
HUGO CHAVEZ E
LA RIVOLUZIONE BOLIVARIANA: UN ALTRO MONDO SOCIALISTA E' POSSIBILE?
Perchè una pagina sul
Venezuela e la sua Rivoluzione? La domanda è mal posta: semmai, dovremmo
autocriticarci per non aver dato sino ad ora lo spazio necessario ad un fenomeno
politico che non può non interessare chiunque, oggi, si ponga la questione
dell'opposizione all'imperialismo e della costruzione di un altro mondo
possibile... e socialista.
Iniziamo a costruire questo spazio fornendo i link ad un sito in italiano sul
Venezuela e quello ad Arcoiris TV, dove è possibile vedere le trasmissioni
dell'emittente televisiva venezuelana Telesur: naturalmente, l'invito ai lettori
è quello di segnalarci altre fonti interessanti.
Inoltre, pubblichiamo alcuni interventi che ci sembrano interessanti per vari
motivi, pur rappresentando necessariamente una piccola parzialità dei giudizi e
delle analisi sulla Rivoluzione bolivariana. Con la vostra collaborazione, sarà
possibile rendere questo spazio più fruibile e completo.
LINK


COMMENTI E NEWS
Continuano i piani di
destabilizzazione
Caracas - Alessandro Bombassei
La situazione é molto, molto delicata.
Vedendo quello che viene detto in quasi tutti i media del mondo su quello
che sta succedendo in Venezuela, appare chiaro a tutti quelli che stanno qui
che c'é un piano di destabilizzazione internazionale in corso contro le
istituzioni legittime venezuelane.
Chiaro perché quando uno va per le strade di Caracas si rende conto che le
manifestazioni sono numericamente meno importanti (questa sera in molte zone
non c'é stato nemmeno cacerolazo) e sono circoscritte, a Caracas c'é totale
tranquillitá. Sono poche migliaia di studenti che continuano a protestare
nella zona ricca della cittá, lo show é puramente mediatico.
E in questo show é importante che il ruolo di protagonista lo tengano gli
studenti per legittimare la protesta. Ma si sa bene che non é cosí. Erano
presenti sul palco l'altro giorno i due esponenti massimi dell'opposizione
Leopoldo Lopez e Enrique Capriles Radonsky. E ci sono anche le prove che i
professori di varie universitá e scuole private stanno aizzando gli
studenti, promettendogli anche punti aggiuntivi agli esami. C'é anche un
video che ritrae un professore della UCV mentre dice in classe che "bisogna
uccidere Chavez adesso, ora o mai piú".
Un altro professore si é scagliato colpendo a piú riprese uno studente che
ha gridato "fuori i fascisti dall'Universitá". Chissá se c'é di mezzo la
decisione di Chavez della settimana scorsa di aprire ben 28 nuove universitá
a livello nazionale, pubbliche, per il popolo. Una competizione e una
perdita di privilegi per tanti e che evidentemente non accettano.
Peró ogni giorno che passa appare anche sempre piú chiaramente che stanno
cercando lo scontro. E non solo perché Globovision fa solo trasmissioni
sulla situazione attuale con toni simili a quelli del 2002-2003, incitando
alla ribellione..
Tutto comincia vari mesi fa con l'inizio della strategia di riduzione
alimentaria. Se nei quartieri ricchi i borghesi hanno continuato ad avere
ogni bene di Dio, nei quartieri popolari non c'erano, e tuttora mancano
carne, fagioli neri, zucchero, latte. Stessa strategia disumana che i
produttori e i distributori hanno messo in atto con la serrata del 2003.
Nelle ultime settimane sono stati uccisi "accidentalmente" vari dirigenti
sindacali, il presidente dei "motorizados" bolivariani, un attore molto
conosciuto e dichiaratamente chavista.
Probabilmente la strategia é quella di cercare il, o i, morti, meglio se
sono ragazzini (cinico peró per chi ha giá diretto un colpo di stato), per
poi creare una situazione tale da fare sospendere la Coppa America, e
"bruciare" definitivamente il Venezuela a livello internazionale.
E come sempre i media saranno l'arma. Diffidate gente, diffidate.
Dietro tutto questo ci sono i servizi di vari paesi, principalmente la CIA.
Da domani iniziano i giorni caldi. visto che stan scemando la protesta, i
dirigenti del movimento di "resistenza" (si sono riappropriati di termini,
come questo, e di lotte, le casseruole, che erano popolari, strategia
mediatica presente anche in Europa...ricordate la Jugoslavia, e l'Ucraina)
dovranno provocare qualcosa.
Domani continuano anche le mobilitazioni chaviste e Chavez ha detto che
voleva 2 milioni di persone in piazza questo sabato; il corte partirá dal
Parque dell'Este, situato nella zona ricca per eccellenza.
Ma le mobilitazioni si stanno moltiplicando in molti quartieri.
Ci sono voci sempre piú persistenti di una possibile riedizione di colpo di
stato...chi lo sa. Non hanno la stessa forza di cinque anni fa, ma possono
contare su varie centinaia di uomini armati e determinati, e questo é
pericoloso.
Per ora confermo che la situazione é tranquilla, Caracas é tranquilla. Ci
sono proteste come in qualsiasi paese del mondo, segno del rispetto totale
delle regole "democratiche" (addirittura il giorno di messa fuori onda di
RCTV i poliziotti della polizia metropolitana non avevano pistole, che per
qui é sintomo un grosso passo avanti).
Stato riprende controllo
azienda telefonica
‘CANTV’
Dopo 16 anni, il
governo di Caracas
ha riassunto
formalmente il
controllo della
‘Compañía anónima
nacional Teléfonos
de Venezuela’ (Cantv),
la più grande
società di
telecomunicazioni
del paese
privatizzata con
capitale
statunitense nel
1991.
“Universalizzare
l’accesso a
Internet,
equilibrare lo
sviluppo
territoriale del
paese, promuovere la
crescita individuale
e collettiva in
settori nevralgici
come sanità,
cultura, economia,
politica e
sicurezza” sono gli
obiettivi
dell’esecutivo del
presidente Hugo
Chávez che si
prefigge di portare,
entro il 2009, le
linee telefoniche in
tutti i centri
abitati del paese
con più di 500
abitanti.
‘Cantv’, secondo
Chávez, estenderà
tra l’altro la rete
di fibra ottica
nazionale di oltre
il 300%. A guidare
la “nuova impresa
socialista” sarà
Socorro Hernández.
Lo Stato venezuelano
ha acquisito
l’86,21% delle
azioni di Cantv
chiudendo con
successo l’8 maggio
scorso una ‘offerta
pubblica di
acquisto’ (Opa)
lanciata sulle borse
di New York e
Caracas, con una
spesa di 1.600
milioni di dollari.
