HUGO CHAVEZ E LA RIVOLUZIONE BOLIVARIANA: UN ALTRO MONDO SOCIALISTA E' POSSIBILE?

Perchè una pagina sul Venezuela e la sua Rivoluzione? La domanda è mal posta: semmai, dovremmo autocriticarci per non aver dato sino ad ora lo spazio necessario ad un fenomeno politico che non può non interessare chiunque, oggi, si ponga la questione dell'opposizione all'imperialismo e della costruzione di un altro mondo possibile... e socialista.
Iniziamo a costruire questo spazio fornendo i link ad un sito in italiano sul Venezuela e quello ad Arcoiris TV, dove è possibile vedere le trasmissioni dell'emittente televisiva venezuelana Telesur: naturalmente, l'invito ai lettori è quello di segnalarci altre fonti interessanti.
Inoltre, pubblichiamo alcuni interventi che ci sembrano interessanti per vari motivi, pur rappresentando necessariamente una piccola parzialità dei giudizi e delle analisi sulla Rivoluzione bolivariana. Con la vostra collaborazione, sarà possibile rendere questo spazio più fruibile e completo.

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COMMENTI E NEWS

Continuano i piani di destabilizzazione

Giovedì 31 maggio 2007

Caracas - Alessandro Bombassei

La situazione é molto, molto delicata.
Vedendo quello che viene detto in quasi tutti i media del mondo su quello che sta succedendo in Venezuela, appare chiaro a tutti quelli che stanno qui che c'é un piano di destabilizzazione internazionale in corso contro le istituzioni legittime venezuelane.
Chiaro perché quando uno va per le strade di Caracas si rende conto che le manifestazioni sono numericamente meno importanti (questa sera in molte zone non c'é stato nemmeno cacerolazo) e sono circoscritte, a Caracas c'é totale tranquillitá. Sono poche migliaia di studenti che continuano a protestare nella zona ricca della cittá, lo show é puramente mediatico.
E in questo show é importante che il ruolo di protagonista lo tengano gli studenti per legittimare la protesta. Ma si sa bene che non é cosí. Erano presenti sul palco l'altro giorno i due esponenti massimi dell'opposizione Leopoldo Lopez e Enrique Capriles Radonsky. E ci sono anche le prove che i professori di varie universitá e scuole private stanno aizzando gli studenti, promettendogli anche punti aggiuntivi agli esami. C'é anche un video che ritrae un professore della UCV mentre dice in classe che "bisogna uccidere Chavez adesso, ora o mai piú".
Un altro professore si é scagliato colpendo a piú riprese uno studente che ha gridato "fuori i fascisti dall'Universitá". Chissá se c'é di mezzo la decisione di Chavez della settimana scorsa di aprire ben 28 nuove universitá a livello nazionale, pubbliche, per il popolo. Una competizione e una perdita di privilegi per tanti e che evidentemente non accettano.
Peró ogni giorno che passa appare anche sempre piú chiaramente che stanno cercando lo scontro. E non solo perché Globovision fa solo trasmissioni sulla situazione attuale con toni simili a quelli del 2002-2003, incitando alla ribellione..
Tutto comincia vari mesi fa con l'inizio della strategia di riduzione alimentaria. Se nei quartieri ricchi i borghesi hanno continuato ad avere ogni bene di Dio, nei quartieri popolari non c'erano, e tuttora mancano carne, fagioli neri, zucchero, latte. Stessa strategia disumana che i produttori e i distributori hanno messo in atto con la serrata del 2003.
Nelle ultime settimane sono stati uccisi "accidentalmente" vari dirigenti sindacali, il presidente dei "motorizados" bolivariani, un attore molto conosciuto e dichiaratamente chavista.
Probabilmente la strategia é quella di cercare il, o i, morti, meglio se sono ragazzini (cinico peró per chi ha giá diretto un colpo di stato), per poi creare una situazione tale da fare sospendere la Coppa America, e "bruciare" definitivamente il Venezuela a livello internazionale.
E come sempre i media saranno l'arma. Diffidate gente, diffidate.
Dietro tutto questo ci sono i servizi di vari paesi, principalmente la CIA.
Da domani iniziano i giorni caldi. visto che stan scemando la protesta, i dirigenti del movimento di "resistenza" (si sono riappropriati di termini, come questo, e di lotte, le casseruole, che erano popolari, strategia mediatica presente anche in Europa...ricordate la Jugoslavia, e l'Ucraina) dovranno provocare qualcosa.
Domani continuano anche le mobilitazioni chaviste e Chavez ha detto che voleva 2 milioni di persone in piazza questo sabato; il corte partirá dal Parque dell'Este, situato nella zona ricca per eccellenza.
Ma le mobilitazioni si stanno moltiplicando in molti quartieri.
Ci sono voci sempre piú persistenti di una possibile riedizione di colpo di stato...chi lo sa. Non hanno la stessa forza di cinque anni fa, ma possono contare su varie centinaia di uomini armati e determinati, e questo é pericoloso.
Per ora confermo che la situazione é tranquilla, Caracas é tranquilla. Ci sono proteste come in qualsiasi paese del mondo, segno del rispetto totale delle regole "democratiche" (addirittura il giorno di messa fuori onda di RCTV i poliziotti della polizia metropolitana non avevano pistole, che per qui é sintomo un grosso passo avanti).


Stato riprende controllo azienda telefonica ‘CANTV’

Dopo 16 anni, il governo di Caracas ha riassunto formalmente il controllo della ‘Compañía anónima nacional Teléfonos de Venezuela’ (Cantv), la più grande società di telecomunicazioni del paese privatizzata con capitale statunitense nel 1991. “Universalizzare l’accesso a Internet, equilibrare lo sviluppo territoriale del paese, promuovere la crescita individuale e collettiva in settori nevralgici come sanità, cultura, economia, politica e sicurezza” sono gli obiettivi dell’esecutivo del presidente Hugo Chávez che si prefigge di portare, entro il 2009, le linee telefoniche in tutti i centri abitati del paese con più di 500 abitanti.
‘Cantv’, secondo Chávez, estenderà tra l’altro la rete di fibra ottica nazionale di oltre il 300%. A guidare la “nuova impresa socialista” sarà Socorro Hernández. Lo Stato venezuelano ha acquisito l’86,21% delle azioni di Cantv chiudendo con successo l’8 maggio scorso una ‘offerta pubblica di acquisto’ (Opa) lanciata sulle borse di New York e Caracas, con una spesa di 1.600 milioni di dollari.

