Si sono concluse quest' oggi le Assemblee Generali di Consultazione
indette dai sindacati confederali per ricevere il mandato dei
lavoratori alla firma definitiva del CCNL dell Coop Sociali,
sottoscritto il 26 Maggio scorso dopo ben 27 mesi dalla sua scadenza.
Sottoscritta dalla maggioranza dei lavoratori presenti alle
consultazioni, una mozione (che si allega) che rispedisce al mittente un
pessimo contratto, che non garantisce nè il pieno recupero degli
arretrati, nè il potere d' acquisto dei salari e "regala" ulteriore
precarietà e flessibilità, a colpi di Legge 30, alle operatrici ed agli
operatori di un settore già largamente precario e sottopagato.
Dalle lavoratrici e dai lavoratori genovesi delle coop sociali giunge la
richiesta dell' istituzione del Referendum nazionale sull' ipotesi di
contratto presentata, da tenersi presso tutti i luoghi di lavoro.
Nel 1992, anno a cui risale il primo contratto nazionale delle
cooperative sociali, il settore che veniva regolamentato presentava
un estrema varieta´di tipologie contrattuali e condizioni molto
differenti fra gli operatori per trattamento, diritti e condizioni
di lavoro: complessivamente un settore con moltissime ombre in cui
l´introduzione di un quadro normativo e retibutivo omogeneo poteva
costituire una significativa novita’ e un primo passo per dare
sistemazione definitiva e prospettive meno incerte a un settore che
vedeva crescere rapidamente il numero degli addetti impegnati in
servizi di pubblica rilevanza.
Sono passati pochi anni da allora e si puo’ tranquillamente
affermare che le speranze di un miglioramento sono state
completamente disattese. Peggio: considerato il generale e
complessivo degrado delle condizioni economiche e il deterioramento
del quadro normativo riguardante il lavoro il settore della
cooperazione sociale puo’ essere definito senza tema di smentita
come uno dei piu’ esposti ai fenomeni di precarizzazione, perdita di
potere d’acquisto, contrazione dei diritti e incertezza rispetto al
futuro occupazionale (per tacere di quello pensionistico).
I rinnovi contrattuali di questi anni hanno obbedito solo a logiche
di compatibilita’ economica imposti dalle centrali cooperative e
nullo e’ stato il miglioramento delle condizioni economiche e
normative per i lavoratori. A questa regola non sfugge purtroppo
l’ultimo accordo in via di definizione che riesce anzi nell’impresa
di peggiorare cio' che sembrava il punto piu’ basso mai raggiunto
nella storia della contrattazione.
Un Contratto che, è bene ricordarlo, non rispetta da sempre nemmeno
le "regole" degli accordi del '93, non rinnovando i bienni economici
ed essendo di fatto basato sul quadriennio.
Prima di esaminare in sintesi i termini di questo pessimo accordo
nei suoi aspetti piu’ negativi e’ necessaria una breve premessa in
ordine al metodo seguito nella definizione degli obbiettivi
rivendicativi e nel loro conseguiemento.
L' accordo raggiunto disattende completamente la Piattaforma
rivendicativa presentata a suo tempo dalle OO.SS., non raggiungendo
alcuno degli obbiettivi proposti.
Questo complessivo cambiamento di rotta è avvenuto senza la minima
consultazione dei lavoratori, tenuti all' oscuro della trattativa in
corso e mai chiamati, come consolidata consuetudine del settore, ad
alcuna forma di mobilitazione per sostenere le proprie
rivendicazioni.
Riteniamo gravissimo, ad esempio, che nessun tipo di battaglia,
tanto a livello nazionale che locale sia stata intrapresa per
contrastare le recenti modifiche alla legge 142 sulla figura del
socio lavoratore introdotte con la Legge 30, autentica mannaia sui
diritti dei lavoratori di cooperativa.
Entrando maggiormente nel dettaglio dell’ipotesi di accordo non si
puo’ non incominciare dalla parte relativa agli adeguamenti
salariali e al recupero degli arretrati.
