Ebbene si, ora è tutto chiaro: gli iscritti (e le iscritte) al Partito della Rifondazione Comunista possono risparmiarsi la fatica del prossimo Congresso. Per la verità, i poverini (e le poverine) avrebbero potuto risparmiarsene molte altre di fatiche, tipo le riunioni, i comitati politici, le discussioni appassionate e talvolta rabbiose. Tutta fatica sprecata, tanto le decisioni si prendono in ben altre sedi, anzi le prende direttamente qualcun'altro.
Quanto Alberto Gentili scrive sul "Messaggero" del 27 ottobre 2004 dovrebbe provocare una sommossa nel PRC; in un articolo che fa la cronaca del viaggio verso il Parlamento Europeo, fra un ritardo dell'aereo ed uno scambio di battute con il compagno Cirino Pomicino, Massimo D'Alema si lascia andare a dichiarazioni del seguente tenore:
Scatta una conversazione su Fausto Bertinotti. Parte una domanda: ora andate d’accordo? «Eccome, ci sentiamo spesso, ci vediamo. Tutto ciò che sta accadendo l’abbiamo deciso insieme due-tre anni fa». Anche il futuro, possibile, governo del 2006? «Sì, anche quello, è tutto deciso». Sempre per far capire chi comanda davvero, D'Alema stronca in poche sillabe le velleità del PRC di candidare Niki Vendola alla presidenza della regione Puglia: «No, non sarà lui il candidato».
Non ci sarà nessuna sommossa. Gli iscritti superstiti al PRC sono ormai abituati a digerire tutto, come gli struzzi e i cammelli. Probabilmente, Bertinotti affiderà a qualche scribacchino di Liberazione una blanda smentita, e questo sarà sufficiente a tranquillizzare le narcotizzate coscienze dei (pochi) iscritti al PRC che ancora si preoccupano di sciocchezze come la democrazia, la condivisione delle decisioni, ecc., ecc. Sciocchezze, perchè quello che conta davvero sono i collegi parlamentari e senatoriali promessi al vorace Fausto, che deve piazzare amici voraci quanto lui e non gli bastano più gli assessorati e i posti nei consigli di amministrazione delle aziende ex pubbliche, privatizzate dalle giunte di cui Rifondazione non ha mai smesso di far parte.
Mi accorgo di provare una sorta di ammirazione retrospettiva per il maestro di Bertinotti, quel Bettino Craxi che in quanto a voracità non era secondo a nessuno, ma almeno non aveva bisogno del permesso di altri per fare le sue porcheriole e, soprattutto, non prendeva in giro la gente: chi si iscriveva al PSI di Craxi, non lo faceva certo pensando di organizzarsi per un altro mondo possibile, per l'alternativa di società e tutte le altre fesserie che Bertinotti propina continuamente ai suoi ed agli sventurati che, illusi dal suo forbito eloquio, lo votano pure. Insomma, questa volta l'allievo si dimostra decisamente inferiore al suo maestro.