LA GUERRA DELLE BOLLICINE

Gli eventi, spesso drammatici, che hanno segnato la storia del secolo che sta alle nostre spalle e quelli che segnano l’attualità, sono stati accompagnati da una guerra sotterranea – fortunatamente incruenta – di cui pochi sono a conoscenza. Negli ultimi anni, in tutto il mondo si è dispiegato un vasto movimento per il boicottaggio della Coca-Cola, la più grande azienda produttrice di soft drink, un colosso che relega a parecchie lunghezze di distanza la seconda grande azienda del settore, la Pepsi-Cola. Le ragioni del boicottaggio sono le più varie, come molto varie sono le attività poco simpatiche in cui la multinazionale delle bollicine appare coinvolta: si va dal comportamento violentemente antisindacale in America Latina al sostegno all’occupazione israeliana della Palestina, passando per le devastazioni ambientali conseguenti al supersfruttamento delle sorgenti di mezzo mondo. Fin qui, nulla di nuovo.
Nulla di nuovo nemmeno su un altro versante, quello delle alternative "impegnate" rispetto alla Coca-Cola: pochissimi anni fa, ha fatto furore in Europa e in Medio Oriente la Mecca-Cola, ideata da un imprenditore franco-tunisino che, a partire da un piccolo investimento iniziale, nel giro di qualche mese si è trovato protagonista di un’impresa colossale, alla luce dell’incredibile successo della nuova bevanda, determinato dall’essere non solo una valida alternativa all’odiatissima bibita imperialista, ma anche dal dichiarato intento di destinare il 20% dei propri profitti ad associazioni palestinesi.
Pochi sanno, però, che la vicenda della Mecca-Cola non rappresenta un caso isolato, ma è andata ad inserirsi in una vera e propria guerra delle bollicine che ha attraversato tutta la seconda metà del XX secolo ed è tuttora in atto, una guerra a volte combattuta secondo gli schemi convenzionali, più spesso assumendo le caratteristiche della guerriglia. Naturalmente, tutto ha avuto inizio con la Guerra Fredda, combattuta anche a colpi di lattine e bottiglie.
LA COLA SOCIALISTA
La Vita-Cola nasce nel 1957 come imitazione della Coca-Cola nella Repubblica Democratica Tedesca e la sua ricetta viene mantenuta nel più stretto riserbo, proprio come quella della Coca Cola. Nel momento di massima espansione commerciale, si contavano circa 200 centri d'imbottigliamento della Vita-Cola in tutta la RDT. Dopo la caduta del muro di Berlino nel 1989, le vendite si sono rapidamente ridotte e i marchi occidentali di cole hanno preso il sopravvento sulle sue quote di mercato. Però, con l'arrivo dell'Ostalgie (nostalgia da parte dei tedeschi dell'est per i giorni passati della Germania orientale), molti prodotti dimenticati sono stati riproposti (tra questi anche Vita-Cola) diventando nuovamente popolari.
LE COLE ALTERNATIVE
Prima e dopo la caduta del Muro di Berlino, una
serie impressionante di marchi hanno dato battaglia al monopolio della
Coca-Cola, in nome degli ideali e delle esigenza più disparati, e questa nuova
fase della guerra delle bollicine caratterizza anche il momento storico che
stiamo vivendo.
Innanzitutto, occorre operare una distinzione fra le bibite alternative, in base
alla differenza che esiste fra i prodotti che si limitano a porsi su un piano di
concorrenza commerciale e quelli che, come l’antesignana Vita-Cola, rispondono
anche ad altre motivazioni, di carattere ideologico, morale o politico.
