UNA COSA DI SINISTRA: IL PROPORZIONALE

Di Germano Monti

Finalmente, a sinistra si è tornati a parlare di proporzionale, e quindi di rappresentanza, e quindi di democrazia nel pieno senso del termine, dopo oltre un decennio di ubriacatura maggioritaria e - nota dolente - dopo l'incommentabile voltafaccia di tanti proporzionalisti da salotto (quelli, per intenderci, che hanno svenduto una battaglia di democrazia per un pugno di collegi sicuri). L'arroganza dei neoconvertiti alla religione del maggioritario e del bipolarismo ha toccato la vetta dell'indecenza quando si è affermato che bisogna impedire la discussione nel merito della legge elettorale. A mia memoria, non era mai successo che si invitasse apertamente ad impedire la discussione su una questione politica; per trovare un precedente di questo genere, bisogna risalire ai cartelli appesi negli uffici pubblici parecchi anni fa, quei cartelli che ammonivano "Qui non si parla di politica, qui si lavora".
Il 29 settembre, invece, si è tornati a parlare di politica, e di legge elettorale. A Roma, nella Casa delle Culture, gente di sinistra ha tentato di fare qualcosa di sinistra. La prima iniziativa pubblica scaturita dall'appello "La sinistra per il proporzionale" ha registrato molti interventi e un dibattito di spessore, una cosa lontana le mille miglia dai rituali del ceto politico; si sono confrontate opinioni e valutazioni anche differenti, ma tutte accomunate dalla condanna senza appello del maggioritario e del bipolarismo e dalla condivisione della necessità di rilanciare, qui ed ora, la battaglia per una legge che garantisca la rappresentanza proporzionale nelle istituzioni elettive.
Fra i numerosi interventi, quelli che hanno introdotto i maggiori elementi di riflessione sono stati (a mio parere, naturalmente) quello di Raniero La Valle e quello di Gualtiero Alunni. La Valle ha sviluppato un ragionamento articolato e rigoroso, riassumibile nell'idea che la legge elettorale proposta dal centrodestra, nonostante l'apparente carica di proporzionalismo, rappresenta in realtà il coronamento della trasformazione dell'assetto istituzionale del Paese in senso presidenzialista e maggioritario. La Valle ha fatto riferimento agli aspetti del testo che impongono ai partiti che intendono coalizzarsi la sottoscrizione di un unico programma elettorale, nonché l'indicazione del candidato premier, prefigurando nei fatti un'elezione diretta del Capo dell'esecutivo sconosciuta alla nostra Costituzione (ancora) vigente. Inoltre, La Valle ha osservato che l'assenza di una soglia minima, solo oltre la quale possa scattare il premio di maggioranza, in linea teorica ed in presenza di più soggetti, coalizzati o meno, potrebbe determinare l'aberrazione di una coalizione che prenda, poniamo, il 30% dei voti, in presenza di altre che si fermano al 25%; ebbene, con la legge proposta dal centrodestra, la coalizione del 30% si vedrebbe assegnare il premio di maggioranza che la porterebbe magicamente al 55% dei seggi parlamentari. Si tratta, in verità, di un'ipotesi altamente improbabile, ma non impossibile. Per questi ed altri ottimi motivi, La Valle ha esortato a rilanciare con forza la battaglia - politica e culturale - per il proporzionale puro, senza sbarramenti e premi di maggioranza, in difesa di quella Costituzione sotto attacco da più parti, a cominciare dal governo in carica.
Se La Valle ha sottolineato la continuità della proposta di legge della CdL con le devastazioni prodotte dal maggioritario, Alunni ha introdotto la questione della democrazia nei luoghi di lavoro, dove il maggioritario esiste - e dimostra la sua profonda ingiustizia - nella legge sull'elezione delle RSU, dove un 30% dei delegati spetta sempre e comunque ai sindacati confederali, indipendentemente dai voti realmente espressi dai lavoratori. Questo premio di maggioranza quasi per diritto divino ha portato a veri e propri scippi sul terreno della rappresentanza, conferendo spesso a CGIL-CISL-UIL una delega a trattare che i lavoratori non hanno affatto inteso affidargli. Il nesso inscindibile fra democrazia nelle istituzioni e democrazia nei luoghi di lavoro rafforza in Alunni la convinzione che la battaglia per il proporzionale non sia una battaglia avulsa da quella per i diritti nel mondo del lavoro e che proprio da questo nesso inscindibile nasca la necessità di una mobilitazione ampia e duratura sul terreno della democrazia.
Tutti gli interventi, dall'introduzione di Franco Ragusa in poi, si sono mossi lungo queste direttrici, fino alla considerazione - espressa da Sergio Cararo - che, mentre l'Unione si balocca con le "primarie", la CdL assesta un colpo micidiale come una legge elettorale "vera", spostando ulteriormente a destra l'asse politico-istituzionale del Paese.