Da : Misna del
22/05/2007
A partire dal primo maggio 2010 la giornata lavorativa in Venezuela passera' a sei ore
E’ un salto epocale, quello annunciato oggi da Hugo Chavez, in occasione della Festa del Primo maggio. Costituita una commissione presidenziale, presieduta dal Vice Presidente Jorge Rodriguez, incaricata di promuovere una riforma costituzionale tendente a portare la giornata lavorativa dalle attuali otto ore a sei ore, con meta da raggiungere progressivamente il primo maggio del 2010.
Ossia, progressivamente la giornata lavorativa in Venezuela passerá dalle otto ore attuali, a sei ore, il che significa un enorme miglioramento della qualitá della vita del lavoratore, del proletariato.
Con quest’annuncio Hugo Chavez si pone decisamente alla testa delle rivendicazioni del proletariato non solo venezuelano e latinoamericano, ma mondiale. Una dozzina di anni fa, in Italia sulla scorta dell’approvazione in Francia di una legge che fissó la settimana lavorativa a 35 ore, si ebbe un grande dibattito, poi caduto nel dimenticatoio. Oggi, la sinistra che allora era alla testa della rivendicazione della settimana lavorativa di 35 ore, é pienamente inserita nel Governo, ma il tema della diminuzione della giornata lavorativa non é stato piú ripreso. Oggi, questa sinistra sembra, preoccupata esclusivamente delle sorti del capitalismo italiano in affanno per la profonda concorrenza da parte dei nuovi capitalismi selvaggi, dove lo sfruttamento dei lavoratori é illimitato ed il salario orario é di poche decine di centesimi di dollari. Quest’annuncio di Chavez puó e deve avere ripercussioni anche in Italia, stimolando la ripresa delle lotte rivendicative dei lavoratori e del proletariato.
E’ indubbio che l’annuncio di oggi, di Hugo Chavez avrá ripercussioni non solo in America Latina, ma in tutto il mondo e soprattutto nei paesi del capitalismo avanzato, dove la giornata lavorativa é ferma alle otto ore. E’ arrivato il momento che ovunque si apra la stagione della rivendicazione della giornata lavorativa di sei ore. Da oggi é necessario lottare per rivendicare una nuova riorganizzazione della giornata dell’uomo: 6 ore per il lavoro, 6 ore per dormire, 6 ore per la diversione e 6 ore per la formazione e la rigenerazione, per alimentare il corpo e formare il cervello.
Ricordiamo anche che la rivoluzione bolivariana, in otto anni di Governo Chavez ha sconfitto l’analfabetismo in Venezuela ed é fortemente impegnata nella sfida per debellare la povertá entro il 2021. Ma la rivoluzione bolivariana non ha solo mete in Venezuela: é di questi giorni il lancio del programma, nell’ambito dell’ALBA, tendente a sconfiggere l’analfabetismo in tutta l’America Latina. Inoltre, sono numerosi i programmi di solidarietá intrapresi nei vari paesi dell’America Latina, fino ai settori poveri della societá statunitense, ai quali lo stato venezuelano fornisce petrolio a prezzo agevolato.
Se l’annuncio piú eclatante, che sicuramente fará il giro del mondo, é quello della riduzione della giornata lavorativa, non meno impattanti sono gli altri provvedimenti annunciati: da oggi il salario minimo in Venezuela passa a 614.000 bolivares circa, con un aumento del 20%. E’ bene ricordare che il salario minimo é accompagnato anche da un buono pasto giornaliero.
Negli otto anni di Governo Chavez il recupero del potere d’acquisto reale del salario del lavoratore é cresciuto come in pochi paesi al mondo: dai circa 30 dollari USA mensili del 1999, anno dell’arrivo di Hugo Chavez al Governo, ai poco meno di 300 dollari USA mensili attuali; in realtá aggiungendo il valore del buono pasto giornaliero, il salario minimo supera abbondantemente i 400 dollari USA mensili. Ma vi é un altro dato da considerare: quando Chavez arriva al Governo l’inflazione, che nel 1996 arrivó a superare il 100%, (http://www.lapatriagrande.net/01_venezuela/economia/ipc_ven.htm) divorava interamente lo scarso salario; negli anni di Chavez l’aumento del salario é sempre stato al di sopra dell’inflazione; nel mese di Marzo 2007, ad esempio, ultimo dato disponibile, l’inflazione é stata di -0.7%.
Sono stati numerosi i provvedimenti annunciati e che da oggi entrano in vigore, tutti tendenti a migliorare la qualitá della vita delle fasce piú deboli, come la pensione sociale (il 60% del salario minimo) per le persone anziane (61 anni di etá) che non hanno versato contributi previdenziali e che fino ad oggi non avevano diritto a nessuna fonte di reddito.
Ma oggi é anche il giorno della fine della “Apertura petrolifera”, ossia la legge che permise la privatizzazione del settore petrolifero, pur in presenza di una legge costituzionale che riservava l’attivitá lucrativa nel settore petrolifero ed energetico esclusivamente allo Stato. Con l’ “apertura petrolifera” negli anni novanta si permise praticamente la privatizzazione del settore petrolifero. A partire da oggi, l’attivitá petrolifero torna ad essere interamente di uso esclusivo dello Stato.
E’ proprio grazie al recupero degli introiti derivanti dallo sfruttamento delle fonti energetiche che il Governo Chavez ha potuto operare una ridistribuzione delle ricchezze piú giusta ed indirizzata fortemente a pagare l’enorme “debito sociale” di cui furono vittime le classi lavoratrici e piú povere. Fino all’avvento del Governo Chavez, le enormi ricchezze del Venezuela erano di uso esclusivo delle classi oligarchiche e di governo, lasciando al proletariato esclusivamente le briciole, ossia i circa 30 dollari USA mensili di salario minimo, con cui era costretta a sopravvivere il 70% della popolazione venezuelana. Mai in passato i governi venezuelani avevano realizzato politiche di carattere sociale: il 70% della popolazione venezuelana non aveva diritto a sanitá, educazione, formazione, pensione, assistenza sociale... non aveva diritto che alla povertá estrema.
Oggi Chavez non é solo sempre piú saldamente al Governo nel suo paese, ma é sempre piú popolare in America Latina e nel mondo intero e lider riconosciuto alla testa delle rivendicazioni del proletariato mondiale.
da: Attilio Folliero, Caracas, 01/05/2007, La Patria Grande - http://nuke.lapatriagrande.net
Riforma Agraria:
cominciate nuove espropriazioni di latifondi
improduttivi
“Interveniamo
simultaneamente in 16 proprietà per riscattare,
come stabilisce la legge, un totale di 330.796
ettari e renderli di nuovo produttivi per
l’allevamento del bestiame a un doppio scopo,
carne e latte. Metteremo fine al latifondo”: con
queste parole il presidente Hugo Chávez ha
lanciato la nuova fase della riforma agraria
“per il recupero delle terre incolte” sulla base
della Costituzione del 1999 che all’articolo 307
definisce il latifondo “contrario all’interesse
sociale”. Si tratta, ha aggiunto Chávez, “di un
attacco dello Stato e del popolo contro terre
fertili improduttive che violano i principi
della giustizia, del diritto, della sovranità e
della difesa del paese.
