CON CUBA SENZA SE E SENZA MA...

Pubblichiamo di seguito alcuni materiali relativi alla solidarietà con Cuba. Il dibattito è appena all'inizio. E, speriamo, anche la mobilitazione.
 

 

AL FIANCO DI CUBA.

A Roma, meeting autoconvocato di solidarietà con la rivoluzione cubana

Martedi 6 maggio le forze della destra italiana - Forza Italia e partito radicale in testa - hanno convocato una giornata di iniziativa contro Cuba.
Il loro obiettivo dichiarato è rendere l'Italia complice del blocco
economico contro Cuba e del progetto di rovesciamento politico portato avanti dall'amministrazione Bush.

Non è un mistero che gli Stati Uniti e i loro alleati - tra cui il governo
Berlusconi - stiano utilizzando la questione di Cuba anche come fattore di crisi nelle relazioni tra l'Europa e l'America Latina teso a indebolire il ruolo internazionale dell'Unione Europea rispetto all'egemonia statunitense.

Gli Stati Uniti hanno dichiarato pubblicamente che intendono destabilizzare politicamente, economicamente e militarmente ogni paese che contrasti con le loro ambizioni imperialiste sul mondo.

Cuba è in pericolo. Chi sottovaluta questa realtà non può dimenticarsi la
sorte toccata al Nicaragua sandinista o più recentemente all'Iraq. E' questo il contesto dentro cui vanno valutati, anche criticamente, le misure d'emergenza adottate a Cuba.

Per Washington, distruggere Cuba e la sua rivoluzione è un passaggio obbligato per rimettere sotto il proprio controllo l'intera America Latina che sta recuperando la sua dignità e indipendenza come dimostrato dal Brasile e dal Venezuela.

E'  meglio difendere e poter migliorare le conquiste della
Rivoluzione Cubana che vederle demolite dalla guerra permanente portata avanti dall'amministrazione USA.

Per questo l'offensiva contro Cuba scatenata dalla destra italiana, dai
radicali e alla quale si è accodato gran parte del centro-sinistra, deve trovare sulla sua strada dei punti di resistenza fermi. La solidarietà con Cuba è uno di questi

Diamo appuntamento a tutte e a tutti per un primo meeting autoconvocato a sostegno di Cuba martedi 6 maggio alle ore 17.00 in piazza Albania.

 
 

Comunicato stampa

Crescono le adesioni alla manifestazione degli “autoconvocati” a sostegno di Cuba.

Continua a raccogliere interesse e adesioni il meeting di solidarietà  con Cuba autoconvocato per martedì 6 maggio a Roma. L’iniziativa, nata trasversalmente dentro la base dei partiti della sinistra, del centro-sinistra e dei movimenti, ha cominciato a produrre i suoi effetti anche sul mondo politico. Hanno confermato la loro partecipazione i parlamentari Marco Rizzo (Comunisti Italiani), Mauro Bulgarelli (Verdi), esponenti politici come Luciano Pettinari (DS) e Claudio Grassi (PRC) reduce da un aspro dibattito interno - proprio su Cuba - nel recente Comitato Politico del partito.

Gli autoconvocati contestano la decisione dei partiti interni all’Ulivo (ad eccezione dei Comunisti Italiani) e del PRC di aver presentato in parlamento le mozioni contro Cuba e di essere così caduti nella trappola tesa dal governo Berlusconi e dalla destra. Cuba è sottoposta da anni ad una guerra non dichiarata da parte degli Stati Uniti e – nel contesto della guerra preventiva portata avanti dall’amministrazione Bush – la situazione si sta aggravando pericolosamente. Non siamo più solo di fronte al blocco economico ma davanti ad un progetto pubblico teso al rovesciamento politico del governo cubano. La destabilizzazione politica ed economica interna ed esterna contro Cuba è uno degli obiettivi dichiarati della nuova amministrazione Bush. In questo contesto vanno valutate, anche criticamente, le misure restrittive e le esecuzioni capitali adottate dalle autorità cubane. Le perplessità su Cuba emerse anche “nel popolo della sinistra” non devono essere sottovalutate ma accettare la decontestualizzazione degli eventi è e resta un gravissimo errore politico.

Questo primo meeting a livello romano sarà seguito da un incontro nazionale di tutti gli autoconvocati per decidere nuove iniziative, incluso un meeting nazionale da tenersi prima dell’estate.

Il meeting si è svolto nel pomeriggio di martedì 6 maggio e vi hanno partecipato circa duecento persone, fra le quali il parlamentare dei Verdi Mauro Bulgarelli, il parlamentare del Pdci Marco Rizzo, esponenti di Rifondazione Comunista (soprattutto delle aree vicine a Grassi e Ferrando, praticamente assenti i bertinottiani), associazioni e comitati di solidarietà con Cuba.

