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Un breve
dossier sui neoconservatori negli USA ad uso di una sinistra
moderna.
Radiografia dell’ amministrazione Bush
Estratto dal Libro: “Cuba o della mela marcia”- Ed. La Città del Sole,
Napoli, 2003
1 - L’Unilateralismo Latente: dalla Dottrina Cheney-Wolfowitz alla
Dottrina Bush
E’ credenza comune che la cosiddetta dottrina Bush – National Security
Strategy of USA- (NSS),
presentata nel settembre del 2002, nel sancire l’unilateralismo e l’uso
della guerra preventiva (considerata atto criminale secondo i canoni del
Tribunale di Norimberga), sia la figlia peggiore di un’America
esasperata dagli attacchi dell’11 settembre. Sarebbe invece più
opportuno prendere come avvenimento di riferimento il crollo del muro di
Berlino, attribuendo il merito di avere congegnato l’unilateralismo
americano a George Bush Sr. E’ dal 1989, infatti che si dovrebbe dire:
niente sarà più come prima.
Un articolo del New York Times, dell’ 8 marzo 1992 già riferiva di un
documento segreto, consegnato a Bush Sr. nel 1990, il "Defense Policy
Guidance", dove si sosteneva la necessità di "dissuadere i concorrenti
potenziali anche dal solo sperare di giocare un ruolo regionale o
mondiale più importante" e si affermava che "la missione politica e
militare dell'America nel dopo-guerra fredda consisterà nel garantire
che nessuna superpotenza rivale possa emergere in Europa Occidentale,
Asia o nei territori dell'ex-Unione Sovietica".
Il documento era stato elaborato sotto la guida di Dick Cheney, allora
segretario della Difesa,
da una squadra di falchi che comprendeva Paul Wolfowitz (attualmente
vice di Rumsfeld),
Lewis Libby (consigliere per la sicurezza nazionale di Cheney, oggi capo
del suo staff) ed Eric
Edelman (consigliere per la politica estera di Cheney). Interessante
notare che tutti sono rientrati nell’amministrazione Bush Jr. e che,
come si dice, il Wolfowitz perde il pelo ma non il vizio.
Il pretesto dell’11 settembre ha consentito di diffondere la dottrina
Bush sia sul piano interno che in sede internazionale, sfruttando quel
tanto di condiscendenza che ogni persona perbene concede ai pazzi.
Con il NSS, si sancisce l’abbandono della strategia di deterrenza e
contenimento, che vigeva durante la guerra fredda, per introdurre le
direttive cardine dell’egemonismo americano. Inoltre,
con il Nuclear Posture Review (gennaio 2003), si introduce il principio
del first strike (colpire per primo), anche nei confronti di paesi che
non dispongano d’armi nucleari. Principio tanto più terrorizzante se si
tiene conto dei progetti del Pentagono di produrre bombe nucleari della
scala di 5 Kiloton, il cui impiego sarebbe di spettro più ampio rispetto
a quelle attualmente in produzione.
Con l’amministrazione Clinton, il quadro sembrò mutare a favore di un
atteggiamento multilateralista, basato sulle larghe alleanze che si
componevano nel processo di globalizzazione. Furono infatti approvati
diversi accordi internazionali: i Protocolli di Kyoto, l’adesione alla
Corte Penale Internazionale, la riduzione della pressione su Cuba e, in
larga misura, si proseguì la politica di deterrenza e contenimento (con
l’eccezione della Guerra del Kosovo, un’ obbligata concessione agli
appetiti dell’apparato militare- industriale). E tuttavia, la filosofia
imperialista del "Defense Policy Guidance", non fu del tutto
abbandonata. Ne sono testimonianza le posizioni espresse in più
occasioni da M. Albright (Segretario di Stato) e da W. Cohen (Segretario
alla Difesa), insofferenti nei confronti di un multilateralismo troppo
vincolante per gli USA e favorevoli anche ad interventi militari
unilaterali dove e quando gli interessi nazionali fossero messi a
rischio.
La nuova amministrazione di G. W. Bush ha esordito con una serie di
misure inquietanti: ritiro dal trattato sui missili ABM e ripresa del
progetto di Reagan di scudo spaziale, ritiro dal Protocollo di Kyoto,
disconoscimento del Tribunale Penale Internazionale e altri misfatti
tipici dell’era Reagan. Infatti erano tornati in carica i burattinai del
tempo di Reagan. Resi più forti dal prestigio che veniva loro dal crollo
dell’URSS e dalla lunga gestione dell’amministrazione, avevano
organizzato, già durante l’intervallo della presidenza Clinton, il loro
ritorno al potere per realizzare il Secolo Americano, secondo i progetti
di quelli che si autonominavano neoconservatori.
2 - I Neoconservatori
Il movimento neoconservatore cominciò ad affermarsi tra gli anni 60 e
70, specialmente tra gli ebrei liberal che avevano preso le distanze
dalla contestazione alla guerra del Vietnam e dai movimenti che si
andavano radicalizzando, come la New Left e quelli dei neri.
