Lettera ai cooperatori italiani
La legge voluta dal governo Berlusconi sta stravolgendo il diritto societario,
particolarmente all'art.5 dove si tratta delle società cooperative. La trasformazione
coatta delle cooperative da parte del Governo in società per azioni attraverso lo
strumento della legge-delega si configura come un attacco politico. Non c'è nessuna
motivazione fondata, se non quella di un intento politico del governo di decidere
arbitrariamente quali imprese sono cooperative e quali no.
L'art. 45 della Costituzione recita chiaramente che la cooperazione, proprio per la sua
funzione sociale e non lucrativa ha uno status giuridico diverso dalle altre imprese
private; le cooperative hanno un regime particolare in ragione del fatto che i Costituenti
prima e la legge Basevi poi, hanno stabilito che le cooperative sono diverse dalle imprese
a scopo di lucro in quanto espressione dell'economia sociale.
Negli ultimi anni ha pesato l'involuzione aziendalista subita da una parte del movimento
cooperativo: i soci, espropriati del loro potere decisionale, hanno visto "il
profitto" al primo posto rispetto alle finalità solidaristiche e mutualistiche
proprie del movimento. E certo ha pesato il fatto che il centrosinistra presentò al
Senato la cosiddetta Bozza Mirone, costituendo un precedente che ha aperto le porte alla
destra, nonostante il congresso Legacoop si fosse in precedenza espresso contro
quell'ipotesi.
Questa legge è fortemente in contrasto coi deliberati congressuali dell'Alleanza
Cooperativa Internazionale, che dichiarano esplicitamente che le cooperative si basano sul
principio di "una testa un voto" e non su altro. Senza contare che la
trasformazione delle cooperative in società per azioni significherebbe appropriarsi
indebitamente dei patrimoni che si sono trasmessi di generazione in generazione. Quanto
creato da generazioni di cooperatori andrebbe dissolto per pagare gli interessi del
capitale speculativo; il provvedimento governativo parla chiaramente della distribuzione
delle riserve e "dell'assicurare ai soci finanziatori una adeguata tutela". Da
una parte si dichiara di perseguire scopi mutualistici, e dall'altra si parla delle
adeguate garanzie per i conferitori di capitale di rischio, cioè speculativo: alle
cooperative viene consentito di trasformarsi in società per azioni, o di riservare un
posto speciale, garantito in vari modi, a chi conferisce capitali di rischio. In altre
parole, ci sarebbero due tipi di soci, quelli di serie A che conferiscono capitali e che
sono più garantiti degli altri, e quelli di serie B che, da soci normali, conferiscono
lavoro, e quindi, come sappiamo dall'attuale legislazione sul lavoro, non sono garantiti.
Di fronte a un momento di difficoltà i soci lavoratori dovrebbero comunque garantire i
soci capitalisti, e non avere voce in capitolo più di tanto, neanche se sono tra i
fondatori della cooperativa stessa.
Si vuole introdurre una discriminazione che privilegia il capitale contro il lavoro,
fattore quest'ultimo fondante della cooperazione
Al movimento cooperativo italiano sta per essere fatto un danno enorme, di portata
storica. E' un pezzo di storia del movimento operaio che rischia di essere cancellato
insieme ai gruppi dirigenti che spesso lo hanno portato a gestirsi come una impresa
capitalistica, senza che fosse rispettato il valore sociale, mutualistico e solidaristico
della cooperazione in quanto autoorganizzazione economica e sociale dei lavoratori.
Rifondazione Comunista chiama tutti i cooperatori alla mobilitazione,
¨ per organizzare la lotta contro la legge delega;
¨ per bloccare le misure neoliberiste del governo collegandosi col movimento No-Global;
¨ per sostenere le alternative economiche ai meccanismi capitalistici;
¨ per rilanciare fortemente una economia etica della cooperazione.
Partito della Rifondazione Comunista
cooperazione_prc@yahoo.it
Roma, 15 gennaio 2002