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L’appello per “ripartire da Genova”ci
trova in profondo dissenso.
In un momento cruciale come questo è fondamentale far
sentire la voce sotto i palazzi del potere centrale, a Roma,
il 17 ed il 24 luglio, quando alla Camera e poi al Senato si
voterà sul rifinanziamento delle truppe in Afghanistan e
negli altri 27 fronti di guerra nei quali sono impegnati i
soldati italiani.
Sappiamo che le mobilitazioni romane saranno probabilmente
simboliche e d’avanguardia, a causa non solo e non tanto
della stagione estiva e dei giorni feriali, ma di un
“affaticamento” del movimento perseguito sistematicamente da
chi stava preparando la Caporetto di questi giorni, nei
quali siamo costretti ad assistere al clamoroso voltafaccia
degli ex “paladini del pacifismo non violento”, intenti con
spillette e patetici escamotage (la riduzione del danno….) a
giustificare un voto ingiustificabile.
Siamo in profondo dissenso con coloro i quali oggi
evidenziano l’esigenza di contemperare il no alla guerra con
la tenuta del governo.
Spiacenti, il movimento contro la guerra non ha “governi
amici” di fronte all’alternativa tra pace o guerra.
Dissentiamo dall’idea di mettere ai voti un principio come
quello del NO alla guerra. Sui principi non si vota, ma si
costruiscono politiche concrete, a costo di essere
“impopolari”.
O le scelte “impopolari” devono essere solo quelle che
chiedono sacrifici ai soliti noti, magari per finanziare
proprio le costosissime missioni?
I ripetuti sondaggi di questi anni ci dicono invece che la
scelta sarebbe molto popolare, perché la maggioranza del
popolo italiano è per il ritiro delle truppe,
trasversalmente ai poli.
Ogni temporeggiamento rispetto a questo passaggio è in
stretta continuità con il lavorio di smobilitazione già
abbondantemente intrapreso in questi anni contro il
movimento.
Ci indigna che si usi la categoria della “concorrenza” a
sinistra su un tema di questo genere: Concorrenti su che
cosa? Sulla vita o la morte degli afgani, dei kosovari,
degli iracheni, dei palestinesi?
I tempi sono scaduti e le scelte sono di fronte a chi ha
ricevuto un mandato preciso: il No alla guerra senza se e
senza ma.
Chi farà una scelta diversa non lo farà in nostro nome, e se
ne assumerà tutta la responsabilità politica e morale di
fronte al popolo della pace, in Italia e nel mondo.
Noi saremo a Roma, il 15 luglio alla assemblea
autoconvocata dai senatori e deputati che mantengono una
posizione di coerenza con il mandato elettorale, il 17 al
sit in del movimento davanti al Parlamento, in P.
Montecitorio, il 24 di fronte al Senato.
Il Comitato nazionale per il
ritiro dei militari italiani
viadalliraqora@libero.it;
www.disarmiamoli.org
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