IL PATRIMONIO DEL PARTITO
La storia della
sospensione dell'intero Direttivo del circolo "Guido D'Angelo" del PRC di Roma
mi ha incuriosito sin dall'inizio. Non ho avuto molto tempo per occuparmene,
perché anche dalle mie parti abbiamo avuto il nostro da fare contro la guerra,
anzi lo abbiamo ancora, nonostante in molti si siano ritirati a vita privata
dopo la vittoria degli "alleati". Certa gente pensa che l'impegno politico sia
come le mode, cioè passeggero. Finita la guerra, finite le manifestazioni,
finito il boicottaggio, tutto come prima, con il pranzo, la cena, i bambini, le
ferie, le serate con gli amici.
La vicenda dei sospesi mi ha incuriosito per un semplice motivo: non capisco
come mai i dirigenti romani abbiano aspettato tanto tempo e scelto un pretesto
tanto ridicolo per togliersi dalle palle un tale gruppo di formidabili
rompicoglioni.
Pensandoci bene, però, non potevano certo buttarli fuori perché impegnati nella
solidarietà con i Palestinesi, o perché punto di riferimento nella lotta contro
l'inquinamento elettromagnetico, e nemmeno potevano cacciarli perché richiamano
continuamente il Comune agli impegni presi e disattesi sul lavoro, le periferie
e i servizi sociali. Meno che mai, potevano allontanarli per la colpa grave di
aver voluto capire il Nuovo Piano Regolatore o per la colpa gravissima di aver
organizzato qualche iniziativa con Fulvio Grimaldi.
Se uno pensa che l'attuale segretaria romana era (e forse è ancora) la
responsabile nazionale del partito per il Medio Oriente e non ha fatto un cazzo
mentre i panzer di Sharon stritolavano le città palestinesi; se uno pensa che
giusto un anno fa un altro personaggio - membro permanente della segreteria
romana - tacciava di antisemitismo i promotori della manifestazione del 25
aprile, perché l'avevano dedicata alla resistenza palestinese; se uno pensa che
nella diffusione selvaggia dei ripetitori a Roma il competente assessore
comunale diessino (alleato del PRC) è responsabile almeno quanto Storace e
Gasparri; se uno pensa che la Delibera 135 sull'applicazione dei Contratti
Nazionali di Lavoro nelle cooperative convenzionate con il Comune giace
inapplicata da quasi tre anni, di cui gli ultimi due trascorsi con un membro del
PRC come assessore per il lavoro e le periferie; se uno pensa che l'assessore
del PRC (sempre lui) ha votato a favore del Piano Regolatore contro il quale il
suo partito è sceso in piazza e che, al voto finale, i consiglieri del PRC se ne
sono andati dall'aula; se uno pensa che a Fulvio Grimaldi sono state cestinate
persino le corrispondenze che inviava da Baghdad sotto le bombe; se uno pensa
tutte queste cose, gli viene il dubbio che la storia delle stufe e delle pentole
che diventano il "patrimonio del partito" puzzi di montatura lontano un miglio,
ma sia pur sempre più presentabile di un'epurazione.
Specialmente quando si avvicinano le elezioni (provinciali, stavolta) e, tanto
per cambiare, ci si è acconciati a fare la ruota di scorta del solito
democristianone, senza uno straccio di programma ma con tanta voglia di
poltrone.
Personalmente, non credo che il collegio di garanzia nazionale renderà giustizia
ai sospesi, ma questa è solo la mia opinione. Già che ci sono, colgo l'occasione
per fare la mia dichiarazione di voto: contrariamente a quanto vorrebbero la
maggior parte degli alleati del PRC, compreso il candidato presidente della
Provincia di Roma, il 15 giugno non andrò al mare, perlomeno non prima di aver
fieramente votato SI ai referendum sull'estensione dell'articolo 18 e contro le
servitù da elettrodotto. Poiché ho ancora la residenza a Roma, al mare ci andrò
ininterrottamente da sabato 24 maggio a martedì 27 maggio; sono un pensionato e
me lo posso permettere, a differenza dei miei figli che, grazie al lavoro
flessibile votato dall'Ulivo e dal PRC, sono co.co.co. o interinali e una
pensione non la vedranno mai. Ma verranno al mare con me.