Anche qui e’ necessaria una piccola premessa. Le oo.ss. vantano di
aver concluso un
accordo che prevede aumenti mediamente superiori a quanto sta
avvenendo per altri rinnovi e in grado di recuperare il potere
d’acquisto perduto. Da dove traggano gli elementi per giungere a
tali conclusioni non e’ dato sapere. In media infatti le
spettanze arretrate ammontavano a circa 2500 euro: ne arriveranno la
bellezza (si fa per dire) di poco più di 400. Ma non basta :
gli arretrati saranno diluiti in 18 tranches . E qui non si
puo’proprio tacere il contenuto umiliante per le lavoratrici ed i
lavoratori di questa trovata.
Non e’ finita qui pero’. Oltre agli arretrati andati in fumo anche
gli aumenti vengono annacquati in modo tale da renderli pressoche’
invisibili per le esangui tasche dei lavoratori. I 120 euro (in
media) di aumenti vengono infatti suddivisi in tre scaglioni e
andranno a regime giusto in tempo per la scadenza di questo
contratto. Cosi’ sommando arretrati perduti e adeguamenti
scaglionati la perdita per un 5° livello si aggira sui 3000 euro.
Considerati i nostri stipendi parliamo di cifre da capogiro, altro
che recupero di potere d’acquisto!
Non possiamo dimenticare che trattamento decisamente diverso era
stato riservato ai dirigenti delle associazioni cooperative: dopo
solo 3 mesi dalla scadenza del contratto, nell' Aprile del 2002, era
stato loro rinnovato il biennio economico 2001/2002, con un aumento
mensile di 261 euro e 500 euro una tantum per i tre mesi di
arretrati...!!!
Passando dal quadro economico a quello normativo il panorama non
muta per niente. Innanzitutto, ricollegandosi alla questione
salariale, dobbiamo denunciare con forza che, se non
bastassero i soldi persi con i meccanismi sopra descritti, si e’
inserito una clausola di gradualita’ che consente alle centrali
cooperative di non applicare gli aumenti retributivi fino al
31/12/2006 (!). In un settore dove i contratti son largamente
disattesi e abbonda nero e precariato il buon senso imponeva la
richiesta stringente di un applicazione effettiva e rapida dei
contratti e non il via libera alla disapplicazione su larga scala
seguendo il solito perverso realismo a senso unico.
Abbiamo gia' detto di come questto accordo abbia totalmente
disatteso la stessa piattaforma presentata. Nessun riconoscimento
per il lavoro nei festivi, nessuna garanzia di mantenimento dell'
anzianità nei cambi di gestione, nessuna indennità a premiare i
sacrifici di quelle lavoratrici e lavoratori che hanno conseguito la
qualifica di OSS, nessun aumento per le varie indennità, solo per
citare alcune omissioni.
Ma appare gravissimo che si sia fatta sparire l' indennità del 10%
sul part time misto prevista dal vecchio contratto. Nei mesi scorsi,
in Toscana, molti educatori scolastici avevano vinto una causa di
lavoro proprio per vedersi riconosciuta l' applicazione di questa
indennita'...!
L’apice pero’ lo si tocca con il recepimento della Legge 30.
Si puo’ tranquillamente affermare che si è inserito nel contratto
piu’ flessibilita’, arbitrio e squilibrio di rapporti in un settore
che gia’ vantava un triste primato in questi campi. Con le norme sul
part-time si apre la porta ad un aggravio delle condizioni e dei
tempi di lavoro nonche’ad un aumento del potere ricattatorio delle
cooperative, che gia’ hanno visto sancire con la legge 30 la
prevalenza del legame associativo su quello di lavoro; con le norme
sul contratto di inserimento, che , va ricordato, riguarda una
platea amplissima di soggetti, ci troviamo di fronte al rischio
concreto di disparita’ di trattamento salariale su vasta scala
nonche’ ad una norma in grado di rendere ancora piu’ grave e marcato
il fenomeno nefasto delle gare al ribasso.