Credo che gli elementi che ho frettolosamente citato siano di per sé più che sufficienti a far comprendere come l'atteggiamento isterico dell'Unione nei confronti della proposta della CdL non abbia alcuna utilità, politica e tantomeno pratica: non c'è utilità politica perchè non si può - come ha osservato, purtroppo inascoltata, Rossana Rossanda - attaccare la proposta pseudoproporzionale della CdL aggrappandosi come l'edera alla difesa del maggioritario e del bipolarismo; non c'è nemmeno utilità pratica, perchè le norme introdotte nei regolamenti parlamentari sotto la presidenza di Luciano Violante rendono pressoché impossibile l'ostruzionismo, specialmente in presenza di un divario numerico fra maggioranza e opposizione come quello esistente oggi in Italia, divario che non corrisponde alla volontà degli elettori ma è stato reso possibile esattamente da quella legge ignobile che centrosinistra e "sinistra" pretendono stolidamente di difendere ad oltranza. Su questo elemento specifico, mi sono espresso in questi termini nel corso del dibattito: alle elezioni del 2001, la differenza di voti a favore del centrodestra nei confronti dell'Ulivo e delle altre formazioni ora all'opposizione, non superava le 400.000 unità. In altre parole, con soli 400.000 voti in più, la CdL si è ritrovata con 90 deputati e 40 senatori in più rispetto alle opposizioni, quando - in un sistema proporzionale - ne avrebbe avuti solo una manciata in più. Ulteriore riflessione: è stato calcolato che, se i voti di differenza fossero stati non 400.000 ma 600.000, la CdL avrebbe potuto ritrovarsi con una maggioranza superiore ai due terzi sia alla Camera che al Senato. Insomma, con appena 200.000 voti in più di quelli che ha preso, la CdL avrebbe potuto cambiare a proprio piacimento la Costituzione e senza nemmeno dover poi affrontare un referendum confermativo. Ditemi voi se una legge elettorale che consente un simile scempio della democrazia non debba essere spazzata via, e senza rimpianti.
Purtroppo, tutte queste considerazioni non hanno trovato cittadinanza nell'informazione "di sinistra", visto che anche il Manifesto ha ritenuto opportuno censurare sia il nostro appello che il primo incontro pubblico; poco male, perchè questa censura non ha fermato la crescita delle adesioni all'appello per il proporzionale e non fermerà le prossime iniziative di disobbedienza all'ingiunzione di non discutere nel merito della legge elettorale. Personalmente, non nascondo il rammarico che provo nel constatare come molti compagni autorevoli stiano mostrando, in questa occasione, un'italianissima mancanza di coerenza e di coraggio politico: non si può dire in privato "avete ragione" e poi evitare ogni esposizione pubblica, per non incorrere nelle ritorsioni del ceto politico. Una battaglia di democrazia nel Paese e nei luoghi di lavoro, molto semplicemente, o si fa o non si fa. Noi abbiamo scelto di farla, a viso aperto e senza preoccupazioni opportunistiche.
L'assemblea del 29 settembre, raccogliendo l'invito proveniente da diverse realtà del territorio, si è riconvocata per la metà di ottobre, questa volta per un incontro a carattere nazionale, mettendo in cantiere anche la preparazione di un'iniziativa di pressione nei confronti dell'Unione, affinché gli stati maggiori prendano atto dell'esistenza di una volontà politica radicalmente ostile alla gabbia del maggioritario e del bipolarismo, determinata a dare battaglia per un sistema elettorale che garantisca la piena rappresentanza proporzionale dell'orientamento espresso nelle urne dai cittadini, così come si intende dare battaglia per una legge sulla rappresentanza sindacale che elimini il premio di maggioranza regalato "a prescindere" a CGIL-CISL-UIL e restituisca alle lavoratrici ed ai lavoratori il diritto di vedersi rappresentati da chi hanno effettivamente delegato. Questa duplice battaglia, che chiama in causa una molteplicità di soggetti sociali e politici, è destinata a non esaurirsi con il percorso parlamentare della proposta di legge elettorale della CdL, e sarebbe bene se i salotti buoni della sinistra abbandonassero l'atteggiamento isterico e dispotico tenuto fino ad ora. Naturalmente, il mio auspicio non è tanto rivolto a chi ha sempre sostenuto le virtù del maggioritario uninominale (anche se, diceva qualcuno, solo gli idioti non cambiano mai idea), quanto a chi si è sempre speso per la rappresentanza democratica e proporzionale, contro ogni forma di presidenzialismo, per la salvaguardia del carattere parlamentare dell'ordinamento voluto dalla Costituzione nata dalla Resistenza. Prendere atto del fallimento di un sistema antidemocratico ed antistorico, ormai messo in discussione persino nella sua patria di origine, è un atto di responsabilità, contrariamente al belluino arroccamento nella difesa di un esistente già politicamente morto.