Un’influenza non trascurabile, almeno tra i più anziani come Irving
Kristol, ha avuto il filosofo dell’Università di Chicago Leo Strauss.
Strauss lasciò l’Europa nel 1937, in seguito alle persecuzioni naziste e
si rifugiò negli USA. Volendo applicare il pensiero di Machiavelli
all’ordinamento dello stato moderno, è approdato a una dottrina
illiberale, basata sul controllo antidemocratico dello Stato e sul
diritto delle élites a mantenere il governo anche attraverso l’inganno e
la truffa..
Con l’avvento di Reagan, molti ex liberal convertiti ad un
conservatorismo spoglio dei pregiudizi tipici della destra tradizionale,
ebbero accesso a posizioni di comando. Questo accelerò di molto il
compimento della loro, per così dire, ideologia, basata sull’oro,
l’inganno ed i cannoni. Chi fosse interessato a conoscerli più da
vicino, può consultare le loro riviste elencate qui di seguito… Senza
aspettarsi né Voltaire né Tommaso Moro!
Molti sono i membri del governo attuale usciti dalle file dei
neoconservatori: Paul Wolfowitz (vice segretario alla Difesa), Douglas
Feith (sottosegretario alla difesa), Richard Perle (membro del comitato
consultativo del Pentagono, policy board), Daniel Pipes (nominato
recentemente all’US Institute of Peace), Lewis Libby (capo staff di
Cheney), Elliot Abrams (Iran Contra, segretario per il Medio Oriente
alla Casa Bianca), John R. Bolton (sottosegretario del Dipartimento di
Stato per il controllo degli armamenti, definito felicemente dal governo
nord coreano come “scarto umano” e “sanguisuga”), Dov Zackheim
(ufficiale finanziario alla Difesa), David Wumser, Marc Grossman
(sottosegretario di stato per gli affari politici), Richard Haas
(direttore del Dipartimento di Stato del policy planning), Joshua Bolten
(chief policy director alla Casa Bianca) ecc. Purtroppo ci sarebbero
tanti altri nomi da aggiungere!
3 - Le riviste
Queste le riviste che hanno avuto un ruolo considerevole nello
stabilimento di alleanze e conversioni alla sfera neoconservatrice.
Commentary
Si autodescrive come “il primo mensile di opinione in America”, è
considerato molto vicino al movimento. Fondato nel 1945 come organo del
Consiglio Ebraico Americano, decollò quando Irving Kristol e Norman
Podhoretz, entrambi fondatori del movimento, ne diventarono editori.
Commentary oggi assicura un sostegno incondizionato a Israele e propugna
il cambiamento di regime in almeno una mezza dozzina di paesi,
considerati ostili agli Usa o a Israele.
National Review
Fondata nel 1955 da W. F. Buckley, aveva una linea anticomunista,
sostanzialmente cattolica e pro-repubblicana. Inizialmente controllata
dai conservatori tradizionali, si è avvicinato sempre di più
ai neoconservatori.
The Wekly Standard
Fondata nel 1995 e diretta da William Kristol e Fred Barnes, è il gotha
dei neoconservatori, è un deciso promotore del progetto imperiale
americano. Il giornale appartiene al sionista britannico R. Murdoch.
The New Republic
Fondata nel 1914, è stata per lungo tempo una pubblicazione progressista
filo sovietica e fu contraria alla guerra del Vietnan. Incominciò a dare
segni di degenerazione, quando fornisce appoggio al governo Reagan e poi
alla guerra del Golfo. Attualmente è pro-interventista, pro- Israele e
orientata verso la destra del partito democratico.
The National Interest
Fondata da Irving Kristol nel 1985, il comitato editoriale è dominato da
neoconservatori come
Midge Decter, Samuel Hutington, Charles Krauthammer, Richard Perle e
Daniel Pipes.
The Public Interest
Fondata da Irving Kristol nel 1965, è il forum dei neoconservatori sulle
questioni domestiche, specie quelle culturali e politiche.
4 - Il Pentagono
Il Pentagono è, senz’altro, il luogo in cui la spinta dei
neoconservatori si fa più sentire, grazie alla presenza di un
vicesegretario (Wolfowitz), un sottosegretario (Feith) e l’influenza
decisiva del Defence Policy Board, comitato consultivo informale,
controllato da Perle.
Nell’ attuale governo Bush, il Pentagono ha invaso la sfera di
competenza del Dipartimento di Stato e oltre alle abituali mansioni,
riguardanti questioni militari, ha acquisito un’ incontrastata
preminenza nell’orientare la politica estera.
Paul D. Wolfowitz
Vice segretario alla Difesa (dal marzo 2001), secondo solo a D. Rumsfeld
nella gerarchia del Pentagono, è un neoconservatore della prima ora e
funge da agente di collegamento con il PNAC (Progetto per il Nuovo
Secolo Americano). Falco estremo, pro-israeliano e propugnatore di un
radicale intervento americano per cambiare le fattezze del Medio
Oriente, ha colto, subito dopo l’11 settembre, l’occasione per inveire
contro l’Irak acusandolo di complicità con Bin Laden e per sostenere
un’allargamento dell’azione militare anche contro la Siria e il Libano.