Come potremmo uscire dal
sottosviluppo se non ci mettiamo a lavorare
queste terre, se non le promuoviamo con le
tecnologie e gli investimenti?”. L’avvio del
“recupero” ha già incontrato la resistenza di
alcuni possidenti armati sospettati di
narcotraffico che, secondo fonti dell’esercito,
avrebbero tentato di impedire le operazioni
scontrandosi con una pattuglia di soldati a Hato
Morichalito, nello stato di Apure; ne sarebbe
scaturito uno scontro a fuoco, senza vittime.
Dall’inizio del primo mandato di Chávez, nel
1999, il governo ha riscattato quasi due milioni
di ettari di terre “per il 49% – ha precisato il
presidente – ridistribuiti tra i ‘campesinos’,
per il 40% utilizzati in programmi strategici di
interesse nazionale e per l’11% affidati a
cooperative”.
da : Misna del 26/03/2007
IMPORTANTE - I media italiani
usano anche i nazisti per disinformarci
Come mai il segretario dell’UDC Lorenzo Cesa riceve il
capo di un gruppuscolo fascista e antisemita venezuelano, coinvolto in passato
perfino in un attentato contro papa Wojtyla? Ha lo 0,04% ma siccome è in Italia
per parlar male di Hugo Chávez, viene portato in trionfo dai media che lo
promuovono addirittura “capo dell’opposizione moderata”. Ecco una storia che
meriterebbe almeno un'interrogazione parlamentare o un'indagine dell'Ordine dei
Giornalisti.
di Gennaro Carotenuto
La trasmissione di Radio1 Rai, Zapping, condotta da Aldo Forbice, il direttore
del quotidiano il Tempo, Gaetano Pedullà e il suo redattore, Fabrizio
dell'Orefice, Radio Radicale con la firma Dimitri Buffa, hanno dato un enorme
spazio al signor Alejandro Peña Esclusa. Lo hanno presentato come il “capo
dell’opposizione democratica”, oppure come il “capo dell’opposizione moderata
venezuelana”, e quello che afferma è stato pubblicato come oro colato senza
alcuna verifica. Lo hanno presentato come il Mahatma Gandhi venezuelano e Il
Tempo di Roma lo ha messo addirittura in Prima pagina. Ma Alejandro Peña Esclusa
non è né il capo dell’opposizione venezuelana, né tanto meno un moderato.
Anche se dell’Orefice sul Tempo lo chiama ossequiosamente “presidente”, Peña
Esclusa non è capo di alcunché perché non rappresenta –per fortuna, converrete a
breve- proprio nessuno. Quando si presentò alle elezioni presidenziali del 1998,
Peña Esclusa prese in tutto il Venezuela appena 2.424 voti, pari allo 0,04%.
Basta lo 0,04% per essere il CAPO dell’opposizione venezuelana? Per prestigiosi
giornalisti come Forbice o Pedullà, il nostro servizio pubblico o Radio
Radicale, che non si sono preoccupati di verificare chi fosse, mancando ad un
loro preciso dovere deontologico, evidentemente basta. Peña Esclusa è in questi
giorni in Italia con un’agenda di mediocre livello. Tra i politici italiani è
pubblico solo l’incontro con il segretario dell’UDC Lorenzo Cesa. Ma con certa
stampa invece ha fatto furore.
Chi è e cosa pensa il Mahatma Gandhi
venezuelano di Pedullà e Forbice.
Dagli anni ’80, Alejandro Peña Esclusa è membro della setta “Tradizione,
Famiglia e Proprietà”, a metà tra il tradizionalismo lefebvriano e l’ultradestra
antisemita, fondata dal leader storico del fascismo brasiliano Plinio Corrêa de
Oliveira. Per esserne membri è strettamente necessario essere di razza ariana.
Membri di “Tradizione, Famiglia e Proprietà” sono in quegli anni coinvolti in
due oscuri complotti per assassinare nientemeno che Papa Giovanni Paolo II (a
Caracas il 13 novembre 1984) e Ronald Reagan, considerati troppo morbidi con il
comunismo. In particolare Lyndon LaRouche, membro della staff di Ronald Reagan e
intimo di Peña Esclusa, resterà in carcere fino al 1994 per l’attentato contro
il presidente degli Stati Uniti. Dopo il fallito attentato al Papa, la setta fu
proibita in Venezuela ed oggi è fuori legge anche in Francia, Spagna ed
Argentina.
Dal 1984 in avanti Peña Esclusa passa per tutte le trame nere possibili e l’11
aprile 2002 è tra i partecipanti al colpo di stato contro il governo di Hugo
Chávez. Fallito anche quello, agisce attraverso una serie di sigle delle quali
il gruppuscolo fascista “Fuerza Solidaria”, definito in diretta Rai da Gaetano
Pedullà come “la principale forza dell’opposizione democratica venezuelana” e da
Radio Radicale addirittura come “una ONG in difesa dei diritti umani” è solo
l’ultima sigla. Prima c’era "Desobediencia Civil" e poi “Bloque democrático”,
tutte scatole cinesi quanto vuote con le quali ottenere “solidarietà” in giro
per il mondo. Inoltre il nostro è portavoce dell’organizzazione antisemita "Solidaridad
Iberoamericana". Forse Cesa dovrebbe qualche spiegazione. Forse se non fossimo
in tempi di solidarietà nazionale ci vorrebbe perfino un’interrogazione
parlamentare per sapere con chi si accompagna un leader centrista italiano.
Lo scorso 3 dicembre 2006, il giorno delle ultime presidenziali, Peña Esclusa si
distinse per attaccare frontalmente il candidato e capo dell’opposizione, Manuel
Rosales. Questo riconobbe sia la sconfitta sia la trasparenza delle elezioni,
peraltro garantita da molteplici organizzazioni internazionali a partire
dall’Unione Europea. Ma per Peña Esclusa, Manuel Rosales è solo “un vigliacco e
un traditore”. E ad Aldo Forbice un capo dell’opposizione che prende 4.3 milioni
di voti, ma riconosce che Hugo Chávez ha vinto onestamente, evidentemente non fa
gioco e quindi va inventato, in esclusiva per l’Italia, un altro capo
dell’opposizione. Ed anche se ha lo 0,04% dei voti ed è nazista, purché parli
male di Chávez, a Forbice va benissimo.
