MA QUANDO CE NE ANDIAMO?!?
Commenti a caldo dopo l'attacco contro gli Italiani in Iraq
Altri tre militari italiani
uccisi, un quarto in fin di vita, un militare rumeno ucciso, non si sa quanti
feriti ed in quali condizioni. E' il bilancio provvisorio dell'attentato che ha
colpito un blindato delle truppe italiane di stanza in Iraq, a migliaia di
chilometri da casa nostra ma vicinissimi ai pozzi di petrolio tanto cari
all'ENI.
Naturalmente, in queste ore tutti gli esponenti politici fanno a gara
nell'esprimere solidarietà alle vittime e nel condannare il "gesto
terroristico". Per quanto riguarda i partiti di centrodestra, nulla da eccepire:
i soldati in Iraq ce li hanno mandati loro. Qualche problema a "sinistra",
poiché non vi è dubbio che in molti abbiano votato la coalizione di Romano Prodi
nella convinzione che questa avrebbe posto fine al più presto alla sciagurata
avventura berlusconiana: a leggere le dichiarazioni dei leader dell'Unione, a
cominciare dallo stesso Prodi, cadono le braccia. La fonte è l'edizione on line
di Repubblica.
"La
nostra posizione non cambia - ha chiarito in una nota
Romano Prodi - è stata lungamente meditata e definita in questi tre anni.
Ritenevamo e riteniamo che siano diverse le vie per costruire la democrazia in
Iraq. La situazione in quel paese è andata sempre peggiorando.
La nostra posizione, per altro -
aggiunge il Professore - non è affatto diversa da quella che oggi sta esprimendo
la maggioranza dell'opinione pubblica americana e non è nemmeno lontana da
quella che, oggi, sta esprimendo il governo italiano quando dichiara di
ritirarsi entro la fine del 2006".
''L'impegno del governo che sta per nascere verso l'Iraq - ha aggiunto il
segretario dei Ds Piero Fassino - sarà altrettanto
determinato quanto quello avuto dall'Italia finora:
non c'è nessuna forma di disimpegno,
cambiano le modalità, fino ad oggi è stato essenzialmente sotto il profilo
militare e noi vogliamo sempre di più caratterizzarlo sotto il profilo civile,
economico e di sicurezza''.
Un invito, quello a mettere le parti le divisioni, rilanciato da
quasi tutti i leader politici, a cominciare dal futuro presidente della Camera
Fausto Bertinotti: "Oggi - ha sottolineato il
segretario del Prc - non è giornata di polemiche, la tragedia di Nassiriya
coinvolge tutti noi come tutto il popolo italiano che vive momenti di dolore e
di sofferenza".
Appena più chiari Diliberto e Di Pietro, per la verità, ma siamo
molto lontani dal sentir dire la sola cosa che vorremmo, e cioè che il primo
atto del nuovo governo sarà il rientro immediato, alla Zapatero, del contingente
italiano in Iraq. Chi si era illuso, magari votando un partito della sedicente
"sinistra radicale", che il governo dell'Unione mettesse la parola fine alla
vergognosa sudditanza italiana verso Washington e Tel Aviv, è servito. Ci
auguriamo che l'afasico movimento contro la guerra ritrovi presto la voce e si
faccia sentire.
COMUNICATO DEL
“COMITATO NAZIONALE PER IL RITIRO DEI MILITARI ITALIANI DALL’IRAQ”
E ADESSO VAI DALL’IRAQ. SUBITO!
Ancora morti a Nassirya. Questa volta non è toccato agli irakeni uccisi ogni giorno nei bombardamenti e nei rastrellamenti, o a quelli giustiziati dagli squadroni della morte. Tutte vittime senza volto e senza nome, e quindi inesistenti per una opinione pubblica occidentale sempre più distratta.
Questa volta è toccato ai militari italiani, di nuovo. Di loro ci diranno tutto, avremo nuovi eroi e nuovi martiri da esibire nella celebrazione della parata militare del 2 giugno insieme alla potenza delle “nostre” forze armate.
I primi responsabili delle morti in Iraq, di quelli che cadono sotto i colpi degli occupanti e di quelli che cadono sotto i colpi della Resistenza, sono i governi che hanno deciso di mandare migliaia di soldati ad ammazzare e a farsi ammazzare in terra irakena in nome del petrolio e della superiorità “democratica” della civiltà occidentale.
In Italia la stragrande maggioranza dell’opinione pubblica, nonostante la propaganda guerrafondaia, continua a volere la fine della partecipazione italiana all’occupazione dell’Iraq.
Ma gli atteggiamenti e le dichiarazioni di Prodi e di alcuni dei più autorevoli esponenti del centrosinistra all’indomani della pur risicata vittoria elettorale non lasciano ben sperare. I se e i ma sono così tanti da mettere in ombra la promessa del ritiro dei militari da Nassirya. I balbettii di una sinistra che si definisce radicale ma che non punta i piedi sulla questione del ritiro e delle missioni militari all’estero, è molto, molto preoccupante.
Vale la pena di morire, e di ammazzare, per difendere gli interessi dell’Eni a Nassirya o la status di potenza in Afghanistan, nei Balcani etc?
Crediamo di no, e continueremo a ribadirlo. Anche il 2 giugno e il giorno in cui il Parlamento Italiano dovrà decidere se rifinanziare le missioni militari italiane all’estero.
Roma 27 aprile 2006
COMITATO NAZIONALE PER IL RITIRO DEI MILITARI ITALIANI DALL’IRAQ