Dopo l'esplosione del caso dell'antrace (poi risultato prodotto dal
laboratorio militare americano di Fort Detrick), Wolfowitz e la sua gang
neoconsevatrice si sono prodogati in dichiarazioni pubbliche che
muovevano accuse contro questi paesi, citando il dossier di un
centro-studi privato, l’ American Enterprise Institute, che è un covo di
neoconservatori. Colin Powell dovette prenderne le distanze, dichiarando
pubblicamente che Wolfowitz, il vice ministro, "non parla in **** del
governo". A questo punto Wolfowitz spedì a raccogliere le prove mancanti
un membro del Defence Policy Board: James Woolsey, già direttore della
Cia e membro del Council of Foreign Relations (**R) e del JINSA.
Più recentemente Wolfowitz ha creato insieme a D. Feith l’“Office of
Special Plans” che potrebbe servire, anche grazie ai suoi stretti
rapporti con Ahmed Chalabi (esule iracheno a capo di una formazione
anti- Saddam e filo americana), a fabbricare le famose prove.
Wolfowitz ha conosciuto Chalabi all’Università di Chicago, dove ha
svolto il suo PhD in Scienze Politiche e dove è diventato discepolo del
filosofo reazionario Leo Strauss.
E’ stato capo del policy planning al Dipartimento di Stato, assistente
della Difesa per i programmi regionali al Pentagono (1977-1980),
sottosegretario alla difesa, membro dello staff di Cheney - allora,
segretario alla difesa- (1989-1993). In quest’ultima occasione, è stato
il mentore dell’ egemonismo americano post-guerra fredda, partecipando
alla stesura del "Defense Policy Guidance". Quando fu nominato al
Pentagono, era già da sei anni Professor of International Relations at
the Paul H. Nitze School of Advanced International Studies (SAIS) of The
Johns Hopkins University.
Wolfowitz non ha timore di stupire. Durante il suo viaggio in Irak, in
una conferenza stampa tenuta a Mossul il 21 luglio 2003, ha dichiarato:
”Penso che tutti gli stranieri dovrebbero smettere di interferire negli
affari interni dell’Irak.”
Toccherà a AEI e PNAC, spiegare cosa volesse dire!
Douglas Feith:
Sottosegretario alla difesa e “policy adviser “ (consigliere militare)
del Pentagono, nominato il 1 luglio 2001. Feith occupa il quarto posto
nella gerarchia del Pentagono, con l’incarico "per tutte le materie
relative alla formulazione della politica di sicurezza nazionale e
difesa, nonché alla integrazione e alla supervisione dei piani del
ministero" e di: "sviluppare le politiche di condotta delle alleanze e
dei rapporti militari con i governi stranieri e i loro apparati di
difesa" nonché "coordinare e controllare l'attuazione della strategia e
della politica di sicurezza internazionale su temi che hanno relazione
con i governi esteri e i loro apparati militari". Gli spetta anche il
compito, davvero interessante, di "supervisione di tutte le attività del
Dipartimento Difesa attinenti al trasferimento internazionale di
tecnologie".
Tocca a Feith, come sottosegretario alla difesa, reclutare i membri del
Defence Policy Board, l’organismo che Richard Perle ha diretto durante
tutto il periodo cruciale per il dispiegamento dell’impresa
neo-imperialista. Non contento di questo ruolo di potere, ha inventato
con Wolfowitz anche l’ Office of Special Plans (OSP) dedicato a
scrutinare fonti primarie di in***ligence, specie quelle riguardanti
l’Irak, e trasmettere materiale di propaganda ai media neocons, in
particolare quelli di Murdoch come Weekly Standard, Wall Street Journal
e Fox News. Si può sostenere, senza rischio di errore, che il grosso
della disinformazione sulle armi di distruzione di massa di Saddam, è
stata fabbricata nell’ OSP.
Nella prima amministrazione Reagan, Douglas Feith faceva parte dello
staff della Casa Bianca per le questioni militari, alle dipendenze di
Richard Allen (considerato come colui che ha dato il via a Israele per
invadere il Libano nel 1982). Quando Allen fu sostituito da William
Clark, Feith perse il posto, per sospetti di un suo coinvolgimento
particolare con Israele. Nel secondo mandato di Reagan riemerse come
"consigliere speciale" di Richard Perle , che allora era stato nominato
vicesegretario della Difesa. Fino a quando un losco affare di
trasferimento illegale di tecnologia a Israele fece cadere Perle e la
sua gang (oltre Feith, Steven Bryen e Frank Gaffney).
Nel 1989 si registrò come lobbista del governo turco con la ragione
sociale International Advisors Inc (IAI) per “promuovere l’obiettivo
della cooperazione USA - Turchia nell’industria di difesa”. Lo fece
insieme a Perle, da sempre il suo alter ego, più anziano e autorevole di
lui. Questa attività durò sei anni e sollevò un sacco di sospetti.