Definire l’ideologia dell’uomo che per Radio Radicale è “una promettente figura
di politico latinoamericano che unisce l’esperienza politica alla solidità
morale” è semplice, visto che è lui stesso a dichiararla. Peña Esclusa sostiene
che “i colpi di stato militari sono soluzioni legittime e auspicabili” e da 30
anni lavora in questo senso. Sarebbe stato facile verificare con chi si aveva a
che fare, a meno di non essere totalmente infoiati dalle virulente dichiarazioni
antichaviste del nostro. Per Alejandro Peña Esclusa, basta consultare il suo
sito Internet, TUTTI i partiti politici latinoamericani, anche quelli di destra,
sono marxisti, e pertanto accecati dall'odio verso i militari che invece sono
l’unica speranza del continente.
Per il "moderato" Alejandro Peña Esclusa, "solo i militari sono capaci di
garantire la democrazia" e tutte le opposizioni ai governi di sinistra
latinoamericani tradiscono il loro elettorato impedendo ai militari di
riprendere il controllo del continente. Lo fanno perché “infiltrate dai
marxisti”, e uno dei massimi artefici di questo complotto continentale sarebbe
nientemeno che Gerardo Alckmin, il candidato delle destre sconfitto da Lula
nelle ultime elezioni brasiliane. Alckmin -come Rosales- pur sapendo di avere
vinto largamente le elezioni, avrebbe accettato la sconfitta perché complice del
complotto del PT, il partito di Lula, nell'industria del narcotraffico e dei
sequestri di persona. Siamo al delirio, è evidente, ma né Radio Rai, né Radio
Radicale hanno verificato.
Tutto ciò è pubblico e riscontrabile, eppure un Alejandro Peña Esclusa arriva in
Italia e trova credito, nonostante affermi, senza il minimo riscontro, cose
risibili come che nel Venezuela del novello Hitler Chávez, sarebbe imminente
l’espulsione di due milioni di italiani. Se si dà spazio perfino a questo
Stefano delle Chiaie venezuelano allora la situazione dell’informazione in
Italia è davvero grave. Sicuramente più grave di quella venezuelana, dove
nell’ultima campagna elettorale l’opposizione ha avuto l’82% dello spazio sui
media, con buona pace di Aldo Forbice.
Davvero basta dichiararsi antichavisti per trovarsi tutte le porte aperte e non
importa se si è stati perfino coinvolti in attentati al papa e si è
dichiaratamente fascisti, antisemiti e golpisti? Ma lo sa un estremista come
Peña Esclusa che per rendere passabili le balle che racconta, sono stati
costretti a presentarlo come “moderato” anche se le sue balle non sono per
niente moderate?
Ma la domanda più inquietante riguarda la nostra informazione. I nostri
giornalisti (e Lorenzo Cesa) sono stati ingannati da Peña Esclusa, e di
conseguenza sono colpevoli di non avere verificato, oppure è questa la
democrazia che Aldo Forbice e compagni hanno in mente per il Venezuela?
Il fatto è che il nazista Peña Esclusa è andato a colpo sicuro a dire quello che
Forbice, Pedullà, Buffa, dell'Orefice volevano sentirsi dire. Anzi. "Poi non
dite che lui, Alejandro Pena Esclusa, il principale oppositore di Hugo Chavez in
Venezuela e fuori, non ci aveva avvertito" è il folkloristico incipit del pezzo
su Radio Radicale, emittente per la quale è evidente che è "meglio nazisti che
bolivariani".
E allora qui, ad essere in ballo, non è l'immagine di Hugo Chávez, diffamato
nell'occasione da tutti gli organi di stampa citati, utilizzando un personaggio
sinistro al quale nessun democratico stringerebbe la mano. Ad essere in ballo, e
il caso esposto -anche se non ne parlerà nessuno- ne è una lampante conferma, è
il nostro diritto costituzionale ad essere informati, non disinformati.
http://www.gennarocarotenuto.it
Il Venezuela
verso il socialismo
Nel suo discorso
Chavez ha tracciato le 10 linee estrategiche del
Piano Nazionale Simon Bolivar (2007-2021). I
prossimi passi saranno la convocazione di un
Potere Costituente e soprattutto una nuova legge
delega (ley habilitante) che dovrebbe essergli
concessa rapidamente dal parlamento: L'idea è
concedere a Chavez la delega legislativa per un
anno (chiaramente con necessaria successiva
approvazione da parte del Parlamento) per fare
una legge quadro che vada a toccare vari punti
strategici. L'obiettivo finale è la
trasformazione della Repubblica Bolivariana del
Venezuela in Repubblica Socialista del
Venezuela.
A tal fine quindi ha
detto "bisogna redigere una legge madre di tutte
le leggi rivoluzionarie.
Già abbiamo un documento pronto. Se nel 2001
abbiamo fatto leggi che hanno avuto un impatto
sullo schema economico sociale, le nuove devono
incidere con maggior foza sulla situazione
economica attuale. Ad esempio che siano
nazionalizzate le telecomunicazioni o settori
strategici come l'acqua e l'energia elettrica.
Tutto quello che era stato privatizzato: che
venga nazionalizzato. Sia nazionalizzata CANTV
(telefonia) signor Vicepresidente".
"Dobbiamo nazionalizzare i mezzi di produzione
strategici per il paese"
Ha continuato poi " Signor ministro del Potere
Popolare dell'energia, poco fa siamo stati nella
Striscia dell'Orinoco e abbiamo visto come
permane lí un aspetto dell'economia capitalista:
che venga eliminito. Mi riferisco alle imprese
internazionali che hanno il controllo dei
processi di miglioramento del petrolio pesante
(Bitume). Questo deve passare alla proprietà
della nazione".
Infine ha detto: "Andiamo verso la Repubblica
Socialista del Venezuela e per questo è
necessaria una profonda riforma costituzionale"
considerata il terzo "motore" del processo di
trasformazione.
Il terzo "motore" sarebbe la instaurazione della
"educazione popolare" che consiste nel lancio di
una giornata nazionale di formazione nelle case,
nei barrios".
A livelllo della struttura di potere ha
dichiarato "è necessario distruggerlo perchè è
ancora quello ereditato dalla quarta Repubblica.
Bisogna creare una confederazione del Potere
Comunale, e costruire uno Stato Comunale. Ho la
formula chiara. Sono otto anni di studio e i
segnali vengono dal popolo. Se ora i ministeri
si chiamano ora "ministeri del Potere Popolare
non è perché suoni bene".
La riforma costituzionale includerebbe il cambio
di Forza Armata Nazionale (FAN) in Forza Armata
Bolivariana (FAB), la soppressione del Banco
Centrale, e l'abrogazione del codice di
commercio del 1904.
