Helmut Kohl, dopo essere passato alla storia come il Cancelliere della riunificazione della Germania, viene sconfitto alle elezioni dal socialdemocratico Schroeder e abbandona la vita politica.
Lionel Jospin, la sera stessa della sconfitta elettorale, annuncia il suo ritiro dalla vita politica.
Il leader laburista olandese Melkert, sconfitto da democristiani e xenofobi, si dimette immediatamente dalla guida del partito; come lui, si comporta Michael Noonan, leader del Fine Gael irlandese, surclassato nell'urna dal Fianna Fail.
E che dire dei grandi sconfitti delle elezioni presidenziali negli U.S.A.? Chi si ricorda dei vari Mondale, Dukakis, dello stesso Al Gore? Non hanno abbandonato la politica, ma non ambiscono ad assumere ruoli da "leader", perché in America la sconfitta e il fallimento sono peccati capitali.
In questo quadro che - piaccia o meno - ha qualche rapporto con la serietà, la sinistra italiana costituisce un'allegra eccezione: più un "leader" conduce al disastro il proprio schieramento, più si rinsalda in sella.
Rutelli e Fassino riescono nell'impresa di far vincere la Destra di Berlusconi, Bossi e Fini? Dopo questo grande successo, continuano a guidare con mano ferma il centrosinistra verso nuovi, gloriosi traguardi. Fino alla prossima sconfitta ed anche oltre.