Da : Misna del 22/05/2007


A partire dal primo maggio 2010 la giornata lavorativa in Venezuela passera' a sei ore

E’ un salto epocale, quello annunciato oggi da Hugo Chavez, in occasione della Festa del Primo maggio. Costituita una commissione presidenziale, presieduta dal Vice Presidente Jorge Rodriguez, incaricata di promuovere una riforma costituzionale tendente a portare la giornata lavorativa dalle attuali otto ore a sei ore, con meta da raggiungere progressivamente il primo maggio del 2010.
Ossia, progressivamente la giornata lavorativa in Venezuela passerá dalle otto ore attuali, a sei ore, il che significa un enorme miglioramento della qualitá della vita del lavoratore, del proletariato.
Con quest’annuncio Hugo Chavez si pone decisamente alla testa delle rivendicazioni del proletariato non solo venezuelano e latinoamericano, ma mondiale. Una dozzina di anni fa, in Italia sulla scorta dell’approvazione in Francia di una legge che fissó la settimana lavorativa a 35 ore, si ebbe un grande dibattito, poi caduto nel dimenticatoio. Oggi, la sinistra che allora era alla testa della rivendicazione della settimana lavorativa di 35 ore, é pienamente inserita nel Governo, ma il tema della diminuzione della giornata lavorativa non é stato piú ripreso. Oggi, questa sinistra sembra, preoccupata esclusivamente delle sorti del capitalismo italiano in affanno per la profonda concorrenza da parte dei nuovi capitalismi selvaggi, dove lo sfruttamento dei lavoratori é illimitato ed il salario orario é di poche decine di centesimi di dollari. Quest’annuncio di Chavez puó e deve avere ripercussioni anche in Italia, stimolando la ripresa delle lotte rivendicative dei lavoratori e del proletariato.
E’ indubbio che l’annuncio di oggi, di Hugo Chavez avrá ripercussioni non solo in America Latina, ma in tutto il mondo e soprattutto nei paesi del capitalismo avanzato, dove la giornata lavorativa é ferma alle otto ore. E’ arrivato il momento che ovunque si apra la stagione della rivendicazione della giornata lavorativa di sei ore. Da oggi é necessario lottare per rivendicare una nuova riorganizzazione della giornata dell’uomo: 6 ore per il lavoro, 6 ore per dormire, 6 ore per la diversione e 6 ore per la formazione e la rigenerazione, per alimentare il corpo e formare il cervello.
Ricordiamo anche che la rivoluzione bolivariana, in otto anni di Governo Chavez ha sconfitto l’analfabetismo in Venezuela ed é fortemente impegnata nella sfida per debellare la povertá entro il 2021. Ma la rivoluzione bolivariana non ha solo mete in Venezuela: é di questi giorni il lancio del programma, nell’ambito dell’ALBA, tendente a sconfiggere l’analfabetismo in tutta l’America Latina. Inoltre, sono numerosi i programmi di solidarietá intrapresi nei vari paesi dell’America Latina, fino ai settori poveri della societá statunitense, ai quali lo stato venezuelano fornisce petrolio a prezzo agevolato.
Se l’annuncio piú eclatante, che sicuramente fará il giro del mondo, é quello della riduzione della giornata lavorativa, non meno impattanti sono gli altri provvedimenti annunciati: da oggi il salario minimo in Venezuela passa a 614.000 bolivares circa, con un aumento del 20%. E’ bene ricordare che il salario minimo é accompagnato anche da un buono pasto giornaliero.
Negli otto anni di Governo Chavez il recupero del potere d’acquisto reale del salario del lavoratore é cresciuto come in pochi paesi al mondo: dai circa 30 dollari USA mensili del 1999, anno dell’arrivo di Hugo Chavez al Governo, ai poco meno di 300 dollari USA mensili attuali; in realtá aggiungendo il valore del buono pasto giornaliero, il salario minimo supera abbondantemente i 400 dollari USA mensili. Ma vi é un altro dato da considerare: quando Chavez arriva al Governo l’inflazione, che nel 1996 arrivó a superare il 100%, (http://www.lapatriagrande.net/01_venezuela/economia/ipc_ven.htm) divorava interamente lo scarso salario; negli anni di Chavez l’aumento del salario é sempre stato al di sopra dell’inflazione; nel mese di Marzo 2007, ad esempio, ultimo dato disponibile, l’inflazione é stata di -0.7%.
Sono stati numerosi i provvedimenti annunciati e che da oggi entrano in vigore, tutti tendenti a migliorare la qualitá della vita delle fasce piú deboli, come la pensione sociale (il 60% del salario minimo) per le persone anziane (61 anni di etá) che non hanno versato contributi previdenziali e che fino ad oggi non avevano diritto a nessuna fonte di reddito.
Ma oggi é anche il giorno della fine della “Apertura petrolifera”, ossia la legge che permise la privatizzazione del settore petrolifero, pur in presenza di una legge costituzionale che riservava l’attivitá lucrativa nel settore petrolifero ed energetico esclusivamente allo Stato. Con l’ “apertura petrolifera” negli anni novanta si permise praticamente la privatizzazione del settore petrolifero. A partire da oggi, l’attivitá petrolifero torna ad essere interamente di uso esclusivo dello Stato.
E’ proprio grazie al recupero degli introiti derivanti dallo sfruttamento delle fonti energetiche che il Governo Chavez ha potuto operare una ridistribuzione delle ricchezze piú giusta ed indirizzata fortemente a pagare l’enorme “debito sociale” di cui furono vittime le classi lavoratrici e piú povere. Fino all’avvento del Governo Chavez, le enormi ricchezze del Venezuela erano di uso esclusivo delle classi oligarchiche e di governo, lasciando al proletariato esclusivamente le briciole, ossia i circa 30 dollari USA mensili di salario minimo, con cui era costretta a sopravvivere il 70% della popolazione venezuelana. Mai in passato i governi venezuelani avevano realizzato politiche di carattere sociale: il 70% della popolazione venezuelana non aveva diritto a sanitá, educazione, formazione, pensione, assistenza sociale... non aveva diritto che alla povertá estrema.
Oggi Chavez non é solo sempre piú saldamente al Governo nel suo paese, ma é sempre piú popolare in America Latina e nel mondo intero e lider riconosciuto alla testa delle rivendicazioni del proletariato mondiale.

