(ANSA) - ROMA, 15 FEB - Marco Ferrando non sara' piu' candidato dal Prc. Il Comitato nazionale del partito ha votato per la revoca dalle liste del leader trozkista. A maggioranza, dunque, la segreteria del Prc ha ottenuto il mandato per procedere, 'data l'incompatibilita' con la linea del partito', alla sostituzione di Ferrando. A nulla e' servita l'opposizione delle minoranze che chiedevano la convocazione fisica e non la sola consultazione telefonica dei 260 componenti del Cpn.

LE RIFORME DI BERTINOTTI

La conclusione (scontata) del "caso Ferrando" mi suggerisce alcune riflessioni, che mi permetto di sottoporre al dibattito politico dell'Unione. A mio avviso, è un errore ridurre tutta la questione ad un caso di evidente subordinazione politica di Bertinotti e dei suoi verso i soci di maggioranza dell'Unione; in altre parole, il fatto che Bertinotti prenda ordini da Fassion, Rutelli e Prodi è certamente vero, ma sarebbe ingeneroso limitare la portata politica dell'azione del segretario del PRC e dei suoi compagni di merende a questo aspetto. E' vero anche che esiste il problema della democrazia interna di un partito che si dice "comunista" e il cui segretario non versa un centesimo delle decine di migliaia di euro che incassa da anni cumulando stipendi italiani ed europei, ma anche da questa angolazione si ha una visuale ristretta dell'agire bertinottiano.
La verità è che - nel quadro dell'innovazione della politica promossa da Bertinotti - la modalità di consultazione dei componenti del Comitato Politico Nazionale sulla decisione da prendere verso Ferrando, costituisce una vera e propria sperimentazione delle riforme cui lo stesso Bertinotti sta pensando per rinnovare alcuni settori fondamentali del sistema Italia. In primo luogo, la giustizia.
E' ora di finirla - pensa Bertinotti - con le leggi ad personam e con i processi interminabili; anzi, è proprio ora di finirla con i processi. Ma vi rendete conto di quanto tempo si perde e quanto denaro si spende per un dibattimento? Si devono scomodare giudici, avvocati, cancellieri, ufficiali giudiziari, carabinieri, pagare le bollette della luce e del riscaldamento, le fotocopie, le marche da bollo... ma non sarebbe infinitamente più rapido e meno costoso fare tutto per telefono o per e-mail?
Basterebbe qualche colpo di telefono ai giurati, e il processo sarebbe fatto!

"Pronto, signor Rossi? Secondo lei l'imputato Bianchi è colpevole o innocente?"
"Colpevole, Vostro Onore!"
"Sta bene, e come va la famiglia?"
"Non c'è male, il piccolo ha un po' di raffreddore"
"Che ci vuol fare, sono mali di stagione. A presto, e ossequi alla signora"
"Altrettanto, vostro Onore"

Nel giro di pochi minuti e al costo di pochi centesimi, si potrebbe emettere la sentenza.
Certo, nella geniale trovata di Bertinotti vi è una piccola controindicazione, del tutto marginale rispetto ai benefici effetti che una tale riforma avrebbe sui tempi e i costi della nostra giustizia malata di garantismo: l'imputato non avrebbe modo di difendersi davanti alla Corte, esattamente come è successo al buon Ferrando davanti al Comitato Politico Nazionale, ma insomma, che bisogno c'è di stare a sentire le ragioni di un qualsiasi Pinco Pallino quando gli alleati, pardon, i giurati sono d'accordo nel farlo fuori?
Dalla giustizia al Parlamento: che bisogno c'è di quei lunghi dibattiti, di tutte quelle dichiarazioni, quelle commissioni, quelle votazioni a scrutinio segreto? Cosa hanno da nascondere i rappresentanti del popolo? Basta che il Capo del Governo - Prodi, per dire - faccia qualche telefonata, e la legge può considerarsi votata.

"Senti, Russo Spena, sei d'accordo con la mia proposta di reintrodurre le pene corporali (bastonate, frusta e tratti di corda), limitatamente a chi si oppone alla TAV?"
"Ma, veramente, il mio garantismo mi impone di chiedere che si rinunci ai tratti di corda e che si fissi un limite certo al numero di bastonate e frustate..."
"Guarda, Russo Spena, ti riferisco - in via assolutamente confidenziale - che Bertinotti mi ha già detto che Rifondazione Comunista è d'accordo e che, se qualcuno dei suoi deputati dovesse fare storie, lo farà incatenare nelle segrete di Viale del Policlinico, guardato a vista - a turno - da Alfonso Gianni, Gennaro Migliore e Rina Gagliardi..."
"No! La Gagliardi no! Sono d'accordo con le pene corporali, d'accordissimo!"
"Bravo guaglione, ciao"
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Et voilà, la legge è approvata, senza più quella defatigante trafila burocratica, eredità della prima repubblica.
In attesa che le rivoluzionarie idee di Fausto Bertinotti si traducano in atti di governo e che sia finalmente proibito per legge pronunciare termini quali "Palestina" e "resistenza", invito disperatamente tutti a partecipare alla manifestazione del 18 febbraio a Roma: se andranno al governo Bertinotti e Migliore, potrebbe essere l'ultima.