MANIFESTAZIONE NAZIONALE A ROMA SABATO 30 SETTEMBRE

ore 15 (P. della Repubblica) Contro tutte le missioni militari per il ritiro di tutte le truppe di occupazione


Il Forum Sociale Europeo di Atene ha deciso come principale obiettivo di mobilitazione europea la lotta contro la guerra globale e permanente scatenata dagli USA e dai loro alleati, stabilendo una settimana di iniziative in tutta Europa dal 23 al 30 settembre.

Per il ritiro delle truppe da tutti i fronti di guerra.
No alla missione militare ONU in Libano
Fine dell'occupazione della Palestina, rientro di tutti i profughi
Chiusura di tutte le basi militari NATO ed USA.
Disarmo nucleare, a partire dai paesi che hanno già le atomiche.
Basta con le minacce ai paesi non sottomessi agli USA
Con la resistenza dei popoli libanese, palestinese, iracheno, afgano
No alla campagna anti-islamica
Contro il taglio della spesa sociale e il finanziamento di missioni militari e armamenti

COMITATO 30 SETTEMBRE

info e adesioni:

romanowar30settembre@libero.it

 

 

Informazioni sui treni per la manifestazione di Roma il 30 settembre


Un altro soldato italiano ucciso in Afganistan

Via subito le truppe dai teatri di guerra

(26 settembre 2006)

Sabato 30 settembre manifestazione nazionale a Roma

Un altro soldato italiano è stato ucciso in Afganistan e ed altri cinque sono rimasti feriti. I militari italiani morti sul fronte afgano salgono così a sei in due anni (di cui tre in “incidenti stradali”) nel quadro della missione NATO che vede coinvolto anche il nostro paese.
Da sempre il movimento contro la guerra – così come per l’Iraq - chiede il ritiro immediato del contingente militare dall’Afganistan esprimendo l’orientamento ampiamente maggioritario dell’opinione pubblica italiana.
Per questo motivi condanniamo con forza la decisione del governo Prodi di mantenere i militari italiani in Afganistan, reiterato a luglio di quest’anno con un tormentato voto del Parlamento.
"La missione in Afganistan è una operazione di guerra e di occupazione della quale l’Italia non deve più rendersi complice" sostiene Walter Lorenzi del Comitato per il ritiro dei militari "Nessun vincolo di fedeltà alla NATO può più essere accettabile".
Da mesi gli Stati Uniti, impantanati in Iraq, hanno affidato alla missione Isaf/NATO compiti di prima linea che sta producendo massacri documentati tra la popolazione civile afgana (mascherati spesso da azioni contro i talebani) e decine di morti tra i militari dei contingenti NATO.
Il governo si ostina a mantenere operativa questa missione che ha un sempre maggiore costo umano ed economico. Si tagliano sanità, pensioni, salari e si spendono centinaia di milioni di euro per le missioni militari all’estero.
Il movimento contro la guerra scenderà in piazza sabato 30 settembre per chiedere il ritiro immediato delle truppe italiane da tutti i teatri di guerra (Iraq, Afganistan, Libano) e rilancia la mobilitazione in previsione del rinnovo del mandato per la missione NATO in Afganistan a fine anno.
Chi ha votato a favore della missione militare in Afganistan deve oggi sentirsi la piena responsabilità della morte dei soldati italiani e dei civili afgani.

Comitato per il ritiro dei militari italiani
www.disarmiamoli.org


Il 30 settembre tornano in piazza i No War per il ritiro di tutte le truppe dai teatri di guerra e per dire no alla spedizione militare in Libano. Manifestazione nazionale a Roma