da: Attilio Folliero, Caracas, 01/05/2007, La Patria Grande - http://nuke.lapatriagrande.net


Riforma Agraria: cominciate nuove espropriazioni di latifondi improduttivi

“Interveniamo simultaneamente in 16 proprietà per riscattare, come stabilisce la legge, un totale di 330.796 ettari e renderli di nuovo produttivi per l’allevamento del bestiame a un doppio scopo, carne e latte. Metteremo fine al latifondo”: con queste parole il presidente Hugo Chávez ha lanciato la nuova fase della riforma agraria “per il recupero delle terre incolte” sulla base della Costituzione del 1999 che all’articolo 307 definisce il latifondo “contrario all’interesse sociale”. Si tratta, ha aggiunto Chávez, “di un attacco dello Stato e del popolo contro terre fertili improduttive che violano i principi della giustizia, del diritto, della sovranità e della difesa del paese.

Come potremmo uscire dal sottosviluppo se non ci mettiamo a lavorare queste terre, se non le promuoviamo con le tecnologie e gli investimenti?”. L’avvio del “recupero” ha già incontrato la resistenza di alcuni possidenti armati sospettati di narcotraffico che, secondo fonti dell’esercito, avrebbero tentato di impedire le operazioni scontrandosi con una pattuglia di soldati a Hato Morichalito, nello stato di Apure; ne sarebbe scaturito uno scontro a fuoco, senza vittime. Dall’inizio del primo mandato di Chávez, nel 1999, il governo ha riscattato quasi due milioni di ettari di terre “per il 49% – ha precisato il presidente – ridistribuiti tra i ‘campesinos’, per il 40% utilizzati in programmi strategici di interesse nazionale e per l’11% affidati a cooperative”.

da : Misna del 26/03/2007



IMPORTANTE - I media italiani usano anche i nazisti per disinformarci

Come mai il segretario dell’UDC Lorenzo Cesa riceve il capo di un gruppuscolo fascista e antisemita venezuelano, coinvolto in passato perfino in un attentato contro papa Wojtyla? Ha lo 0,04% ma siccome è in Italia per parlar male di Hugo Chávez, viene portato in trionfo dai media che lo promuovono addirittura “capo dell’opposizione moderata”. Ecco una storia che meriterebbe almeno un'interrogazione parlamentare o un'indagine dell'Ordine dei Giornalisti.
di Gennaro Carotenuto

La trasmissione di Radio1 Rai, Zapping, condotta da Aldo Forbice, il direttore del quotidiano il Tempo, Gaetano Pedullà e il suo redattore, Fabrizio dell'Orefice, Radio Radicale con la firma Dimitri Buffa, hanno dato un enorme spazio al signor Alejandro Peña Esclusa. Lo hanno presentato come il “capo dell’opposizione democratica”, oppure come il “capo dell’opposizione moderata venezuelana”, e quello che afferma è stato pubblicato come oro colato senza alcuna verifica. Lo hanno presentato come il Mahatma Gandhi venezuelano e Il Tempo di Roma lo ha messo addirittura in Prima pagina. Ma Alejandro Peña Esclusa non è né il capo dell’opposizione venezuelana, né tanto meno un moderato.

Anche se dell’Orefice sul Tempo lo chiama ossequiosamente “presidente”, Peña Esclusa non è capo di alcunché perché non rappresenta –per fortuna, converrete a breve- proprio nessuno. Quando si presentò alle elezioni presidenziali del 1998, Peña Esclusa prese in tutto il Venezuela appena 2.424 voti, pari allo 0,04%. Basta lo 0,04% per essere il CAPO dell’opposizione venezuelana? Per prestigiosi giornalisti come Forbice o Pedullà, il nostro servizio pubblico o Radio Radicale, che non si sono preoccupati di verificare chi fosse, mancando ad un loro preciso dovere deontologico, evidentemente basta. Peña Esclusa è in questi giorni in Italia con un’agenda di mediocre livello. Tra i politici italiani è pubblico solo l’incontro con il segretario dell’UDC Lorenzo Cesa. Ma con certa stampa invece ha fatto furore.

Chi è e cosa pensa il Mahatma Gandhi venezuelano di Pedullà e Forbice.

Dagli anni ’80, Alejandro Peña Esclusa è membro della setta “Tradizione, Famiglia e Proprietà”, a metà tra il tradizionalismo lefebvriano e l’ultradestra antisemita, fondata dal leader storico del fascismo brasiliano Plinio Corrêa de Oliveira. Per esserne membri è strettamente necessario essere di razza ariana. Membri di “Tradizione, Famiglia e Proprietà” sono in quegli anni coinvolti in due oscuri complotti per assassinare nientemeno che Papa Giovanni Paolo II (a Caracas il 13 novembre 1984) e Ronald Reagan, considerati troppo morbidi con il comunismo. In particolare Lyndon LaRouche, membro della staff di Ronald Reagan e intimo di Peña Esclusa, resterà in carcere fino al 1994 per l’attentato contro il presidente degli Stati Uniti. Dopo il fallito attentato al Papa, la setta fu proibita in Venezuela ed oggi è fuori legge anche in Francia, Spagna ed Argentina.

Dal 1984 in avanti Peña Esclusa passa per tutte le trame nere possibili e l’11 aprile 2002 è tra i partecipanti al colpo di stato contro il governo di Hugo Chávez. Fallito anche quello, agisce attraverso una serie di sigle delle quali il gruppuscolo fascista “Fuerza Solidaria”, definito in diretta Rai da Gaetano Pedullà come “la principale forza dell’opposizione democratica venezuelana” e da Radio Radicale addirittura come “una ONG in difesa dei diritti umani” è solo l’ultima sigla. Prima c’era "Desobediencia Civil" e poi “Bloque democrático”, tutte scatole cinesi quanto vuote con le quali ottenere “solidarietà” in giro per il mondo. Inoltre il nostro è portavoce dell’organizzazione antisemita "Solidaridad Iberoamericana". Forse Cesa dovrebbe qualche spiegazione. Forse se non fossimo in tempi di solidarietà nazionale ci vorrebbe perfino un’interrogazione parlamentare per sapere con chi si accompagna un leader centrista italiano.

