E così, Turiddu Cannavò ha scoperto l'esistenza della Palestina. E' vero, non è una battuta: l'ho letto su Liberazione di oggi, 7 gennaio 2003. Questa incredibile scoperta è merito del Corriere della Sera e di Le Monde, leggendo i quali il giovane Turiddu ha appreso dell'esistenza di un posto chiamato Palestina e di un conflitto feroce e sanguinoso che lì si combatte da alcuni decenni.
In questo periodo post natalizio bisogna essere magnanimi... non chiediamo troppo, non polemizziamo sul fatto che il giovanotto ha semplicemente ignorato appelli e manifestazioni, anzi ha fatto di tutto per censurarli; godiamoci la gioia che si prova quando la luce della consapevolezza squarcia le tenebre dell'ignoranza ed un altro essere guadagna lo status di homo sapiens.
Ora, la strada è tutta in discesa: resosi conto che esiste la Palestina, il resto verrà da sé. Certo, siamo ancora lontani dal capire che la questione, da quelle parti, non si presenta nei termini della "vera lotta al terrorismo" (ragazzo, vorrai mica dare consigli a Bush?!), ma bisogna ammettere che Turiddu ha fatto dei passi da gigante, se ammette (bontà sua) che il mondo arabo "tutto sommato (sic!), vede ancora nella lotta palestinese un simbolo e un riferimento obbligati" (Incredibile! Ero convinto che le masse arabe vedessero un simbolo e un riferimento nel sindaco di Porto Alegre e nel bilancio partecipato... ).
Naturalmente, non si possono pretendere da un giovane entusiasta prese di posizione banali come quelle contro l'occupazione militare e coloniale sionista, per il diritto dei Palestinesi al proprio Stato indipendente con Gerusalemme capitale (Gerusalemme est, sia chiaro, se no salta fuori il solito bischero che dice che voglio distruggere Israele); è giusto che, nel suo fervore di neofita, proponga una soluzione di portata storica - anche se "nella sua banalità" - come l'invio dei caschi blu dell'ONU.
E bravo Turiddu: se continua a studiare, imparerà che i caschi blu da quelle parti ci stanno da tanto tempo, dal Libano fin dentro Hebron, e che la soldataglia sionista ne ha fatti fuori un bel po', anche quando al governo c'era quel sant'uomo di Shimon Peres, che nel 1996 fece bombardare una stazione dell'ONU nel sud del Libano, in un posto chiamato Qana, bruciando vivi 13 caschi blu e un centinaio di civili palestinesi e libanesi che si erano illusi di aver trovato un riparo sicuro. Turiddu fatica ancora ad ammettere (con sé stesso, più che altro) che in Palestina è in corso una lotta di liberazione nazionale, forse perché è troppo giovane per ricordarsi Cuba, l'Algeria, il Vietnam, l'Angola e forse anche il Nicaragua. Pensate se il Che e Fidel, invece di combattere sulla Sierra, avessero chiesto l'intervento dei caschi blu... che poi, volendo essere pignoli, non è che a Sabra e Chatila la forza multinazionale abbia fatto una gran bella figura. Ma forse Turiddu è troppo giovane anche per ricordarsi di quella vicenda.
Comunque, sono contento: per uno che fa il vicedirettore di un giornale comunista e cinguetta giulivo in televisione che il comunismo è roba del passato, scoprire l'esistenza della Palestina è una grossa conquista culturale.

P.S. Così, en passant, vorrei far notare che il solo esponente di rilievo della sinistra italiana che - in due anni e passa di Intifada - non abbia sentito il bisogno di fare una visita in Palestina, e magari di portare di persona un po' di solidarietà al povero Arafat assediato, è un certo Fausto Bertinotti.  Il PRC non è più da tempo il mio partito, ma i tanti compagni seri e onesti che ancora vi militano non potrebbero sollecitare il loro Segretario a compiere un gesto di coraggio politico? E' vero che arriverà buon ultimo, dopo Diliberto, Fassino, D'Alema, Cento, Bulgarelli, ecc., ma questo è proprio un caso classico di meglio tardi che mai. 

 

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