I furbetti
del Movimentino
Ripartire da Genova? E perché non da Roma? Dalle manifestazioni
davanti alla Camera (17 luglio ore 18) e al Senato quando si
voterà il decreto di rifinanziamento delle missioni di guerra,
per dire QUI e ORA (non in autunno o in inverno) no alla guerra
di Prodi, per appoggiare i parlamentari che voteranno NO al
decreto, per ottemperare adesso e non in futuro a quanto deciso
ai Forum di Caracas e di Atene.
Perché fate i furbetti del Movimentino, falsamente equidistanti,
confuciani esponenti dell’”aurea via di mezzo”, né con quello ne
con questo, fingendo di non sapere che il principale nemico del
movimento oggi , ciò che lo riduce a Movimentino, è la sindrome
“del governo amico”?
Proprio quella che colpisce anche voi quando scrivete che “il
decreto introduce elementi di cosiddetta riduzione del danno”;
che pace e guerra “sono troppo importanti perché su di esse si
scatenino vecchie e nuove concorrenze” e che “non è il momento
di polemizzare con chi ci siede vicino”; che “partecipare al
governo e a una guerra non sono due scelte obbligatoriamente tra
loro vincolate”; e quando proponete di incontrarci a Genova per
“costruire una mobilitazione capace di ottenere dal Parlamento
entro il 2006 l’approvazione di una strategia di uscita dalla
guerra”.
Avreste scritto questo cumulo di assurdità se ci fosse stato il
governo Berlusconi? Se il Cavaliere fosse andato in Parlamento
dicendo: Bush voleva che aumentassimo le truppe in Afghanistan
ma io mi sono rifiutato, ho ridotto il danno, “congelando” il
contingente (a parte le due navi)? Avreste usato l’orrendo
termine “riduzione del danno”, che fa il paio con “guerra
umanitaria”, per gli afgani che riceveranno pallottole di
centrosinistra invece che di centrodestra? E avreste bollato
come “concorrenza” la battaglia politica intransigente contro il
decreto o la polemica “con chi ci siede vicino” (lapsus di
Agnoletto, che pensava ai suoi vicini di seggio a Strasburgo)? E
avreste usato la grottesca espressione “non obbligatoriamente
vincolate” per dire che stare al governo non costringe a fare la
guerra? E infine: vi sareste dimenticati che le manifestazioni a
settembre sono già state decise al Forum Europeo e non certo per
chiedere “una strategia di ritiro” bensì il ritiro immediato da
tutti i fronti di guerra di tutte le truppe?
Tre giorni prima che uscisse il vostro appello, il segretario
del PRC Giordano aveva annunciato che, una volta approvato il
decreto, Rifondazione avrebbe fatto partire il movimento per il
ritiro delle truppe (e cioè contro il decreto: la paraculaggine
italica non ha limiti, con una mano faccio la buca con l’altra
la riempio). Fate da battistrada? E’ un caso che il promotore e
primo firmatario dell’appello sia chi, ieri leader di movimento,
oggi è un accasato parlamentare europeo del PRC?
Trovo infine di pessimo gusto usare la straordinaria e terribile
esperienza comune di Genova per lanciare una iniziativa che si
pretenderebbe unitaria e che invece si incunea tra due
mobilitazioni di piazza per fermare il decreto e la guerra QUI
ed ORA, che, per quanto con numeri limitati o da voi non
condivise, non vanno sbeffeggiate. E’ come se, mentre ci si
accinge a fare uno sciopero, qualcuno/a dicesse che non lo farà
ma ci invitasse a discutere il giorno prima dello sciopero di un
altro da tenere tra tre mesi.
Ragazzi/e, meglio una polemica aspra che la melassa degli amici
del “governo amico”. Le ipocrisie da furbetti del Movimentino
non ci restituiranno il movimento.
Piero Bernocchi
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