ANTISEMITISMO IMMAGINARIO
Gli ettari di terreno coltivabile inutilizzati sono, in
Italia, decine di migliaia. Non è una novità, sono decenni che l'agricoltura del
nostro Paese conosce una crisi paragonabile solo a quella delle vocazioni
ecclesiastiche; non casualmente, in entrambi i settori (agricoltura e conventi)
è forte il ricorso a manodopera immigrata, e si moltiplicano
braccianti senegalesi e suore indiane. Così è la vita: ci sono lavori che gli
italiani non vogliono più fare.
Ultimamente, ci siamo convinti che un piccolo contributo per supplire alla carenza di manodopera nel
settore agricolo potrebbero darlo alcuni redattori di Liberazione, il solo
quotidiano che ha continuato imperterrito e a dispetto di ogni evidenza a sostenere
per giorni e giorni la "pista antisemita" in relazione alla bestiale profanazione delle tombe del
settore ebraico del cimitero romano del Verano, quando anche i sanpietrini
avevano
capito che si trattava di una squallida storia di malavita comune, confermata
dalle indagini e dalle testimonianze.
Non comprendiamo il motivo recondito per cui alcuni redattori di Liberazione si
siano ridotti al rango di propagandisti della comunità sharonista romana, e
dunque si sentano in dovere di starnazzare allarmi contro un antisemitismo
dilagante che esiste solo nelle loro teste di mistificatori di professione;
semmai, ci amareggia il triste spettacolo del declino di quello che un tempo fu
l'alfiere del giornalismo professionale e al servizio solo della verità, ed oggi
si acconcia a dirigere il quotidiano che più di tutti si
è prestato a passare per buone le veline dei nipotini di quel galantuomo di Ariel Sharon.
Insomma, le cose stanno così: la profanazione infame delle tombe del Verano è un
episodio gravissimo della squallida vicenda che da anni oppone la trasparenza
amministrativa alle pratiche mafiose di
un'organizzazione criminale che specula sul dolore e sull'amore delle famiglie per i propri
cari defunti; la violenza belluina dei mafiosi alla romana si è scatenata contro il
settore ebraico del Verano perché, storicamente, le famiglie ebraiche romane
sono più attente al culto dei morti ed al rispetto di antiche tradizioni che
altre componenti della città hanno messo in secondo piano.
Su questo episodio, si è innestato un tentativo di speculazione
politico-propagandistica a cui, per fortuna, hanno abboccato in pochi; fra questi
pochi, hanno brillato per servilismo alcuni redattori del quotidiano
Liberazione, i quali, con grande sprezzo del ridicolo e con caprina ostinazione,
hanno insistito sulla tesi della "manifestazione antisemita" - in sintonia con gli sharonisti di casa nostra - quando tutti
avevano capito l'origine dell'evento
infame (poiché tale è) e addirittura erano stati individuati e denunciati i suoi responsabili
materiali.
Noi non abbiamo alcuna influenza sulle scelte del quotidiano Liberazione e, meno
che mai, su quelle dell'editore di riferimento, come direbbe il buon Vespa; al
massimo, possiamo permetterci un umile suggerimento, questo: quegli ettari di
terreno di cui sopra abbisognano di braccia robuste... perché obbligare i
possessori di tali braccia a cimentarsi con la penna, quando la zappa reclama il
loro valido aiuto?