IL BOICOTTAGGIO DELL'ECONOMIA DI
GUERRA ISRAELIANA
Il boicottaggio dell'economia di guerra israeliana è stato lanciato - ormai da quasi due anni - in primo luogo da gruppi e personalità progressisti ebraici negli Stati Uniti e nella stessa Israele. Anche Neta Golan, a Roma per la manifestazione del 9 marzo 2002, ha rilanciato questa campagna civile per la fine dell'occupazione militare e coloniale della Palestina; da quella data, la campagna per il boicottaggio ha iniziato a prendere piede in varie forme su scala internazionale, oltre i confini del mondo arabo, dove i prodotti israeliani sono all'indice da sempre e dove - più in teoria che in pratica, per la verità - dovrebbe essere in vigore un boicottaggio ufficiale promosso dalla Lega Araba. Iniziative forti per la protezione del popolo palestinese e per il boicottaggio dell'economia di guerra israeliana sono in atto anche in Canada, particolarmente nel Quebec, promosse congiuntamente da comitati di solidarietà con i Palestinesi e gruppi ebraici progressisti. Alcuni gruppi, soprattutto in Israele, sostengono il boicottaggio delle merci e dei prodotti provenienti dai Territori Occupati e dalle alture del Golan e contrassegnati illegalmente "Made in Israel"; dopo l'adesione a questa posizione da parte di alcune catene di distribuzione inglesi, il governo britannico ha proibito la vendita di questi prodotti sul territorio del Regno Unito. Il governo israeliano e le lobby che lo sostengono sembrano molto preoccupati dalla crescita del boicottaggio, che di fatto realizza dal basso, a partire dai semplici cittadini, quelle sanzioni che i governi non vogliono prendere contro la politica criminale israeliana: sin dal 10 aprile 2002, per esempio, il Parlamento Europeo ha votato una risoluzione a favore della sospensione dell'associazione di Israele all'Unione Europea, ma nessun governo europeo ha adottato provvedimenti conseguenti, vanificando così l'iniziativa dei parlamentari europei. A livello sociale, la campagna di boicottaggio si è rapidamente sviluppata in Francia, dove è sostenuta dalle forze politiche della sinistra (il Partito Comunista, i Verdi, la Lega Comunista Rivoluzionaria), dalle Donne in Nero, da associazioni e comitati di solidarietà con la Palestina e dal movimento no global, da ATTAC France alla Confederazione Contadina di Josè Bovè (vittima nell'aprile 2002 di un'aggressione da parte di ebrei fascisti francesi al suo ritorno dalla Palestina); fra l'altro, le lobby ebraiche francesi hanno tentato per ben cinque volte di far condannare dai Tribunali i promotori del boicottaggio, subendo altrettante clamorose sconfitte. Anche negli altri Paesi europei il boicottaggio dell'economia di guerra israeliana si va affermando come uno strumento alla portata di tutti: dalla Spagna alla Norvegia e dalla Grecia al Belgio, le iniziative in questa direzione si moltiplicano di giorno in giorno. In Italia, i primi appelli per il boicottaggio dell'economia di guerra israeliana risalgono all'inizio del 2002. Sono state realizzate centinaia di iniziative in tutto il Paese: volantinaggi ai supermercati che vendono prodotti israeliani (in particolare, le catene Auchan, La Rinascente, Upim e Carrefour), iniziative dimostrative contro la Caterpillar, manifestazioni in Sicilia contro la Hazera Genetics (l'azienda israeliana che importa sementi modificate e che, con i suoi pomodorini "pachino" di dubbia genuinità, sta mettendo in crisi le coltivazioni pregiate tradizionali dell'isola). All'ostinato silenzio delle forze politiche della sinistra italiana e del ceto politico del "movimento dei movimenti", ha fatto da riscontro una mobilitazione capillare dei comitati e delle associazioni che sostengono la Resistenza palestinese, che si muovono sulle linee del boicottaggio "dal basso" e della pressione sul governo affinché si conformi al voto del Parlamento Europeo. Quelle che seguono sono alcune informazioni sui prodotti israeliani e di aziende che sono direttamente coinvolte nell'economia di guerra israeliana, in gran parte riprese da siti internazionali (Francia, Gran Bretagna, U.S.A., Israele) e dai dossier in circolazione. E' interessante osservare che gran parte delle aziende prese in esame sono già da anni oggetto di campagne di boicottaggio da parte di numerosi organismi umanitari, sia laici che religiosi, per motivi che vanno dallo sfruttamento dei lavoratori e la negazione dei diritti sindacali all'utilizzo e diffusione di organismi geneticamente modificati. |
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Il codice a barre su un prodotto
può essere un indizio. I prodotti che sono imballati ed etichettati in
Israele hanno un codice a barre israeliano che inizia con 729. Ma alcuni
prodotti israeliani sono imballati in Belgio o in Francia (o in altri
Paesi, n.d.t.) dalle grandi catene di distribuzione con un codice a
barre nazionale. |
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Un'indicazione
importante per la protesta riguarda le grandi catene di distribuzione che
risultano particolarmente coinvolte nei commerci con aziende israeliane.