Lo scorso 3 dicembre 2006, il giorno delle ultime presidenziali, Peña Esclusa si distinse per attaccare frontalmente il candidato e capo dell’opposizione, Manuel Rosales. Questo riconobbe sia la sconfitta sia la trasparenza delle elezioni, peraltro garantita da molteplici organizzazioni internazionali a partire dall’Unione Europea. Ma per Peña Esclusa, Manuel Rosales è solo “un vigliacco e un traditore”. E ad Aldo Forbice un capo dell’opposizione che prende 4.3 milioni di voti, ma riconosce che Hugo Chávez ha vinto onestamente, evidentemente non fa gioco e quindi va inventato, in esclusiva per l’Italia, un altro capo dell’opposizione. Ed anche se ha lo 0,04% dei voti ed è nazista, purché parli male di Chávez, a Forbice va benissimo.

Definire l’ideologia dell’uomo che per Radio Radicale è “una promettente figura di politico latinoamericano che unisce l’esperienza politica alla solidità morale” è semplice, visto che è lui stesso a dichiararla. Peña Esclusa sostiene che “i colpi di stato militari sono soluzioni legittime e auspicabili” e da 30 anni lavora in questo senso. Sarebbe stato facile verificare con chi si aveva a che fare, a meno di non essere totalmente infoiati dalle virulente dichiarazioni antichaviste del nostro. Per Alejandro Peña Esclusa, basta consultare il suo sito Internet, TUTTI i partiti politici latinoamericani, anche quelli di destra, sono marxisti, e pertanto accecati dall'odio verso i militari che invece sono l’unica speranza del continente.

Per il "moderato" Alejandro Peña Esclusa, "solo i militari sono capaci di garantire la democrazia" e tutte le opposizioni ai governi di sinistra latinoamericani tradiscono il loro elettorato impedendo ai militari di riprendere il controllo del continente. Lo fanno perché “infiltrate dai marxisti”, e uno dei massimi artefici di questo complotto continentale sarebbe nientemeno che Gerardo Alckmin, il candidato delle destre sconfitto da Lula nelle ultime elezioni brasiliane. Alckmin -come Rosales- pur sapendo di avere vinto largamente le elezioni, avrebbe accettato la sconfitta perché complice del complotto del PT, il partito di Lula, nell'industria del narcotraffico e dei sequestri di persona. Siamo al delirio, è evidente, ma né Radio Rai, né Radio Radicale hanno verificato.

Tutto ciò è pubblico e riscontrabile, eppure un Alejandro Peña Esclusa arriva in Italia e trova credito, nonostante affermi, senza il minimo riscontro, cose risibili come che nel Venezuela del novello Hitler Chávez, sarebbe imminente l’espulsione di due milioni di italiani. Se si dà spazio perfino a questo Stefano delle Chiaie venezuelano allora la situazione dell’informazione in Italia è davvero grave. Sicuramente più grave di quella venezuelana, dove nell’ultima campagna elettorale l’opposizione ha avuto l’82% dello spazio sui media, con buona pace di Aldo Forbice.

Davvero basta dichiararsi antichavisti per trovarsi tutte le porte aperte e non importa se si è stati perfino coinvolti in attentati al papa e si è dichiaratamente fascisti, antisemiti e golpisti? Ma lo sa un estremista come Peña Esclusa che per rendere passabili le balle che racconta, sono stati costretti a presentarlo come “moderato” anche se le sue balle non sono per niente moderate?

Ma la domanda più inquietante riguarda la nostra informazione. I nostri giornalisti (e Lorenzo Cesa) sono stati ingannati da Peña Esclusa, e di conseguenza sono colpevoli di non avere verificato, oppure è questa la democrazia che Aldo Forbice e compagni hanno in mente per il Venezuela?

Il fatto è che il nazista Peña Esclusa è andato a colpo sicuro a dire quello che Forbice, Pedullà, Buffa, dell'Orefice volevano sentirsi dire. Anzi. "Poi non dite che lui, Alejandro Pena Esclusa, il principale oppositore di Hugo Chavez in Venezuela e fuori, non ci aveva avvertito" è il folkloristico incipit del pezzo su Radio Radicale, emittente per la quale è evidente che è "meglio nazisti che bolivariani".

E allora qui, ad essere in ballo, non è l'immagine di Hugo Chávez, diffamato nell'occasione da tutti gli organi di stampa citati, utilizzando un personaggio sinistro al quale nessun democratico stringerebbe la mano. Ad essere in ballo, e il caso esposto -anche se non ne parlerà nessuno- ne è una lampante conferma, è il nostro diritto costituzionale ad essere informati, non disinformati.

http://www.gennarocarotenuto.it

 


Il Venezuela verso il socialismo

Nel suo discorso Chavez ha tracciato le 10 linee estrategiche del Piano Nazionale Simon Bolivar (2007-2021). I prossimi passi saranno la convocazione di un Potere Costituente e soprattutto una nuova legge delega (ley habilitante) che dovrebbe essergli concessa rapidamente dal parlamento: L'idea è concedere a Chavez la delega legislativa per un anno (chiaramente con necessaria successiva approvazione da parte del Parlamento) per fare una legge quadro che vada a toccare vari punti strategici. L'obiettivo finale è la trasformazione della Repubblica Bolivariana del Venezuela in Repubblica Socialista del Venezuela.

