Per fortuna, esiste la sinistra radicale, che riesce a
strapparmi un sorriso anche nei momenti più tristi.
Sono impagabili, questi che rifondano il comunismo, oppure sono comunisti e
italiani, oppure ancora ambientalisti, ma sono tutti pacifisti e
antimilitaristi. Per dimostrarlo, hanno cacciato dal governo i guerrafondai
militaristi e, non appena al governo del Paese ci sono andati loro, hanno
rifinanziato tutte le missioni militari, poi ne hanno aggiunta un'altra (in
Libano), poi hanno approvato la Finanziaria più generosa con le spese militari
della storia della Repubblica e, infine, hanno approvato anche la costruzione di
una nuova base militare americana, in quel di Vicenza.
E' vero, i nostri soldati sono andati via dall'Iraq, esattamente come e quando
aveva già deciso il governo guerrafondaio di Berlusconi.
Già queste considerazioni sono esilaranti, ma devo ammettere che negli ultimi
giorni la verve comica degli esponenti della sinistra radicale sta toccando
vertici assoluti. Prendiamo Lidia Menapace, pacifista e nonviolenta di provata
fede. Tanto per cominciare e per far vedere quale sia la tempra di
una vera pacifista, accetta di prendere il posto nelle liste di Rifondazione di
Marco Ferrando, rispedito a casa in men che non si dica causa scarsa
affidabilità unionista e sionista; lo stesso posto era stato garbatamente
rifiutato da Emilio Molinari, che è una persona per bene e non se l'è sentita di
acconciarsi al ruolo di sciacallo. Una volta assisa sugli scranni del Senato, la
nostra antimilitarista d'acciaio vota subito il rifinanziamento delle missioni
militari all'estero (tutte, Iraq compreso), poi vota la nuova missione in Libano
e il 30 settembre assiste angosciata alla manifestazione con cui qualche
migliaio di incontentabili mostra di non voler capire la profonda differenza
esistente fra un militare italiano in Afghanistan ucciso sotto un governo di
centrodestra e un militare italiano in Afghanistan ucciso sotto un governo di
centrosinistra. Passano poche settimane, e la nostra nonviolenta vota la già
citata Finanziaria di guerra; non contenta, dalle pagine del quotidiano
ufficiale della famiglia bertinotti insulta il Cobas Piero Bernocchi, che
sarebbe un parassita politico perchè si ostina a sbraitare per le strade - e
persino sotto il palazzo che ospita la Camera dei Deputati! - che non è bello
continuare a spendere miliardi in spedizioni e occupazioni militari mentre
sanità e scuola pubblica vanno sempre più in vacca. Sta di fatto che il
parassita politico è uno come me, che campa con la sua pensione, mentre la
nostra pacifista tutta d'un pezzo si cucca (insieme a qualche centinaio di
colleghi) le decine di migliaia di euro e i benefit connessi allo status di
parlamentare. C'è della coerenza, in quelle che possono apparire farneticazioni:
se il vero problema dell'economia nazionale sono i pensionati, per cui bisogna
mettere mano (e forbici) a quel che resta del sistema previdenziale, dev'essere
altrettanto vero che anche Bernocchi, in quanto pensionato, non può che essere
un parassita.
Tuttavia, sarebbe ingiusto non riconoscere che la signora Menapace non si è limitata
ad inveire contro altri, perchè ha avanzato proposte per pacificare
l'Afghanistan che non possono essere ignorate. Per esempio, per stroncare la
coltivazione e il traffico dell'oppio con cui si alimentano guerriglia e
violenza, la signora ha proposto di mandare la Guardia di Finanza.
E' una vergogna che questa proposta sia stata lasciata cadere, nonostante la sua
evidente genialità. Chiunque è in grado di immaginare il terrore che si
dipingerebbe sul volto di un signore della guerra o di un comandante talebano
alla sola idea di vedersi notificare un'ingiunzione di pagamento per l'accertata
evasione di I.V.A. e I.R.PE.F. sulla vendita di oppiacei.
Purtroppo, come dicevamo, sembra che la proposta della signora Menapace non
riscontri grande interesse, e questo impedisce un suo approfondimento, anche al
fine di renderla effettivamente praticabile. Se ci è concesso di contribuire,
almeno idealmente, alla realizzazione del brillante progetto per portare
finalmente l'Afghanistan nell'ambito della legalità, vorremmo suggerire alla
signora di dire che agli agenti della Guardia di Finanza bisognerà affiancare
una task force di Ufficiali Giudiziari, incaricati di eseguire - nei confronti
dei signori della guerra e dei Talebani evasori - il necessario pignoramento di
Kalashnikov e bazooka, mediante apposizione sugli stessi dei sigilli
regolamentari. Inoltre, si potrebbe avere un contributo alla pacificazione delle
grandi città afghane dai nostri Comuni, che potrebbero fornire il personale
indispensabile per regolare il traffico convulso di camion, biciclette e
autobomba. Per i Vigili Urbani di Napoli o di Roma, sarebbe un gioco da ragazzi.
E che dire degli altri esponenti della sinistra più estrema? Che dire di Elettra
Deiana, che si accapiglia con Rina Gagliardi, che non vuole capire che D'Alema è
uomo della NATO? Certo, ci vuole l'acume di un Premio Nobel per sospettare che
il premier dei bombardamenti su Belgrado abbia qualche simpatia per l'Alleanza
Atlantica!
Ma vogliamo dimenticare i famosi "senatori dissidenti", quelli che il 15 luglio
giuravano di fronte ad un migliaio di persone che il rifinanziamento delle
missioni militari non l'avrebbero votato nemmeno sotto tortura, per poi votarlo
dodici giorni dopo, indifferenti alle altre migliaia di persone che,
sfidando il caldo rovente e le vacanze incipienti, marciavano a pochi metri di
distanza dal loro Palazzo per mostrare al mondo che non tutti, in questo
disgraziato Paese, sono disposti ad ingoiare in silenzio i massacri come quello
che, in quelle stesse ore, stavano compiendo nel piccolo Libano i gloriosi
soldati dello Stato ebraico? Ma non che non li dimentichiamo, ora che gli tocca
votare nuovamente il rifinanziamento, dopo che hanno votato la solita
Finanziaria e si agitano perchè temono che qualcuno, magari dalle parti di
Vicenza, se li incontra per strada possa prenderli quantomeno a male parole
(personalmente, preferirei i calci in culo, ma ammetto di essere un estremista).
Il più simpatico è sicuramente un tale Turigliatto, senatore trotzkista del PRC, il quale
ha dichiarato nuovamente (lo aveva già detto a luglio) che voterà contro anche in caso di fiducia, ma che vede
con favore la convergenza sul rifinanziamento dei voti dell'opposizione di
destra, così il governo Prodi non cadrà. Un po' come facevano i consiglieri
comunali di Rifondazione quando ancora abitavo a Roma, che sulle porcherie più
grosse della giunta Rutelli votavano contro, ma non prima di essersi assicurati che Cicciobello potesse comunque contare su una maggioranza.
Insomma, con questa sinistra radicale, che bisogno c'è della destra?