VIA
DALL'IRAK SUBITO!
L'attentato compiuto dalla resistenza irakena a Nassirya, costato la vita a 19 militari italiani e ad alcuni civili irakeni, è la tremenda conferma di quanto fossero forti e motivate le ragioni dei milioni di persone scese in piazza contro la guerra. Aggiungendo la nostra voce a quelle che rifuggono da ogni ipocrisia patriottarda e bipartisan e chiedono l'immediato ritiro delle truppe italiane dall'Irak, pubblichiamo i comunicati che ci sono giunti.


sede nazionale:
Viale Manzoni 55 - 00185 Roma Tel.
06/70452452 - fax 06/77206060
sito: www.cobas.it
L’attentato contro le Forze Armate Italiane che ha provocato vittime anche tra i civili iracheni ci proietta una volta per tutte in un conflitto che – prima della conta giornaliera dei morti Usa - ha già provocato decine di migliaia di morti tra la popolazione irachena e dal quale solo pochi giorni fa esponenti governativi vantavano di aver lasciato fuori l’Italia.
E’ una guerra che il popolo iracheno NON HA SCELTO e che sta subendo così come la subiscono altri popoli nel mondo e CONTRO LA QUALE SIAMO SCESI A DECINE DI MILIONI nelle piazze e nelle strade per chiederne la fine, in Italia, in Europa, nel Mondo.
Non siamo stati ascoltati ed ora anche il contingente italiano ha subito le drammatiche conseguenze di una politica che vuole governare il mondo con l’uso crescente della forza militare: una strategia di estrema violenza - alla quale il Governo Italiano si è accodato - programmata per espropriare i popoli della possibilità di decidere da soli del proprio destino.
All’ipocrisia di chi vorrebbe sfruttare la tristezza e il cordoglio di queste ore, parlando di Unità Nazionale a difesa delle truppe italiane inviate in Iraq e della legittimità dell’intervento militare, preferiamo la solidarietà e l’unità internazionale con quei miliardi di lavoratori e lavoratrici che hanno bandito la guerra come strumento di risoluzione dei conflitti.
Per questo abbiamo manifestato e scioperato in primavera, per questo il rifiuto della guerra senza se e senza ma, con o senza ONU, oltre ad essere uno dei principi della Costituzione Italiana rimane il nostro obiettivo e il nostro terreno di scontro quotidiano contro chi invece vuole trasformare la barbarie in una quotidiana normalità.
Fermiamo l’intervento militare in Iraq
Immediato ritiro del contingente italiano in Iraq
No alle spese militari, Si alla casa, al lavoro, al reddito per tutti!
Roma 12 novembre 2003
A casa i militari italiani!
Per un incontro nazionale a Roma il 29 novembre
Occorre fermare e sconfiggere l'escalation della guerra preventiva.
Di fronte alla gravità della situazione determinata dal
clima da "unità nazionale" e dalla strumentalizzazione guerrafondaia e ipocrita
della morte dei militari italiani a Nassirya, la "Rete dei Comunisti" propone
una ASSEMBLEA NAZIONALE per chiedere il ritiro immediato del contingente
militare italiano e la fine dell'occupazione dell'Iraq.
Davanti alla irresponsabilità della classe dirigente italiana e del governo
Berlusconi, che hanno reso il nostro paese complice di una occupazione militare
illegale, c'è bisogno di una forte mobilitazione.
Il popolo iracheno sta dimostrando tutta la propria volontà di indipendenza con
una resistenza accanita e quotidiana che ha messo in crisi il progetto e la
strategia politica di pax americana in Medio Oriente.
Milioni di persone, nei mesi scorsi, hanno manifestato contro l'intervento
militare e il coinvolgimento del nostro paese nella guerra: questa ulteriore
perdita di vite umane e le sofferenze del popolo iracheno occupato, martoriato e
umiliato, ricadono interamente sul governo italiano e sulle coscienze di tutti
coloro che non hanno raccolto le istanze e la volontà del movimento contrario
alla guerra.
