7 OTTOBRE: UNA STRANA ASSEMBLEA.
Si è tenuta a Roma, presso il
Centro Congressi di Via dei Frentani, la prevista assemblea nazionale delle reti
e dei movimenti che hanno dato vita alla manifestazione dello scorso 9 giugno
contro la visita di Bush a Roma e sono ora intenzionati a sviluppare
l'iniziativa anche sul terreno dei diritti sociali.
All'inizio dell'assemblea, la sala era abbastanza affollata, anche se piuttosto
lontana dal pienone registrato il 15 luglio dello scorso anno, quando i senatori
"dissidenti" si impegnarono al no-alla-guerra-senza-se-e-senza-ma per poi votare
il finanziamento alle missioni di guerra dieci giorni dopo, proprio mentre per
le strade di Roma sfilava la manifestazione indetta dal Forum Palestina e dalle
comunità palestinesi e libanesi in Italia contro la feroce aggressione
israeliana al Libano. Dopo i primi interventi, quando si è capito che il copione
era già scritto nei minimi dettagli e che ogni discorso dal palco era la
fotocopia di quello che lo aveva preceduto, gran parte dei presenti hanno
abbandonato la sala, che al termine dei lavori risultava quasi vuota.
Non nascondiamo la sgradevole sensazione provata nel rendersi conto che gli
interventi non solo erano predeterminati (nulla di male, figuriamoci), ma che la
giornata era stata costruita per non permettere la minima sbavatura, nemmeno di
fronte alle questioni più discutibili, tanto è vero che gli interventi dei
compagni non facenti parte del "comitato promotore" sono potuti iniziare solo
dopo ore, in una sala inevitabilmente svuotata.
Nel merito, suscita non poche perplessità la scelta di convocare lo sciopero
generale contro "la politica economica e sociale del governo Prodi" (quindi, non
contro il governo tout court), il che assomiglia molto al contenuto della
manifestazione del prossimo 20 ottobre, non a caso indetta da partiti di governo
in dissenso, appunto, sulla politica economica e sociale. Inoltre, è apparso
decisamente bizzarro non convocare una manifestazione nazionale a Roma in
concomitanza con lo sciopero generale, proponendone un'altra, sui medesimi
obiettivi, quindici giorni dopo lo sciopero.
Infine, si è scelto di espungere dagli obiettivi dello sciopero e della
(successiva) manifestazione nazionale ogni collegamento fra la politica
economica del governo Prodi e la politica di guerra del governo stesso,
nonostante sia evidente a tutti il rapporto fra aumento delle spese militari e
securitarie e diminuzione delle spese sociali e dei servizi pubblici, in primo
luogo scuola e sanità.
Difficile comprendere il senso di scelte che, da un lato, depotenziano
l'iniziativa di protesta antigovernativa (fra l'altro, mostrando scarsa sintonia
con gli umori profondi del Paese), e dall'altro si configurano come un favore al
PRC e al PdCI, sposandone di fatto le tesi sulla necessità di respingere il
Protocollo di luglio ma senza mettere in crisi l'attuale governo, con relative
poltrone assegnate alla sinistra radicale.
Nessuno - politicamente parlando - è nato ieri, e tutti capiscono come si voglia
far prevalere a tutti i costi uno spirito unitario, e come questo comporti un
pedaggio da pagare a chi continua a rimanere con un piede dentro il PRC di
governo (centrale e locale) e l'altro nei movimenti di opposizione, ma riesce
difficile non pensare che il pedaggio cominci ad essere non solo troppo elevato,
ma anche inaccettabile per tutti quelli che di questo governo ne hanno le palle
strapiene e non sono disposti a perdersi nel politicismo di gruppi e correnti.
Ad ogni modo, siamo di fronte ad uno sciopero generale e, probabilmente, ad una
manifestazione nazionale oggettivamente contro questo governo, e non in semplice
dissenso con una parte della sua politica complessiva. Dunque, è necessario
lavorare affinché le mobilitazioni riescano e siano espressione di quello che
lavoratori, giovani e pensionati pensano veramente di questo governo e di chi lo
tiene in piedi, anzi seduto sulle poltrone del Palazzo e dei tanti palazzi
regionali, provinciali e comunali. Sarebbe veramente grottesco se il solo a non
avere peli sulla lingua e sullo stomaco fosse uno che di professione fa il
comico.
Di seguito, la mozione introduttiva e quella conclusiva dell'assemblea, alla cui presidenza sedevano i rappresentanti dei Cobas, della CUB e di altre forze che hanno indetto lo sciopero del 9 novembre e boicottano la manifestazione del PRC del 20 ottobre, insieme a rappresentanti di Action, che del 20 ottobre sono co-promotori, nonché del Partito Comunista dei Lavoratori e di Sinistra Critica, che il 20 ottobre non lo copromuovono ma che in piazza ci andranno lo stesso, per vedere l'effetto che fa e lucrare un po' di pubblicità gratuita.