Con le norme relative alle clausole flessibili ed elastiche
anche all'atto della firma del contratto di assunzione
lavoratore e cooperativa possono decidere di inserire appunto delle
“clausole”, che il lavoratore è tenuto a rispettare e che
possono riguardare maggiori prestazioni di lavoro se richieste,
variazione della organizzazione dell'orario, delle giornate di
lavoro.In questo settore ancor piu’ che in altri quale lavoratore o
lavoratrice si può permettere, all'atto della firma, con il bisogno
di lavorare e di un salario, di rifiutare clausole anche pesanti? E'
vero che viene mantenuto, contrariamente all' impostazione originale
della legge, il diritto di recesso da parte del lavoratore dopo 6
mesi, ma conosciamo bene, purtroppo, le condizioni di grande
ricattabilità cui spesso sono fatti oggetto soci e lavoratori.
Interventi peggiorativi si registrano anche sull’orario di lavoro,
recependo il Dlgs. 66/03 e intervenendo addirittura in deroga su
alcune norme dello stesso. Laddove la normativa prevedeva 11 ore di
riposo nelle 24 ore, che coincideva con il far passare 11 ore tra un
turno ed un altro, adesso questo tempo viene ridotto ad 8 ore. Se
con le 11 ore era possibile opporsi ai pesanti turni Mattina/Notte,
ora cio’ non e’ piu’ possibile. E ancora, dalle otto ore previste
per la durata massima dell' orario di lavoro notturno si passa alle
12 ore.
Abbiamo qui elencato solo alcuni dei punti di maggiore dissenso
rispetto all’ipotesi di accordo che non esauriscono certo il campo
delle critiche possibili. E’ doveroso pero’ menzionare ancora un
punto che da’ bene la misura dell’inadeguatezza dell’azione delle
oo.ss. : parliamo del salario convenzionale. Ad ogni rinnovo si
proclamava la volonta’ di eliminarlo definitivamente e puntualmente
eccolo ricomparire in questo accordo insieme ad un tortuoso
meccanismo per superare "in un congruo numero di anni" (testuale)
questa vergogna. Non ci vuole grande capacita’ previsionale per
indovinare che lo trovereremo, vivo e vegeto, anche nei futuri
contratti.
In conclusione possiamo affermare che cio’ che ci spinge a bocciare
tale accordo, al di la’dei singoli punti, e’ il misconoscimento
delle reali problematiche del settore e la totale assenza di
volonta' di cambiamento che traspare da questa bozza di accordo e
che fa presagire un futuro ancor peggiore del presente (anche se
cio’ sembra impossibile).
A fronte di quanto esposto e dei ben noti problemi legati alle
agibilita' sindacali ed alla scarsa penetrazione delle OO.SS
chiediamo che l' accordo venga sottoposto a Referendum tra tutti i
lavoratori del settore.
Non vorremmo, infine, a livello territoriale, rimanere ulteriormente
esclusi dalla contrattazione di secondo livello, già attiva in altre
regioni seppur con risultati non propriamente "esaltanti" per i
lavoratori.
A questo riguardo impegnamo fin d' ora le OO.SS ad attivare tutte le
procedure previste nel rispetto dei tempi indicati dal CCNL.
Nella malaugurata ipotesi che questo Accordo venisse definitivamente
sottoscritto, chiediamo l' impegno delle OO.SS di attivarsi con le
controparti a livello locale per stipulare, quanto prima, intese
decentrate con l' obbiettivo di:
*Anticipare i tempi di pagamento delle tranches retributive;
*Individuare un' indennita' economica per le figure OSS;
Chiediamo infine di lavorare negli ambiti istituzionali locali
affinchè nel regolare le gare d' appalto di pubblici servizi e gli
accreditamenti, siano salvaguardati in egual misura i diritti di
tutti i lavoratori, soci e dipendenti, nel rispetto della
contrattazione nazionale, per condizioni di lavoro stabili e non
precarie, assegnando punteggi significativi a quelle cooperative che
non faranno ricorso alle tipologie contrattuali previste dalla Legge
30.