmente frutto delle elucubrazioni di qualche tristissimo consesso di
qualche decina di persone, ma talvolta anche a conduzione famigliare. Ora, per
gli interessati, questo ciarpame è reperibile su internet, con il notevole
vantaggio di essere gratuito.
Non sono interessato a questa sorta di rigattiere virtuale, ma mi sarebbe
piaciuto vedere che dallo sfascio di Rifondazione Comunista venisse fuori
qualcosa di più e di dievrso dall'ennesima proliferazione di sigle roboanti,
espressione di vanesi generali senza esercito.
Eppure, l'esercito, nel senso di popolo della sinistra, esiste, e riesce persino
a materializzarsi nelle piazze, come è avvenuto anche lo scorso 18 novembre a
Roma. Prima di scoprire dai TG della sera di aver fatto da comparsa nella
sceneggiata a base di manichini e fumogeni da stadio allestita da un pugno di
esibizionisti, ero convinto di aver partecipato ad una grande manifestazione di
solidarietà con il popolo palestinese, una manifestazione che lacerava - con la
forza della determinazione e della lucidità politica - la cortina di silenzio e
di menzogna in cui giornali, telegiornali e giornali radio avviluppano la
tragedia quotidiana di un piccolo, eroico popolo che non vuole morire. In quella
manifestazione ho incontrato il popolo che non vuole la guerra, che chiede
giustizia, che ama la propria libertà e quella degli altri, che non chiude gli
occhi, le orecchie e la bocca. Un popolo che non si lascia abbindolare da
governi "amici" e, anche se lasciato solo dai grandi partiti e sindacati, trova
la forza di mobilitarsi per le cause giuste. Un popolo che meriterebbe qualcosa
di più del pulviscolo dei partitini e della malinconica sfilata di leaderini
sbiaditi che fondano ognuno il proprio partito. Forse era inevitabile che
andasse così, ma a me quelle lucette mettono solo tanta tristezza.