Da: www.michelcollon.info

28 febbraio 2005
(traduzione di Curzio Bettio di Soccorso Popolare di Padova)

Cosa c’è dietro l’assassinio di Hariri?


Il 14 febbraio scorso, Rafiq Hariri, l’ex primo ministro del Libano (dal 1992 al 1998 e dal 2000 al 2004) veniva assassinato in un attentato nella città di  Beirut. L’opposizione Libanese, con l’appoggio degli Stati Uniti e della Francia, accusava del crimine la Siria e esigeva il ritiro dell’esercito Siriano, forte di 14.000 uomini, dal Libano. La Siria aveva interesse ad attentare alla vita di Hariri? Vi sono altri interessi in gioco che ci vengono nascosti?

Mohamed Hassan, specialista nelle questioni del Medio Oriente, risponde alle domande di David Pestieau e Luc Van Cauwenberghe

 

Chi era Hariri e cosa può esserci dietro a questo assassinio?

 

Mohamed Hassan: Hariri è un uomo di affari nato in una comune famiglia povera del Libano. Negli anni Sessanta, è emigrato in Arabia Saudita dove è diventato un uomo veramente molto ricco. Quindi è ritornato in Libano, dove per due volte è divenuto primo ministro. Ha sempre tenuto buone relazioni con la Siria e con tutte le forze nazionaliste Libanesi. Ma il fatto che abbia usato gli apparati dello stato per arricchire se stesso ancora di più, specialmente nel campo dei beni immobiliari, gli ha procurato anche molti nemici.
Hariri era divenuto primo ministro dopo gli accordi sottoscritti a Taef, una cittadina dell’Arabia Saudita, nel 1989, che mettevano fine alla guerra civile in Libano (1975-1990). La presenza delle truppe Siriane veniva accettata a quel tempo come fattore di stabilizzazione. Tutte le forze nazionaliste appoggiavano la presenza delle truppe Siriane. Non dobbiamo dimenticare che allora Israele occupava il sud del Libano. Inoltre anche gli Stati Uniti, l’Arabia Saudita e la Francia accettavano la presenza Siriana. In quel periodo, non veniva proposta la questione della “colonizzazione Siriana”, come certi elementi stanno facendo adesso. Dopo che la regione assumeva una stabilità, era previsto che le truppe Siriane dovevano uscire, ma negli accordi di Taef non era stato fissato un limite alla loro presenza. Ma se Israele si era ritirata dal Sud del Libano nel 2000, perché le truppe Siriane erano rimaste? 

 

Mohamed Hassan: Nel 2000, con il ritiro di Israele, si era venuta a creare una nuova situazione.                                                                                                                Il movimento Islamico Hezbollah controllava il Sud del Libano. I Falangisti Cristiani, che in parte si erano rifugiati in Israele, erano tenuti ai margini.  In questa situazione, la Siria assumeva un ruolo di conciliazione. Senza la presenza della Siria, non si sarebbero potuti escludere atti di vendetta contro i Falangisti. Inoltre, i nazionalisti appoggiavano la presenza delle truppe Siriane a protezione dei campi profughi Palestinesi. Bisogna ricordare sempre il 1982, quando sotto l’occhio vigile di Sharon, i Falangisti vi avevano massacrato i Palestinesi.

C’è stata la Siria dietro alle quinte dell’assassinio di Hariri?

Mohamed Hassan: Gli Stati Uniti! Ma perché possiate meglio capirmi, abbiamo la necessità di lanciare uno sguardo panoramico su tutto il Medio Oriente. Gli Stati Uniti hanno seri problemi in Iraq, che non sono riusciti a stabilizzare. Vi hanno organizzato delle elezioni, ma non ne è derivato nulla di concreto per la popolazione. Attualmente, il governo è tenuto a galla solo con il supporto dell’esercito Statunitense. Il tentativo di istituire un esercito Iracheno è risultato ugualmente fallimentare. La resistenza, ogni giorno che passa, si organizza sempre meglio.  Quasi 30 città sono praticamente liberate. L’esercito degli USA può solo transitarvi, ma non vi dispone di alcuna autorità locale. Davanti alla loro incapacità di controllare la situazione, puntano il dito contro la Siria e l’Iran. Perciò, il ministro della Difesa Iracheno del governo filo USA di Allawi ha mosso esplicite accuse contro le due nazioni. La tanto celebrata rete Televisiva del Qatar, Al-Jeezera, lo scorso 24 febbraio ha presentato un video registrato della TV Irachena che cercava di provare che molti dei combattenti della resistenza Irachena venivano addestrati dai servizi segreti Siriani. Inoltre, proprio pochi mesi fa, la CIA affermava che la maggioranza dei terroristi arrivavano dall’Arabia Saudita.                                                                                                           Per esprimere questo in altro modo, gli Stati Uniti stanno preparando il piede ad adattarsi alla scarpa e non la scarpa ad adattarsi al piede!

