Dichiarazione di  7 compagne/i della sezione di Cosenza del Movimento per il Partito Comunista dei Lavoratori

 

Lasciamo il mcPCL


Per la democrazia comunista

 

La deriva governista di tutta la sinistra italiana, l’assenza di una rappresentanza politica  dei bisogni e degli interessi materiali di milioni di lavoratori e lavoratrici, giovani, precari, disoccupati ed il passaggio della “sinistra radicale” nel campo governativo con le forze della borghesia sta determinando un irrigidimento autoritario che verifichiamo nei rapporti sociali in generale e, in particolare, nella repressione delle lotte non solo contro lo sfruttamento ma anche in quelle contro il saccheggio e la devastazione dell’ambiente.

In questa situazione appare tanto grottesco quanto grave ciò che è accaduto all’interno del Movimento per il Partito Comunista dei Lavoratori.

Con le modalità proprie delle soluzioni autoritarie di un atto amministrativo sono stati espulsi dal Movimento per il Partito Comunista dei Lavoratori  decine di compagni di Roma, dell’Umbria e del Veneto che, nel percorso politico che ha portato all’Assemblea Nazionale di Rimini, avevano sostenuto gli emendamenti al testo presentato dall’Esecutivo nazionale. Una soluzione che ha trovato l’opposizione di altri compagni, tra cui quelli di Cosenza, che, nonostante abbiano portato avanti strenuamente una battaglia contro la logica antidemocratica contenuta in questo provvedimento e per cui siamo riconoscenti, non sono riusciti ad evitare l’espulsione nel tentativo di tenere aperti gli spazi per un dibattito democratico nel Movimento per il PCL..

A nostro parere l’atto dell’espulsione chiarisce la natura del Movimento per il PCL, portando alla luce la visione monolitica di un Movimento che altro non è stato che il volto ufficiale di un’operazione politica volta ad allargare la base di consenso attorno ad un gruppo ristretto perché, come recita il documento di espulsione, il Movimento per il Partito Comunista dei Lavoratori non vuole essere: “ né una formidabile palestra di libero confronto, né un luogo di scambio effervescente a tutto campo e senza reticenze.” 

Questa brutta vicenda indica quanto la speranza che il Movimento per il PCL potesse essere lo strumento per la ricomposizione dei soggetti sociali economicamente più svantaggiati si sia dimostrata un' illusione.

Anche durante le ultime elezioni amministrative la presenza della lista del Pcl in 9 comuni e 2 province, su tutto il territorio nazionale, ha evidenziato le difficoltà del movimento ad intercettare i voti che fossero l’espressione dell’enorme vuoto politico lasciato a sinistra dagli inganni del Prc,del PdCI e di tutta la sinistra radicale, denotando altresì uno scarso radicamento soprattutto nelle più grosse realtà metropolitane e operaie.

La nostra speranza e illusione che il Pcl potesse diventare un riferimento credibile in Italia viene meno, secondo noi, proprio nell’evidente chiusura settaria del Movimento ancorato erroneamente nel 2007 su un irrigidimento ideologico e rappresentativo più di teorie,senza legami con la realtà, che di militanza  e prassi concreta. Per noi si chiude,con esso, la possibilità di costruire un Partito di dimensione nazionale, indipendente a livello locale e nazionale, fuori e contro il bipolarismo, espressione di radicamento sociale, che vada oltre la propaganda e che si impegni, sul territorio, a costruire conflitti e vertenze per rappresentare e sostenere i bisogni della parte più emarginata della società.

Vogliamo sottrarci alle logiche di chi si afferma e annuncia il Partito, senza che esso lo sia nei numeri e nella sostanza, e di chi ne rimanda all’infinito la costruzione.

 Noi pensiamo che un Partito Comunista non si proclami ma si costruisca, a partire dalle esperienze rivoluzionarie e del movimento operaio sviluppatesi nel secolo che sta alle nostre spalle.

Riteniamo infatti che, oggi più che mai, vi sia il bisogno di una ricomposizione dei comunisti attorno ad un programma generale, marxista e rivoluzionario, in grado di ricostruire un’alternativa anticapitalistica a tutti i governi della borghesia, siano essi di centro-destra e di centro-sinistra. Questa necessità appare rafforzata dalla consapevolezza della centralità dello scontro tra capitale e lavoro salariato sul livello internazionale, del conflitto come pratica della lotta di classe e dunque, della contrapposizione alla concertazione sindacale.

Per questi motivi, auspicando un percorso di ricomposizione in cui la presenza di contributi diversi non rappresenti un problema ma arricchisca il dibattito e rafforzi la crescita collettiva di un processo di organizzazione  reale:

dichiariamo la nostra uscita dal movimento per il PCL che, ancor prima di celebrare il proprio congresso,  ha deciso, a maggioranza, di chiudere la fase costitutiva espellendo tutti quei compagni che proponevano, legittimamente, un modo diverso di costruire l’organizzazione e di rapportarsi con la realtà.

PRIMI FIRMATARI:

 

MariaConcetta Aiello

Gianluca Amantea

Mauro Colloca

Maria Cristiano

Emilio D’Amico

Mimì De Paola

Alfredo Iuliano