Nel 1996, sempre insieme a Perle, lavorò per l’allora primo ministro
israeliano Benjamin Netanyahu ed elaborò un documento, "A Clean Break: A
New Strategy for Securing the Realm", che silurava gli accordi di Oslo e
tracciava la strategia oltranzista di Israele per il futuro.
Attualmente cumula l’incarico governativo con le mansioni di capo dello
studio legale Feith&Zell, con sede in Israele, che ha la rappresentanza
della più importante fabbrica di armamenti israeliana, la Israeli
Armaments Manufacturers.
Ha rapporti stretti con l’associazione estremista ebraica ZOA (Zionist
Organization of America) ed è per questo, oltre che per le sue ripetute
dichiarazioni anti-arabe e al suo particolare curriculum, che la sua
nomina ha suscitato veementi proteste in seno alla comunità
arabo-americana.
Non c’è da stupirsi che Feith sia il più attivo promotore del
riavvicinamento strategico USA-India, nel quale egli vede, non solo
l’occasione di inasprire i rapporti con la Cina , ma anche, visto il suo
particolare interesse nel trasferimento di tecnologia militare, di
coinvolgere Israele in un colossale mercato di armamenti, nel quale
l’India dovrebbe svolgere contemporaneamente il ruolo di cliente e
fornitore di mano d’opera.
Defence Policy Advisory Committee Board (DPB)
Organismo di consulenza del Pentagono creato nel 1985. Secondo lo
statuto, ha il compito di fornire al segretario alla difesa “consigli
giudiziosi e indipendenti riguardo le principali questioni della
politica di difesa”. I membri vengono scelti dal sottosegretario alla
difesa (attualmente Douglas Feith) a cui rispondono, anche se sono
formalmente nominati dal segretario alla difesa (attualmente D.
Rumsfeld).
Conta circa trenta membri, reclutati soprattutto nel settore privato,
perché è stabilito che i funzionari governativi non possano essere più
di quattro. Il lavoro del board si svolge in due sedute mensili che
durano, generalmente, due giorni ognuna. Non vengono stilati rapporti,
né si ricorre al voto.
Tra le funzioni, lo statuto prevede:
“ (a) Studiare le implicazioni strategiche a lungo termine delle
politiche di difesa nelle varie regioni del mondo , (b) studiare le
implicazioni politiche dei tipi di armamenti attuali e quelli futuri,
(c) studiare l’impatto delle nostre politiche di difesa sugli aspetti
riguardanti le alleanze militare, (d) altre aree di interesse avanzate
dal sotto segretario della difesa.”
Il DPB è il principale strumento di potere utilizzato dai neocons .
Questi tecnocrati non eletti, che non debbono rendere conto né ai
cittadini né al Congresso, sono diventati i massimi fautori dell’Impero.
Favoriti in questo dal carattere non ufficiale delle loro valutazioni e
dall’assenza di verbali scritti delle loro riunioni. Come ha notato,
alquanto tardivamente, il Chicago Tribune: “Un comitato del Pentagono,
una volta sconosciuto, sta giocando il ruolo di influenzare
l’amministrazione Bush verso un’invasione dell’Irak, creando sostegno
per un’azione militare , cercano, i suoi membri, di trasformare un’idea
controversa in un colonna portante della politica USA”.
I membri attualmente in carica sono:
Kenneth Adelman
Già collaboratore di D. Rumsfeld
Richard Allen
Già consigliere della sicurezza nazionale, membro della Hoover
Institution
Martin Anderson
Membro della Hoover Institution
Gary S. Becker
Premio Nobel dell’Economia, 1992, per applicazioni dei metodi della
microeconomia ad altre aree non economiche, membro della Hoover
Institution
Harold Brown.-
Già segretario alla difesa di Carter
Eliot Cohen.
Direttore del Strategic Studies Program at the Johns Hopkins University
,Paul H. Nitze School of Advanced International Studies (SAIS) , autore
del libro, “Supreme Command: Soldiers, Statesman, and Leadership in
Wartime”.
Michèle A. Flournoy.
Membro del Council on Foreign Relations, membro del Executive Board of
Women in International Security (Center for Strategic & International
Studies n.d.), direttore del International Security Program at the
Center for Strategic & International Studies . (Center for Strategic &
International Studies n.d.)
Thomas Foley.
Speaker della House of Representatives.
Newt Gingrich
Già speaker della House of Representatives.
David Jeremiah
Ammiraglio in riserva dell’US Navy, Presidente della Techonogy
Strategies & Alliances Corporation (una ditta di investimento bancario e
consultoria nei settori industriali dell’aerospaziale, difesa,
***ecomunicazioni ed elettronica), membro del comitato direttivo della
MITRE, membro del comitato direttivo dello JINSA (Jewish Institute of
National Security Affaire)
Henry Kissinger
Già Segretario di Stato di Richard Nixon, membro dell’Hollinger's
International Advisory Board; ex-consultore della compagnia petrolifera
Unocal.
Richard Perle.