A tal fine quindi ha detto "bisogna redigere una legge madre di tutte le leggi rivoluzionarie.
Già abbiamo un documento pronto. Se nel 2001 abbiamo fatto leggi che hanno avuto un impatto sullo schema economico sociale, le nuove devono incidere con maggior foza sulla situazione economica attuale. Ad esempio che siano nazionalizzate le telecomunicazioni o settori strategici come l'acqua e l'energia elettrica. Tutto quello che era stato privatizzato: che venga nazionalizzato. Sia nazionalizzata CANTV (telefonia) signor Vicepresidente".
"Dobbiamo nazionalizzare i mezzi di produzione strategici per il paese"
Ha continuato poi " Signor ministro del Potere Popolare dell'energia, poco fa siamo stati nella Striscia dell'Orinoco e abbiamo visto come permane lí un aspetto dell'economia capitalista: che venga eliminito. Mi riferisco alle imprese internazionali che hanno il controllo dei processi di miglioramento del petrolio pesante (Bitume). Questo deve passare alla proprietà della nazione".
Infine ha detto: "Andiamo verso la Repubblica Socialista del Venezuela e per questo è necessaria una profonda riforma costituzionale" considerata il terzo "motore" del processo di trasformazione.
Il terzo "motore" sarebbe la instaurazione della "educazione popolare" che consiste nel lancio di una giornata nazionale di formazione nelle case, nei barrios".
A livelllo della struttura di potere ha dichiarato "è necessario distruggerlo perchè è ancora quello ereditato dalla quarta Repubblica. Bisogna creare una confederazione del Potere Comunale, e costruire uno Stato Comunale. Ho la formula chiara. Sono otto anni di studio e i segnali vengono dal popolo. Se ora i ministeri si chiamano ora "ministeri del Potere Popolare non è perché suoni bene".
La riforma costituzionale includerebbe il cambio di Forza Armata Nazionale (FAN) in Forza Armata Bolivariana (FAB), la soppressione del Banco Centrale, e l'abrogazione del codice di commercio del 1904.
Chavez ha concluso ringraziando i suoi ex ministri e soprattutto José Vicente Rangel che è stato Ministro della Difesa e Vice presidente per il suo lavoro, la sua lealtà e il suo coraggio negli avvenimenti del 2002 (golpe, serrata).

Per quanto riguarda il caso RCTV. In questi giorni si sta scatenando l'opposizione rispetto alla decisione di Chavez e del governo di non rinnovare la concessione televisiva al canale RCTV quando essa scadrà a marzo.
Levata di scudi a difesa di un mezzo di (dis)informazione che è stato uno degli strumenti principali dell'opposizione e della CIA in occasione del golpe e della serrata. Un canale di criminali che hanno portato il paese sull'orlo di una guerra civile. Non Chavez come dicono, bensí questi loschi figuri di RCTV (Botton, un anticastrista esule) o di Globosvision (proprietà di Gustavo Cisneros magnate venezuelano e amico intimo di G Bush padre).
Nella questione sta prendendo posizione anche la Chiesa (all'inizio il Cardinale Urosa dell'Opus Dei aveva detto che non si sarebbe immischiato....ma è durato poco) e la OSA (Organizzazione degli Stati d'America) attraverso del proprio Presidente Insulza che ha dichiarato che la decisione è un attentato contro la libertà di espressione. Chavez gli ha risposto che non può permettersi di fare ingerenze in questioni nazionali. Inoltre va detto che la decisione di non rinnovare la concessione ha un appoggio popolare fortissimo.

Insomma Chavez ha aperto subito vari fronti: Partito Unico, legge abilitante (e conseguente trasformazione economica), RCTV e scontro internazionale.
Sicuramente il 2007 sarà molto interessante

Alessandro Bombassei - Caracas 09/01/07


Il 2007 sarà senz'altro un anno molto importante per il Venezuela.

Le sfide sono tantissime.
Chavez ha lanciato, dopo la sua rielezione lo scorso 3 dicembre 2006, il progetto del partito unitario nel quale ha invitato a confluire tutti i partiti del "Bloque de cambio", cioè i partiti che lo appoggiano.
Fino ad ora quasi tutti i partiti hanno risposto sì (fra questi i 3 principali in termini di voti: il Movimiento Quinta Republica, Patria Para Todos e Podemos, così come partiti minori come la radicale UPV di Lina Ron): Alcuni hanno però dichiarato che dovrebbero convocare un congresso dei propri membri per poter aderire al progetto del Partito Socialista Unitario del Venezuela (PSUV), come hanno fatto il Movimiento Electoral del Pueblo (MEP) e soprattutto il Partito Comunista (PCV).
La sfida è lanciata. Probabilmente è stato un tentativo di Chavez di cercare di rimettere un pò di ordine negli incessanti litigi che esistono fra le varie forze che lo sostengono. Un tentativo volto a cercare di coinvolgere tutti questi soggetti attorno a un progetto unitario, e piú marcatamente "rivoluzionario".
Peró le contraddizioni sono tante e i problemi anche.
A livello dei partiti "chavisti" non c'è dubbio che ci sono varie anime, da quella "destrorsa e liberale" rappresentata da soggetti che hanno anche un notevole potere economico come il Governatore dello Stato Miranda Diosdado Cabello, o l'ex ministro degli interni Jesse Chacon (entrambi MVR), a quella "veramente socialista" come il PCV, passando per una moltitudine di posizioni piú o meno opportuniste, o più o meno conciliatrici.
Il problema è che le contraddizioni non si fermano alle posizioni "ideologiche" degli attori partitici. Quelle vere, quelle pericolose sono legate alla sempre maggiore discrepanza esistente fra i partiti appunto e le organizzazione popolari di base dall'altra (come i Comitati di terra urbana, i comitati di contadini, i sindacati e i lavoratori in genere, le comunità). Motivi: una burocrazia inefficiente, tutta centrata nel godersi i propri privilegi, lontana dai problemi concreti che si vivono nei barrios o nelle campagne.
Questa sarà la vera sfida del 2007. la sfida delle organizzazioni popolari a scontrarsi e imporsi rispetto a problemi quali il nepotismo, la corruzione, la bugia "rivoluzionaria" (per la quale uno dice di essere socialista ma porta avanti politiche di destra)e una pratica politica borghese.
Per fare ciò sono tuttavia necessari molti passi. infatti non si puó parlare per il momento di un movimento popolare. C'è una totale sconnessione da una parte fra le orgaizzazioni delle città e quelle delle campagne, e dall'altra c'è una fortissima frammentazione delle forze rivoluzionarie cittadine, con notevole settarismo e vecchi rancori. Quindi il primo passo sarà quello di incontrarsi, confrontarsi e vedere di arrivare a un accordo minimo sulla base del quale iniziare un lavoro di articolazione e organizzazione. Alcuni soggetti hanno iniziato un cammino in questo senso come il progetto "por todas nuestras luchas" nel quale si ritrovano la corrente marxista della centrale sindacale chavista UNT, i Comitati di terra urbana, il Fronte Nazionale Contadino Ezequiel Zamora e l'associazione dei media alternativi, ma anche in questo caso ci sono molti problemi e non può che essere considerato un embrione di organizzazione.
Un tema delicato è legato al fatto di aderire o meno al PSUV.
Molti attori popolari sono tentati di farlo, però sono coscienti anche che il rischio è di rimanere schiacciati in una guerra di correnti (in quanto si puó immaginare che ogni partito che entrerà nel PSUV ne rappresenterà una corrente), burocratica e anche questa volta lontana dalla pratica rivoluzionaria di terreno.
Inoltre in termini reali nel PSUV ci saranno anche capitalisti "chavisti" e sicuramente questi continueranno nel loro lavoro attuale di adeguamento del processo bolivariano a un modello socialdemocratico accettabile per la borghesia, ciò che in termini teorici e pratici rappresenterebbe l'abbandono di una visione di scontro di classe e quindi di una pratica rivoluzionaria che abbia come obiettivo finale la socializzazione dei mezzi di produzione e l'annullamento delle stridenti differenze economiche e di possibilità che continuano a perdurare.
Chavez si ritrova in una posizione delicata. Da una parte cerca di tenere a bada le forze disgregatrici interne al "chavismo" e dall'altra incita il popolo ad organizzarsi, ben conscio che i pericoli che corre questo processo sono grandi a livello interno ma anche e soprattutto a livello esterno, in quanto tutti sanno benissimo che la decisione dell'opposizione di optare per la via "elettorale democratica e non golpista" è puramente opportunista e in qualsiasi momento potranno cercare di destabilizzare nuovamente il paese con l'appoggio degli Stai Uniti (e di imprese, paesi e forze reazionarie europee). Per i prossimi mesi sono già sul piede di guerra sia per la raccolta di firme per i referendum revocatori, sia per l'annuncio di Chavez dato settimana scorsa della non rinnovazione dei diritti di trasmissione del canale televisivo privato RCTV (uno dei principali attori del colpo di stato e della campagna di diffamazione, destabilizzazione e odio che ha continuato fino ad oggi). Non mancheranno di gridare allo scandalo, alla mancanza di libertà e alla dittatura.
Ma Chavez va avanti. e sicuramente nel suo intorno ci saranno varie "rimozioni", varie teste che cascheranno.
E' di questa mattina l'annuncio della sostituzione di José Vicente Rangel per Jorge Rodriguez (ex rettore del CNE) nella Vicepresidenza della repubblica, e di Jesse Chacon con Pedro Carreño nel Ministero degli interni. Mentre Rodrigo Cabezas (deputato della sinistra chavista) è stato nominato Ministro delle finanze.
Anche se ha molti nemici, anche se ha molti limiti (per adesso), il progetto di costruzione del socialismo in Venezuela è vivo e sicuramente andrà avanti.