Occorre coinvolgere e mobilitare fin da subito il più ampio numero possibile di
organizzazioni politiche, sociali e sindacali in una campagna di massa che
imponga la fine dell'occupazione italiana dell'Iraq al governo di centrodestra
così come ai partiti del centro-sinistra che hanno finora tenuto una posizione
ambigua.
Per questo proponiamo di tenere un'assemblea nazionale a Roma, nella sala di Via Giolitti 231 (zona Stazione Termini), sabato 29 novembre. Per adesioni, comunicazioni e suggerimenti potete chiamare allo 06 - 4394750
LA RETE DEI COMUNISTI/COMMUNIST NETWORK
cpiano@tiscali.it - http://www.contropiano.org
Associazione marxista rivoluzionaria
PROGETTO COMUNISTA
sinistra del PRC
L'IRAK AGLI IRAKENI
Il
governo italiano che prima ha applaudito i bombardamenti dei B52 sulla
popolazione irakena e poi ha partecipato all'occupazione coloniale dell'Irak
recita oggi l'ipocrisia del "dolore" e dell'"indignazione" per l'uccisione dei
militari italiani. E' rivoltante.
La verità è che il governo Berlusconi e quelle forze del centro dell'Ulivo che
hanno votato la spedizione militare sono i veri responsabili politici e morali
di quei morti.
Altro che missione "di pace"! L'occupazione militare dell'Irak serve a sostenere
gli interessi occidentali in terra araba nella logica della spartizione del
bottino di guerra e dell'umiliazione di un popolo.
Progetto comunista, sinistra del Prc, è da sempre contro il fondamentalismo
islamico e la logica terroristica di Al Quaeda. Ma riconosce il
pieno
diritto del popolo irakeno ed arabo a resistere all'occupazione coloniale, a
sollevarsi con tutte le proprie forze contro le truppe occupanti, a lottare sino
in fondo per la propria autodeterminazione e libertà contro un governo fantoccio
sostenuto dall'imperialismo.
Peraltro solo la rivolta delle masse arabe contro il colonialismo per una
coerente prospettiva antimperialista può emarginare le suggestioni
fondamentaliste o bathiste.
"Via le truppe italiane dall'Irak, l'Irak agli irakeni, dimissioni del governo
Berlusconi, governo coloniale e di guerra": è necessario promuovere ovunque una
mobilitazione nazionale attorno a queste parole d'ordine immediate.
Missione di pace – Ma
per favore!!!
Il tragico evento di Nassiriya ha scatenato un carosello vergognoso di
ipocrisie e menzogne che sottolineano ancora una volta la natura di “regime”
del sistema politico in atto. Tutti insieme, governo, maggioranza, ulivo, mass
media, impegnati in un’opera di sciacallaggio politico per avallare la tesi
della missione di pace delle truppe italiane e dell’origine terrorista
dell’attentato che è costato la vita a tanti nostri connazionali.
E’ necessario ribadire e contrastare con la massima fermezza le falsità che in
questo momento vengono vomitate in maniera impressionante per difendere scelte
di interventismo militare di completa e totale responsabilità del governo e
della maggioranza che lo sostiene.
I soldati italiani NON sono andati in Iraq in missione di pace, sono andati in
un paese tuttora in guerra come componente dell’esercito invasore che sta
occupando il paese.
L’infamia di chi oggi piange i nostri soldati è ancora più vergognosa di
fronte ad affermazioni di dolore e stupefazione e imprevedibilità di chi ha
inviato i nostri soldati in missione di guerra, senza appoggio ONU, contro il
parere della maggioranza delle nazioni mondiali e di circa l’80% degli
italiani e di gran parte dell’opinione pubblica mondiale.
Idee come “guerra preventiva”, “guerra umanitaria”, “portatori di libertà”,
sono stati, come sempre, spazzati dall’orrore della guerra che ha dimostrato
ancora una volta, che guerra vuol dire sangue e morte, che occupazione vuol
dire rivolta.