Tra i più attivi e spregiudicati neocons, ha esercitato una decisiva
influenza su D. Feith, diventando la vera e propria eminenza grigia del
Pentagono, tanto più forte, perché libero dai vincoli e dai limiti
imposti agli ufficiali governativi. Ammesso che al Pentagono ce ne sia
rimasto ancora qualcuno!
Fu il presidente del DPB durante il periodo più critico, quello di
svolgimento della nuova politica interventista, di cui fu il principale
architetto. Fu costretto però a dimettersi nel marzo 2003, restando
tuttavia membro ordinario, in seguito a uno scandalo. Secondo il
giornalista Seymour Hersh , avrebbe sfruttato infatti il suo ruolo nel
DPB, per favorire imprese private nelle quali aveva interessi personali.
E’ membro del direttivo dell’AEI e consigliere, insieme a Charles
Krauthammer, William Kristol e Gary Bauer, della FDD (Foundation for
Defense of Democracies), un’organizzazione pro-israeliana che “conduce
ricerca e educazione sul terrorismo internazionale…”, è membro del
direttivo del JINSA (Jewish Institute of National Security Affairs) , ex
direttore del Jerusalem Post, già assistente alla segreteria della
difesa per la politica di sicurezza internazionale dal 1981 al 1987,
membro dello staff del senatore Henry Jackson, (ricordato per essere
stato un anticomunista fanatico), Perle, conosciuto tra i più intimi
come il Principe delle Tenebre per le sue idee terrificanti durante il
periodo di confronto nucleare col URSS, è un sionista convinto e ha la
cittadinanza israeliana. Ha sempre fatto cattivo uso delle informazioni
riservate cui ha avuto accesso grazie al suo ruolo: fu investigato nel
1980 per un possibile coinvolgimento nel caso Pollard, una celebre
operazione di spionaggio di Israele ai danni degli USA. Già nel 1970
l’FBI aveva registrato una sua conversazione ***efonica con l’Ambasciata
Israeliana, nel corso della quale rivelava informazioni confidenziali e
fu, per questo, cacciato dallo staff del senatore Jackson. Un precedente
caso di conflitto di interesse c’era già stato nel 1983, quando alcuni
giornali americani gli avevano attribuito sostanziosi sussidi ricevuti
da una ditta israeliana costruttrice di armamenti, mentre lavorava per
il Dipartimento della Difesa.
Dan Quayle
Già vice presidente
Henry Rowen
Già assistente del Segretario della difesa per gli affari della
sicurezza internazionale
James Schlesinger.
Già segretario della difesa ed ex segretario dell’Energia, membro della
MITRE
George P. Shultz
Già segretario di Stato, membro della Hoover Institution.
Kiron Skinner
Hoover Institution, **R (Council of Foreign Relations)
Pete Wilson.
Già governatore della California.
James Woolsey
Direttore della CIA nel governo Clinton (1993-96),membro del direttivo
della JINSA (Jewish Institute of National Security Affairs)
Oltre all’enorme influenza che ha sull’elaborazione della geopolitica,
il DPB svolge anche un’attività di primo piano nei rapporti del
Pentagono con l’apparato militare-industriale. Esercita un duplice
ruolo: quello di creare situazioni di conflitto, quindi il fabbisogno, e
poi di scegliere i fornitori di armamenti .
Dunque non c’è da meravigliarsi se il conflitto di interessi di Perle
non sia un caso isolato. Il conflitto di interessi coinvolge, oltre ai
quattro lobbisti registrati, Chris Williams, Richard Allen, Tillie
Fowler, Thomas S. Foley, anche altri membri come Ronald Fogleman
(Rolls-Royce, North American Airlines, AAR Corporation e MITRE
Cororation, che hanno ricevuto nel 2002 contratti per più di US$ 900
milioni), David Jeremiah (Digital Net Governement Solutions), Jack
Sheehan (Bech***), James Wooolsey (Paladium Capital Group, Booz Allen-
Hamilton, l’ultima ha avuto nel 2002 contratti superiori ai US$ 680
milioni), William Owens (Nor*** Networks, Viasat, Polycom), Harold Brown
(Rand Corporation), James Sclesinger (Lehman Brothers, MITRE
Corporation, la MITRE ha ricevuto contratti per US$ 440 milioni nel 2001
e US$474 milioni nel 2002)
5 - I Covi dei Neocons: le Fondazioni
Il movimento neoconservatore è un fe****no complesso, dinamico e non
lineare. Esprime soprattutto uno stadio avanzato del capitalismo
globalizzante in chiave unipolare. Sbaglierebbe chi pensasse a una
cospirazione che miri a realizzare un programma predeterminato. Il loro
agire si caratterizza per un dinamismo spregiudicato, che non tiene in
alcun conto i valori e il sedimento della cultura politica e sociale
dell’umanità. Quello che conta sono soltanto i rapporti di forza
all’interno dell’élite, e i bisogni del resto del mondo non sono altro
che una delle componenti del gioco, non necessariamente la più
determinante.
Ecco l’impero delle Corporations !