Alessandro Bombassei - Caracas 04/01/07
 


Si è costituito il coordinamento nazionale bolivariano!

 

Il 25 ed il 26 novembre 2006 si sono incontrate, al Centro Popolare Autogestito di Firenze-Sud, decine di organizzazioni, collettivi, associazioni, centri sociali, comitati e singoli compagni provenienti da diverse regioni d'Italia.
In un clima costruttivo e propositivo, sono state analizzate a fondo le molteplici dinamiche che caratterizzano il processo bolivariano antimperialista in corso in America Latina attualmente, nonché le particolarità dei diversi processi che nei vari paesi presentano, a seconda dei casi, tempi e modi diversificati nella lotta di liberazione nazionale e sociale condotta dai rispettivi popoli.
I partecipanti all'assemblea nazionale di solidarietà internazionalista con le lotte dei popoli latinoamericani hanno inoltre sviscerato i nessi ed i reciproci impatti tra il processo di cambiamento in corso in America Latina, da una parte, ed il contesto mondiale, dall'altra, rivolgendo l'attenzione in particolare verso la situazione altamente conflittuale e resistente che caratterizza il Medio Oriente in questa fase.
Tale analisi, il cui approfondimento è stato reso possibile anche grazie agli interventi qualificati di tre compagni latinoamericani (uno dalla Colombia, uno dal Venezuela ed un altro ancora dall'Argentina), ha portato i partecipanti a ribadire sostanzialmente due aspetti: in primo luogo, la portata strategica delle lotte dei popoli latinoamericani nel quadro delle lotte antimperialiste ed anticapitaliste su scala mondiale, ed in secondo luogo l'urgenza di articolare, sul piano nazionale, un ambito coordinato di sostegno internazionalista al processo bolivariano in Latinoamerica.
Dopo un giorno e mezzo d'interventi, dibattito e riflessioni su questi ed altri aspetti, è stato deciso unanimemente di dare vita al Coordinamento Nazionale Bolivariano, quale strumento ed ambito per coordinare iniziative, campagne e mobilitazioni su scala regionale e nazionale in sostegno alle lotte dei popoli latinoamericani.
Il neonato Coordinamento, il cui spirito è quello dell'internazionalismo tra i popoli e della solidarietà di classe, afferma il proprio appoggio alla lotta dei popoli latinoamericani per la seconda e definitiva indipendenza, sottolineando l'eroica resistenza guerrigliera e popolare contro il narco-fascismo di Uribe Vélez in Colombia, lo straordinario processo di cambiamenti nel Venezuela bolivariano e la tenace battaglia di Cuba socialista contro il blocco statunitense.
Il Coordinamento afferma con forza il pieno rispetto delle più diverse forme di lotta che i popoli, e le loro organizzazioni, hanno deciso o decideranno sovranamente di adottare per condurre la battaglia contro l'imperialismo statunitense -ma non solo- e le oligarchie nazionali.
Il Coordinamento, inoltre, raccoglie e fa propria la spinta positiva di unità e convergenza delle lotte che, dal Rio Bravo alla Patagonia, si stanno consolidando sotto la bandiera del bolivarianismo, come dimostrano ambiti quali la Coordinadora Continental Bolivariana e le più diverse forme di coordinamento continentale tra lavoratori, contadini, indigeni, studenti, donne, ecc.

Concretamente, il Coordinamento Nazionale Bolivariano articolerà nei prossimi mesi il proprio intervento lanciando due campagne:

1) una, di denuncia dei piani neo-coloniali di Washington e del Pentagono in America Latina, come il Plan Colombia, i Trattati di Libero Commercio (TLC), ecc., nonché del ruolo di supporto agli stessi -talvolta meno evidente ma ugualmente finalizzato al saccheggio- giocato dall'Unione Europea o da alcuni dei suoi Stati membri in particolare.