Per quanto riguarda le alternative di mercato, si tratta spesso di prodotti anch’essi statunitensi, come la Bubba-Cola, che, grazie al basso costo, ha riscosso un enorme successo tra gli abituali consumatori di bibite alla cola che non vogliono acquistare i prodotti delle grosse multinazionali, pur senza possedere alcuna particolare caratteristica "impegnata". Nella stessa categoria rientrano le cole prodotte per conto di grandi catene di supermercati o discount, come la Freeway-Cola, prodotta dalla europea Lidl. A titolo di curiosità, va segnalata l’esistenza della Virgin-Cola, che appartiene all’omonimo gruppo industriale e che si caratterizza principalmente per la forma particolare della bottiglia, detta pammy perché riprende e ricorda le forme prosperose della famosa attrice Pamela Anderson (anche se sulla fedeltà della riproduzione è difficile mettere la mano sul fuoco, visti i continui ritocchi estetici dell’attrice medesima).
Il fronte delle bibite impegnate appare decisamente più interessante e variegato. Il filone principale è costituito dalle bollicine identitarie o esplicitamente antimperialiste. Anche se non manifesta alcun orientamento ideologico, fra le cole identitarie va citata la scozzese Red-Cola, prodotta dall'azienda Barr, con sede a Glasgow, che è la maggiore industria di bibite del Regno Unito. Tuttavia, almeno in Europa, il paradiso delle bevande alternative sembra essere la Francia, dove vengono prodotte e distribuite numerose alternative alla Coca ed alla Pepsi.
La Beuk Cola è una cola alternativa,
distribuita dalla cooperativa bretone Kan Ar Bed; è fabbricata in Bretagna e il
suo ingrediente di base è uno zucchero rosso originario del Costa Rica
(fabbricato dalla cooperativa di Coopecañera, che appartiene alla filiera
del commercio equo), ed è distribuita solo da catene commerciali del commercio
equo che trattano prodotti andini.
Esplicitamente alternativa è la Breizh Cola, "la cola bretone",
appartenente alle nuove tipologie di alternative cola, o anche
altercola, nate per competere con Coca-Cola e Pepsi Cola e che generalmente
vengono prodotte in piccole quantità e sono disponibili in mercati ristretti di
carattere locale. Meno caratterizzata è la Elsass Cola, cola alternativa
alsaziana lanciata da Jacques Sérillon, proprietario anche della società delle
sorgenti di Soultzmatt, in Alsazia. L'Elsass Cola utilizza esclusivamente
l'acqua della sorgente locale e lo zucchero raffinato nella regione. Dall'inizio
della sua commercializzazione (fine 2004), un milione di bottiglie sono state
vendute in solo 8 mesi.
L’ Imazighen-Cola (cioè la Bibita degli Imazighen, dei Berberi) è una
bevanda analcolica la cui vendita ha avuto inizio nell'autunno 2003, nell'area
parigina, dove viene prodotta (comune di Dugny).Il proprietario ha dichiarato
che il 10% dei ricavati netti delle vendite viene devoluto per la promozione
della cultura berbera.
Non poteva mancare la Corsica Cola: quando venne lanciata sul mercato dalla Brasserie Pietra nel maggio 2003, le vendite della Cola còrsa furono avvantaggiate da un'inaspettata ondata di canicola e le scorte si esaurirono in due mesi.
Alla fine del 2003, il milione e mezzo di bottiglie prodotte dalla piccola impresa era stato venduto unicamente nel mercato interno dell'isola. Il merito di questo incoraggiante successo, secondo Armelle Sialelli, direttrice della Birreria Pietra e già creatrice della birra còrsa alla castagna, fu quello di aver creato una formula molto dissetante. La cola corsa merita un posto d’onore in questo trattatello, in quanto Angelo Mariani, l'inventore della cola, nacque nel 1838 a Pero Casevecchie nella Castagniccia, in Corsica.
Sempre in Francia, in Provenza, viene prodotta la Arab Cola, considerata la "cola del mondo arabo". Viene prodotta da una piccola impresa situata a Nizza e si pone come obiettivo la conquista dei consumatori di origine araba transalpini e dei paesi confinanti.