Essi devono acquistare influenza all’interno dello Stato, per il
semplice motivo che il processo formale di decisione negli USA resta
ancora quello politico. Per questo, oltre ai soliti metodi lobbistici
(finanziamenti delle campagne elettorali, corruzione), che corrispondono
a una visione statica del processo, essi si propongono anche di occupare
i vertici decisionali dello Stato e modificare la morfologia sociale e
politica del mondo.
Accedono alle posizioni importanti tramite questi comitati di non eletti
come il DPB e operano il cambiamento delle strutture ideali, attraverso
una voluminosa e sofisticata propaganda fabbricata da milizie di think
thanks.
Il problema è dunque di far avanzare queste milizie all’interno delle
strutture statali, rinforzare la loro azione con aiuti esterni,
garantire la crescita e il più grande consenso possibile all’interno di
ogni unità.
Per questo hanno creato una miriade di così detti istituti o fondazioni
che, seppure interagiscano intensamente con le lobbies tradizionali,
sono di natura ben diversa. Queste fondazioni sono la vera matrice dei
neoconservatori, li generano e li alimentano , materialmente e
in***lettualmente, ricevendo ingenti risorse dalle Corporations e anche
dalle lobbies e si configurano come l’interfaccia più efficace del
capitale col potere politico.
Citiamo: Project for a New American Century , American Enterprise
Institute, Jewish Institute for National Security, Center for Security
Policy The Hudson Institute,The Institute for Advanced Strategic and
Political Studies, Ethics and Public Policy Center, The Foundation for
the Defense of Democracies, Hoover Institute ecc
I neocons, molto spesso, svolgono funzioni in una o più fondazioni
cumulandole con incarichi governativi. Gli intrecci sono la regola, di
percorsi e traiettorie comuni, affinità etniche o di paren***a.
Conflitti di opinioni ? Sembra che non ci siano.
Project for a New American Century - PNAC
Fondato da William Kristol e Robert Kagan nel 1997 con l’obiettivo di “
promuovere una leadership americana globale” e di richiamare
l’amministrazione USA al ritorno ad una “politica estera basata sulla
forza militare e la chiarezza morale alla Reagan”
Kristol e Kagan avevano pubblicato anteriormente, sulla rivista Foreing
Affairs nel 1996, l’articolo “Towards a Neo-Reaginite Foreing Policy” ,
considerato il manifesto dei neocons. La nuova strategia della guerra
permanente ha affascinato molti ex trotskisty, alcuni dei quali già da
tempo allineati con la politica di Reagan, e ha segnato il loro
allontanamento dai conservatori tradizionali come Pat Buchanan .
Il PNAC fu il vero motore della reazione di estrema destra imperialista
negli anni della presidenza Clinton.
Nel 1998 il PNAC firmò una lettera aperta a Clinton, esprimendo
scetticismo sulla politica di contenimento nei confronti dell’Irak e
premendo per un intervento diretto a rovesciare Saddam Hussein. E’ molto
significativo che quasi tutti i firmatari della missiva saranno poi
chiamati ad assumere incarichi nell’amministrazione di G.W. Bush. I
firmatari furono:
Elliott Abrams , Richard L. Armitage , William J. Bennett, Jeffrey
Bergner, John Bolton,Paula Dobriansky, Francis Fukuyama, Robert Kagan,
Zalmay Khalilzad, William Kristol, Richard Perle, Peter W. Rodman,
Donald Rumsfeld, William Schneider, Jr. ,Vin Weber, Paul Wolfowitz, R.
James Woolsey, Robert B. Zoellick
Ancora prima dell’ insediamento di G.W. Bush , avvenuto nel gennaio
2001, il PNAC aveva sottoposto, già nel settembre del 2000,
all’attenzione di Cheney, Rumsfeld, Wolfowitz, Jeb Bush (governatore
della Florida e fra***lo di G.W Bush) e L. Libby (capo dello staff di
Cheney) uno studio denominato “Building America's Defences: Strategies,
Forces And Resources For A New Century” (Costruendo le Difese Americane:
Strategie, Forze e Risorse per un Nuovo Secolo). Il documento mirava a
orientare le tendenze neoimperialiste e in qualche modo costituiva il
collegamento tra il documento Cheney del 1990 (segreto) e quello del
settembre 2002 conosciuto come la dottrina Bush (NSS), che accoglierà
questi suggerimenti senza alcun ritegno, grazie al clima favorevole
creato dagli attentati di un anno prima. Nel documento del PNAC era
evidente l’ispirazione imperialista, ancor più di quanto lo sia poi
stata nella dottrina Bush, se non altro perché allora mancavano ancora i
pretesti: “… mantenendo la preminenza globale degli USA, ostacolando
l’ascesa di ogni potenza rivale, plasmando l’ordine della sicurezza
internazionale allineata coi principi e gli interessi americani”. Si
propugnava una “ strategia americana globale” da dispiegarsi “sino ad un
futuro il più distante possibile”.