2) l'altra, di sostegno ai prigionieri politici latinoamericani: alcuni detenuti illegittimamente negli USA, come ad esempio Simón Trinidad e Sonia, combattenti bolivariani delle FARC-EP sequestrati, estradati e processati con montature e menzogne, o i cinque cubani, incarcerati e condannati a pene terribili per essersi adoperati contro il terrorismo del connubio CIA-mafia cubana di Miami; altri, detenuti nelle più diverse carceri del continente, come i prigionieri peruviani, mapuches, colombiani, messicani, argentini, ecc.

Queste due campagne, che verranno sviluppate con iniziative locali di controinformazione, documentazione, denuncia e sensibilizzazione, saranno i due fili conduttori di un lavoro che avrà una prima verifica il prossimo febbraio, quando il CNB si riunirà nuovamente a Firenze, e che sfocerà in una grande mobilitazione nazionale che si terrà a Roma nel maggio 2007.
Il Coordinamento Nazionale Bolivariano, quale ambito ampio ed aperto di solidarietà internazionalista, lavorerà inoltre per allargarsi ed estendersi, così come per rendere sempre più nutrita la partecipazione a questo irrimandabile sforzo collettivo di sostegno alle lotte dei popoli latinoamericani.

Alerta que camina la espada de Bolívar por América Latina!
coordinamento nazionale bolivariano
cnbita@yahoogroups.com


4.12.06

Chavez vince le elezioni in Venezuela

Con il 62% circa dei voti Chavez si conferma presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela. Dopo le vittorie di Morales in Bolivia, Lula in Brasile, Correa in Ecuador, anche il Venezuela si conferma nel generale avanzamento delle sinistre in America Latina.
La vittoria di Chavez è importante per due motivi, primo perchè la Rivoluzione Bolivariana rappresenta una spina nel fianco per l'imperialismo yankee e secondo perchè in questo momento il Venezuela rappresenta, pur tra mille contraddizioni, una speranza per i milioni di diseredati che popolano il sud del mondo.
Il rafforzamento dell'asse Cuba-Venezuela-Bolivia rappresenta un problema molto serio per l'imperialismo perchè questi tre paesi del terzo mondo stanno facendo vedere a tutto il continente che è possibile costruire una società diversa, delle relazioni economiche e di scambio non fondate soltanto sul valore di mercato di un bene ma fondate sulle necessità dei popoli (petrolio venezuelano in cambio di inseganti e dottori cubani) e questo esempio si sta pericolosamente allargando a macchia d'olio. Non è un caso che per la prima volta dopo molti anni in Palestina ed in Libano si vedano ritratti di Chavez anzichè di qualche esponente islamico.
Con questo non vanno nascosti i limiti del chavismo e ancor di più quelli di Morales. Probabilmente non saranno loro a condurre i popoli di Bolivia e Venezuela al socialismo però in questo momento è fondamantale per i comunisti stare dentro il processo rivoluzionario e cercare di spingerlo in avanti, fin dove è possibile. Sarebbe una tattica suicida quella di tirarsi fuori in nome della purezza rivoluzionaria, come purtroppo alcuni gruppetti stanno facendo, ripetendo la solita frase che il compito del proletariato oggi in Venezuela è quello di costruire il Partito e che il Partito deve essere indipendente e quindi opporsi alla rielezione di Chavez. E' ovvio che il compito della classe in Venezuela è quello di ricostruire la propria organizzazione rivoluzionaria e che questa debba poi essere indipendente dalla borghesia, ma non vedo questo percorso in contraddizone dallo stare all'interno dei processi rivoluzionari. Chi oggi si tira fuori dalla lotta, in un momento così importante in cui è in corso uno scontro cruciale tra l'imperialismo e le masse sudamericane, non soltanto non verrà capito dai lavoratori, dai poveri, dagli abitanti delle miserabili baraccopoli che per la prima volta nella loro vita hanno visto un medico o una scuola, ma verrà giustamente tacciato di tradimento al di là delle belle parole che potrà scrivere sul proprio giornaletto magari citando qualche grande rivoluzionario del passato.

Partito Comunista dei Lavoratori - sez. di Firenze


Importante vittoria del processo Bolivariano in Venezuela

(10 dicembre 2006)

«Viva la rivoluzione socialista! Il destino è stato scritto!»
Hugo Chavez


Con oltre 7 milioni di voti Hugo Chavez è stato confermato alla guida del Venezuela.
Questo risultato conferma, come ha ricordato lo stesso Chavez dedicando la vittoria a Fidel Castro, la chiara volontà di continuare nella costruzione del processo bolivariano in Venezuela e del socialismo in America Latina.
Come nel caso del referendum confirmatorio dell’estate 2004, del tentato golpe del 2001, della lunga serrata padronal-petrolifera del 2002, di tutti i tentativi di destabilizzazione del processo in atto in Venezuela operato dagli USA e dai loro alleati regionali, la parte migliore del popolo venezuelano ha risposto con grande forza e inequivocabilmente.
Non deve sfuggire la grande importanza di questa nuova vittoria del processo bolivariano in Venezuela. Non solo per quello che rappresenta concretamente per le condizioni di vita del popolo venezuelano, ma anche per quello che rappresenta per la speranza di liberazione dell'intero continente latino-americano e più in generale per la resistenza dei popoli in lotta contro l’imperialismo. Non a caso, questa estate, il Venezuela di Chavez fu l’unico paese a congelare le relazioni diplomatiche con Israele in conseguenza dell’aggressione al popolo libanese e ai palestinesi di Gaza.
Il Venezuela è oggi l’ottavo produttore e il quinto esportatore di petrolio a livello mondiale, nonché il quarto fornitore degli USA (di cui copre il 13% del fabbisogno giornaliero); non stupisce, quindi, la reazione stizzita degli USA. John Negroponte, ex-ambasciatore USA in Honduras e in Iraq, nonché regista del terrorismo di stato in America Latina e Medio Oriente, ha dichiarato: “Il Venezuela è un santuario sicuro per gli insorti delle FARC-EP colombiane e vuole costruire una coalizione anti-USA che si estende al di là dell’America Latina e che passa da Iran, Siria, Bielorussia, Corea del Nord”.
Non sappiamo se questa coalizione contro l’imperialismo si realizzerà. Sappiamo però che la politica di guerra degli USA sta già producendo una ribellione a livello mondiale. Noi auspichiamo che questa ribellione sia il primo passo per lo sviluppo di un processo di trasformazione e di liberazione. Per questo, oggi, ci uniamo alla soddisfazione dei popoli in lotta gridando “Viva il Venezuela e la rivoluzione bolivariana” !