“Via le truppe italiane da tutti i fronti di guerra”, sarà questo lo striscione d’apertura della manifestazione nazionale dei No War prevista a Roma per il prossimo 30 settembre. Appuntamento alle ore 15.00 in piazza della Repubblica.
A convocarla è un cartello di organizzazioni che hanno deciso di confermare anche in Italia la mobilitazione europea contro la guerra convocata dal Forum Sociale di Atene nel maggio scorso. Manifestazioni analoghe si terranno infatti a Londra, Istanbul, Atene, Spagna, Germania.
La manifestazione di Roma è convocata sulla seguente piattaforma: Per il ritiro delle truppe da tutti i fronti di guerra; No alla missione militare ONU in Libano; Fine dell’occupazione della Palestina e rientro di tutti i profughi; Chiusura di tutte le basi militari NATO ed USA.; Disarmo nucleare, a partire dai paesi che hanno già le atomiche; Basta con le minacce ai paesi non sottomessi agli USA; Con la resistenza dei popoli libanese, palestinese, iracheno, afgano; No alla campagna anti-islamica; Contro il taglio della spesa sociale e il finanziamento dimissioni militari e armamenti
Sulla missione militare ONU in Libano, emersa successivamente al forum di Atene, ci sono posizioni diverse nel movimento No War italiano ed europeo. Gli organizzatori della manifestazione del 30 settembre si oppongono infatti anche all’invio dei militari in Libano e alla missione Unifil e sostengono le resistenze popolari nei paesi occupati, posizione questa che ha innescato da tempo discussioni e divergenze.
Le organizzazioni e le reti nazionali che al momento promuovono la manifestazione del 30 settembre sono: Confederazione Cobas, Federazione nazionale RdB/CUB, Forum Palestina, Comitato per il ritiro dei militari italiani, Unione Democratica Arabo-Palestinese, Partito Comunista dei Lavoratori, Rete dei Comunisti, Comitato nazionale Iraq Libero, Campo Antimperialista, Red Link, Utopia Rossa.

Le adesioni giunte finora:
Rete Artisti contro le guerre; Medicina Democratica; SLAI-Cobas; Legittima Difesa; International Solidariety Mouvement; Islamic Anti-Defamation League; Linea proletaria; CARC nazionale e federazione romana; Collettivo Iqbal Masih (Lecce); Comitato contro la guerra (Valle del Sacco, FR); Associazione Pianeta Futuro (Pisa); Casa della Pace (Roma); Collettivo Rinascita (Sarno); Utopia Concreta (Brescia); Slai Cobas (Alfa di Pomigliano D'Arco, NA); Associazione Punto Rosso (Fermo); Redazione di Vìs a Vìs; Comitato 28 Giugno (Roma); Centro Popolare Autogestito (Firenze); Circolo Arci "Agorà" (Pisa); Coordinamento toscano di solidarietà con la Palestina; Associazione Giovane Talpa (Milano); Area Antagonista Campania; Centro Sociale ASK (Palermo); Collettivo Internazionalista (Napoli); Comitato di Quartiere Alberone (Roma); Comitati contro la guerra (Milano).; Coordinamento Palestina (Milano); Università in lotta (Palermo); Comitato con la Palestina nel cuore (Roma); Coordinamento RdB Ministero delle Finanze; Redazione di Teoria e Prassi; Spazio Antagonista Newroz (Pisa); Università Antagonista (Pisa); Associazione Liberazione (Mantova)

Adesioni a titolo individuale
Don Gallo; Lucio Manisco; Don Vitaliano della Sala; Domenico Losurdo (Università Urbino); Aldo Ferrara (Università di Siena); Marino Badiale (Università di Torino); Edo Rossi (ex parlamentare PRC); Paola Manduca; Hosea Jaffe; Alfonso Natella; Alessandra Kersevan - Ricercatrice storica, Udine; Antonella Ricciardi, giornalista pubblicista, S. Maria Capua Vetere (Ce); Joe Fallisi, tenore, Baranzate (Milano); Maurizio Timitilli (Collegio Garanzia Lazio PRC); Diego Negri (coordinatore PdCI, Bologna); Marco Sodi (Firenze)