Chavez ha concluso ringraziando i suoi ex
ministri e soprattutto José Vicente Rangel che è
stato Ministro della Difesa e Vice presidente
per il suo lavoro, la sua lealtà e il suo
coraggio negli avvenimenti del 2002 (golpe,
serrata).
Per quanto riguarda
il caso RCTV. In questi giorni si sta scatenando
l'opposizione rispetto alla decisione di Chavez
e del governo di non rinnovare la concessione
televisiva al canale RCTV quando essa scadrà a
marzo.
Levata di scudi a difesa di un mezzo di (dis)informazione
che è stato uno degli strumenti principali
dell'opposizione e della CIA in occasione del
golpe e della serrata. Un canale di criminali
che hanno portato il paese sull'orlo di una
guerra civile. Non Chavez come dicono, bensí
questi loschi figuri di RCTV (Botton, un
anticastrista esule) o di Globosvision
(proprietà di Gustavo Cisneros magnate
venezuelano e amico intimo di G Bush padre).
Nella questione sta prendendo posizione anche la
Chiesa (all'inizio il Cardinale Urosa dell'Opus
Dei aveva detto che non si sarebbe
immischiato....ma è durato poco) e la OSA
(Organizzazione degli Stati d'America)
attraverso del proprio Presidente Insulza che ha
dichiarato che la decisione è un attentato
contro la libertà di espressione. Chavez gli ha
risposto che non può permettersi di fare
ingerenze in questioni nazionali. Inoltre va
detto che la decisione di non rinnovare la
concessione ha un appoggio popolare fortissimo.
Insomma Chavez ha
aperto subito vari fronti: Partito Unico, legge
abilitante (e conseguente trasformazione
economica), RCTV e scontro internazionale.
Sicuramente il 2007 sarà molto interessante
Alessandro Bombassei
- Caracas 09/01/07
Il 2007 sarà senz'altro un
anno molto importante per il Venezuela.
Le sfide sono tantissime.
Chavez ha lanciato, dopo la sua rielezione lo scorso
3 dicembre 2006, il progetto del partito unitario
nel quale ha invitato a confluire tutti i partiti
del "Bloque de cambio", cioè i partiti che lo
appoggiano.
Fino ad ora quasi tutti i partiti hanno risposto sì
(fra questi i 3 principali in termini di voti: il
Movimiento Quinta Republica, Patria Para Todos e
Podemos, così come partiti minori come la radicale
UPV di Lina Ron): Alcuni hanno però dichiarato che
dovrebbero convocare un congresso dei propri membri
per poter aderire al progetto del Partito Socialista
Unitario del Venezuela (PSUV), come hanno fatto il
Movimiento Electoral del Pueblo (MEP) e soprattutto
il Partito Comunista (PCV).
La sfida è lanciata. Probabilmente è stato un
tentativo di Chavez di cercare di rimettere un pò di
ordine negli incessanti litigi che esistono fra le
varie forze che lo sostengono. Un tentativo volto a
cercare di coinvolgere tutti questi soggetti attorno
a un progetto unitario, e piú marcatamente
"rivoluzionario".
Peró le contraddizioni sono tante e i problemi
anche.
A livello dei partiti "chavisti" non c'è dubbio che
ci sono varie anime, da quella "destrorsa e
liberale" rappresentata da soggetti che hanno anche
un notevole potere economico come il Governatore
dello Stato Miranda Diosdado Cabello, o l'ex
ministro degli interni Jesse Chacon (entrambi MVR),
a quella "veramente socialista" come il PCV,
passando per una moltitudine di posizioni piú o meno
opportuniste, o più o meno conciliatrici.
Il problema è che le contraddizioni non si fermano
alle posizioni "ideologiche" degli attori partitici.
Quelle vere, quelle pericolose sono legate alla
sempre maggiore discrepanza esistente fra i partiti
appunto e le organizzazione popolari di base
dall'altra (come i Comitati di terra urbana, i
comitati di contadini, i sindacati e i lavoratori in
genere, le comunità). Motivi: una burocrazia
inefficiente, tutta centrata nel godersi i propri
privilegi, lontana dai problemi concreti che si
vivono nei barrios o nelle campagne.
Questa sarà la vera sfida del 2007. la sfida delle
organizzazioni popolari a scontrarsi e imporsi
rispetto a problemi quali il nepotismo, la
corruzione, la bugia "rivoluzionaria" (per la quale
uno dice di essere socialista ma porta avanti
politiche di destra)e una pratica politica borghese.
Per fare ciò sono tuttavia necessari molti passi.
infatti non si puó parlare per il momento di un
movimento popolare. C'è una totale sconnessione da
una parte fra le orgaizzazioni delle città e quelle
delle campagne, e dall'altra c'è una fortissima
frammentazione delle forze rivoluzionarie cittadine,
con notevole settarismo e vecchi rancori. Quindi il
primo passo sarà quello di incontrarsi, confrontarsi
e vedere di arrivare a un accordo minimo sulla base
del quale iniziare un lavoro di articolazione e
organizzazione. Alcuni soggetti hanno iniziato un
cammino in questo senso come il progetto "por todas
nuestras luchas" nel quale si ritrovano la corrente
marxista della centrale sindacale chavista UNT, i
Comitati di terra urbana, il Fronte Nazionale
Contadino Ezequiel Zamora e l'associazione dei media
alternativi, ma anche in questo caso ci sono molti
problemi e non può che essere considerato un
embrione di organizzazione.
Un tema delicato è legato al fatto di aderire o meno
al PSUV.
Molti attori popolari sono tentati di farlo, però
sono coscienti anche che il rischio è di rimanere
schiacciati in una guerra di correnti (in quanto si
puó immaginare che ogni partito che entrerà nel PSUV
ne rappresenterà una corrente), burocratica e anche
questa volta lontana dalla pratica rivoluzionaria di
terreno.
Inoltre in termini reali nel PSUV ci saranno anche
capitalisti "chavisti" e sicuramente questi
continueranno nel loro lavoro attuale di adeguamento
del processo bolivariano a un modello
socialdemocratico accettabile per la borghesia, ciò
che in termini teorici e pratici rappresenterebbe
l'abbandono di una visione di scontro di classe e
quindi di una pratica rivoluzionaria che abbia come
obiettivo finale la socializzazione dei mezzi di
produzione e l'annullamento delle stridenti
differenze economiche e di possibilità che
continuano a perdurare.
