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Il fattore Nasrallah di Stefano Chiarini su Il Manifesto del 09/03/2005
Oltre un milione di cittadini libanesi sono scesi in piazza ieri
nel centro di Beirut per gridare il loro no al presidente Bush,
al presidente Chirac e al premier israeliano Sharon, e più in
generale alla risoluzione 1559 che pretende il ritiro delle
forze siriane dal Libano, la fine della extraterritorialità dei
campi profughi palestinesi e il disarmo della resistenza
libanese sciita degli Hezbollah, senza che Israele si ritiri
dalle alture del Golan siriano, dai territori occupati di
Palestina e dalle «fattorie di sheba» libanesi. In altri termini
una parte maggioritaria (sciita ma non solo) della popolazione
libanese è scesa in piazza per dire no alla politica dei due
pesi e due misure portata avanti dall'Amministrazione Bush (e
subita dagli europei), che chiede alla Siria di ritirarsi dal
Libano ma santifica il progetto di Sharon di annettersi gran
parte della West Bank, Gerusalemme est e i territori occupati
siriani; che ha giustificato la guerra all'Iraq con la (falsa)
presenza di armi di distruzione di massa ma che permette ad
Israele di avere armi nucleari, chimiche e batteriologiche; che
parla di democrazia mentre da due anni occupa uno dei più
importanti paesi arabi, l'Iraq, violando ogni possibile diritto
umano, politico e nazionale; e che anzi ha introdotto in
Mesopotamia, come base delle nuove istituzioni quel criterio
etnico-confessionale, già istituzionalizzato dai francesi in
Libano nella seconda metà dell'ottocento, che ha portato poi
alla disastrosa guerra civile che ha insanguinato il paese dal
1975 al 1990. Due pesi e due misure per le quali le elezioni in
Libano non sarebbero democratiche fino a quando nel paese ci
sarà una certa influenza siriana mentre invece lo sono nell'Iraq
occupato militarmente dagli Usa o nella Palestina sotto i
cingoli di Sharon. |