Sono tornato. Non da
qualche luogo geografico lontano, ma da uno stato di malinconia che mi rendeva
impossibile ironizzare, anche amaramente, su quanto avviene intorno a me.
Purtroppo, leggo i giornali, ascolto la radio e guardo la televisione, dunque so
quello che uno Stato sta facendo ad un popolo senza Stato. So cosa l'Israele di
Sharon e Peres sta facendo ai Palestinesi a Ramallah, a Nablus, ad Hebron, a
Betlemme, a Gaza, a Tulkarem ed a Jenin. Per quanto ovattata, persino
l'informazione "ufficiale" non riesce più a nascondere o minimizzare le
distruzioni, i massacri, le sofferenze e le umiliazioni inflitti ad un popolo ed
a tutte le culture del mondo.
Si, lo Stato di Israele (governato insieme dalla destra di Sharon e dalla
"sinistra" di Peres) non sta violentando solo le donne,gli uomini, i vecchi e i
bambini palestinesi, ma anche le culture e le sensibilità del mondo: incendia le
moschee, assedia la Basilica della Natività, respinge e insulta diplomatici,
medici, giornalisti. E i suoi emissari in Europa e nel mondo gli tengono
bordone, agitando l'accusa di "antisemitismo" contro chiunque levi la sua voce
contro le infamie che gli aguzzini dell'esercito più potente e più vigliacco del
Medio Oriente commettono contro quello che era il popolo più colto e laico del
mondo arabo.
Come potevo, dunque, trovare un qualsiasi spunto per esercizi di umorismo,
ancorché macabro?
Per fortuna, mi giunge in soccorso la federazione romana di Rifondazione
Comunista, che - dopo mesi di letargo sul dramma palestinese - finalmente assume
un'iniziativa coraggiosa: si dissocia dalla manifestazione indetta a Roma il
prossimo 25 aprile con la resistenza e il popolo palestinese. Sinceramente, non
credevo ai miei occhi quando, questa mattina, ho letto su Liberazione il
comunicato con cui il PRC romano sentenzia che "il 25 aprile, simbolo
dell'unità antifascista, non può essere usato per iniziative come quella indetta
dal Forum Palestina" e proclama, con grande sprezzo del ridicolo, che quell'iniziativa
"divide il grande movimento di lotta di questi mesi in cui il movimento ha
manifestato ripetutamente a sostegno del popolo palestinese per il ritiro delle
truppe israeliane di occupazione, per affermare la nascita dello stato
palestinese a fianco di quello ebraico".
Ho fatto qualche telefonata ai miei amici romani del PRC, che sono caduti dalle
nuvole quanto e più di me; uno di loro, iscritto al partito sin dalla
fondazione, mi ha anche spiegato che quel comunicato è in qualche modo
illegittimo, dato che in questo momento la federazione romana è senza gruppo
dirigente, nel senso che il Congresso appena terminato ha eletto solo il nuovo
comitato politico federale (il "parlamentino" del partito, ancora mai convocato,
visto che il congresso si è concluso pochi giorni fa) e il collegio di garanzia,
e dunque non è dato sapere chi e con quale diritto abbia emesso la scomunica
verso la manifestazione del 25 aprile. Un altro amico-compagno si è spinto più
in là, ipotizzando un colpo di mano della coppia più bella del mondo, la
premiata ditta Sentinelli & Simeone, che sarebbe stata vista mendicare consensi
al presunto comunicato ai margini della riunione del comitato politico nazionale
del PRC, che si svolgeva appunto ieri. Uso il condizionale perché non dispongo
di riscontri a questa ipotesi.
Ciò che rende ridicolo il presunto comunicato della federazione romana del PRC
non è solo la sua dubbia paternità, ma il riferimento al rischio di divisioni
nel movimento di solidarietà al popolo palestinese provocato dalla
manifestazione indetta per il 25 aprile non dal solo Forum Palestina, ma anche
dalla Confederazione Cobas, dalle Rappresentanze di Base e dal Coordinamento di
Solidarietà con l'Intifada, insieme a quelle associazioni che da più di quindici
giorni animano il presidio permanente sotto la sede romana dell'ONU in Piazza S.
Marco e che hanno raccolto più di 20.000 firme in calce ad una petizione che
chiede un intervento internazionale a protezione della popolazione civile in
Palestina. Quali sono i soggetti concreti della "divisione" tanto temuta? I DS,
che non sanno nemmeno loro quello che vogliono? La CGIL, che quando si tratta di
Palestina è maestra di dissociazioni (lo ha già fatto il 9 marzo e il 6 aprile,
e le manifestazioni non ne hanno risentito)? La comunità ebraica romana, dalla
quale si stanno ancora aspettando almeno le scuse per le aggressioni subite dal
9 marzo ad oggi al corteo, al presidio di Piazza S. Marco e alla sede nazionale
del PRC?
Domani (lunedì) Liberazione non è in edicola, ma da martedì sarà interessante
leggere le reazioni al presunto comunicato; a meno che non succeda come prima
del 9 marzo, quando della manifestazione nazionale si parlava ovunque, tranne
che sulle pagine della Pravda... pardon, volevo dire di Liberazione.