 

Chi sono coloro che stanno focalizzando i loro attacchi sulla Siria? 

 

Mohamed Hassan: La Siria ha concluso una alleanza con l’Iran. Non si tratta semplicemente di una alleanza tattica, ma piuttosto di un’alleanza strategica. L’Iran è un paese ricco, che è sul punto di far parte del Gruppo di  Shanghai che include la Cina, la Russia…L’Iran ha sottoscritto un contratto per la cifra enorme di 170 miliardi di dollari per la vendita di petrolio alla Cina. Anche l’India e il Giappone hanno concluso contratti importanti. Gli Stati Uniti vorrebbero escludere il mondo intero dal Medio Oriente, ma gli altri si inseriscono. 
Aggredendo la Siria, gli USA  pensano di mettere sotto pressione questo paese per indurlo a rompere la sua alleanza con l’Iran e a dare un taglio al suo appoggio agli Hezbollah e alla resistenza Palestinese. Ma il governo Siriano non si è lasciato prendere dal panico e ha mantenuto le sue politiche. Infatti ha sottoscritto un patto comune con l’Iran. I due paesi appoggiano Hezbollah nel Sud del Libano, la forza che ha scacciato Israele nel 2000 e che continua a tenere sotto pressione Israele, perché evacui l’ultimo pezzo di territorio Libanese che continua ad occupare. Per indebolire la Siria, l’ultimo paese Arabo a mantenere una politica nazionalista indipendente, risulta necessario rinforzare i governi Arabi che sono collaborazionisti con gli USA, come l’Egitto e l’Arabia Saudita.

Chi sono le forze in Libano che ora sostengono il ritiro della Siria?

 

Mohamed Hassan: Vi sono i Falangisti, le milizie Cristiane che ancora appoggiano Israele. Quindi le famiglie feudali con Chamael, Wallid Jumblatt ed altri che vogliono riconquistare i loro antichi privilegi.                   D’altra parte, le variazioni demografiche hanno fatto in modo che il              50 % della popolazione del Libano sia ora Sciita. Bene, le organizzazioni politiche che rappresentano la comunità Sciita, gli Hezbollah e Amal, sono filo Siriane. Altri componenti, come i borghesi di origine Cristiana, si rendono conto che non possono più a lungo esercitare qualche influenza.                                                                    Alla fine, considerando la dimensione regionale, i regimi “compradori” in Arabia Saudita, Giordania ed Egitto sostengono il ritiro, così come le forze politiche in Libano collegate all’Egitto.  


Dovremo temere per un intervento militare contro la Siria? 

Mohamed Hassan: Un intervento militare dovrebbe essere solo l’ultima opzione, preceduta da un lungo periodo di pressioni e di interventi di ogni natura. Comunque, sanzioni e pressioni sicuramente sono un tipo di guerra.
Di fronte ad un vicolo cieco in Iraq, gli Stati Uniti stanno cercando nemici all’esterno dell’Iraq. Come hanno già fatto durante la guerra del Vietnam, bombardando la Cambogia e il Laos, oggi gli USA potrebbe fare nello stesso modo con la Siria e l’Iran, dato che la resistenza in Iraq
vede aumentare il suo credito fra i nazionalisti in Siria e Iran e blocca lo sviluppo della borghesia “compradora”.  Ma se gli USA decidessero di bombardare la Siria e l’Iran, allora vedrebbero solamente rinforzarsi le correnti nazionaliste anti Stati Uniti presenti in tutti i popoli Arabi.