Quelli che seguono sono gli ordini del giorno su Cuba respinti dal Comitato Politico Nazionale di Rifondazione Comunista che si è tenuto il 3 e 4 maggio ed è stato caratterizzato da un aspro scontro proprio su Cuba. Il primo odg respinto è quello dell'area de l'Ernesto, il secondo quello della sinistra di Marco Ferrando.

Ordine del giorno per il Comitato Politico Nazionale del PRC del 3 - 4 MAGGIO 2003 dell'area de l'Ernesto (Grassi)

La conclusione rapida della guerra contro l’Iraq ha determinato nell’amministrazione degli Stati Uniti un consolidamento delle posizioni più oltranziste dell’imperialismo americano (linea Rumsfeld-Rice) e la propensione, tra l’altro, ad una ulteriore escalation dell’aggressività nei confronti dei cosiddetti "Stati canaglia".

In questo quadro non si collocano soltanto le accuse alla Siria, i duri moniti rivolti all’Iran affinchè desista da qualsiasi interferenza nelle relazioni tra le diverse componenti religiose presenti in Iraq, le ricorrenti minacce alla Corea del Nord, ma anche la campagna di aggressione puntualmente scatenata contro Cuba.

Tale campagna, che ha visto il preoccupante allineamento dell’Unione europea, è stata subito assunta dal governo Berlusconi, con un servilismo che ha pochi eguali e che la quasi totalitˆ dell’Ulivo ha fatto proprio, dando prova di una grave e sostanziale subalternità. Mentre il Papa – la cosa merita di essere notata – che pure esprime "dolore e preoccupazione" per le misure repressive, rifugge dall’anatema e dal linguaggio esasperato della "condanna". E' significativo che nella Commissione Onu di Ginevra per i diritti dell'uomo, un emendamento ispirato dagli Usa che chiedeva la "condanna" esplicita di Cuba per le recenti misure repressive, sia stato respinto con 31 voti contrari (paesi non allineati), 15 favorevoli (Usa, UE e alleati occidentali) e 7 astensioni.

Questa campagna di aggressione si somma all’embargo che da decenni strangola l’economia dell’isola mettendone a repentaglio lo sviluppo e le possibilità stesse di una ulteriore crescita democratica, che deve comunque verificarsi nelle forme che autonomamente il popolo cubano deciderà di darsi, senza interferenze esterne nè modelli "esportati". Tali possibilità di sviluppo democratico di Cuba vengono inibite dal permanente stato di emergenza indotto dalle minacce alla sua indipendenza e legittima sovranità.

A questo proposito occorre essere chiari. Nei confronti di tutti i paesi latino-americani che – come il Venezuela o, in passato, il Cile e il Nicaragua – hanno visto prevalere forze progressive, gli Usa hanno sviluppato una dura offensiva tesa a sovvertirne i governi legittimi sul piano economico e politico e sul terreno militare, non esitando a sostenere colpi di Stato e guerre civili.

Con Cuba, in particolare, l’attuale presidente degli Stati Uniti (che molto deve alla mafia anticastrista di Miami per la propria rocambolesca elezione alla Casa Bianca) ha subito interrotto ogni pur timido accenno di dialogo, intensificando la linea della "guerra a bassa intensità". Rientrano in questa strategia aggressiva l'aggravamento del blocco economico; il sostegno operativo e finanziario di gruppi terroristi anticastristi che operano in sinergia con l’intelligence statunitense; il finanziamento e la diretta organizzazione di azioni terroristiche sul territorio cubano; l'invio di personale diplomatico incaricato di organizzare manovre sovversive e colpi di Stato; l'incoraggiamento all’espatrio illegale di massa.

E' chiaro - o dovrebbe esserlo a chi non rinuncia a tenere nella dovuta considerazione il contesto politico internazionale nel quale l'aggressione statunitense a Cuba si venuta sviluppando nelle ultime settimane - quale sia lo sbocco di tale offensiva. Da sempre Cuba è una spina nel fianco degli Stati Uniti, una intollerabile anomalia in quello che gli imperialisti nord-americani considerano il proprio "cortile di casa". Oggi, dopo la fine del bipolarismo, dopo l'11 settembre e sullo sfondo della dottrina della guerra preventiva, gli Stati Uniti ritengono sia giunto il momento di eliminare definitivamente tale anomalia. In questo senso il 28 aprile scorso il Segretario di Stato americano ha definito Cuba una "aberrazione nell'emisfero occidentale", annunciando che l'Amministrazione Bush sta "rivedendo tutte le proprie politiche e il proprio approccio nei riguardi de L'Avana".