26.09.06


Libano. La complice inerzia della missione Unifil

Comunicato del Comitato per il ritiro dei militari italiani

Le recenti notizie che giungono dal confine tra Libano e Israele, confermano la valutazione negativa che gran parte delle forze antimilitariste e progressiste del mondo hanno dato della missione militare ONU in Libano.
Fonti locali e agenzie internazionali, riferiscono che i bulldozer israeliani stanno facendo “tabula rasa” della fascia di territorio libanese a ridosso del confine israeliano, allontanando con minacce allevatori, pastori e contadini della zona. Ma, cosa ancora più grave, i tecnici israeliani protetti dai militari, stanno impiantando tubature per deviare in tutto o in parte le acque del fiume Wazzani (che scorre in territorio libanese) verso il territorio israeliano. Le acque di questo fiume (a sud del più noto fiume Litani) sono da tempo al centro delle minacce delle autorità di Tel Aviv contro il Libano. Quattro anni fa si rischiò una crisi molto grave con esplicite minacce israeliane di bombardamenti qualora i libanesi avessero effettuato lavori di intubazione delle acque del fiume.
Questo saccheggio di risorse e di violazione dei confini libanesi, sta avvenendo sotto gli occhi dei militari del contingente Unifil che si sono limitati a fare rapporto come se fossero dei vigili urbani. Qualcuno dimentica che le violazioni del confine da parte di Israele denunciate dal Libano, sono state negli anni, circa 17.000 e quelle dal 1978 in poi sono avvenute sempre sotto gli occhi inerti degli osservatori dell’ONU. Nei primi giorni di settembre un pastore libanese è stato ucciso dai militari israeliani mentre un pescatore è stato sequestrato e non ancora rilasciato.
In questo caso però, la presenza militare dell’Unifil non solo non ha impedito le violazioni israeliane, ma – di fatto - ha impedito l’intervento della resistenza libanese che in altre occasioni ha neutralizzato operazioni israeliane analoghe. Si conferma così che il risultato sul campo della missione Unifil si rivela quello di “legare le mani” alla resistenza libanese piuttosto che di impedire le violazioni del cessate del fuoco e della sovranità nazionale del Libano da parte israeliana.
La tensione sul confine libano-israeliano continua a crescere così come la tensione interna nel paese evidenziata dalle recenti due manifestazioni contrapposte svoltesi a Beirut.
Il rischio di aver mandato i soldati italiani in una trappola cresce di giorno in giorno. Ma allo stesso modo crescono le responsabilità politiche di chi quei militari in Libano ce li ha voluti inviare. La manifestazione nazionale del 30 settembre a Roma servirà a denunciare entrambi gli aspetti di una scelta ambigua.
26.9.2006

Il Comitato nazionale per il ritiro dei militari italiani

info@disarmiamoli.org; www.disarmiamoli.org

 

NAPOLI MERCOLEDI 27 SETTEMBRE UNIV. ORIENTALE -SEDE CENTRALE- AULA 2.1 ORE 16,30 ASSEMBLEA PER IL LANCIO DELL'INIZIATIVA DELLA MANIFESTAZIONE NAZIONALE DEL 30 SETTEMBRE

NAPOLI

MERCOLEDI 27 SETTEMBRE UNIV. ORIENTALE -SEDE CENTRALE- AULA 2.1 ORE 16,30

ASSEMBLEA PER IL LANCIO DELL'INIZIATIVA DELLA MANIFESTAZIONE NAZIONALE DEL 30 SETTEMBRE A ROMA.
 

 

GIOVEDI’ 28 SETTEMBRE ORE 21.30 AL CPA FIRENZE SUD in Via villamagna 27/a

 

ASSEMBLEA CITTADINA IN PREPARAZIONE DELLA MANIFESTAZIONE NAZIONALE DEL 30 SETTEMBRE A ROMA CONTRO TUTTI GLI INTERVENTI MILITARI

ALLE ORE 20.00 CENA DI FINANZIAMENTO

ORE 21.30 ASSEMBLEA CON LA DELEGAZIONE DEL COORD. TOSCANO IN SOLIDARIETA’ CON LA PALESTINA DI RITORNO DAL LIBANO

Per il ritiro delle truppe da tutti i fronti di guerra.
No alla missione militare ONU in Libano
Fine dell'occupazione della Palestina, rientro di tutti i profughi
Chiusura di tutte le basi militari NATO ed USA.
Disarmo nucleare, a partire dai paesi che hanno già le atomiche.
Basta con le minacce ai paesi non sottomessi agli USA
Con la resistenza dei popoli libanese, palestinese, iracheno, afgano
No alla campagna anti-islamica
Contro il taglio della spesa sociale e il finanziamento dimissioni militari e armamenti

MANIFESTAZIONE NAZIONALE
SABATO 30 SETTEMBRE ORE 15.OO
PIAZZA DELLA REPUBBLICA – ROMA

Partenza da Firenze ore 10.37 Stazione di Campo di Marte treno intercity 15 € A/R , appuntamento ore 10.20 (ritorno con partenza alle ore 18.57 da Roma termini ed arrivo a F.C.M. alle 21.20)