3 dicembre 2006
Zona Apuo-Versiliese, Toscana del Nord

Comitato di Solidarietà con i Popoli dell'America Latina (CSPAL)


Ai nostri fratelli del popolo venezuelano
e al loro Presidente compagno Hugo Chavez

Con la convinzione che il popolo venezuelano avrebbe scelto la corretta alternativa, abbiamo saputo dai risultati elettorali che (il popolo. n.d.t.) ha dato nuovamente fiducia sia al compagno Hugo Chavez come Presidente della Nazione, sia alla rivoluzione Bolivariana, rivoluzione dei lavoratori e dei contadini che persegue la giustizia sociale opponendosi all'imperialismo. Con la rielezione di Chavez per un nuovo mandato si è manifestata la volontà dei popoli di liberarsi dal giogo dell'imperialismo nordamericano, con la speranza che un nuovo mondo è possibile, un mondo senza sfruttamento e senza le ingiustizie del sistema capitalista.
Noi in Palestina, come in tutti i Paesi che si trovano sotto occupazione, vediamo nel Venezuela un punto di appoggio essenziale ed una luce che illumina la fine della nostra oppressione: anche per lei arriverà l'ora della fine.

Viva il popoloo venezuelano libero, sempre con la bandiera della rivoluzione!

Uniti nella lotta

Harakat Abnaa el-Balad (Movimento dei Figli della Terra)

  


Vittoria schiacciante di Hugo Chavez    
 

“Ora bisogna costruire il socialismo”


Dopo la vittoria di Correa in Ecuador, di Lula in Brasile e di Ortega in Nicaragua, ieri è arrivato il risultato più atteso, e più temuto, dall’imperialismo nordamericano.
 
Hugo Chavez è stato rieletto presidente del Venezuela. La vittoria è stata schiacciante: oltre il 61 % dei voti, mentre Rosales, il candidato dell’opposizione, si ferma al 38%. Uno scarto di tre milioni di voti che non ammette contestazioni. Ogni ipotetico piano golpista è svanito come neve al sole.
L’opposizione aveva cercato in queste ultime settimanedi rialzare la testa ed una settimana fa aveva portato in piazza diverse centinaia di migliaia di persone. Ma lo schieramento rivoluzionario aveva subito risposto il giorno dopo, quando almeno 2 milioni di persone, un vero e proprio “tsunami rosso” aveva invaso Caracas in sostegno del presidente Chavez.
Ancora una volta un momento decisivo della rivoluzione bolivariana è stato deciso dalla partecipazione attiva delle masse. I lavoratori ed i giovani del Venezuela hanno soccorso Chavez dagli attacchi dell’oligarchia e dell’imperialismo in più occasioni: durante il colpo di stato del 2002, durante la serrata padronale avvenuta pochi mesi dopo, votando no al referendum revocatorio del 2004.
Ma questa volta la mobilitazione di massa può e deve servire non solo a difendere la rivoluzione, ma a farla avanzare.
Anche i mass media italiani ammettono oggi che le condizioni di vita della popolazione venezuelana sono migliorate nettamente negli ultimi anni. Enormi passi in avanti sono stati fatti nella sanità e nell’istruzione ed oggi il Venezuela è un paese libero dall’analfabetismo, secondo l’Unesco. Ciò è stato possibile perché le enormi risorse naturali del paese sono state messe a disposizione di tutti. I profitti del petrolio venezuelano sono oggi spesi nei servizi sociali e non finiscono nelle tasche di qualche oligarca.
Proprio questo non può essere tollerato da Washington: che un popolo, ed il suo presidente, abbiano deciso di decidere del proprio destino e di non piegarsi ai dettami delle multinazionali.
La vittoria di Hugo Chavez è ancora più importante perché il suo programma non è affatto un programma moderato ma anzi la sua campagna è stata all’insegna del socialismo e della lotta all’imperialismo. Alla faccia di chi, in Europa, afferma che un programma troppo radicale fa spaventare la maggioranza degli elettori.
Durante il suo primo discorso appena avvertito del trionfo elettorale davanti ad una folla enorme, Chavez ha ribadito che “il 3 dicembre non era un punto di arrivo, ma un punto di partenza. Oggi comincia una nuova epoca, dove idea-forza centrale è l’approfondimento e l’espansione della rivoluzione socialista. Più del 60% della popolazione non ha votato per Chavez ma bensì per un progetto che ha un nome preciso: il socialismo venezuelano.”
Chavez ha insistito su quella che deve essere “uno degli aspetti centrali di questa nuova fase. La lotta contro la controrivoluzione burocratica e la corruzione”.
Tuttavia non ha delineato i passi concreti per condurre questa battaglia. Il Comitato internazionale “Giù le mani dal Venezuela” sostiene le posizioni di quelle forze all’interno del movimento bolivariano che ritengono che per difendere la rivoluzione bisogna portarla a termine, nazionalizzando le principali industrie, le aziende multinazionali, le banche ed il sistema finanziario. Bisogna perciò mettere in pratica l’appello di Chavez rivolto ai lavoratori di occupare le fabbriche in crisi o che licenziano. Per combattere la burocrazia è necessario generalizzare le esperienze di controllo e gestione operaia già esistenti nel paese e di cui il Fronte rivoluzionario delle Fabbriche occupate (Freteco) è portavoce. Questo è concretamente ciò che significa socialismo per noi.
Il Venezuela ha dimostrato in questi anni cosa significa lottare contro l’imperialismo e costruire una società più giusta. Può e deve continuare ad essere l’avanguardia del processo rivoluzionario nel continente latinoamericano. Oggi una vento nuovo soffia in tutta l’America Latina: l’imperialismo è in ritirata. Dal Venezuela all’Ecuador, dalla Bolivia al Messico  una nuova società, una società socialista è possibile.
Questa vittoria ha un grande significato anche per il dibattito in Italia. Il comitato “Giù le mani dal Venezuela” vuole essere in prima linea nell’appoggio alla rivoluzione bolivariana, ma anche aprire porte e finestre delle sedi dei partiti dei lavoratori e dei sindacati e fare entrare il vento delle lotte delle masse latinoamericane. Il futuro della sinistra in Italia ne trarrebbe sicuramente grande giovamento.

 
Comitato “Giù le mani dal Venezuela”
giulemanidalvenezuela@yahoo.it  
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