Conteneva poi altri suggerimenti criminali, come la creazione di forze
armate spaziali, un completo controllo del cyberspazio, l’“attacco
premeditato all’Irak “ (solita ossessione pro israeliana) per garantirne
il cambio di regime.” Mentre il conflitto irrisolto con l’Irak fornisce
la giustificazione immediata, la necessità della presenza di una forza
americana sostanziosa nel Golfo trascende la questione del regime di
Saddam Hussein”. L’elaborazione del documento ha coinvolto il peggio del
panorama politico americano :
Roger Barnett ( U.S. Naval War College), Alvin Bernstein ( National
Defense University), Stephen Cambone (National Defense University,
allora capo dell’ Ufficio di Programmazione, Analise e Valutazione del
Dipartimento di Difesa), Eliot Cohen ( Nitze School of Advanced
International Studies, Johns Hopkins University, membro del Defense
Policy Board ), Devon Gaffney Cross (Donors' Forum for International
Affairs) Thomas Donnelly ( Project for the New American Century), David
Epstein (Ufficcio del Segretario alla Difesa), David Fautua (Tenente
Col. US Army), Dan Goure (Center for Strategic and International
Studies), Donald Kagan (Yale University), Fred Kagan (Academmia Militare
di West Point), Robert Kagan ( Carnegie Endowment for International
Peace) Robert Killebrew ( Colonnello in pensione), William Kristol (The
Weekly Standard), Mark Lagon (Comitato per Rapporti Esteri del Senato),
James Lasswell (GAMA Corporation), Lewis Libby ( Dechert Price & Rhoads,
capo gabinetto del vice presidente USA), Robert Martinage ( Center for
Strategic and Budgetary Assessment ), Phil Meilinger (U.S. Naval War
College), Mackubin Owens ( U.S. Naval War College), Steve Rosen (Harvard
University), Gary Schmitt (Project for the New American Century), Abram
Shulsky (The RAND Corporation ), Michael Vickers ( Center for Strategic
and Budgetary Assessment ), Barry Watts ( Northrop Grumman Corporation
), Paul Wolfowitz( Nitze School of Advanced International Studies, Johns
Hopkins University , vice segretario della Difesa ), Dov Zakheim( System
Planning Corporation, sottosegretario della Difesa -controllore
finanziario- e primo ufficiale finanziario del Pentagono)
Tenendo conto dei precedenti, non c’è da stupirsi che subito dopo gli
attentati al WTC, precisamente il 20 settembre del 2001, il PNAC non
abbia perso l’occasione per lanciare un’altra catilinaria contro Saddam
Husseim, tramite una lettera diretta a G. W. Bush . La lettera è
articolata in sei brevi punti: Osama bin Laden, Irak, Hezbollah, Israele
e Autorità Palestinese e Budget della Difesa.
Invita nuovamente ad attaccare l’Irak, pur riconoscendo l’assenza di
prove circa il coinvolgimento iracheno negli attentati. Sugli altri
punti relativi al Medio Oriente, i firmatari si fanno portatori dei
desideri di Sharon , ricordando al presidente che “ Gli Stati Uniti
debbono sostenere la nostra democrazia amica nella sua lotta contro il
terrorismo”. Quanto al budget, brodo di giuggiole : ” Una guerra seria e
vittoriosa al terrorismo richiederà un grande aumento della spesa
militare”. E, già, era dal 1996 che lo aspettavano !
Firmatari:
William Kristol, Richard V. Allen, Gary Bauer, Jeffrey Bell, William J.
Bennett, Rudy Boshwitz ,Jeffrey Bergner, Eliot Cohen, Seth Cropsey ,
Midge Decter, Thomas Donnelly, Nicholas Eberstadt, Hillel Fradkin, Aaron
Friedberg, Francis Fukuyama, Frank Gaffney, Jeffrey Gedmin , Reuel Marc
Gerecht, Charles Hill, Bruce P. Jackson, Eli S. Jacobs , Michael Joyce ,
Donald Kagan , Robert Kagan Jeane Kirkpatrick, Charles Krauthammer, John
Lehman, Clifford May, Martin Peretz, Richard Perle, Norman Podhoretz,
Stephen P. Rosen, Randy Scheunemann , Gary Schmitt, William Schneider,
Jr. , Richard H. Shultz, Henry Sokolski, Stephen J. Solarz , Vin Webe,
Leon Wieseltier , Marshall Wittmann
American Enterprise Institute – AEI
Fondato nel 1943 con sede a Washington è oggi la più influente struttura
dei neocons. E’ sintomatico che Bush abbia lanciato il suo grido di
guerra all’Irak in un discorso tenuto al AEI (febbraio 2003), nel quale
ha riconosciuto, senza esitazioni:” Voi fatte un così buon lavoro, che
la mia amministrazione ha preso in prestito tra voi niente meno che 20
di queste menti”. Paradossalmente, proprio a questi signori così ben
informati, ha esternato i suoi propositi: “In Irak, un dittatore sta
costruendo e nascondendo armamenti che gli permetterebbero di dominare
il Medio Oriente e intimidire il mondo civilizzato - non gli
consentiremo di farlo” (Applausi !)