CENTRO POPOLARE AUTOGESTITO FIRENZE SUD
VIA VILLAMAGNA 27/A
http://www.cpafisud.org, tel. 055 6580479
 

 

Via le truppe italiane da tutti i fronti di guerra

Il movimento pacifista raccolga la proposta della manifestazione nazionale il 30 settembre a Roma

(17 settembre 2006)

Gli attacchi di oggi ai militari italiani e all’ambasciata USA confermano la gravità dell’irresponsabile e avventuristica decisione del governo Prodi di rinnovare la partecipazione di truppe italiane all’odiosa guerra in Afghanistan.

Le rassicurazioni, fornite al momento del voto parlamentare sulla missione da parte di D’Alema e Parisi, sulla “delimitazione” del ruolo del contingente italiano a Kabul, quasi che la capitale afgana costituisse un’oasi di pace, risultano oggi in modo lampante assurde e ridicole: la resistenza militare afgana raggiunge oramai anche l’ambasciata USA, e i militari italiani sono in prima fila a combattere una guerra d’occupazione.

Ribadiamo dunque quanto affermammo con le mobilitazioni di luglio, in sintonia con il volere della maggioranza dei cittadini/e italiani/e: via le truppe italiane da tutti i teatri di guerra subito, basta con le menzogne su presunte missioni di pace. E basta anche con l’insulsa retorica su “martiri” ed “eroi” che combatterebbero un presunto “terrorismo”: i militari italiani non sono né martiri né eroi, ma professionisti lautamente pagati per combattere guerre ingiuste, mentre gli afgani, come gli iracheni o i libanesi, hanno il diritto, riconosciuto da tutta la legislazione internazionale, di resistere, usando le armi che hanno, per impedire l’occupazione del proprio paese e l’espropriazione da parte delle grandi potenze occidentali delle loro ricchezze.

In questi momenti drammatici rinnoviamo l’invito a tutto il movimento pacifista affinché raccolga la nostra proposta per una manifestazione nazionale il 30 settembre a Roma, centrata sulla richiesta di ritiro immediato di tutte le truppe dai luoghi di guerra, ivi comprese quelle appena inviate in Libano sotto le fallaci insegne dell’ONU non già a garantire la pace bensì a proseguire l’opera non riuscita al criminale esercito israeliano di disgregazione del Libano e di disarmo della resistenza libanese.

Confederazione Cobas

 

Il 30 settembre tutti in piazza contro la missione militare in Libano, per il ritiro delle truppe italiane dei teatri di guerra, al fianco della resistenza dei popoli del Medio Oriente


La Rete dei Comunisti invita tutti a scendere in piazza sabato 30 settembre nell’ambito della giornata internazionale contro la guerra e per il ritiro
delle truppe da tutti i teatri di guerra convocata dal forum di Atene. In Italia si terrà una manifestazione nazionale a Roma (partenza Piazza della Repubblica)

La tabella di marcia del movimento contro la guerra, è costretta dagli eventi ad un continuo aggiornamento. L’aggressione israeliana al Libano e l’invio di una spedizione militare internazionale dell’ONU, mostrano con
drammatica evidenza l’escalation in corso nel Medio Oriente tesa a ridisegnare - attraverso la guerra – la mappa del dominio delle maggiori potenze in un’area strategica del mondo.

Il ruolo particolare assunto dall’Italia in questa escalation da un lato vede manifestarsi le ambizioni di potenza delle classi dominanti italiane ed
europee sul Mediterraneo, dall’altro ha introdotto elementi di divisione profonda tra le forze che in questi anni si sono opposte alla guerra scatenata dagli Stati Uniti in Iraq.

A nostro avviso, nella sinistra e nei movimenti pacifisti, sono molti coloro che equivocano il giudizio sulle iniziative di politica estera del governo
Prodi-D’Alema con la funzione indipendente che spetta ai movimenti e ai soggetti politici della sinistra.

Cogliere le differenze tra le iniziative dell’attuale governo con quelle del governo Berlusconi, non può risolversi in un appiattimento sulla politica
estera del governo Prodi. Per i movimenti e i partiti della sinistra questo atteggiamento non può che apparire suicida e avventurista.