Chavez si ritrova in una posizione delicata. Da una
parte cerca di tenere a bada le forze disgregatrici
interne al "chavismo" e dall'altra incita il popolo
ad organizzarsi, ben conscio che i pericoli che
corre questo processo sono grandi a livello interno
ma anche e soprattutto a livello esterno, in quanto
tutti sanno benissimo che la decisione
dell'opposizione di optare per la via "elettorale
democratica e non golpista" è puramente opportunista
e in qualsiasi momento potranno cercare di
destabilizzare nuovamente il paese con l'appoggio
degli Stai Uniti (e di imprese, paesi e forze
reazionarie europee). Per i prossimi mesi sono già
sul piede di guerra sia per la raccolta di firme per
i referendum revocatori, sia per l'annuncio di
Chavez dato settimana scorsa della non rinnovazione
dei diritti di trasmissione del canale televisivo
privato RCTV (uno dei principali attori del colpo di
stato e della campagna di diffamazione,
destabilizzazione e odio che ha continuato fino ad
oggi). Non mancheranno di gridare allo scandalo,
alla mancanza di libertà e alla dittatura.
Ma Chavez va avanti. e sicuramente nel suo intorno
ci saranno varie "rimozioni", varie teste che
cascheranno.
E' di questa mattina l'annuncio della sostituzione
di José Vicente Rangel per Jorge Rodriguez (ex
rettore del CNE) nella Vicepresidenza della
repubblica, e di Jesse Chacon con Pedro Carreño nel
Ministero degli interni. Mentre Rodrigo Cabezas
(deputato della sinistra chavista) è stato nominato
Ministro delle finanze.
Anche se ha molti nemici, anche se ha molti limiti
(per adesso), il progetto di costruzione del
socialismo in Venezuela è vivo e sicuramente andrà
avanti.
Alessandro Bombassei - Caracas 04/01/07
Si è costituito il coordinamento nazionale bolivariano!
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Il 25 ed il 26 novembre 2006 si sono
incontrate, al Centro Popolare Autogestito di Firenze-Sud,
decine di organizzazioni, collettivi, associazioni, centri
sociali, comitati e singoli compagni provenienti da diverse
regioni d'Italia.
In un clima costruttivo e propositivo, sono state analizzate
a fondo le molteplici dinamiche che caratterizzano il
processo bolivariano antimperialista in corso in America
Latina attualmente, nonché le particolarità dei diversi
processi che nei vari paesi presentano, a seconda dei casi,
tempi e modi diversificati nella lotta di liberazione
nazionale e sociale condotta dai rispettivi popoli.
I partecipanti all'assemblea nazionale di solidarietà
internazionalista con le lotte dei popoli latinoamericani
hanno inoltre sviscerato i nessi ed i reciproci impatti tra
il processo di cambiamento in corso in America Latina, da
una parte, ed il contesto mondiale, dall'altra, rivolgendo
l'attenzione in particolare verso la situazione altamente
conflittuale e resistente che caratterizza il Medio Oriente
in questa fase.
Tale analisi, il cui approfondimento è stato reso possibile
anche grazie agli interventi qualificati di tre compagni
latinoamericani (uno dalla Colombia, uno dal Venezuela ed un
altro ancora dall'Argentina), ha portato i partecipanti a
ribadire sostanzialmente due aspetti: in primo luogo, la
portata strategica delle lotte dei popoli latinoamericani
nel quadro delle lotte antimperialiste ed anticapitaliste su
scala mondiale, ed in secondo luogo l'urgenza di articolare,
sul piano nazionale, un ambito coordinato di sostegno
internazionalista al processo bolivariano in Latinoamerica.
Dopo un giorno e mezzo d'interventi, dibattito e riflessioni
su questi ed altri aspetti, è stato deciso unanimemente di
dare vita al Coordinamento Nazionale Bolivariano, quale
strumento ed ambito per coordinare iniziative, campagne e
mobilitazioni su scala regionale e nazionale in sostegno
alle lotte dei popoli latinoamericani.
Il neonato Coordinamento, il cui spirito è quello
dell'internazionalismo tra i popoli e della solidarietà di
classe, afferma il proprio appoggio alla lotta dei popoli
latinoamericani per la seconda e definitiva indipendenza,
sottolineando l'eroica resistenza guerrigliera e popolare
contro il narco-fascismo di Uribe Vélez in Colombia, lo
straordinario processo di cambiamenti nel Venezuela
bolivariano e la tenace battaglia di Cuba socialista contro
il blocco statunitense.
Il Coordinamento afferma con forza il pieno rispetto delle
più diverse forme di lotta che i popoli, e le loro
organizzazioni, hanno deciso o decideranno sovranamente di
adottare per condurre la battaglia contro l'imperialismo
statunitense -ma non solo- e le oligarchie nazionali.
Il Coordinamento, inoltre, raccoglie e fa propria la spinta
positiva di unità e convergenza delle lotte che, dal Rio
Bravo alla Patagonia, si stanno consolidando sotto la
bandiera del bolivarianismo, come dimostrano ambiti quali la
Coordinadora Continental Bolivariana e le più diverse forme
di coordinamento continentale tra lavoratori, contadini,
indigeni, studenti, donne, ecc.
Concretamente, il Coordinamento Nazionale Bolivariano
articolerà nei prossimi mesi il proprio intervento lanciando
due campagne:
1) una, di denuncia dei piani
neo-coloniali di Washington e del Pentagono in America
Latina, come il Plan Colombia, i Trattati di Libero
Commercio (TLC), ecc., nonché del ruolo di supporto agli
stessi -talvolta meno evidente ma ugualmente finalizzato al
saccheggio- giocato dall'Unione Europea o da alcuni dei suoi
Stati membri in particolare.
2) l'altra, di sostegno ai prigionieri
politici latinoamericani: alcuni detenuti illegittimamente
negli USA, come ad esempio Simón Trinidad e Sonia,
combattenti bolivariani delle FARC-EP sequestrati, estradati
e processati con montature e menzogne, o i cinque cubani,
incarcerati e condannati a pene terribili per essersi
adoperati contro il terrorismo del connubio CIA-mafia cubana
di Miami; altri, detenuti nelle più diverse carceri del
continente, come i prigionieri peruviani, mapuches,
colombiani, messicani, argentini, ecc.
Queste due campagne, che verranno
sviluppate con iniziative locali di controinformazione,
documentazione, denuncia e sensibilizzazione, saranno i due
fili conduttori di un lavoro che avrà una prima verifica il
prossimo febbraio, quando il CNB si riunirà nuovamente a
Firenze, e che sfocerà in una grande mobilitazione nazionale
che si terrà a Roma nel maggio 2007.
Il Coordinamento Nazionale Bolivariano, quale ambito ampio
ed aperto di solidarietà internazionalista, lavorerà inoltre
per allargarsi ed estendersi, così come per rendere sempre
più nutrita la partecipazione a questo irrimandabile sforzo
collettivo di sostegno alle lotte dei popoli
latinoamericani.