Rifiutandosi di fare acquisti nei supermercati e nei negozi di queste
catene, si evita di finanziare inconsapevolmente l'economia di guerra
israeliana. |
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I marchi che seguono sono quelli di
aziende israeliane (Carmel, Jaffa, Delta Galil, ecc.) e di aziende che
hanno rapporti molto stretti con l'economia di guerra israeliana (Nestlè,
L'Oréal, Mc Donald's, Nokia, Coca Cola, ecc.). Si tratta, in genere, di
prodotti di larga diffusione, i cui acquirenti non possono sapere che,
comprandoli, contribuiscono a sostenere la politica criminale dei governi
israeliani. |

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Carmel Legumi, frutta (avocados,
pompelmi... ), vini, cognac, liquori, succhi di frutta, fiori. |
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Nell'ambito della campagna di
boicottaggio dell'economia di guerra israeliana, è stata segnalata
un'altra azienda italiana che importa prodotti israeliani: si tratta
della Madiventura, specializzata nel trattamento e nell'importazione
di frutta. La Madiventura importa e commercializza arachidi da
Israele e le confezioni recano soltanto la scritta "Made in Israel",
senza indicare il luogo esatto di provenienza, che potrebbe quindi
essere in realtà territorio palestinese occupato. Andando sul sito
dell'azienda (www.madiventura.it)
è possibile segnalare al link dei contatti il proprio dissenso per la commercializzazione
di prodotti israeliani, perdipiù la cui origine non è indicata con
chiarezza. |

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Agrumi, succhi di frutta...
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Cosmetici. |

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PRODOTTI E AZIENDE AFFILIATE:
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PRODOTTI E AZIENDE AFFILIATE:
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Timberland è un'azienda
di abbigliamento e accessori da oltre un miliardo di dollari di fatturato.
Il suo Presidente Jeffrey Swartz è un attivo sionista. |
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PRODOTTI E AZIENDE AFFILIATE:
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Delta Galil il più grande fabbricante e
distributore israeliano di prodotti tessili ed uno dei più grandi
fabbricanti nel mondo. |

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| Nel gennaio 2002, il Sole 24 Ore ha rivelato che la società israeliana ELCO ha acquisito la società francese Brandt (ex gruppo Ocean della famiglia Nocivelli). La Elco ha rilevato anche la Brandt-Italia e il marchio Ocean, (stabilimento di Verolanuova, in provincia di Brescia) molto noto per la produzione di frigoriferi assai diffusi sul mercato italiano. |
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PRODOTTI E AZIENDE AFFILIATE:
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Sara Lee Sara Lee possiede il 30% dell'azienda tessile israeliana Delta Galil. Sara Lee è il più grande fabbricante di abbigliamento del mondo, e questo apre i mercati mondiali ad Israele. I tessuti che provengono da Israele vengono venduti in tutto il mondo sotto uno dei molti marchi famosi di Sara Lee. Nel 1998, il Sig. Lucien Nessim di Sara Lee Prodotti Personali ha ricevuto la Ricompensa del Giubileo dal Primo Ministro israeliano Netanyahu. Questo è il più alto tributo mai conferito dallo Stato di Israele "nel riconoscimento di quegli individui e organizzazioni che attraverso i loro rapporti di investimento e di lavoro, hanno maggiormente contribuito a rafforzare l'economia israeliana." |
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PRODOTTI E AZIENDE AFFILIATE:
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Caterpillar fornisce alle forze armate israeliane bulldozer blindati ed equipaggiamenti per demolire le case palestinesi e sradicare gli alberi. Alcune associazioni israeliane come il Comitato Israeliano Contro la Distruzione delle Abitazioni Palestinesi e associazioni internazionali di sostegno al popolo palestinese invitano a denunciare questa impostura. E' possibile esercitare il boicottaggio di questa azienda rifiutando di acquistare i prodotti delle sue linee di abbigliamento (scarpe, maglioni, berretti, t-shirt, ecc.) e di giocattoli (riproduzioni in scala dei suoi bulldozer). Scriviamo a Caterpillar per chiedere la sospensione di vendita di materiale ad Israele fino a quando le demolizioni di case e tutte le azioni distruttrici non saranno cessate, ed esigiamo che Caterpillar offra materiali per la ricostruzione. Ecco un modello di lettera che potete indirizzare a Caterpillar Italia, ricalcato sul testo che in Francia viene inviato alla filiale locale dell'azienda. La distributrice (dealer) italiana dei prodotti Caterpillar è la MAIA (Macchine Agricole Industriali e Automezzi) S.p.A., costituita per svolgere questo ruolo nel 1951 e che, dal 1989, ha esteso la sua attività a Malta e, dal 1992, in Albania. Il fatturato del gruppo si aggira intorno ai 230 milioni di Euro (450 miliardi di vecchie lire), impiega oltre 700 dipendenti e può contare su 14 tra filiali e centri operativi, con relative aree espositive, centri noleggio, officine e uffici.
I bulldozer Caterpillar sono utilizzati in Palestina per demolire le case palestinesi. I bulldozer Caterpillar sono utilizzati dall'esercito israeliano per commettere crimini di guerra nei territori occupati della Cisgiordania. La distruzione di case palestinesi costituisce una violazione dei diritti dell'uomo e contravviene alle convenzioni internazionali sui diritti dell'uomo, ivi compresa la Quarta Convenzione di Ginevra e la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo. Le convenzioni internazionali sui crimini di guerra e la La Corte Internazionale di Giustizia recentemente istituita sono autorizzate a punire chiunque sostenga, conoscendone le cause, degli atti che costituiscono crimini di guerra. Demolire case di civili e lasciare senza tetto migliaia di persone (principalmente donne e bambini) in periodo di conflitto costituisce un grave crimine di guerra. Lo Stato di Israele commette crimini di guerra con l'aiuto di equipaggiamenti forniti da Caterpillar. Di conseguenza, vi chiedo di cessare ogni vendita di equipaggiamenti allo Stato di Israele fino a quando le demolizioni di case, ogni altra azione distruttrice come lo sradicamento di alberi e le azioni di pulizia etnica non siano cessate. Io vi chiedo, in coerenza con le vostre dichiarazioni etiche, di donare il materiale per la ricostruzione. Vi informo che mi associo a titolo personale al boicottaggio dei prodotti Caterpillar e derivati, come calzature, jeans, t-shirt, ecc. fino a quando la vostra compagnia non avrà cessato di sostenere i crimini di guerra commessi da Israele in violazione del Diritto Internazionale.
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E' possibile
contribuire alla protesta contro l'occupazione militare e coloniale della
Palestina, inviando e-mail all'ambasciata israeliana a Roma, all'indirizzo
info-coor@roma.mfa.gov.il .
Si può adottare il seguente testo: Oggetto: Stop Occupation Gentile Ambasciatore, Distinti saluti, ............. Le proteste possono essere inviate anche per posta, al seguente indirizzo. S.E. Ehud Gol Si può anche telefonare al n. 0636198500 e inviare fax al n. 0636198555
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Fonti
"Tra Intifada e crollo del Nasdaq"
- Dossier a cura del Forum Palestina
http://www.inminds.co.uk
http://www.solidarite-palestine.org
http://www.bigcampaign.org
http://www.gush-shalom.org
http://www.tmcrew.org
http://forumpalestina.org
http://www.italy.indymedia.org
http://www.informationguerrilla.org
http://www.lacaverna.it