INTRODUZIONE
|
Questa assemblea nasce dentro il percorso che
sindacati di base, centri sociali, reti e associazioni,
organizzazioni politiche hanno compiuto insieme, in particolare
nella importante manifestazione del 9 giugno contro la presenza
in Italia di Bush.L’assemblea del 12 settembre scorso che si è
tenuta qui a Roma ha rappresentato un primo passaggio collettivo
che ha fatto scaturire la necessità di articolare passaggi
comuni per raggiungere il massimo di mobilitazione e iniziativa
contro politiche liberiste e di guerra che abbiamo combattuto
all’epoca di Berlusconi e che ci ritroviamo a fronteggiare anche
con il governo Prodi. Vorremmo manifestare per dire No al Protocollo del 23 luglio
tra governo, padroni e Cgil-Cisl-Uil, che smantella
ulteriormente il sistema previdenziale e rende permanente la
precarietà; abrogazione della legge 30 e del pacchetto Treu;e No
alla politica economica e sociale del governo Prodi, no alla
Finanziaria |
MOZIONE CONCLUSIVA
| Abbiamo fatto il possibile in questa assemblea
per raccogliere la spinta unitaria di opposizione emersa, almeno a
partire dal 9 giugno, di fronte al totale allineamento al grande
capitale da parte del governo Prodi, alla sua gestione del potere
liberista, securitaria e bellica, in perfetta continuità con quella
berlusconiana, e rispetto alla resa totale della sedicente “sinistra
radicale” alle linee dominanti nel governo. Abbiamo cercato di dare
la parola a tutti/e, con circa 50 interventi. Ci spiace aver dovuto,
nel finale, “contingentare” alcuni interventi per far parlare
tutti/e: in futuro troveremo luoghi che consentano tempi e modalità
più rilassati. La discussione è stata comunque molto ricca,
variegata, con un generale desiderio di ascoltare le proposte e le
ragioni di tutti/e, improntata a chiarezza ma anche segnata da una
profonda volontà unitaria: e la relazione iniziale, frutto di un
ampio lavoro comune, è stata ampiamente condivisa e così le proposte
in essa contenute. Riteniamo tutti/e che il nostro prossimo grande appuntamento unitario, lo sciopero generale e generalizzato del 9 novembre, sia un passaggio cruciale nell’opposizione al famigerato Protocollo del 23 luglio, firmato dal governo e dai padroni con i sindacati concertativi Cgil-Cisl-Uil, alla Finanziaria, alla precarizzazione, alla politica sociale ed economica del governo Prodi: una giornata fondamentale nella lotta per la garanzia del lavoro e del reddito, per la difesa dei diritti acquisiti e per l’estensione di essi a tutti/e, per la conquista di nuovi diritti sociali nel lavoro e oltre il lavoro. Giudichiamo di grande importanza che il 9 novembre non solo scioperi la più grande quantità di lavoratori dipendenti, ma che lo sciopero si generalizzi nella vita metropolitana, che blocchi o ostacoli i flussi del profitto e delle merci nelle città. Per questo è decisivo che le forze presenti nell’Assemblea, e quelle che condividono lo sciopero, diano vita insieme - sindacati di base, centri sociali, reti e strutture politiche - ad una gestione comune dello sciopero, con assemblee e riunioni su tutto il territorio nazionale che lo preparino e lo articolino, dando vita anche ad un gruppo di lavoro-informazione, per valorizzare al massimo ciò che faremo il 9. In merito alla proposta di manifestazione nazionale per il 24 novembre, avanzata nella relazione introduttiva, c’è stato largo consenso nell’Assemblea sia sulla piattaforma delineata sia sulla necessità dell’iniziativa. E’ stata, però, anche preoccupazione comune quella di garantirci una effettiva partecipazione di massa a tale iniziativa, che la renda adeguata al rilievo che per noi assumono gli obiettivi della piattaforma. Perciò verificheremo in tempi rapidi, nelle strutture di movimento e sui territori, quanto sia larga la condivisione della proposta, costituendo un gruppo di lavoro nazionale che raccolga le indicazioni dai vari luoghi, per arrivare in tempi utili ad una sintesi. Molti interventi hanno chiesto la convocazione di un’Assemblea specifica per approfondire, come oggi non si poteva fare data la scelta tematica circoscritta di questa Assemblea, il legame tra il conflitto sociale su precarizzazione/lavoro/reddito e le politiche di guerra. Proponiamo dunque che le strutture più direttamente impegnate nella lotta contro la guerra, le basi e le spese militari, si riuniscano a Roma (data proposta 25 novembre) per preparare innanzitutto, nei dettagli, la partecipazione nazionale alla “tre giorni” di lotta (e in particolare alla manifestazione internazionale del 15 dicembre) convocata a Vicenza dal movimento di lotta No-Dal Molin, iniziativa a cui l’Assemblea odierna dà subito piena e convinta adesione. In tale Assemblea le strutture e le reti interessate potrebbero discutere in maniera approfondita anche di altre possibili iniziative no-war (ad esempio usando il Global Day promosso dal WSF per il 26 gennaio per dare vita in tutta Italia a mobilitazioni contro la guerra) e di come raccordare tale attività in maniera stabile. L’Assemblea, infine, propone l’avvio e la sperimentazione di un Patto contro la precarietà e per i diritti sociali tra tutte le reti e le forze interessate, come raccordo della discussione e delle lotte sui temi della precarizzazione, del lavoro, del reddito, dei servizi e diritti sociali, basato su assemblee nazionali e territoriali periodiche, su gruppi di lavoro articolati e unitari, su un programma minimo comune condiviso. |