Alerta que camina la espada de Bolívar por América Latina!
coordinamento nazionale bolivariano
cnbita@yahoogroups.com |
4.12.06

Con
il 62% circa dei voti Chavez si conferma presidente della Repubblica
Bolivariana del Venezuela. Dopo le vittorie di Morales in Bolivia, Lula in
Brasile, Correa in Ecuador, anche il Venezuela si conferma nel generale
avanzamento delle sinistre in America Latina.
La vittoria di Chavez è importante per due motivi, primo perchè la
Rivoluzione Bolivariana rappresenta una spina nel fianco per l'imperialismo
yankee e secondo perchè in questo momento il Venezuela rappresenta, pur tra
mille contraddizioni, una speranza per i milioni di diseredati che popolano
il sud del mondo.
Il rafforzamento dell'asse Cuba-Venezuela-Bolivia rappresenta un problema
molto serio per l'imperialismo perchè questi tre paesi del terzo mondo
stanno facendo vedere a tutto il continente che è possibile costruire una
società diversa, delle relazioni economiche e di scambio non fondate
soltanto sul valore di mercato di un bene ma fondate sulle necessità dei
popoli (petrolio venezuelano in cambio di inseganti e dottori cubani) e
questo esempio si sta pericolosamente allargando a macchia d'olio. Non è un
caso che per la prima volta dopo molti anni in Palestina ed in Libano si
vedano ritratti di Chavez anzichè di qualche esponente islamico.
Con questo non vanno nascosti i limiti del chavismo e ancor di più quelli di
Morales. Probabilmente non saranno loro a condurre i popoli di Bolivia e
Venezuela al socialismo però in questo momento è fondamantale per i
comunisti stare dentro il processo rivoluzionario e cercare di spingerlo in
avanti, fin dove è possibile. Sarebbe una tattica suicida quella di tirarsi
fuori in nome della purezza rivoluzionaria, come purtroppo alcuni gruppetti
stanno facendo, ripetendo la solita frase che il compito del proletariato
oggi in Venezuela è quello di costruire il Partito e che il Partito deve
essere indipendente e quindi opporsi alla rielezione di Chavez. E' ovvio che
il compito della classe in Venezuela è quello di ricostruire la propria
organizzazione rivoluzionaria e che questa debba poi essere indipendente
dalla borghesia, ma non vedo questo percorso in contraddizone dallo stare
all'interno dei processi rivoluzionari. Chi oggi si tira fuori dalla lotta,
in un momento così importante in cui è in corso uno scontro cruciale tra
l'imperialismo e le masse sudamericane, non soltanto non verrà capito dai
lavoratori, dai poveri, dagli abitanti delle miserabili baraccopoli che per
la prima volta nella loro vita hanno visto un medico o una scuola, ma verrà
giustamente tacciato di tradimento al di là delle belle parole che potrà
scrivere sul proprio giornaletto magari citando qualche grande
rivoluzionario del passato.
Partito Comunista dei Lavoratori - sez. di Firenze
Importante vittoria del
processo Bolivariano in Venezuela
(10 dicembre 2006)
«Viva la rivoluzione socialista! Il destino è
stato scritto!»
Hugo Chavez
Con oltre 7 milioni di voti Hugo Chavez è stato confermato alla guida
del Venezuela.
Questo risultato conferma, come ha ricordato lo stesso Chavez dedicando
la vittoria a Fidel Castro, la chiara volontà di continuare nella
costruzione del processo bolivariano in Venezuela e del socialismo in
America Latina.
Come nel caso del referendum confirmatorio dell’estate 2004, del tentato
golpe del 2001, della lunga serrata padronal-petrolifera del 2002, di
tutti i tentativi di destabilizzazione del processo in atto in Venezuela
operato dagli USA e dai loro alleati regionali, la parte migliore del
popolo venezuelano ha risposto con grande forza e inequivocabilmente.
Non deve sfuggire la grande importanza di questa nuova vittoria del
processo bolivariano in Venezuela. Non solo per quello che rappresenta
concretamente per le condizioni di vita del popolo venezuelano, ma anche
per quello che rappresenta per la speranza di liberazione dell'intero
continente latino-americano e più in generale per la resistenza dei
popoli in lotta contro l’imperialismo. Non a caso, questa estate, il
Venezuela di Chavez fu l’unico paese a congelare le relazioni
diplomatiche con Israele in conseguenza dell’aggressione al popolo
libanese e ai palestinesi di Gaza.
Il Venezuela è oggi l’ottavo produttore e il quinto esportatore di
petrolio a livello mondiale, nonché il quarto fornitore degli USA (di
cui copre il 13% del fabbisogno giornaliero); non stupisce, quindi, la
reazione stizzita degli USA. John Negroponte, ex-ambasciatore USA in
Honduras e in Iraq, nonché regista del terrorismo di stato in America
Latina e Medio Oriente, ha dichiarato: “Il Venezuela è un santuario
sicuro per gli insorti delle FARC-EP colombiane e vuole costruire una
coalizione anti-USA che si estende al di là dell’America Latina e che
passa da Iran, Siria, Bielorussia, Corea del Nord”.
Non sappiamo se questa coalizione contro l’imperialismo si realizzerà.
Sappiamo però che la politica di guerra degli USA sta già producendo una
ribellione a livello mondiale. Noi auspichiamo che questa ribellione sia
il primo passo per lo sviluppo di un processo di trasformazione e di
liberazione. Per questo, oggi, ci uniamo alla soddisfazione dei popoli
in lotta gridando “Viva il Venezuela e la rivoluzione bolivariana” !
3 dicembre 2006
Zona Apuo-Versiliese, Toscana del Nord
Comitato di Solidarietà con i
Popoli dell'America Latina (CSPAL)

Ai nostri
fratelli del popolo venezuelano
e al loro Presidente compagno Hugo Chavez
Con la convinzione che il popolo venezuelano avrebbe scelto la
corretta alternativa, abbiamo saputo dai risultati elettorali
che (il popolo. n.d.t.) ha dato nuovamente fiducia sia al
compagno Hugo Chavez come Presidente della Nazione, sia alla
rivoluzione Bolivariana, rivoluzione dei lavoratori e dei
contadini che persegue la giustizia sociale opponendosi
all'imperialismo. Con la rielezione di Chavez per un nuovo
mandato si è manifestata la volontà dei popoli di liberarsi dal
giogo dell'imperialismo nordamericano, con la speranza che un
nuovo mondo è possibile, un mondo senza sfruttamento e senza le
ingiustizie del sistema capitalista.
Noi in Palestina, come in tutti i Paesi che si trovano sotto
occupazione, vediamo nel Venezuela un punto di appoggio
essenziale ed una luce che illumina la fine della nostra
oppressione: anche per lei arriverà l'ora della fine.