Legata all’identità islamica ed impegnata sul fronte del commercio equo e solidale e dell’impegno sociale, è la Qibla Cola, prodotta in Inghilterra e commercializzata anche in altri Paesi europei, in America del Nord e in Asia. Il nome suggerisce un chiaro ed evidente riferimento alla cultura teologica islamica, ove la parola Qibla è usata per indicare la direzione del Masjid al-Haram nella città santa islamica della Mecca, ove tutti i musulmani si ritrovano per compiere i pellegrinaggi attorno alla pietra nera. La compagnia, comunque, afferma che la parola qibla è impiegata nel suo senso non religioso, significando semplicemente la « direzione ». La compagnia produttrice dichiara di donare il 10% dei ricavi netti a favore di cause umanitarie, ma va detto che i riscontri di tali donazioni pubblicati sul suo sito ufficiale sono ben pochi. A tale proposito, è piuttosto discutibile il costume di asserire il perseguimento di scopi umanitari, politici e sociali, senza indicare con precisione i soggetti destinatari e l’entità delle donazioni; purtroppo, la storia delle iniziative di solidarietà è ricca di episodi deprimenti, quando non di vere e proprie truffe, per cui la trasparenza delle operazioni dovrebbe costituire la regola di certe iniziative e non, come dobbiamo constatare, l’eccezione.
Decisamente singolare appare la vicenda della El Che Cola, bevanda naturale, senza OGM, creata in omaggio a Ernesto Rafael Guevara de la Serna, prodotta da una società marsigliese che si impegna a donare ben il 50% dei ricavi netti a favore di ONG che operano contro la fame nel mondo e che aiutano orfani e fanciulli bisognosi. Sulle etichette delle bottiglie campeggia la celebre immagine del rivoluzionario latinoamericano, e il sito ufficiale dell’azienda si premura di informare che, nel solo 2005, più di sei milioni di persone sono morte di fame o malattie connesse alla denutrizione, mentre quasi ottocento milioni sono sottoalimentate ed ogni cinque secondi un bambino muore di fame; per questo, l’obiettivo della El Che Cola è quello di "proporre una bevanda di qualità per un’azione comune. Devolvendo una percentuale sulle vendite di ogni bottiglia, El Che Cola permetterà di assicurare ai più deboli migliori condizioni di vita. Attraverso le sue diverse azioni sul campo, El Che Cola saprà trovare il suo posto nel cuore delle manifestazioni di aiuyto e sostegno alle ONG ed alle associazioni umanitarie". Anche qui, sfortunatamente, il sito ufficiale dell’azienda non è di grande aiuto per capire quali siano le associazioni e le ONG che beneficiano delle donazioni della "Cola rivoluzionaria", né quale sia l’entità di queste donazioni. Lo slogan dell’azienda è "cambiate le vostre abitudini, cambiate il mondo": sommessamente, consigliamo di cambiare la pessima abitudine di non considerare la trasparenza come un dovere, specialmente quando si tratta di nobili iniziative e particolarmente quando si utilizza un’icona, quale la figura del "Che", che rappresenta per milioni di persone il simbolo stesso dell’impegno e del disinteresse personale.
Chiudiamo questa breve e lacunosa rassegna sulle cole identitarie con la citazione della Euskal Herriko Kola, bevanda alternativa alla Coca Cola prodotta nel Paese Basco francese da un’azienda del circuito equo e solidale vicina al movimento indipendentista basco. Questa bevanda, il cui nome significa "Cola della Patria Basca", viene venduta principalmente nelle herriko taberna, i bar frequentati dai patrioti baschi, e serve anche per comporre un long drink molto apprezzato in zona, chiamato "Kalimocho", costituito da una parte di Coca Cola (meglio, di Euskal Herriko Kola) e da un’altra di vino rosso. Le proporzioni possono variare secondo il gusto del bevitore.