Il nazionalismo Arabo: una storia movimentata.

 

Mohammed Hassan: Nel 1952, il nazionalista Arabo Nasser si insediava al potere in Egitto. Nel 1956, la Francia, la Gran Bretagna ed Israele aggredivano l’Egitto. Era la guerra di Suez, che terminava in una catastrofe per gli aggressori. Gli Stati Uniti approfittavano della catastrofe per indebolire l’influenza della Francia e della Gran Bretagna nella regione. Allora, i governi nazionalisti di Siria ed Egitto concludevano una alleanza, creando nel 1958 l’UAR, la Repubblica Araba Unita. L’imperialismo USA stabiliva il Patto di Baghdad contro l’UAR. Questo rappresentava un’alleanza che sosteneva le borghesie “compradore” di Iraq, Giordania, Iran, e Libano. Ma, nel 1958 la rivoluzione Irachena dava la spallata finale al Patto di Baghdad.               Nello stesso anno, per la prima volta, gli Stati Uniti inviavano le loro truppe in Medio Oriente, in Libano. La Gran Bretagna faceva lo stesso in Giordania. Il problema era di prevenire ad ogni costo l’espandersi della rivoluzione Irachena. Ma vennero trascurate le limitazioni al movimento nazionale Arabo, il cui obiettivo era una effettiva indipendenza.Il nazionalismo continuava a svilupparsi in Yemen, in Algeria, e in Palestina.
In quel periodo, il Libano, grosso modo delle stesse dimensioni e con la stessa popolazione della regione del Connecticut, tre volte più piccolo del Belgio, era caratterizzato dal confessionalismo: il potere di governo era diviso su basi religiose, i Cristiano Maroniti, i Sunniti, gli Sciiti, i Drusi. Esisteva un equilibrio precario fra le varie minoranze religiose, con a capo leaders feudali.
Ma durante gli anni Cinquanta, il movimento di liberazione Nazionale Arabo si sviluppava e costruiva alleanze con i Palestinesi. Infatti, un gran numero di profughi Palestinesi scacciati da Israele andavano a finire in Libano. Questo sviluppo produceva un indebolimento delle forze feudali e una condizione di neutralità Libanese fra i paesi nazionalisti e i “compratori” nella regione Mediorientale. La situazione era così ricca di incertezze, che induceva l’intervento degli Stati Uniti, nel 1958. 

Oggi, la situazione si è rovesciata. L’Iraq nazionalista è stato distrutto, ma in Iraq si è costituita una resistenza anti-imperialista. L’Egitto si è trasformato in un regime “compradore” che collabora strettamente con gli USA e Israele.  In tutti i paesi Arabi, con eccezione della Siria, hanno assunto la leadership le borghesie “compradore”.  Se in Siria il regime viene indebolito, deve venire a patto o essere rovesciato, e questo sarà una sconfitta per il movimento nazionalista Arabo. Hezbollah verrà fiaccato o scomparirà, e questo darà forza al venire alla luce di una dirigenza Palestinese borghese e “compradora”, pronta a collaborare con Israele concedendo tutto il possibile. Gli Stati Uniti potranno allora più facilmente imporre la loro influenza in tutta la regione e Israele sarà in grado di essere integrata nell’area, con l’imposizione delle sue soluzioni ai Palestinesi, deprivati di qualsiasi appoggio esterno.
Questo scenario, ideale per gli Stati Uniti, è molto più che incerto. La Resistenza in Iraq continua a svilupparsi. La Siria tiene bene e si allea con l’Iran. E la consapevolezza popolare e l’Anti-Americanismo nei paesi Arabi sono più intensi che mai, anche se il livello di organizzazione popolare in organizzazioni rivoluzionarie è ancora molto basso. 

 

Nota:
1.
Una borghesia “compradora” è quella parte di classe capitalistica I cui interessi sono strettamente vincolati al sistema imperialista. Per esempio, la borghesia Saudita, che investe la maggior parte delle sue ricchezze in Occidente. 
With thanks for translation to John Catalinotto (International Action Center, New York)