Il nostro paese è in guerra, una guerra coloniale al solo scopo di difendere
gli interessi strategici ed economici statunitensi in Iraq. Se la storia ha un
senso, la scelta della guerra non porta popolazioni festanti ad accoglierti ma
attentati, guerriglia, dolore e sopraffazione fino a quando l’occcupante non
si ritira e libera il paese della propria presenza.
Tutto ciò che sentiamo in questi giorni è troppo, troppo simile ai proclami di
qualsiasi paese che giustifica l’invasione di un altro, invitiamo tutti a
rileggere cosa diceva la propaganda fascista durante l’invasione dei paesi
africani, di quella nazista nell’occupazione dei paesi europei e anche durante
l’occupazione dell’Italia.
Acthung - Banditen
Parole come portatori di civiltà, di pace, di aiuto sono tra le più gettonate
nella propaganda di regimi passati e presenti, così come banditi e terroristi
erano e sono definiti i combattenti per la libertà del proprio paese.
Tutti quelli che tanto si sono scandalizzati ai tentativi del revisionismo
storico di definire terrorista la lotta partigiana in Italia, facciano
attenzione a quando usano questa definizione per i combattenti di altri paesi.
Esiste una differenza fondamentale che non dobbiamo mai dimenticare e che
traccia un solco profondissimo tra la legittimità e la barbarie di un azione
armata, la natura dell’obiettivo di un azione. Qualsiasi azione che abbia come
obiettivo dei civili disarmati è un’azione terrorista e come tale non ci
stancheremo mai di condannarla abbastanza, qualsiasi azione che ha come
bersaglio obiettivi di natura militare è un azione di guerra, sia eseguita da
eserciti regolari che da movimenti di liberazione o di resistenza.
I nostri soldati sono stati uccisi durante un azione militare in un paese in
guerra, non da terroristi ma dal movimento di guerriglia locale che sta
lottando per cacciare gli invasori dalla propria terra.
Se vogliamo evitare, come la gran parte del popolo italiano ha tentato già
prima della guerra, di evitare altri morti ingiuste e inutili è nostro dovere
imporre al governo Berlusconi, unico e solo responsabile di questa tragedia,
di ritirare immediatamente i nostri soldati dall’Iraq, chiedendo in
concomitanza l'intervento dell'ONU per sostituire l'autorità militare
statunitense e preparare, nel più breve tempo possibile, le elezioni e la
convocazione di un'Assemblea Costituente nel paese.
Associazione Walter Rossi
14 novembre 2003
Ricordiamo che il nuovo indirizzo dell'Associazione è
posta@associazionewalterrossi.it
Il vecchio sarà a breve disattivato.
Missione
di pace !!!!!
Il tragico evento di Nassiriya ha scatenato un carosello vergognoso di ipocrisie e menzogne che rilevano ancora una volta la natura di “regime” del sistema politico in atto.
Tutti insieme, governo, maggioranza, ulivo, mass media, impegnati in un’opera di sciacallaggio politico per avallare la tesi della missione di pace delle truppe italiane e dell’origine terrorista dell’attentato che è costato la vita a tanti nostri connazionali.
E’ necessario ribadire e contrastare, con la massima fermezza, le falsità che in questo momento sono vomitate in maniera impressionante per difendere scelte di interventismo militare di completa e totale responsabilità del governo e della maggioranza che lo sostiene.
I soldati italiani NON sono andati in Iraq in missione di pace, sono andati in un paese tuttora in guerra come componente dell’esercito invasore che sta occupando il paese.
L’infamia di chi oggi piange i nostri soldati è ancora più vergognosa di fronte ad affermazioni di dolore e stupefazione e imprevedibilità di chi ha inviato i nostri soldati in missione di guerra, senza appoggio ONU, contro il parere della maggioranza delle nazioni mondiali e di circa l’80% degli italiani e di gran parte dell’opinione pubblica mondiale.
