4 NOVEMBRE: ATTENTI AI NONVIOLENTI.

Sarà il retrogusto
inevitabilmente militaresco di una giornata come il 4 novembre, oppure il
riscoperto entusiasmo per l'uniforme, o ancora l'insopprimibile nostalgia per i
"bei tempi" del vecchio PCI, o un mix di tutte queste cose, ma sta di fatto che
quanto riportato da Repubblica del 30 ottobre, in un articolo a firma di Umberto
Rosso, preoccupa parecchio.
La manifestazione di sabato 4 novembre, a pochi giorni dal suo svolgimento, si è
caricata di contraddizioni, peraltro facilmente prevedibili: come si può,
infatti, pensare di dare vita ad una manifestazione contro il precariato
dilagante, la guerra permanente contro i diritti dei lavoratori, la
privatizzazione della scuola e dei servizi pubblici senza che questa sia una
manifestazione contro il governo in carica, che di quei punti ha fatto l'asse
portante del proprio programma (per maggiori informazioni, chiedere al Ministro
Linda Lanzillotta)? Detto questo, non stupisce il fatto che i Cobas - fra i
promotori della manifestazione - siano diventati il bersaglio di quello che
hanno giustamente definito un osceno linciaggio, finora solo a mezzo stampa.
Finora, appunto.
Ad avviare la campagna di criminalizzazione, in perfetto stile Pecchioli -
Trombadori dei bei tempi andati, è stato il Manifesto, che prima ha pubblicato
un'inserzione a pagamento dei Cobas (in cui, fra l'altro, si chiedevano le
dimissioni del Ministro del Lavoro, il diessino Damiano) e poi ha attaccato la
stessa inserzione e gli autori con editoriali, corsivi, articoli e trafiletti. A
ruota, tutta la sinistra del centrosinistra ha preso le distanze dai
Cobas, proclamando che la manifestazione del 4 novembre non è contro il governo
e che è più o meno una gravissima provocazione osare chiedere le dimissioni di
un Ministro. I Cobas, ovviamente, tengono botta, confermano le proprie posizioni
e la presenza in piazza il 4 novembre, mentre Marco Ferrando rivendica il
diritto di contestare il governo e i suoi esponenti.
Il salto di qualità, però, viene annunciato dal citato articolo di Repubblica di
oggi, lunedì 30 ottobre, dove la manifestazione del 4 novembre viene presentata
come un'iniziativa del Partito della Rifondazione Comunista, "con in testa il
segretario del Prc Giordano, i capigruppo e il ministro Ferrero"; la
manifestazione, secondo Repubblica, sarà addirittura benedetta dal Santo Padre
fausto bertinotti, evidentemente ormai in pieno delirio di onnipotenza e che -
secondo fonti ben informate - in questi giorni è di cattivo umore perchè non gli
riesce di moltiplicare i pani ed i pesci e nemmeno di trasformare l'acqua in
vino. Ma continua ad esercitarsi.
Il preoccupante salto di qualità non è rappresentato dall'ormai abituale delirio
mistico di bertinotti, bensì da quanto annunciato verso la fine dell'articolo di
Umberto Rosso: "L'organizzazione è al lavoro anche per definire una struttura
del corteo che isoli eventuali contestazioni (Marco Ferrando, ex di
Rifondazione, ha già promesso fischi ai dirigenti del partito)". Possiamo
sapere cosa significa esattamente isolare le eventuali contestazioni, specie se
riferite a fischi? Esclusa, per motivi tecnici, l'imposizione del bavaglio o
della mordacchia a tutti i partecipanti per la durata della manifestazione, si
potrebbe pensare - in linea con la teoria della riduzione del danno - al
sequestro preventivo di tutti i fischietti, mediante fermo di polizia del solito
napoletano che li vende in tutte le manifestazioni. Ma si tratterebbe, appunto,
solo di una riduzione del danno, perchè il fischietto uno potrebbe portaselo da
casa e non è realistico pensare di perquisire tutti i partecipanti al corteo
(anche se sembra che Gennarino Migliore, in un primo momento, lo abbia
proposto). Senza contare che, volendo, si può fischiare semplicemente con la
bocca, senza ausili meccanici, per non parlare della possibilità di esprimere il
proprio dissenso anche con altre rumorosità linguali e labiali, quelle - per
intenderci - rese celebri da Totò e Eduardo De Filippo.
Allora, come si fa ad isolare le eventuali contestazioni? L'ultimo precedente in
materia risale al lontano 1992, quando ci pensò il servizio d'ordine di CGIL,
CISL e UIL a isolare i contestatori, a suon di bastonate. Ci fu qualche
esagerazione, tipo adolescenti delle scuole superiori pestati come tamburi dai
nerboruti sindacalisti a pagamento, poi ricompensati anche con una allegra cena
sociale gentilmente offerta dal caporione CGIL Fulvio Vento, naturalmente nel
ristorante di proprietà di una cooperativa "rossa". Questo precedente, però, mal
si concilia con la rigorosa nonviolenza adottata da bertinotti e dai suoi
discepoli; tuttavia, dopo aver sentito fior di nonviolenti dire in televisione
che "la nonviolenza si può esportare anche con le Forze Armate" (Raffaella
Bolini, marcia Perugia - Assisi, agosto 2006), non si può ragionevolmente
escludere che qualcuno voglia portare la nonviolenza nel corteo del 4 novembre
picchiando di santa ragione gli eventuali contestatori, oppure - più probabile
ed anche più politicamente corretto - delegando questo ingrato compito alle
Forze dell'Ordine, il che stabilirebbe una perfetta sintonia sul piano interno
con quanto già in atto all'estero, per esempio in Afghanistan.
Insomma, c'è da preoccuparsi. E' vero che non bisogna fasciarsi la testa prima
di averla rotta, ma qualche precauzione è sempre opportuno prenderla. Noi, che
riteniamo legittimo contestare i dirigenti politici e per niente scandaloso
chiedere le dimissioni di un Ministro, un piccolo consiglio agli eventuali
contestatori (nonché eventuali bastonati) vogliamo offrirlo: fotografate tutto
e, soprattutto, tutti. Riprendete con dovizia di particolari le fattezze di
tutti i nonviolenti: se rimarranno tali, bene, siamo tutti contenti. Ma,
se dovessero cadere in tentazione e dimenticare la nonviolenza per
difendere il governo amico, sarà bene che quelle foto - accompagnate da nome,
cognome e cariche di partito e/o istituzionali eventualmente rivestite - vengano
rese di dominio pubblico. Qualche volta, internet può rivelarsi estremamente
utile.
3O.10.2006