I segnali di una precipitazione della crisi verso esiti militari si moltiplicano giorno dopo giorno e sono sempre pi numerosi coloro che evocano apertamente il pericolo di una invasione statunitense. Da ultimi hanno lanciato questo allarme i premi Nobel Nadine Gordimer, Rigoberta Menchu e lo stesso Gabriel Garcia Marquez, al quale si cercato di attribuire - con quella che egli ha definito senza mezzi termini una "manipolazione" tesa a "giustificare una invasione di Cuba" - una posizione critica nei confronti dell'Avana.

La nostra contrarietà alla pena di morte resta ferma. Ciò che vogliamo mettere in evidenza è come tutto il discorso sui diritti umani violati e la liceità della pena di morte serva solo a nascondere la vera partita in gioco. Non cogliere questo elemento e accettare che tale discorso divenga la questione all'ordine del giorno sarebbe testimonianza della più grave subalternità politica.

Le dure misure repressive adottate dal governo di Cuba nei confronti di chi si è reso colpevole di gravi attentati, di crimini come il dirottamento di navi o di altri reati contro la sicurezza dello Stato, volti a creare una "quinta colonna" interna - emanazione diretta delle azioni destabilizzanti della superpotenza statunitense - vanno inquadrate in un contesto assimilabile a una situazione di guerra non dichiarata, nel quale ogni dinamica tende a radicalizzarsi drammaticamente. Nè può sfuggire, ad una valutazione obiettiva, la connessione esistente con la detenzione illegale dei cinque patrioti cubani, processati e condannati negli Stati Uniti senza il rispetto di alcuna garanzia giuridica e degli stessi diritti umani, nel nome dei quali gli Usa e i loro sostenitori muovono a Cuba accuse tanto ipocrite quanto strumentali.

Non riconosciamo credibilità democratica alcuna a chi, col pretesto delle ormai note "ingerenze umanitarie", ha praticato o sostenuto embarghi, guerre e terrorismi di Stato che sono costati la vita, in pochi anni, a centinaia di migliaia di civili innocenti, dall’Irak ai Balcani, dall’Afghanistan al Congo, dal Guatemala alla Palestina (e la lista potrebbe essere ancora molto lunga).

In un contesto internazionale in cui le minacce alla sua indipendenza si sono così gravemente intensificate, non abbiamo dunque esitazioni: confermiamo a Cuba, al suo popolo, al suo governo legittimo e al partito comunista, la nostra piena, ferma e consapevole solidarietà.

Giovanni Pesce
Claudio Grassi
Bianca Bracci Torsi
Guido Cappelloni
Bruno Casati
Gianni Favaro
Rita Ghiglione
Damiano Guagliardi
Gianluigi Pegolo
Fausto Sorini
Giuseppina Tedde

Ordine del giorno su Cuba presentato al Comitato Politico Nazionale del PRC del 03-04 maggio 2003 dalla minoranza di sinistra (Ferrando) 

Il CPN del PRC esprime il proprio sostegno incondizionato a Cuba nella sua lotta nei confronti dell’imperialismo. Ritiene infatti dovere di ogni comunista nel mondo difendere Cuba come stato e le conquiste che permangono della sua rivoluzione.

Non possono che essere respinte con sdegno le argomentazioni sviluppate, rispetto ai recenti avvenimenti, da quelle forze che non hanno trovato e non trovano obiezione alcuna alle guerre imperialiste; all’embargo genocida decretato e mantenuto per un decennio dall’ONU contro l’Irak e che ha causato un milione e mezzo di vittime; alle molteplici forme di sfruttamento, oppressione e repressione che quotidianamente causano migliaia e migliaia di morti nel mondo capitalistico.

La loro opposizione alla pena di morte e alla repressione a Cuba non è che l’espressione di una volgare demagogia. Quello che in realtà imputano a Cuba è il fatto di non adeguarsi puramente e semplicemente all’imperialismo e di mantenere una continuità ideologica e, in parte, materiale con il processo di rivoluzione anticapitalistica del 1958-1960.

Come PRC riconosciamo a Cuba il diritto di autodifendersi nell’attuale situazione anche con misure drastiche contro la reazione. In ogni modo prescindiamo nella nostra posizione di difesa dal giudizio sui singoli atti del governo cubano.

E’ tuttavia dovere dei comunisti sviluppare, dal punto di vista di classe e rivoluzionario, un giudizio chiaro sull’attuale regime cubano. Il CPN ritiene che ciò che esiste a Cuba è un profondo deficit, a carattere qualitativo, di dittatura del proletariato. Un regime questo che, per noi non può che essere che quello che si è espresso per la  prima volta nella Comune di Parigi e poi nell’Ottobre russo, prima della degenerazione stalinista. Cioè una democrazia operaia basata sull’autorganizzazione delle masse proletarie che imponga il proprio dominio egemonico (“dittatura”) sull’insieme della società trasformata in un processo di socializzazione.