Idee come “guerra preventiva”, “guerra umanitaria”, “portatori di libertà”, sono stati, come sempre, spazzati dall’orrore della guerra che ha dimostrato ancora una volta, che guerra vuol dire sangue e morte, che occupazione vuol dire rivolta.
Il nostro paese è in guerra, una guerra coloniale al solo scopo di difendere gli interessi strategici ed economici statunitensi in Iraq. Se la storia ha un senso, la scelta della guerra non porta popolazioni festanti ad accoglierti ma attentati, guerriglia, dolore e sopraffazione fino a quando l’occupante non si ritira e libera il paese della propria presenza.
Tutto ciò che sentiamo in questi giorni è troppo, troppo simile ai proclami di qualsiasi paese che giustifica l’invasione di un altro. Invitiamo tutti a rileggere cosa diceva la propaganda fascista durante l’invasione dei paesi africani, di quella nazista nell’occupazione dei paesi europei e anche durante l’occupazione dell’Italia.
Parole come portatori di civiltà, di pace, di aiuto sono tra le più gettonate nella propaganda di regimi passati e presenti.
Il nostro cordoglio alle vittime italiane e ai civili irakeni non ci impedisce di sostenere che se vogliamo evitare, come la gran parte del popolo italiano ha tentato già prima della guerra, altre morti ingiuste e inutili è nostro dovere imporre al governo Berlusconi, unico e solo responsabile di questa tragedia, di ritirare immediatamente i nostri soldati dall’Iraq, chiedendo in concomitanza l'intervento dell'ONU per sostituire l'autorità militare statunitense e preparare, nel più breve tempo possibile, le elezioni e la convocazione di un'Assemblea Costituente nel paese.
Roma 18.11.2003
Coordinamento Nazionale Ministero dell’Economia e
delle Finanze
Via XX Settembre n.97 – 00187 – ROMA – piano terra – scala A – stanza n. 716 –
tel. 0647616129/6130 – fax 0647614356/4369 – freef@x 06233208972
www.rdbtesoro.it (http://tesoro.rdbcub.it) e mail info@tesoro.rdbcub.it
Il testo che segue è un contributo alla discussione per tutti coloro, realtà
organizzate e singoli soggetti, che vogliano aderire ai due giorni di
mobilitazione che stiamo organizzando a Napoli per il 29 e 30 Novembre, in
occasione della Conferenza interministeriale dell’Unione Europea e della VI
Conferenza Euromediterranea. Stiamo lavorando perché la convocazione delle
iniziative sia il più allargata possibile, anche per farne un primo momento di
confronto, nella città di Napoli, fra tutti coloro che, come noi, riconoscono la
centralità dell’Unione Europea come polo imperialista in fase di consolidamento,
e più in generale l’antimperialismo e l’anticapitalismo come discriminanti di
base per una reale trasformazione dell’esistente. Per questo, pubblicheremo a
breve il calendario delle iniziative in dettaglio. Invitiamo comunque tutte\i
le\i compagne\i a inviarci già da ora critiche, suggerimenti e soprattutto
adesioni, per permetterci di organizzare al meglio l’accoglienza. Il nostro
indirizzo e-mail è: lab_antimp_na@hotmail.com
A presto!
LA GUERRA NON E’ FINITA! MOBILITIAMOCI CONTRO L’EUROPA DEI PADRONI!
Mentre si celebravano, con somministrazione in dosi massicce di retorica patriottica, i funerali dei militari italiani morti a Nassiriya, i comandi dell’esercito italiano in Iraq affermavano di essere sempre stati consapevoli dell’alto rischio della “missione di pace” e il SISMI si affrettava a ribadire che l’allarme attentati contro le truppe italiane in Iraq è ancora altissimo. Nell’indifferenza generale, l’aviazione militare USA bombarda intanto tutto l’Iraq.
