Alla presenza del rabbino capo Riccardo Di Segni, del presidente delle Comunità ebraiche italiane, Amos Luzzatto, e dei rappresentanti delle comunità di Milano e Torino, la sera del 4 dicembre si è tenuta una solenne cerimonia nella sinagoga di Roma in onore delle vittime delle stragi di Haifa e Gerusalemme. Alla cerimonia hanno partecipato il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi – cui la kippah, il tradizionale copricapo ebraico indossato per l’occasione, ha celato l’incipiente calvizie – e numerosi altri personaggi, come Giancarlo Elia Valori, l’ex Presidente Francesco Cossiga, l’ambasciatore israeliano Ehud Gol, il leader della comunità ebraica romana, Leone Paserman, il neosegretario dei Ds Piero Fassino e il sindaco di Roma Walter Veltroni, entrambi muniti della kippah di ordinanza.
Nel suo
sobrio intervento, l’ambasciatore Gol ha accusato l’Autorità Nazionale
Palestinese di essere "direttamente responsabile delle stragi" e
si è chiesto "in nome di quale Dio, quale cultura e quale fede
politica i palestinesi hanno licenza di uccidere e massacrare, ed alzare
un inno alla morte"; l’ambasciatore Gol ha anche affermato che "non
possiamo permetterci oggi il lusso di limitarci ad esprimere sdegno e
dolore, occorre l’azione". E azioni tipo quelle auspicate
dall’ambasciatore Gol ne stiamo vedendo parecchie: bambini che saltano
in aria su una granata nel cortile della scuola, altri che vengono
feriti dalle bombe e dai missili, altri che cadono sotto i colpi precisi
dei cecchini israeliani.
Anche il leader della comunità ebraica romana, Leone Paserman, non ha
mancato di spezzare una lancia in favore della pace: "Il premier Ariel
Sharon finora è stato troppo buono", ha detto testualmente.
La cerimonia si è conclusa con l’intonazione dell’inno di Mameli e del
Hatikvà, l’inno israeliano.
Non mi pongo la domanda se Veltroni e Fassino abbiano provato almeno un
leggero brivido di vergogna nell’assistere con la faccia di circostanza
all’apologia dei crimini di guerra e del genocidio, perché quei signori
la vergogna non sanno nemmeno dove sia di casa… me ne pongo un’altra, di
domanda: qualcuno ha intenzione di ricordare a Veltroni che è anche il
sindaco di chi sostiene il diritto all’autodeterminazione del popolo
palestinese?