LA COLA OPEN SOURCE
Un altro aspetto interessante della guerra delle bollicine, sicuramente il più avanguardistico, è rappresentato dalla versione liquida del software Linux, l’alternativa al monopolio informatico Microsoft: la OpenCola è una specie di bevanda unica, in quanto le istruzioni per prepararla sono liberamente consultabili ed eventualmente modificabili. Chiunque può crearsi la propria bibita, e tutti possono modificare o regolare la giusta quantità degli ingredienti. Nata inizialmente come mezzo per trasmettere il significato e l'importanza del software open source, la bevanda iniziò ad avere un discreto successo, tanto da far vendere più di 150.000 lattine. L'azienda della OpenCola, situata a Toronto (Canada), è diventata famosa più per la sua bevanda, che per il software prodotto. Laird Brown, il responsabile marketing, ha affermato che il successo è scaturito da una graduale sfiducia nelle multinazionali e dalla possibilità di sapere cosa si stia veramente bevendo. Purtroppo, però, l'industria della OpenCola ha successivamente attuato un nuovo piano strategico, preferendo non pubblicare più sul proprio sito informazioni riguardo la prima bibita open source. L'azienda è poi fallita e ad oggi nessuno produce una bevanda con tale ricetta. Un progetto analogo è stato recentemente tentato anche in Italia, ma senza alcun seguito.
SAMAR COLA
Come abbiamo visto, il mondo delle bollicine
presenta aspetti insospettabili e interessanti; soprattutto, si rivela come un
terreno non neutrale, soggetto anch’esso dei conflitti che attraversano la
nostra epoca. L’opposizione allo strapotere delle multinazionali, in questo caso
della Coca Cola, non si manifesta solo con le campagne di boicottaggio, ma anche
con la produzione di merci alternative. E’ in questo filone che si inserisce la
proposta della Samar Cola, nel quadro di un più ampio progetto teso a
sostenere l’economia della Palestina occupata, con l’importazione e la
distribuzione di prodotti e merci che non trovano più sbocchi sul mercato
interno a causa dello strangolamento economico determinato dall’occupazione
militare e coloniale israeliana.
Samar Cola, come tutto il progetto, nasce dall’incontro fra attivisti italiani,
medici palestinesi e operatori del commercio equo e solidale. L’obiettivo non
potrebbe essere più chiaro: sostenere le attività della Mezzaluna Rossa
Palestinese, l’equivalente della nostra Croce Rossa, a cui è destinato il 20%
dei ricavi netti.
Conosciamo, o almeno dovremmo conoscere tutti le
difficoltà con cui sono costretti a confrontarsi i medici, gli infermieri, gli
autisti delle ambulanze della Mezzaluna Rossa Palestinese, molti dei quali sono
caduti nell’adempimento dei propri compiti sotto il piombo degli occupanti e che
soffrono tutti delle restrizioni e delle vessazioni imposte dalle truppe di
occupazione: gli stipendi sono perennemente in arretrato, le ambulanze
danneggiate o distrutte, i rifornimenti di medicinali ed altro materiale resi
quasi impossibili, fino all’estrema situazione della Striscia di Gaza, colpita
da un embargo che non risparmia nulla e che vede la situazione umanitaria e
sanitaria ormai al disastro. Non dimentichiamo, poi, che la Mezzaluna Rossa
Palestinese opera anche nei campi dove vivono in condizioni terribili i profughi
palestinesi, cacciati dalla propria terra dalle diverse invasioni israeliane,
nel 1948 e nel 1967: solo in Libano, sono più di 400.000 i Palestinesi rifugiati
in campi dove l’intervento della Mezzaluna Rossa e di poche ONG è l’unico
sostegno ad una popolazione sempre più allo stremo, troppo spesso nella
colpevole indifferenza della comunità internazionale.
La Samar Cola, quindi, non è una bevanda qualsiasi: è il gusto della
solidarietà.