Nel frattempo, nel cuore dell’occidente imperialista, George W. Bush è costretto, «per ragioni di sicurezza», ad attraversare in elicottero la città di Londra, capitale del paese maggiore alleato degli USA, mentre manifestazioni spontanee arrivano fino a Buckingham Palace per contestare il boia statunitense.
Tutto questo dimostra, se ancora ce ne fosse bisogno, che l’aggressione imperialista in Iraq (così come l’opposizione ad essa) continua, e che gli interessi strategici degli USA e dei suoi alleati in Medio Oriente devono essere perseguiti a tutti i costi, nonostante la resistenza irachena stia facendo pagare alla coalizione un prezzo molto più alto di quello ufficialmente preventivato.
Le politiche dell’occidente (USA e UE) hanno due facce: a seconda dell’opportunità, possono tradursi in guerra dispiegata, in accordi diplomatici e\o trattati di cooperazione politico-economica. In entrambi i casi, obiettivi e risultati non cambiano: far pagare ai popoli i costi della crisi, generalizzare sfruttamento e miseria e così aumentare il profitto dei pochi detentori dei mezzi di produzione.
La guerra viene condotta quindi dalla borghesia imperialista su due fronti: sul fronte interno, contro il proletariato metropolitano (operai, precari, disoccupati, immigrati); sul fronte esterno, contro le masse arabe e i popoli del “sud del mondo”, aggrediti militarmente, ricattati e sottomessi economicamente.
In questo quadro, avanza il processo di strutturazione dell’Unione Europea come polo imperialista. Tale processo si basa su due pilastri fondamentali:
· la creazione e il rafforzamento di istituzioni comuni sotto il profilo politico (Parlamento Europeo e Convenzione), economico-finanziario (BEI), militare (PESC) e repressivo (GAI);
· l’estensione dei confini, fino ad includere paesi dell’Est europeo, dei Balcani, del Baltico, del bacino del Mediterraneo.
Per quanto riguarda il primo punto, gli effetti delle politiche comuni europee sono già ampiamente visibili: oltre all’aumento vertiginoso del costo della vita seguito anche all’introduzione della moneta unica (euro), le riforme del mercato del lavoro e del welfare portate avanti da tutti i governi degli stati membri si sono tradotte in questi anni in disoccupazione, riforme di scuola e università in direzione di un totale asservimento alle logiche del profitto e alle esigenze del mercato, precarizzazione fatta passare per “flessibilità”, attacco ai salari, alle pensioni, alla sanità pubblica.
Le borghesie europee sono ben consapevoli che il peggioramento delle condizioni di vita alimenta il malcontento e la conflittualità sociale: per questo le politiche repressive vengono rafforzate, anche attraverso nuovi strumenti (si pensi alle accuse per reati associativi e d’opinione e alle sofisticate tecniche di sorveglianza e monitoraggio del territorio), al fine di prevenire e contrastare qualsiasi forma di opposizione. Vittime della repressione sono tutti i proletari e coloro che tentino concretamente di trasformare la realtà del capitalismo. Nello stesso contesto va inquadrata la situazione degli immigrati che, se non muoiono prima di raggiungere le sponde dell’ occidente “democratico”, sono bollati come clandestini e rinchiusi in centri di permanenza-lager, per poi di essere riconosciuti come forza lavoro facilmente ricattabile o magari rispediti in patria perché “indesiderati” o “pericolosi”.