Ecco un’elenco parziale (indicando tra parentesi le rispettive
specialità, come le vengono attribuite dallo stesso AEI) di questa èlite
eversiva:
Lynne V. Cheney (moglie del vice presidente D. Cheney), David Frum (
Politica Canada, Politica USA, Amm. Buh), New Gingrich, Jeane J.
Kirkpatrick (Difesa, America Latina, ONU, Medio Oriente, Sicurezza
Nazionale, Area Russa), Irving Kristol (Cultura, Etica, Religione),
Michael Le eden ( Italia, Africa, Europa., Medio Oriente, USA, Politica
Estera, Iran, Leadership e uso della forza, Terrorismo, Relazioni USA-
Cina), Joshua Muravchik (NATO,Iran, Socialismo, Diritti Umani e
Democrazia), Michael Novak (Politica USA, Etnicità, Sport, Religione,
Cultura ), NormanJ. Ornstein (Politica USA, Congresso, Elezioni),
Richard Perle (Difesa, Europa, In***ligence, Medio Oriente, Sicurezza
Nazionale, Area Russa)
Nel Luglio 2002 Bush ha conferito la Medaglia Presidenziale della
Libertà (Presidential Medal of Freedom) a Irving Kristol (padre di
William Kristol). Nell’occasione, ha affermato che le idee e gli scritti
di I. Kristol “trasformarono il dibattito politico in ogni settore cui
lui si era avvicinato, dall’economia alla religione, dallo stato sociale
alla politica estera”.
L’attuale Presidente del AEI, Cristopher de Muth, discutendo il
programma di lavoro dell’istituto, ci fornisce questa preziosa
informazione :”Nel’ottobre 2002, abbiamo iniziato un progetto più
importante riguardante la ristrutturazione politica, sociale ed
economica dell’Irak in seguito alla partenza di Saddam Hussein che
coinvolgeva gli espatriati iracheni, i rifugiati e gli studiosi di tutto
il mondo. Inizieremo progetti analoghi per l’Iran e l’ Arabia Saudita
nel 2003” !
Jewish Institute for National Security- JINSA
Con base a Washington , fondato nel 1976, è un’organizzazione che svolge
un’attività di primo piano nell’indirizzare la politica americana in
chiave decisamente pro-israeliana, specie per quel che riguarda la sfera
militare. I suoi membri più influenti sono quelli neocons, intimamente
legati alla estrema destra israeliana del Likud. D. Feith ne è stato
presidente e tutt’ora Richard Perle e John Bolton (sottosegretario del
Dipartimento di Stato per il controllo degli armamenti) fanno parte del
direttivo. Vi troviamo anche Jeane J. Kirkpatrick, Michael Leeden
(superstite dello scandalo Iran-Contras, Leeden era l’agente di
collegamento di Oliver North con Israele), Joshua Muravchik . Lo JINSA
vanta più di ventimila membri. Tra quelli con più responsabilità
(consiglieri del board), comprende funzionari governativi come : Stephen
Solarz, James Woolsey, Beau Boulter, Frank Hoeber, Jack Kemp, Dave Mc
Curdy, senatori come Connie Mack , ambasciatori come Harvey Feldman,
Peter R. Rosenblatt, Max M. Kampelman ed oltre venti militari (in
riserva) che fanno il collegamento coll’apparato militare-industriale
come Lt. Gen Anthony Burshinick (USAF), Lt Gen. Paul Cerjan (USAF), Gen
James B. Davis (USAF), Gen. David Jeremiah (USN) ed altri. Il Direttore
esecutivo attuale è Thomas Neumann, anteriormente vice presidente
esecutivo del B’nai B’rith, personaggio che nel 1999 Forward
(prestigiosa pubblicazione della comunità ebraica americana) indicò come
il sesto più influente leader della comunità ebraica.
Gli obiettivi confessati sono:” comunicare con l’apparato della
sicurezza nazionale e il pubblico in generale per spiegare il ruolo che
Israele può, e in effetti ha, nel sostenere gli interessi americani,
oltre a collegare la politica di difesa americana alla sicurezza di
Israele”. Inoltre:”JINSA è anche un’istituzione preminente nella
politica di difesa e sicurezza nazionale, rispettata in tutta
Washington, dal Congresso al Pentagono”
Infatti, il primo satrapo americano in Irak, il generale in pensione Jay
Garner, che ha occupato per breve tempo il posto di Bremer, è uscito dai
ranghi del JINSA.
Quanto agli interessi americani, ricordiamo che il costo complessivo di
Israele per gli USA, dal 1973 in poi, è stato di circa US$ 1600
miliardi, secondo le stime dell’economista americano Thomas Stauffer.
Center for Security Policy-CSP
Quasi un doppione del JINSA. Promuove la preminenza dei neocons
nell’apparato militare, strategico e nell’industria di armamenti.
I suoi aderenti non lo definiscono certamente un’istituto accademico,
come si apprende dal rapporto annuale del 2001: ” …non è soltanto un
think thank- è un vero carro armato, agile, durevole ed estremamente
efficiente nella guerra delle idee sulla sicurezza nazionale”. Inoltre
pensano di avere come missione: “promuovere la pace mondiale tramite la
potenza dell’America”.
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