Viva il popoloo venezuelano libero,
sempre con la bandiera della rivoluzione!
Uniti nella lotta
Harakat Abnaa el-Balad
(Movimento dei Figli della Terra)

|
Vittoria
schiacciante
di Hugo
Chavez
|
|
|
| |
“Ora
bisogna
costruire
il
socialismo”
Dopo
la
vittoria
di
Correa
in
Ecuador,
di
Lula
in
Brasile
e di
Ortega
in
Nicaragua,
ieri
è
arrivato
il
risultato
più
atteso,
e
più
temuto,
dall’imperialismo
nordamericano.
Hugo
Chavez
è
stato
rieletto
presidente
del
Venezuela.
La
vittoria
è
stata
schiacciante:
oltre
il
61 %
dei
voti,
mentre
Rosales,
il
candidato
dell’opposizione,
si
ferma
al
38%.
Uno
scarto
di
tre
milioni
di
voti
che
non
ammette
contestazioni.
Ogni
ipotetico
piano
golpista
è
svanito
come
neve
al
sole.
L’opposizione
aveva
cercato
in
queste
ultime
settimanedi
rialzare
la
testa
ed
una
settimana
fa
aveva
portato
in
piazza
diverse
centinaia
di
migliaia
di
persone.
Ma
lo
schieramento
rivoluzionario
aveva
subito
risposto
il
giorno
dopo,
quando
almeno
2
milioni
di
persone,
un
vero
e
proprio
“tsunami
rosso”
aveva
invaso
Caracas
in
sostegno
del
presidente
Chavez.
Ancora
una
volta
un
momento
decisivo
della
rivoluzione
bolivariana
è
stato
deciso
dalla
partecipazione
attiva
delle
masse.
I
lavoratori
ed i
giovani
del
Venezuela
hanno
soccorso
Chavez
dagli
attacchi
dell’oligarchia
e
dell’imperialismo
in
più
occasioni:
durante
il
colpo
di
stato
del
2002,
durante
la
serrata
padronale
avvenuta
pochi
mesi
dopo,
votando
no
al
referendum
revocatorio
del
2004.
Ma
questa
volta
la
mobilitazione
di
massa
può
e
deve
servire
non
solo
a
difendere
la
rivoluzione,
ma a
farla
avanzare.
Anche
i
mass
media
italiani
ammettono
oggi
che
le
condizioni
di
vita
della
popolazione
venezuelana
sono
migliorate
nettamente
negli
ultimi
anni.
Enormi
passi
in
avanti
sono
stati
fatti
nella
sanità
e
nell’istruzione
ed
oggi
il
Venezuela
è un
paese
libero
dall’analfabetismo,
secondo
l’Unesco.
Ciò
è
stato
possibile
perché
le
enormi
risorse
naturali
del
paese
sono
state
messe
a
disposizione
di
tutti.
I
profitti
del
petrolio
venezuelano
sono
oggi
spesi
nei
servizi
sociali
e
non
finiscono
nelle
tasche
di
qualche
oligarca.
Proprio
questo
non
può
essere
tollerato
da
Washington:
che
un
popolo,
ed
il
suo
presidente,
abbiano
deciso
di
decidere
del
proprio
destino
e di
non
piegarsi
ai
dettami
delle
multinazionali.
La
vittoria
di
Hugo
Chavez
è
ancora
più
importante
perché
il
suo
programma
non
è
affatto
un
programma
moderato
ma
anzi
la
sua
campagna
è
stata
all’insegna
del
socialismo
e
della
lotta
all’imperialismo.
Alla
faccia
di
chi,
in
Europa,
afferma
che
un
programma
troppo
radicale
fa
spaventare
la
maggioranza
degli
elettori.
Durante
il
suo
primo
discorso
appena
avvertito
del
trionfo
elettorale
davanti
ad
una
folla
enorme,
Chavez
ha
ribadito
che
“il
3
dicembre
non
era
un
punto
di
arrivo,
ma
un
punto
di
partenza.
Oggi
comincia
una
nuova
epoca,
dove
idea-forza
centrale
è
l’approfondimento
e
l’espansione
della
rivoluzione
socialista.
Più
del
60%
della
popolazione
non
ha
votato
per
Chavez
ma
bensì
per
un
progetto
che
ha
un
nome
preciso:
il
socialismo
venezuelano.”
Chavez
ha
insistito
su
quella
che
deve
essere
“uno
degli
aspetti
centrali
di
questa
nuova
fase.
La
lotta
contro
la
controrivoluzione
burocratica
e la
corruzione”.
Tuttavia
non
ha
delineato
i
passi
concreti
per
condurre
questa
battaglia.
Il
Comitato
internazionale
“Giù
le
mani
dal
Venezuela”
sostiene
le
posizioni
di
quelle
forze
all’interno
del
movimento
bolivariano
che
ritengono
che
per
difendere
la
rivoluzione
bisogna
portarla
a
termine,
nazionalizzando
le
principali
industrie,
le
aziende
multinazionali,
le
banche
ed
il
sistema
finanziario.
Bisogna
perciò
mettere
in
pratica
l’appello
di
Chavez
rivolto
ai
lavoratori
di
occupare
le
fabbriche
in
crisi
o
che
licenziano.
Per
combattere
la
burocrazia
è
necessario
generalizzare
le
esperienze
di
controllo
e
gestione
operaia
già
esistenti
nel
paese
e di
cui
il
Fronte
rivoluzionario
delle
Fabbriche
occupate
(Freteco)
è
portavoce.
Questo
è
concretamente
ciò
che
significa
socialismo
per
noi.
Il
Venezuela
ha
dimostrato
in
questi
anni
cosa
significa
lottare
contro
l’imperialismo
e
costruire
una
società
più
giusta.
Può
e
deve
continuare
ad
essere
l’avanguardia
del
processo
rivoluzionario
nel
continente
latinoamericano.
Oggi
una
vento
nuovo
soffia
in
tutta
l’America
Latina:
l’imperialismo
è in
ritirata.
Dal
Venezuela
all’Ecuador,
dalla
Bolivia
al
Messico
una
nuova
società,
una
società
socialista
è
possibile.
Questa
vittoria
ha
un
grande
significato
anche
per
il
dibattito
in
Italia.
Il
comitato
“Giù
le
mani
dal
Venezuela”
vuole
essere
in
prima
linea
nell’appoggio
alla
rivoluzione
bolivariana,
ma
anche
aprire
porte
e
finestre
delle
sedi
dei
partiti
dei
lavoratori
e
dei
sindacati
e
fare
entrare
il
vento
delle
lotte
delle
masse
latinoamericane.
Il
futuro
della
sinistra
in
Italia
ne
trarrebbe
sicuramente
grande
giovamento.
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