L’espansione geo-strategica dell’Unione le consentirà, nel giro di qualche anno, di competere in maniera credibile con USA e Giappone (e in prospettiva con l’astro nascente della Cina) sia sui mercati internazionali sia sul piano militare. Tutte le contraddizioni generate dalla guerra in Iraq non hanno fatto altro che rafforzare la posizione di paesi quali Francia e Germania, contrarie –tutt’altro che per ragioni umanitarie- all’aggressione militare USA e interessati piuttosto a conquistare, per sé e in generale per l’UE, un ruolo egemone nell’area mediorientale. Penetrare stabilmente in Medio Oriente significa per l’UE accaparrarsi risorse petrolifere, garantirsi la gestione d’investimenti nell’area e la presenza su nuovi mercati. Come si è detto, questi obiettivi vengono perseguiti solo in ultima analisi attraverso le aggressioni militari: innanzitutto, l’UE si è dotata di strumenti politici e diplomatici che le garantiscono il dialogo e l’integrazione “pacifica” (si parla di “partenariato”) con i paesi delle aree interessate. Fra questi strumenti, oltre alla Cig (conferenza intergovernativa, cioè vertice periodico dei ministri degli stati membro), c’è la Conferenza intergovernativa EUROMEDITERRANEA, costituitasi a Barcellona nel 1995 e comprendente i ministri degli esteri dei 15 paesi UE e dei 12 paesi Partners mediterranei (Algeria, Cipro, Egitto, Israele, Giordania, Libano, Malta, Marocco, Siria, Tunisia, Turchia, Autorità Palestinese). La prossima CIG dei ministri degli esteri dell’UE si terrà a Napoli il 28 e 29 novembre, subito a ridosso di EUROMED, sempre a Napoli, il 2 e il 3 dicembre.
«La Conferenza interministeriale di Napoli si configura come lo sbocco di un percorso di rilancio del Partenariato euro-mediterraneo…Nelle conclusione della conferenza di Napoli confluiranno anche le indicazioni che scaturiranno dagli incontri ministeriali di carattere settoriale previsti durante il semestre, rispettivamente, in materia d’investimenti, infrastrutture ed energia, d’agricoltura e commercio. In quell’occasione dovrebbe essere infine finalizzato il progetto di “Fondazione euro-mediterranea per il dialogo fra le culture e le civiltà” e sancito il principio di una futura trasformazione dell’esistente Fondo Euromeditterraneo d’Investimenti e Partenariato (FEMIP) in struttura finanziaria autonoma. Entrambe le iniziative rivestono carattere di priorità nel programma della presidenza italiana…» (dal sito ufficiale www.UE2003.it).
L’Italia, che per la sua posizione geografica si trova in prima linea nei rapporti di cooperazione coi paesi del Mediterraneo, deve svolgere un ruolo decisivo nella gestione di queste iniziative. Si pensi anche alla particolare condizione italiana, che vede il territorio diviso in due aree: da una parte, il centro-nord già proiettato in Europa (anche se a spese dei lavoratori); dall’altra, il sud e le isole, con tassi di disoccupazione elevatissimi (specie fra le donne, che sono anche peggio retribuite), il conseguente basso costo della manodopera, le infrastrutture inadeguate….un’intera area che si presenta ancora come un serbatoio da cui drenare risorse e forza lavoro o, come dimostrano ad esempio Scanzano Jonico o Acerra, da ridurre a discarica di rifiuti. Non è un caso che si scelga proprio Napoli come sede d’incontri d’importanza strategica come EUROMEDITERRANEA: il sud Italia viene eletto come laboratorio “dell’integrazione e dello sviluppo”, cioè, detto a parole nostre, dello sfruttamento e dell’immiserimento di popoli già sottomessi da secoli di sporche guerre e interessi criminalborghesi.
E’ ora di dire BASTA!
Facciamo della contestazione ai vertici di UE e EUROMED un’occasione per iniziare a costruire percorsi di opposizione concreta ai processi in atto, sostenendo, a partire dai nostri territori, la resistenza dei popoli aggrediti dall’imperialismo e combattendo, sul fronte interno, le politiche di sfruttamento e di repressione del capitalismo.
29 e 30 Novembre a NAPOLI: GIORNATE DI MOBILITAZIONE ANTIMPERIALISTA E ANTICAPITALISTA CONTRO L’EUROPA DEI PADRONI
SOLO LA LOTTA PAGA!