A Cuba invece, nella sua più che quarantennale storia post rivoluzionaria, il potere non è mai stato nelle mani di strutture consiliari di operai e contadini. Al di là delle ultime decisioni, obiettivamente esagerate e controproducenti, avvenimenti recenti hanno sottolineato questo deficit di democrazia operaia. Così è stato per le elezioni formalmente in termini di democrazia parlamentare aclassista, con 179 candidati per 179 eleggibili, senza nemmeno la possibilità di voto negativo. Così per il referendum plebiscitario di sostegno al regime, concluso con un incredibile 99,2% di voti favorevoli.

Più in generale la mancanza di democrazia operaia si esprime in un parlamento che vota sempre all’unanimità, e in un Partito che si riunisce in congresso circa ogni dieci anni e, anche in questo caso, così come nei suoi organismi dirigenti, non vede che voti all’unanimità. Mentre su tutto veglia, con potere decisionale supremo il “leader maximo”.

Né l’aggressione imperialista, col blocco, né l’isolamento di Cuba (che del resto era caratterizzata da analoga struttura di regime anche all’epoca in cui esisteva e ed era potente il blocco “sovietico”) possono giustificare questa situazione.

La Russia rivoluzionaria dopo il 1917 si trovò isolata, rovinata economicamente da anni di guerra e guerra civile, invasa dall’esercito di 14 potenze imperialiste e loro alleati. Tuttavia, se questa situazione costrinse il regime leninista a limiti nello sviluppo della democrazia operaia, non lo portò mai a farne venir meno alcuni elementi fondamentali (questo fino alla degenerazione stalinista che implicò una vera e propria sanguinosa controrivoluzione burocratica contro il Partito leninista).

Così il Partito comunista russo anche nel corso della guerra civile, realizzò congressi annuali, svoltisi sempre su piattaforme contrapposte che si confrontavano col libero voto degli iscritti, in un quadro di dibattito così aperto che lo stesso Lenin non era garantito della vittoria (e in effetti finì in minoranza nel Comitato Centrale ancora nel 1921). Nelle organizzazioni di massa (soviet e sindacati) dirigenti e delegati  si confrontavano liberamente sulle singole decisioni. Il diritto di sciopero era garantito dal codice del lavoro del 1922 che ne indicava la imprescindibilità contro le deviazioni burocratiche nelle aziende statali e, più in particolare, in rapporto alla, sia pur limitatissima, apertura ai capitali privati con la “Nuova Politica Economica” (mentre a Cuba lo sciopero è proibito, nonostante la ormai larghissima e libera presenza di capitale straniero).

La stessa illegalizzazione di fatto dei partiti democratici e della loro stampa era considerata dichiaratamente una misura transitoria che si sarebbe potuto superare con lo sviluppo e il rafforzamento della rivoluzione, in particolare sul piano internazionale. Ampia era poi sulla stampa l’informazione e il confronto tra opinioni e posizioni diverse su temi politici e sociali.

Lo stalinismo, prodotto dall’arretratezza economica della Russia e dalla mancata estensione della rivoluzione socialista sul piano internazionale, ha distrutto tutto ciò; ma , ciò non di meno, la realtà della rivoluzione d’ottobre e del regime bolscevico resta come esempio di differenza tra la dittatura del proletariato e un regime burocratico quale, pur con le sue specificità, è stato nella sua storia quello di Fidel Castro.

E’ per questo che il CPN ritiene che la prospettiva che i comunisti devono auspicare e sostenere per Cuba non è quella di una “democratizzazione” astratta e senza contenuti di classe; ma quella dell’instaurazione di un vero potere dei/le lavoratori/trici, basato su una loro autorganizzazione consiliare.

Non si tratta solo dello sviluppo della democrazia operaia, ma della stessa difesa di Cuba e delle sue conquiste dall’imperialismo. Perché solo un coinvolgimento vero dei/le lavoratori/trici cubani nella gestione del potere – identificandoli pienamente con lo stato – può evitare che, il futuro, una volta venuta meno l’attuale leadership (che certamente gode di un vasto prestigio e sostegno popolare) si ripetano le drammatiche esperienze di altri stati post capitalistici burocraticamente dominati (in termini marxisti “stati operai degenerati o deformati”) che sono caduti nel processo controrivoluzionario di restaurazione del capitalismo.

E’ nella prospettiva di un vero potere del proletariato cubano, insieme con lo sviluppo di processi rivoluzionari vincenti in America Latina e nel mondo, che sta il futuro per Cuba e la sua rivoluzione. Ed è quindi  con questo approccio generale che il PRC ribadisce il proprio sostegno incondizionato a Cuba in questo difficile frangente.