L’Italia mantiene le sue truppe nella missione NATO in Afganistan, invia altre truppe in Libano sulla base di una risoluzione ONU del tutto sbilanciata a favore degli interessi israeliani, sposa la tesi che vadano
neutralizzate le resistenze che i popoli oppongono all’occupazione dell’Iraq, della Palestina, dell’Afganistan e del Libano.

Alla base di queste operazioni vi è una concezione del multilateralismo che se da un lato ratifica la crisi dell’unilateralismo statunitense e israeliano sconfitto in Iraq e in Libano, dall’altro riafferma che gli
equilibri regionali e internazionali non possono che essere subalterni e funzionali agli interessi delle grandi potenze. In questo senso, la missione militare in Libano altro non è che una moderna operazione coloniale che si regge sul controllo economico e militare del Medio Oriente e del
Mediterraneo.

Riteniamo pertanto positivo che una parte del movimento italiano contro la guerra abbia scelto di sintonizzarsi con l’analisi prevalente nei movimenti attivi nel resto del mondo e con le resistenze dei popoli mediorientali
contro l’occupazione coloniale della regione.

Dal nostro dibattito non può essere omessa la natura delle forze che muovono processi come il Mercato Unico Euro-Mediterraneo teso a rendere subalterne le economie e i paesi della sponda della regione mediterranea agli interessi
delle potenze europee. E’ un processo che convive e compete con il progetto strategico dei neconservatori statunitensi e israeliani sul Grande Medio Oriente, ma non né è affatto divergente negli interessi prevalenti. Il Libano, in tal senso, è il banco di prova di questo nuovo possibile assetto
delle relazioni internazionali e delle contraddizioni interimperialiste.

Il paradigma di questo nuovo scenario rimane la questione palestinese. Le soluzioni che vengono offerte sia dalla comunità internazionale che dal governo italiano, non si discostano affatto dalla priorità accordata agli
interessi strategici israeliani e dalla subordinazione a questi dei diritti storici del popolo palestinese.

Giustamente, l’assemblea nazionale convocata dal Forum Palestina per il 16 settembre ribadisce il concetto che in Medio Oriente “Non ci può essere pace senza giustizia”. E’ questa la linea su cui dovrebbero sintonizzarsi il
movimento contro la guerra, le forze democratiche e i partiti della sinistra nel nostro paese rilanciando una agenda politica indipendente da quella del governo Prodi.

La manifestazione del 30 settembre, il dibattito che la precederà e che la seguirà, deve cominciare a mettere nero su bianco questa agenda, sintonizzarla con quella dei movimenti di resistenza e contro la guerra nel resto del mondo e riaffermare pienamente l’indipendenza dei movimenti
sociali dai governi

La Rete dei Comunisti


Mail: cpiano@tiscali.it
Sito : http://www.contropiano.org/

 

 

LIBANO: NO AD UNITA' NAZIONALE FINI-PRC-D'ALEMA
MANIFESTAZIONE 30 SETTEMBRE CONTRO TUTTE MISSIONI MILITARI
 

(14 settembre 2006)

La convergenza Fini-D'Alema sulla missione in Libano, consacrata dal voto in commissione parlamentare, chiarisce una volta di più la natura vera di quella missione: una spedizione militare che chiama 'difesa della pace', la difesa dell'ordine israeliano in Medio Oriente.

Non c'era dubbio che Fini e Berlusconi come le destre di tutta Europa votassero alla fine una missione invocata in primo luogo da Bush e da Olmert. Ciò che indigna (ma non sorprende) è che al fianco di Fini e D'Alema, si ritrovi quella sinistra 'ex radicale' e neogovernativa, a partire dal Prc, che fino a ieri si opponeva alle missioni coloniali, e che oggi le esalta nel nome della 'pace'.

È la misura di una deriva senza limite e senza principi: se non quello di restare al governo. Tanto più si conferma l'importanza della manifestazione nazionale del 30 settembre a Roma, contro tutte le missioni militari: alla quale inviteremo tutte quelle forze dei movimenti e del popolo della sinistra che rifiutano di arruolarsi nella nuova unità nazionale militare.

Comunicato stampa nazionale del Movimento per il Partito Comunista dei Lavoratori

http://www.pclavoratori.it/