di Adriana Spera
Il territorio è ancora un
possibile bene comune o merce di scambio?
Coinvolti i vecchi dirigenti del Prc romano
ora passati a Sinistra e libertà
ROMA - Nei giorni scorsi, di nuovo, si è
riacceso il dibattito, mai sopito, attorno
all'urbanistica romana, a partire dalle
giuste richieste di vincolo per l'agro
romano della sovrintendente Galloni, per
finire alla presentazione della proposta di
legge regionale concernente “misure
straordinarie per il settore edilizio ed
interventi per l'edilizia residenziale
sociale”, passando per l'approvazione del
Piano territoriale provinciale generale.
Una discussione che non cesserà a breve
perché il nuovo piano regolatore è nato
con non pochi difetti: a) è stato
approvato senza che si affrontasse
un'adeguata fase di discussione
pubblica; b) molti aspetti non sono
stati affrontati neppure dal Consiglio
Comunale, considerato che, unitamente al
piano adottato, sono state inviate
d'ufficio alla regione una serie di
richieste di rimozione di vincoli senza
comunicarlo neppure alla commissione
consiliare urbanistica; c) attraverso la
conferenza di copianificazione sono
state profondamente modificate molte
norme tecniche; d) l'assenza di una
normativa nazionale e regionale adeguata
ha fatto sì che in quel piano non vi
fosse alcuna risposta all'emergenza
abitativa che affligge un numero sempre
più crescente di cittadini romani.
In definitiva, tutto il processo di
elaborazione non ha certo brillato sul
piano della democrazia. Sicuramente,
l'imprevista scadenza elettorale ha
inciso sia sull'iter del piano che sulla
sua qualità, al pari della storia dei
partiti politici italiani, con continue
mutazioni, divisioni e nascite. Già nel
2006, un articolo su “il Mondo”, dal
titolo “Veltroni fa il pieno (di fondi)
per i Ds” segnalava che nel 2005 i
contributi di privati ai Ds romani “sono
stati più del doppio di quelli incassati
dalla struttura nazionale del partito” e
provenienti “soprattutto da imprese che
operano nel settore immobiliare”. Nello
stesso articolo si evidenziava che Ds,
Forza Italia, AN e UDC si accaparravano
la quasi totalità dei contributi, in
prevalenza erogati da costruttori,
mentre alle altre forze politiche
andavano appena 15.000 euro in totale.
Cosa è accaduto dopo l'approvazione del
PRG? Sicuramente le predette forze hanno
continuato ad usufruire dei contributi
dei palazzinari, tanto più che v'erano
le elezioni anticipate e le campagne
elettorali, si sa, sono sempre più
dispendiose.
Ma nel 2008 - se è vero, come è vero,
quanto hanno scoperto i nuovi dirigenti
della federazione romana del PRC
post-scissione - v'è stato un nuovo
convitato alla tavola del cemento
romano: Rifondazione comunista.
L'ex-segretario, oggi autorevole
esponente di Sinistra e libertà, senza
aver mai minimamente condiviso la
scandalosa scelta né con gli organismi
dirigenti locali, né con gli eletti,
chiedeva ed otteneva finanziamenti da
autorevoli palazzinari romani e persino
dalla loro associazione. Una circostanza
questa gravissima, che getta un'ombra su
tante battaglie fatte negli anni dal
gruppo consiliare capitolino del
medesimo partito contro la speculazione,
a partire dal salvataggio di aree di
grande pregio quali Tormarancia,
Insugherata, Valle dei Casali, il parco
di Vejo, tanto per citarne alcune. Fino
a fare la scelta difficile e dolorosa di
votare un piano regolatore
insoddisfacente purché si chiudessero le
pagine dell'urbanistica contrattata (il
cosiddetto pianificar facendo) e degli
accordi di programma privi di alcun
interesse pubblico, proprio perché in
quelli si intravedevano, oltre ad uno
sviluppo irrazionale della città, il
pericolo di possibili episodi di
corruttela. Un episodio, quello dei
finanziamenti dei costruttori al Prc,
che lascia ancora più interdetti, ove si
pensi, al giusto invito, del segretario
della nascente formazione politica (che
ha l'aspirazione di rifondare su basi
ampie la sinistra), a riporre al centro
dell'agire politico la questione morale.
Oppure, all'appello fatto nei giorni
scorsi da un ex-deputato europeo, sempre
autorevole esponente della stessa
neonata forza politica, a ripartire
dalla grande questione ambientale per
fare una battaglia politica comune. Come
si concilia con la questione morale e
con la difesa dell'ambiente la richiesta
e l'ottenimento di finanziamenti da chi
devasta il territorio per il proprio
profitto? Da chi nega, di fatto, con le
proprie richieste economiche il diritto
universale alla casa?
Ma il feeling con i costruttori,
evidentemente continua, se la richiesta
della sovrintendente Galloni di apporre
vincoli agli ultimi brani di agro
romano (la piana del Tevere, le tenute
dei Massimi, de La Mistica, Pallavicina
e della Massa Gallesina, Via della
Storta, la Braccianese, l'altopiano di
Casal Monastero, la Valle di Pratolungo,
i Castelli di Lunghezza e della
Cecchignola, la Valle dell'Aniene, il
Castello di Torrenova, il Borgo di San
Vittorino, Gabii, Pantano Borghese, le
pendici dei Colli Tuscolani, Via
Laurentina nei pressi di Trigoria,
Falcognana, Divino Amore, S. Fumia,
Palazzo Morgano, La Certosa, ec.)
miracolosamente sopravvissuti al nuovo
sacco di Roma, è stata ripresa e
sostenuta con efficacia solo da Italia
Nostra e WWF, mentre le forze politiche
al governo della città si sono subito
inalberate. Contro questa sacrosanta
proposta si è costituita una strana
alleanza, Alemanno-Marrazzo che,
all'unisono, si sono detti contrari a
qualsiasi modifica del PRG. E' proprio
grazie ai vincoli cancellati su
richiesta degli uffici che sarà
possibile compromettere quei bellissimi
luoghi. Nessun partito presente nel
Consiglio Comunale si è schierato dalla
parte della sovrintendente. D'altronde,
già lo scorso anno, in occasione
dell'esame della delibera di
controdeduzioni al piano paesistico
regionale il Pdl chiese di cancellare
oltre 800 vincoli e il PD si astenne,
quasi un assenso.
(continua)
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