Prospero Gallinari
Un contadino nella metropoli
Bompiani

Euro: 17.00
Pagine: 350
 

Caro Prospero,
ho letto volentieri la tua storia perché tu sei una persona da ascoltare.
Un libro è bello per questo, perché c’è un racconto che nessuno interrompe.
L’ho seguito di filato nel volo che mi portava a Madrid e l’ho finito poco dopo.
Tutti e due per aria, nel Mediterraneo, stavamo nel posto giusto, staccati da terra.
Ho riconosciuto la tua voce, la tua consistenza e anche le incertezze di tanti cambiamenti. Malgrado il tuo continuo richiamo a una ragione politica, credo che le tue scelte siano dipese da una tua rettitudine, da una misura che ha per unità di peso il palmo di una mano.
Ho apprezzato la tua reticenza verso i dettagli, il tuo modo di nominare le persone, la sofferenza procurata dal comportamento di molti compagni per te fidati.
Dal punto di vista storico è un documento, l’ho consultato con interesse, specie il tempo degli anni ottanta, voi nel circuito dei camosci e io a piegare la schiena in fabbrica, in cantieri nella clausura ostinata e ostile verso chiunque.
Me la sono ammansita con la scrittura, l’ho messa a contrappeso. Tu l’hai smaltita nella spezzettata comunità delle prigioni, nelle discussioni, nei documenti politici, ultime voci degli ammutoliti.
Oggi accetti la solitudine, scrivi la tua storia che, per quanto sia stata saldata a una comunità, resta inconfondibile e tua.
Oggi la tua volontà di scriverla chiude un tempo della tua vita.
Una filastrocca dell’Appennino emiliano racconta che la vita di un uomo è lunga quanto la vita di tre cavalli. Con questo libro hai sepolto il tuo secondo cavallo.
Io il mio secondo l’ho lasciato a Belgrado nel ’99 sotto il ferro e fuoco della Nato.
I nostri cavalli muoiono in fondo a un atto di solitudine. La tua volontà di scrittura è questo distacco.
Non è un libro politico, caro Prospero, è un libro di un padre che non ha avuto figli.
In questo siamo uguali. E dopo averlo letto, provo per te più affetto di prima.

Erri De Luca, gennaio 2005
 

Quello di Prospero Gallinari è il secondo libro che affronta la storia delle Brigate Rosse al di fuori degli schemi di comodo e delle menzogne propagandistiche che caratterizzano la stragrande maggioranza delle pubblicazioni italiane in merito. Il primo risale a dieci anni fa: Brigate Rosse - Una storia italiana, lunga intervista a Mario Moretti realizzata da Carla Mosca e Rossana Rossanda.
Aldilà di un giudizio squisitamente letterario, che poco ci compete, il valore del libro di Gallinari sta tutto nella capacità di parlare con schiettezza ed onestà di un argomento tuttora tabù: l'internità della lotta armata rispetto al movimento che attraversò l'Italia - e non solo - fra gli anni 60 e 80 del secolo scorso. In altre parole, l'aver portato alle estreme conseguenze quella "rottura del monopolio statale della violenza" che costituì la caratteristica principale dei movimenti rivoluzionari, tanto a Valle Giulia quanto a Berkeley.
Agli smemorati ed agli invertebrati che anche oggi esaltano il valore taumaturgico della nonviolenza, Gallinari ricorda che la realtà della fabbrica e quella del Vietnam rendevano estremamente credibile un progetto guerrigliero nel cuore della metropoli imperialista. Ancora, la stessa storia personale di Gallinari chiama in causa il Partito Comunista Italiano e la distanza fra le suggestioni che proponeva e la quotidiana miseria del suo agire politico concreto. E non basta: alcune delle pagine più toccanti, pur nella piana semplicità di un linguaggio asciutto e alieno da ogni retorica, sono quelle che riguardano il carcere, l'universo dei dannati della metropoli.
Un libro che si legge tutto d'un fiato, non concede nulla all'ipocrisia ed è lontano anni luce dall'autocelebrazione: la crisi del progetto brigatista vi è descritta con la sofferta lucidità di chi quel progetto ha contribuito a definire e praticare. Gallinari vede e sente avvicinarsi la sconfitta, ma non intende partecipare al banchetto dei tanti figlioli prodighi che prima uccidevano e poi, comodamente, si pentivano e si dissociavano. Gallinari si assume tutte le sue responsabilità di comunista rivoluzionario, paga - continua a pagare - le conseguenze della propria scelta di vita e, con serena lucidità, avverte: una storia è finita. La storia continua. 

NOTE BIOGRAFICHE

Prospero Gallinari, nato a Reggio Emilia nel 1951, si accosta giovanissimo alla politica. Dopo una formazione nell’ambito della Fgci, milita nelle Brigate Rosse fino alla conclusione del loro percorso nel 1988. Arrestato una prima volta nel 1974, evaso nel 1977, viene riarrestato nel 1979. condannato a tre ergastoli, dopo diciasette anni di carcere, perlopiù trascorsi in sezioni speciali, si trova da anni nella condizione di detenzione domiciliare per motivi di salute.

Lavora attualmente part-time come operaio in un’azienda tipografica di Reggio Emilia.
 
Prospero Gallinari partecipa alla campagna “Scrittori per le foreste” lanciata da Greenpeace. Questo libro è stampato su carta riciclata amica delle foreste (carta riciclata senza cloro) e non ha comportato il taglio di un solo albero.

Per saperne di più: www.brigaterosse.org