GUERRA ALLA GUERRA!
20\11\’03 Laboratorio antimperialista -Napoli.
lab_antimp_na@hotmail.com
Senza resistenza non ci sarà pace!
Il pesante attacco portato dalla resistenza irachena contro il contingente d’occupazione italiano è l’inevitabile conseguenza del delirio e dell’arroganza guerrafondaia di Bush e alleati in Medio Oriente.
In Iraq hanno seminato morte, distruzione, miseria, radioattività e malattie in nome della “democrazia” e della “libertà”, violando leggi e trattati internazionali, con o senza l’infame copertura dell’ONU.
Il cialtronesco governo Berlusconi e i suoi omologhi del centro-sinistra si sono accordati e accodati in questa ennesima guerra dell’impero a stelle e strisce, così come fecero con la Somalia ( dove i nostri eroi in divisa massacrarono e torturarono la popolazione civile), per la Jugoslavia (dove i nostri eroici piloti sganciarono centinaia di bombe), e per l’Afghanistan. Hanno inviato le truppe ad aiutare i macellai americani nel “lavoro” di controllo e repressione di chi si oppone all’occupazione.
.Lo hanno fatto con la speranza che bastasse un pò di caramelle ai bambini iracheni e qualche tangente ad alcuni religiosi e capi-tribù per uscire indenni da vere e proprie operazioni repressive con arresti e rastrellamenti nei confronti della popolazione e della sinistra irachena . Altro che missione di pace!
Berlusconi, Fini, Rutelli e Fassino sono, a nostro parere, i responsabili di queste morti. Sono morti per gli interessi della borghesia imperialista e dei petrolieri. E’ rivoltante come tutta la propaganda televisiva e della carta stampata stia strumentalizzando questa vicenda con una retorica militarista e patriottarda molto simile a quella del ventennio fascista.
Ma i governi delle truppe che occupano l’Iraq devono fare i conti con la RESISTENZA DEL POPOLO IRACHENO. Resistenza che non è “terrorismo internazionale” e che agisce, invece, con la stessa legittimità con cui agivano i partigiani italiani contro gli occupanti nazisti e i loro alleati fascisti.
La resistenza irachena, lo dicono i rapporti della CIA e le inchieste della CNN, gode dell’appoggio e della simpatia della maggioranza degli iracheni. I combattenti sono contadini, operai, pescatori, mussulmani , laici, socialisti o comunisti ecc.. Non c’è nessun “complotto internazionale” ma solo odio e disprezzo per chi ha bombardato e occupato la propria terra.
In tanti abbiamo marciato in tutto il mondo per fermare la guerra: non ci siamo riusciti e non abbiamo salvato un solo bambino iracheno dalle bombe e dai missili della “civiltà occidentale”. Cosa possiamo fare ora ? Dobbiamo schierarci fattivamente con la straordinaria resistenza di questo popolo . Se la resistenza irachena riuscirà a cacciare USA e alleati ( ed è probabile che ci riuscirà), le prospettive di pace aumenteranno e non solo in medio Oriente. I progetti di nuove aggressioni degli imperialisti contro Siria, Iran, Corea, Venezuela, Cuba….. subiranno un forzato arresto.Le contraddizioni e le lacerazioni politiche ed economiche che si apriranno negli Stati Uniti e in tutto l’Occidente ostacoleranno Bush e tutta l’accolita di pazzi che lo circonda.
La resistenza del popolo iracheno è la nostra resistenza e per questo dobbiamo sostenerla ritornando a manifestare e a bloccare le basi di appoggio che i nostri politicanti hanno messo a disposizione per queste avventure neo-coloniali nel nostro paese , ormai ridotto alla più grande portaerei USA del mondo.
E’ la resistenza a chi in Europa e negli Stati U. ci toglie le pensioni, i servizi sociali, ci taglia i salari per arricchire il grande capitale e aumentare le spese militari.
Associazione “Pellerossa” Cesena