LA MARCHETTA DI VELTRONI
Il buon Cyrano (in
preoccupante silenzio da molte settimane) mi perdonerà se approfitto della sua
assenza e occupo temporaneamente il suo spazio su Arcipelago, ma si tratta di un
caso particolare; in realtà, non saprei in quale sezione della rivista collocare
questo breve intervento, se non nel suo "Politicamente scorretto". Perché sono
costretto a parlare di marchette, sia pure nel senso giornalistico del
termine.
Nel gergo giornalistico, con il termine "marchetta" si intende un'intervista o
un articolo fatti esclusivamente per compiacere qualcuno. Per esempio,
nell'ambito di un noto quotidiano di partito della sinistra, capita spesso di
sentir dire da qualche giornalista frustratissimo frasi come "Ho dovuto fare una
marchetta al nostro capogruppo comunale di...", oppure "Anche oggi mi è
toccata una marchetta con la nostra deputata...". Questo tipo di
marchette non hanno, evidentemente, nulla a che fare con la Legge Merlin, in
quanto si rappresentano come una sorta di atto dovuto, insomma più ius primae
noctis che mercimonio.
Tutto ciò premesso, il rifiuto del Sindaco di Roma, Walter Veltroni, di
incontrare il vicepremier iracheno Tarik Aziz mi sembra presentare tutte le
caratteristiche delle marchette di cui sopra.
Il pretesto della negazione dell'incontro è stato il fatto che Aziz, durante una
conferenza stampa presso la sede della Stampa Estera a Roma, ha sprezzantemente
rifiutato di rispondere alle domande di un giornalista israeliano; questo
comportamento è stato giudicato dal Sindaco di Roma inaccettabile perché il
rappresentante di un Paese non può negare a qualcuno il diritto di esprimersi e
non può stabilire veti e discriminazioni. Di qui, la cancellazione dell'incontro
con il vicepremier iracheno.
Io penso che Veltroni abbia dovuto fare una marchetta a qualcuno,
probabilmente qualcuno a cui la sospensione dell'accordo della vergogna fra
l'azienda pubblica romana ACEA e Israele non è proprio andata giù.
Dopo la sospensione dell'accordo della vergogna e l'immensa manifestazione del
15 febbraio, rifiutarsi di incontrare Tarik Aziz - colpevole di aver ignorato un
giornalista israeliano - dopo essersi ripetutamente intrattenuto con Shimon
Peres - colpevole di aver ignorato alcune decine di Risoluzioni delle Nazioni
Unite - è un gesto talmente sconsiderato che può spiegarsi solo con la necessità
di placare i furori di chi ha visto svanire l'opportunità di proseguire nella
rapina delle risorse naturali palestinesi, siriane e libanesi con la complicità
(leggi: i capitali e la tecnologia) di una grande azienda pubblica europea come
l'ACEA. Una marchetta, per l'appunto.
Roma, 17.2.2003
G. M.